Strangers in the naaaaaiiiiitttt

Mentre la Repubblica inizia la solita raccolta di “lettere dall’estero” allo scopo di farci capire quanto male di noi pensino le comari che sono i nostri vicini di casa, (mentalita’ moderna e metropolitana, of course) , ho iniziato  notare alcuni fenomeni ricorrenti, o almeno predicibili, riguardanti le “lettere degli italiani all’estero” che compaiono su La Repubblica.

Prendiamo come pietra di paragone un paio di annetti fa. A quei tempi il credit crunch non aveva ancora mietuto vittime illustri , e le economie di Spagna, Portogallo, Irlanda, Islanda , Belgio apparivano solide e meravigliosamente “di sinistra”. Zapatero, il patetico cialtrone , millantava sorpassi inesistenti, e tutti ci davano lezioni su come si fa.

 

Siccome oggi alla Repubblica ci sono degli ex dell’ Unita’, tutto va messo nell’ottica di ” A Mosca c’e’ il sole ogni giorno”, “a Washington invece e’ sempre nuvoloso”. Cosi’, nei paesi che entravano nell’immaginario collettivo di sinistra, tutto era bello e bellissimo.

 

E cosi’, nei sondaggi condotti presso gli italiani all’estero, traboccava di storie tipo

“ho 15 lauree e due Nobel, in Italia mi facevano svuotare le fognature con la cannuccia della Coca Cola, appena sono arrivato qui c’era una fila di aziende che hanno fatto la lotta nel fango in topless pur di assumermi. Adesso ho il lavoro che sognavo, e mi godo il mio quartetto d’archi sulla carrozza che mi porta al lavoro, mentre detto questa lettera ad una delle mie sei segretarie in topless”.

Oppure , che so io,

“sono donna, ma proprio Donna con la D maiuscola, e appena sono arrivata qui mi hanno concesso il potere di generare campi magnetici come Wonder Woman. In questo modo, chi prova soltanto a pensare certe cose sessiste, maschiliste o che implichino in maniera diretta o indiretta una discriminazione di genere, venite inceneriti. Pensate che qui la parita’ dei diritti e’ cosi’ forte che ogni mese bisogna spaccare il naso ai colleghi maschi per fagli sanguinare anche loro.”

Poiche’ Repubblica non ha il senso del ridicolo (i compagni non l’hanno MAI avuto) , non si rendono conto del fatto che quanti abitano DAVVERO all’estero alla fine su certe minchiate ci ridono sopra.  Nessuno sta qui ad aspettarvi a braccia aperte, e specialmente al nord avete diritto a sei mesi di diffidenza gratuita solo perche’ siete italiani. Nel mio caso , si ottengono delle scene come queste:

 

  • Uriel: I see configuration file is not there. Something went wrong in the last  file distribution.
  • Crucco: Are you sure? To find ZZis file is petter to type “ls” inzide the folder.
  • Uriel: Really? I’m astonished. (primo avvertimento amichevole ed ironico)
  • Crucco: jaes  , it will return you the content of the folder.(serio)
  • Uriel: german technology makes me wonder every time. I can’t believe is that efficient. (secondo avvertimento amichevole ed ironico)
  • Crucco: jaes , so please do it and see if the file is there.
  • Uriel: sorry, I can’t find the “pasta” key, nor the “mafia” one, on this keyboard. I can’t work like this! (mi spiace, te la sei cercata)
  • Crucco: ok, I will provide you an Italian keyboard with pasta and mafia keys.
  • Uriel: and please don’t forget the “pastafazoolio” one.(ok, ok, non c’e’ rimedio. sei crucco dentro).

Quello che succede (a parte il mio carattere di merda)  e’ semplicemente che tutti questi ariani, anche il ragazzino di 23 anni senza esperienza, vedono un architetto con 15 anni di esperienza MA pensano che, soltanto in virtu’ del fatto di essere tedeschi/inglesi/francesi/arianidelmondo possano spiegarvi qualsiasi cosa. Siccome loro (nel caso dei 23 enni) sanno solo quello che hanno studiato a scuola, cioe’ le basi, per credere questo devono partire dall’idea che voi non conosciate nemmeno quelle.(1)

Quando vedo, quindi, delle lettere che scrivono di come la gente sia arrivata qui e subito, solo perche’ avevano scritto “cervello italiano in fuga”, sono stati offerti loro dei posti da sogno, mi viene un poco da ridere. In genere la preparazione degli italiani, solo per il fatto di essere italiani, e’ valutata dividendo per dieci.

Occorrono in genere dai due ai sei mesi perche’ questi riescano a capire di preciso cosa sapete fare, e solo da quel momento iniziano a fidarsi un minimo. In genere dopo un anno si fidano completamente e dopo due anni se qualcuno vi tocca avrebbe fatto meglio a incularsi le loro mogli, tanto vi difendono anche quando sbagliate. (2) Il che e’ un bene (non per le loro mogli, suppongo) ed e’ il motivo per il quale oggi qui  (per i miei capi) ho ragione anche quando ho torto , ma il punto e’ che nessuno arriva in un paese straniero e riceve le chiavi della citta’ solo perche’ e’ un cervello italiano in fuga. (ammesso che tutti quelli che dicono di esserlo lo siano). I racconti che dicono il contrario, semplicemente mentono. Oppure, chi ha avuto “il posto che sognava da sempre” in genere sognava assai poco, tipico del meridionalotto (il 90% degli italiani all’estero) cui basta poggiare il culo su una poltrona e avere ‘o posto, qualsiasi esso sia, per sentirsi in paradiso.

In definitiva, anche per via di una copiosa genia di millantatori italiani, gli stranieri tendono a dividere per mille qualsiasi cosa un italiano dica di saper fare, a meno che non arrivi dopo il prodotto che ha venduto in precedenza. (nel qual caso non siete degli immigrati ma degli uomini d’affari). Sono leggende metropolitane quelle dell’italiano che arriva qui e IL PRIMO GIORNO viene misurato e gli viene dato quanto “merita”, e la realta’ e’ che hanno bisogno di due-sei mesi (anche un anno nei posti piu’ selettivi) solo per rendersi conto di quel che sapete fare ed iniziare a fidarvi. Chi racconta di essere arrivato all’estero solo con le proprie credenziali professionali e di essere stato accolto subito a braccia aperte, (come fanno sovente le “lettere di italiani all’estero inviate a Repubblica), MENTE.

Capito che in definitiva queste lettere siano dei falsi , mi sono messo ad osservare una curiosa correlazione.

Quando l’ Irlanda era ancora una tigre verde, e non una massa di debiti con un rapporto tra disavanzo e pil del 23% (8 volte i limiti di Maastricht) , abbondavano lettere dall’irlanda. Tutti italiani che erano andati in Irlanda a cercare la meritocrazia, e adesso facevano i ricercatori in qualche prestigioso fish & chips laboratorio, oppure i tecnici superspecializzati in qualche call center delocalizzato industria all’avanguardia.

Dal momento in cui e’ stato chiaro che la tigre verde era il solito montone , improvvisamente le lettere sulla magnificenza dell’ Irlanda hanno smesso. Lo stesso e’ accaduto all’ Islanda: finche’ erano quelli fichissimi che avevano gli autobus ad idrogeno e la fica con lo spinterogeno allora eh, guardate che sono andato in Islanda e appena sono arrivato mi hanno fatto Ceo(3). Improvvisamente vanno in crash, si scopre che hanno 450.000 euro di debiti a testa, piu’quello dello stato , e cosa succede? Che spariscono gli italiani felici nel paradiso.

E’ successa la stessa cosa con la Spagna: finche’ Zapatero legalizzava i matrimoni tra maglioni di cachemire e mele cotogne, la Spagna era un posto avanzatissimo, ci aveva superato, e Repubblica abbondava di gente che era andata li’ e li’ era il paradiso: tutto funzionava , zero burocrazia, meritocrazia a gogo, e ai cervelli italiani davano subito la poltrona di pelle umana.

Improvvisamente iniziano a spuntare dei dubbi e la spagna di Zapatero appare come una nazione al disastro, che soffre degli stessi problemi dell’ Italia ma moltiplicati per mille. Giovani senza futuro, speculazione edilizia, debiti e ancora debiti. E puf, le lettere dalla meravigliosa spagna cessano.

Ma che succede, dunque? Da questi paesi cacciano via gli italiani, quando vanno male? Gli italiani abbandonano questi paesi in massa? E per dove? Tornano? Si sono ripresi le poltrone di CEO? Hanno abbassato i meravigliosi stipendi e hanno chiuso i posti di lavoro da sogno che davano agli italiani? Hanno detto basta alla meritocrazia? Hanno vietato di scrivere lettere alla Repubblica?

Noto, cioe’, uno strano fenomeno: finche’ una nazione “piace” alla sinistra per qualche motivo, tipo la Spagna di Zapatero oppure la Svezia tutta soccialdemocrazia (la democrazia del ssocmel) allora e’ tutto ok.  E allora arrivano tonnellate di email di italiani all’estero che vi raccontano che paradiso sia e che appena arrivati vi mettono nel Meritometro Infallibile dei Paesi Ariani(R) e vi danno subito quel che meritate, comprese le segretarie in topless e il Pil del Ruanda come stipendio giornaliero.(i compagni, e’ bene ricordarlo, non si sono mai fatti problemi a spararle grosse, dalla Rivoluzione d’Ottobre in poi).

Ma se in Spagna le cose vanno a culo e/o in Svezia vince un partito “xenofobo” , allora non sono piu’ simpatici, e puf, non si puo’ dire che nella Svezia dove c’e’ un partito xenofobo  (ovvove, ovvove!) le cose vadano a meraviglia, o che nella Spagna che ne ha pieni i coglioni di Zapatero le cose vanno benissimo: se ne hanno pieni i coglioni di Zapatero (dopo tutto quello che ha fatto per loro,qualsiasi cosa sia) , sono malvagi e quindi le cose vanno male. La Danimarca, dove governa la destra, ovviamente e’ un paese del cazzo dove le cose NON possono andare bene. In Germania, beh… si’, ma moderatamente perche’ la Merkel e’ della CDU e governa coi liberali. La Francia? Beh, qualcosa puo’ andar bene, ma solo perche’ c’e’ la Bruni.

A questo punto, i casi sono due: o Repubblica filtra le email in arrivo per paese, avendo cura di togliere (o ridurre sensibilmente) i paesi che sono “antipatici” alla sinistra ma vengono dipinti come paradisi , oppure le lettere sono inventate.

Scegliete voi cosa pensare.

Uriel

(1)Questo fenomeno e’ stato aiutato dal fatto che numerosi italiani hanno millantato di saper fare cose che non avevano nemmeno studiato in teoria.
(2) Lo spirito di corpo e’ tipico dei tedeschi. Inglesi, svedesi, danesi, norvegesi e francesi vi lasciano affondare nella merda e vi scaricano pure il barile addosso, nella mia esperienza. Suppongo che quella dei tedeschi sia una reminescenza prussiana.
(3) Le lettere dall’Islanda mi facevano ridere perche’ per uno straniero emigrare  permanentemente in Islanda e’ praticamente , semplicemente e umanamente impossibile.

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