Strategie a lungo termine.

Esaminare la storia economica dell’ultimo secolo lascia pensare che vi sia un andamento perlomeno ciclico nelle crisi speculative. La storia dell’occidente degli ultimi cento anni mostra chiaramente un andamento a dente di sega: ogni 30-40 anni arriva una nuova speculazione , e con essa un nuovo crollo. Ad ogni nuovo crollo succede che dei grandi finiscono nella polvere e delle nazioni prima assenti nello scenario diventano dominanti. In ogni caso, ad ogni crisi il mondo cambia.

Questo mi porta ad  una domanda: nel lungo termine, l’allergia al rischio e’ una strategia pagante?

Voglio dire : ogni speculazione implica che nuovi concetti farlocchi vengano creati. L’unico modo per giustificare il fatto che investire in un concetto farlocco non produca nulla di buono e’ quello di additare alcune eccezioni e di sostenere che tutti gli altri falliscono perche’ il rischio e’ alto. Da quel momento la speculazione deve pagare piu’ del rischio, ed il risultato e’ che si giustificano i suoi primi fallimenti col rischio stesso.

Una volta creata una retorica del rischio che nelle fasi iniziali della speculazione giustifichi i primi fallimenti, la speculazione ha inizio e cresce sino ad esplodere. L’andamento di tutte le speculazioni, infatti, e’ sempre il medesimo:

  • Compare il nuovo paradigma (o la nuova buzzword)
  • Nascono tre o quattro storie di successo (Google, Facebook, SecondLife)
  • Tutte le altre aziende simili hanno grossi problemi, ma nasce una retorica del rischio che li legittima.
  • Ad un certo punto arriva “the reaper”, il mietitore, e tutto crolla.(tranne le aziende di cui prima).

Ora, il problema e’ che l’arrivo del mietitore produce una tale catastrofe da cambiare volto al mondo. Per tutto questo processo, coloro che non si uniscono alla festa scucendo soldi vengono definiti “obsoleti”, “arretrati”, in quanto il “nuovo” paradigma viene definito, appunto, come “nuovo”, “moderno”, “avanzato”.

Dopo l’arrivo del mietitore, invece, si scopre che i bruciati sono proprio “i moderni”, “gli avanzati”, e che i primitivi arretrati, prima ammalati di arretratezza, escono generalmente vincenti.

Dalla crisi del 1929, in europa, usci’ vincitore Mussolini, e tutte le altre nazioni “moderne” si indebolirono (le colonie inglesi iniziarono il percorso verso la liberta’: nel 1931 Gandhi era in visita in Italia a cercare un accordo antibritannico con Mussolini) , al punto da piegarsi al fascismo (come la Germania ridotta sul lastrico) o da simpatizzare per il comunismo.

La diffusione del pensiero fascista in Europa (tutte le nazioni avevano un partito fascista) fu dovuta proprio al gigantesco periodo di incertezza: anche in quel caso, dopo il crollo economico seguito al 29 TUTTI guardarono allo stato, e lo stato corporativo di Mussolini (cosi’ come quello comunista) apparivano la soluzione. Cosi’ come oggi l’interventismo statale ci sembra il deux ex machina.

Anche negli anni ‘70, le crisi monetarie che furono preludio del tatcherismo ( prima e del blairismo fighetto poi, che ha la stessa matrice del tatcherismo) in definitiva le nazioni che avevano maggiore allergia al rischio uscirono meglio di altre (l’ Italia degli anni ‘80 e’ un esempio), cosi’ come il monolite statalista francese ed il moloch socialdemocratico tedesco (ricordate gli anni del marco a 1000 lire?). A finire nelle peste furono le economie come quella USA e inglese, le quali reagirono a modo loro (reaganismo una e tatcherismo l’altra).

Ma questo riporta sempre alla stessa domanda: cosa succede alla nazione che NON si unisce alla festa? Succede che durante la festa si ride di loro, del loro “declino”, della loro arretratezza e della loro allergia al rischio. Poi arriva il mietitore.

E allora succede che nazioni come l’ Italia , persino l’ Egitto con tutti i suoi problemi, possano iniziare un percorso di risalita, mentre i “cowboys” affogano.

Sto vivendo questa cosa dall’altro lato, in Germania. Non mi era mai successo di vedere il gradimento verso gli italiani cosi’ in alto. E il motivo e’ che sono in un enpasse.

La situazione e’ abbastanza desolante. I tedeschi hanno applicato la logica dei privilegi acquisiti molto piu’ che in italia. Il risultato e’ che i contratti di lavoro “vecchi” conservano tutti i privilegi che i tedeschi spesso avevano prima di Schroeder: dentista pagato dall’azienda, oculista pagato dall’azienda, universita’ per i figli pagata dall’azienda, illicenziabilita’, continuazione dello stipendio se il lavoratore si iscrive all’universita’ per una laurea che riguardi il lavoro, e tante cose che in Italia neanche sognamo.

Poi sono arrivate le riforme ed ovviamente i nuovi contratti sono piu’ “terrestri”. Ma i vecchi contratti sono ancora in vigore.Con il risultato che c’e’ gente “particolarmente attaccata” al posto di lavoro. Una persona che ho conosciuto 3 anni fa come mio manager oggi ha perso ogni prospettiva di carriera per via di una ristrutturazione aziendale. Mi sono chiesto “perche’ non se ne va?”. La risposta e’ semplice: ha ancora un vecchio contratto “Mannessmann”(qualsiasi cosa voglia dire), che prevede la casa aziendale, bollette di elettricita’ e telefono partecipate dall’azienda, dentista, oculista, sanita’ privata a pagamento dell’azienda, contributo per l’abbigliamento e scuole private dei figli a spese aziendali.

Emminchia, chi lo schioda piu’, quello? Ovviamente non c’e’, NEL MONDO, alcuna azienda che potra’ fargli un’offerta migliore. Cosi’, quella persona (come milioni di tedeschi) non si schiodera’ da dove si trova neanche se ne degradassero le mansioni fino a fagli pulire i cessi, o gli togliessero la sedia , per dire. Il problema e’ che l’ intera Germania e’ in queste condizioni: dai 60 ai 40 anni la stragrande maggioranza dei lavoratori si trova con questi contratti, intasando il mercato del lavoro, bloccando il ricambio, ingessando le aziende. Opel, per dirne una.

Poiche’ nel vecchio modello sociale tedesco (conservato ad hoc per queste persone) se anche venissero licenziati avrebbero diritto allo stato sociale fino a quando non trovano un lavoro alle stesse condizioni, la crisi di Opel e’ un bel casino.

Cosi, il nostro titanico ministro per le attivita’ produttive puo’ andare in Germania ed imporsi, dicendo che oltre agli 8 miliardi di euro che lo stato tedesco scucira’ per le “tecnologie FIAT” che salveranno Opel, ne vuole degli altri perche’ FIAT non chiuda stabilimenti in Italia. E , visti i costi che la chiusura di Opel avrebbe per l’erario, e assai probabile che lo stato tedesco ceda.

Qui vorrei aprire una parentesi sull “tecnologie FIAT”. L’erario USA sta per sganciare 6 miliardi di dollari a FIAT, piu’ la linea di distribuzione di Crysler negli USA, piu’ i sindacati che si fanno carico delle azioni (insomma ci rimettono ogni volta che i lavoratori scioperano) e dei diritti sanitari e pensionistici, senza che FIAT scucisca una lira. Sui media americani Obama dice che FIAT valga tutto questo sforzo (1) perche “le tecnologie FIAT”.

Lo stesso dicasi per lo stato tedesco, i cui vertici (dopo la rosicata in sede UE, immediatamente rientrata) sostengono che valga la pena dare Opel a FIAT (piu’ 8 miliardi di euro e piu’) perche’ FIAT puo’ salvare Opel grazie a quelle “tecnologie FIAT”. Facciamo una somma: il pacchetto di maggioranza di Crysler + 6 miliardi di dollari + 15 miliardi di diritti sanitari sindacali che non verranno riscossi ma convertiti in azioni (2), piu’ il canale di distribuzione USA. Piu’ 8 miliardi ed oltre dal governo tedesco, piu’ Opel. Siamo attorno ai 20-25 miliardi di euro di valore.

Ora, i casi sono due. O c’e’ qualcosa che non sappiamo  FIAT ha inventato una tecnologia spaventosa a nostra insaputa (autotrazione a pelo di figa? motore a bestemmie? carburante con l’alito di Amy Whinehouse? CHE COSA vale in tutto 20-25 miliardi di euro?) , oppure non esiste alcuna “tecnologia FIAT”, e molto semplicemente si tratta di una foglia di fico per non dire che il LORO sistema (di cui andavano tanto orgogliosi) HA FALLITO.

immagine dei MegaDeath rimossa perché l’autore verosimilmente non possedeva i diritti di redistribuzione

Cosi’, in definitiva il problema e’ questo: se sul piano della prassi storica notiamo che il sistema capitalista sia destinato ad avere un andamento a dente di sega, andamento nel quale una crescita dei rischi produce prima speculazione e poi crisi, diventa proponibile nel lungo termina una strategia esistenziale per la quale c’e’ SEMPRE allergia al rischio, si sopporta a testa bassa il “declino” quando la speculazione e’ ruggente, e poi ci si vendica , periodicamente, nei momenti di crisi.

Diventa possibile parlare di quindi di una “allergia al rischio” istituzionalizzata, legalizzata, tranquillamente proposta come strategia di lungo termine: tanto la speculazione finisce , e a quel punto chi resta in piedi prende tutto.

Anche perche’, pur di non ammettere che il loro sistema abbia fallito, si inventeranno la tua meravigliosa “tecnologia FIAT”(3) .(Oh, posso sempre sbagliare  io e le prossime automobili FIAT andranno a suocera genovese distillata.)

Rimane aperto l’interrogativo di prima: sicuri di non poter proporre un’allergia al rischio ed un’economia “ingessata” come strategia di lungo termine, galleggiando mentre gli altri se la spassano e calando l’asso di briscola quando crollano, visto che lo fanno ogni 30 anni?

Se si’, occorre “solo” migliorare la gestione dei periodi di “galleggiamento”, oppure inventare una procedura di default pilotato da mettere in atto durante le crisi: se oggi iniettiamo tutti i nostri titoli di stato sui mercati stranieri (anche proponendo rese piu’ alte, tanto poi non paghiamo) e dichiariamo default, nessuno ha la forza di incazzarsi.

Una volta migliorata la gestione dei periodi di galleggiamento e/o di azzeramento dei debiti nei periodi di svacco, secondo me sarebbe proponibile come strategia di lungo termine. Tanto, se l’andazzo e’ quel che vedo, fra 30 anni crollano le monete e le banche centrali. Dopo ogni crisi qualcuno ha preso il posto dei caduti, ed e’ caduto alla crisi successiva. Sapendo che arrivera’ la crisi, perche’ non sfruttare meglio quella di oggi e non iniziare ad ingessare la politica valutaria per il futuro?

Uriel

(1) Sommando tutto piu’ gli insoluti del Chapter 11, qualcosa come 11 miliardi di dollari di valore che vanno in tasca a FIAT, la quale… non spende un doblone.

(2) Azioni di un’azienda in fallimento: in pratica un debito condonato.

(3) Non solo FIAT. Le aziende italiane stanno facendo la spesa in giro. Ho sentito di una grossa azienda di consulenza tedesca, la Siskoplan (credo sia attorno ai 2500 dipendenti) , comprata da un’italiana, che verra’ (a detta del CEO italiano) “convertita al sistema di qualita’ italiano(sic!)”. Un’azienda te-de-sca convertita al sis-te-ma di QUALITA’ italiano. Immagino che i manager tedeschi avessero una capsula di cianuro nei denti , messa li’ per non sentirsi dire una cosa simile da un italiano. Vista dalla Germania, le aziende italiane stanno facendo la spesa.Giro per la citta’ in cruccandia e vedo bandiere italiane un giorno si e uno no, di fronte a banche, assicurazioni, “palazzi fighi” vari: e’ il loro modo di salutare ospiti stranieri di rilievo. Anni fa non c’erano mica, che mi ricordi….

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