Spicchio storia.

La cosa che ho notato circa il blog e’ la differenza tra il mio modo di vedere la storia (anche l’economia ne fa parte) rispetto alla media della popolazione. Ho sempre detestato il modo di insegnare la storia che ho subito a scuola, per una ragione: e’  drammatico. Sto usando la parola nel senso filologico del termine, ovvero il fatto che si racconta la storia pretendendo che essa sia la conseguenza delle azioni umane, e non la causa.

Facciamo un esempio: avete un contenitore con un liquido instabile. Se alzate la temperatura, le molecole -tutte uguali- dentro il contenitore inizieranno a caricarsi di energia. Ad un certo punto, la probabilita’ che inizi l’esplosione raggiungono il valore di 1, ed in effetti una molecola ad un certo punto si spezzera’ liberando energia e gas nitrati, spezzando quelle vicine, e cosi’ via.

Ora, esaminiamo la situazione: e’ davvero importante QUALE molecola abbia iniziato l’esplosione, e specialmente e’ cosi’ importante il perche’?

Cioe’, avrebbe senso narrare la storia di quell’esplosione raccontando il contesto e la biografia di quella singola molecola? La risposta e’: no. Nel momento in cui la probabilita’ di stato ha raggiunto certi valori, UNA molecola avrebbe avviato l’esplosione IN OGNI CASO. Sicuramente, se ci focalizziamo sul dramma, cioe’ sull’azione, quello che scopriamo e’ che la molecola ha una storia. Che per qualche motivo era , in quel momento, piu’disposta ad esplodere. Insomma, era una molecola diversa dalle altre. Cosi’, possiamo avere una visione drammatica della storia, raccontando la storia dell’esplosione come “l’ascesa al livello energetico X  della Molecola 57362940573, la dichiarazione di guerra del Fondo della Bottiglia, la GRANDE ESPLOSIONE”.

Ma questo va bene se vogliamo raccontare la storia dal punto di vista di una singola molecola, e specialmente se vogliamo scrivere un dramma, ovvero una storia completamente imperniata sulle azioni di uno o piu’ protagonisti principali.

Non approvo per un cazzo questo approccio.

Il punto e’ che la bottiglia di nitroglicerina, quando scongela, ad un certo punto esplode quasi sicuramente. Questo e’ l’evento di cui voglio parlare. La seconda guerra mondiale non e’ “la storia delle gesta di Hitler, Mussolini, Stalin e Churchill”, e’ la storia di milioni e milioni di persone. Trattandosi di un macrofenomeno, essa non puo’ essere ridotta al dramma di poche persone, per quanto influenti.

Torniamo indietro un attimo e prendiamo la figura di Benito Mussolini. Benito Mussolini e’ la classica molecola che e’ del tutto intercambiabile. Intellettualmente non aveva nessuna particolare abilita’, non era un grande guerriero, non era uno stratega particolarmente abile , e anche come politico non era quel che si dice  genio.

Perche’ ando’ al potere allora?Perche’ non poteva succedere nient’altro. L’Italia usciva da una guerra nella quale le veniva negato quanto pattuito all’entrata (o meglio: alla seconda entrata) , con un bilancio devastante, una generazione segnata dalla violenza, un mito dell’arditismo, una quantita’ impressionante di persone desiderose di menare le mani, una crisi economica, una sinistra divisa, un re codardo che pensava ad accumulare soldi  a spese del paese, una destra distrutta dal tramonto del giolittismo.

Che altro poteva succedere?

Se non fosse stato Mussolini, sarebbe stato qualcun altro, tutto qui. Elvezio Balboni, Roberto de Giacomo, Antonio Buonafede. Questi nomi non vi dicono nulla? Neanche a me. Ma non avrebbero cambiato molto.

Tuttavia rimane la domanda: perche’ Mussolini? Perche’ comunque dirigeva un giornale, e perche’ si trovava al posto giusto al momento giusto. Obiezione accettata, visto che si basa su un fatto.

Cosi’, la mia idea e’ semplicemente questa: la storia si svolge lungo una curva, data dall’intersezione di due piani. Opportunita’ e necessita’.

La necessita’ e’ semplicemente lo stato del sistema: cosi’ come la prima guerra mondiale doveva scoppiare, e  l’attentato fu solo un pretesto, chiamo “necessita’” lo stato di un sistema. Ovvero la probabilita’ che qualcosa identificato genericamente, succeda. Diciamo “un dittatore in Italia”. L’equivalente di “la nitroglicerina si sta scongelando sotto il sole”.

Poi c’e’ l’opportunita’: una delle molecole esplodera’ per prima. Sara’ quella che, per la sua storia singola, e’ piu’ vicina ad iniziare la reazione. In questo caso, il direttore romagnolo dell’ Avanti.

E cosi’, perche’ Mussolini? Perche’ c’era la necessita’ (l’italia non poteva rimanere una democrazia, la crisi politica e sociale era completa, la dittatura era inevitabile) , e c’era l’opportunita’ da parte di una persona. La somma di opportunita’ e necessita’ crea l’evento.

Ora, secondo me non ha alcun senso raccontare la storia del fascismo come storia di Mussolini. Ogni passaggio della storia non fa altro che seguire una curva che e’ opportunita*necessita’. Quando si presentano entrambe, allora avviene la tal cosa. L’individuo, sia Mussolini sia Stalin, non ha alcuna responsabilita’, e specialmente non esercita alcuna azione propria.

La storia del fascismo e’ la storia di una dittatura in italia. Era inevitabile che arrivasse la dittatura per via della situazione sociale e politica del periodo: borghesia impaurita ed in crisi, ceto medio quasi scomparso, sinistra spaccata, sindacati rivoluzionari, mito dell’arditismo, giovani reduci di una guerra atroce presenti ovunque ed avvezzi a menar le mani.

Cosi’ l’evento storico a mio avviso non e’ altro che la presenza di condizioni al contorno e di un numero sufficiente di persone. Nel solo piemonte probabilmente non c’era un mussolini. Cosi’, a parita’ di condizioni, non poteva nascere un fascismo. Ma se estendiamo a due, tre, quattro, cinque regioni, prima o poi troviamo UNO DEI Mussolini in agguato. Magari partira’ un anno prima, uno dopo, chiamera’ diversamente il partito o il movimento, ma se applichiamo le stesse condizioni al contorno su un numero abbastanza grande di persone, l’evento e’ inevitabile: il protagonista e’ da designarsi tra i possibili protagonisti, ed e’ irrilevante.

La Francia doveva avere un imperialismo: sentiva di avere una missione colonizzatrice, aveva un buon esercito e una discreta tecnologia militare. Napoleone fu uno dei possibili protagonisti di questo fenomeno, ma onestamente pretendere che la storia di Francia sia la storia di Napoleone e’ voler ridurre la storia a dramma.

Cosi’ questa e’ la mia visione personale della storia: una volta generate le condizioni perche’ qualcosa succeda, qualcuna delle molecole (=delle persone) salira’ sul palcoscenico e la fara’ succedere. Certo, ogni esplosione e’ diversa, cosi’ come la dittatura italiana sarebbe stata diversa se al potere fosse andato, che ne so io, Elvezio Balboni.  E la Francia sarebbe stata diversa se anziche’ Napoleone fosse stato Filippe de la Gardette , chiunque egli fosse. Ma questo non toglie un semplice fatto che io contesto agli storici: la storia umana NON ha protagonisti, ma solo comparse piu’ o meno visibili.

La scelta di prendere la particolare molecola e scriverne la biografia, anziche’ dire “la nitroglicerina si e’ scongelata al sole” e’ una scelta filosofica degli storici. Quella di scrivere la storia di Napoleone anziche’ la storia dell’ Europa e’ una scelta dello storico.

Cosi’, quando dico che Monti sara’ il prossimo presidente della repubblica, mi riferisco alle condizioni al contorno. Ovviamente, e’ possibile che “un” Monti vada al posto suo: dal mio punto di vista, stabilito che la nitroglicerina esplodera’, il problema non e’ “quale molecola la fa esplodere”. Il problema e’ che esplodera’.

Il prossimo presidente della repubblica deve soddisfare diversi requisiti: cancellare la figura di Monti dalla politica, garantire continuita’ alla politica di Monti, salvare i partiti esistenti. Se non sara’ Monti, sara’ un alter-Monti, cosi’ come se non fosse stato Mussolini sarebbe stato un alter-Mussolini.

Questa e’ la ragione per la quale trovo inutile l’impegno politico: la storia dipende da condizioni generali e da condizioni al contorno. L’esempio delle primavere arabe e’ chiaro: se ci sono le condizioni per la rivolta , e non spunta un leader, che succede? Che la rivolta si fa senza leader. Significa che la Francia sarebbe stata imperiale anche senza Napoleone. Che l’ Italia sarebbe diventata fascista anche senza Mussolini. Senza un duce.

Non vedo, ne’ sono mai riuscito a vedere, alcun protagonista nella storia. Ho sempre visto milioni di comparse, alcune piu’ visibili ed altre no. In questo momento, le condizioni al contorno in Europa spingono alla centralizzazione ed all’unificazione: le ha cambiate la decisione inglese di uscirne. Ma il guaio e’ che nemmeno quella inglese e’ stata una decisione libera: le condizioni al contorno, politiche ed economiche, lo esigevano. Cameron non ha deciso proprio niente: nessuna persona fa la storia, al massimo qualcuno e’ piu’ visibile di altri.

La pretesa di una storia dettata dai suoi personaggi non e’ altro che la pretesa di una storia deterministica, ovvero causalistica: data la situazione e dato il tale personaggio, egli decise cosi’ anziche’ cola’. Ma l’assunzione “anziche’ cola’” e’ solo un’opinione: con ogni probabilita’ nessuno ha mai avuto scelta. Il leader come causa della storia, nella pretesa di poterne capire le cause, e nell’assunzione che le cause esistano e che siano riconducibili all’azione umana: il pregiudizio antropocentrico al lavoro, l’uomo al centro di tutto, UN uomo al comando della storia.

No, non funziona cosi’. Esisteva in Francia una intera classe di persone che avrebbe potuto essere al posto di Napoleone, facendo circa le stesse cose allo stesso modo. Cosi’ come esisteva in Italia una intera classe di persone che avrebbero potuto prendere il posto di Mussolini e fare circa le stesse cose allo stesso modo.

Adesso in Italia ci sara’ una intera classe di persone che, alla fine del governo Monti, potra’ fare la stessa cosa di Monti. Li chiamerei alter-Monti, o Monti-equivalenti. Uno di questi prendera’ il posto del presidente della repubblica. Perche’ la persona sia adatta allo scopo e’ la cosa che puo’ incuriosirmi, ma il punto e’ che l’unico modo per garantire continuita’ all’azione del governo e’ piazzare un guardiano nel posto presidente della Repubblica.

Questo ovviamente mi da’ una visione della storia molto diversa rispetto a quella usuale, che richiede la storia essere il romanzo , il dramma, con le gesta dei protagonisti come motore. Quando si discute di politica, per esempio, tutti sono propensi a dire “tizio fara’ questo, sempronio fara’ quello”, ma a me non interessa cosa fara’ tizio o caio: mi interessa cosa stia per succedere. Se sta per succedere un terremoto politico, non importa chi o perche’: succedera’.

Berlusconi, per esempio, era inevitabile. Chi altri? Non poteva vincere Occhetto (e col senno di poi sappiamo il perche’: il suo partito l’avrebbe tradito e pugnalato) , ne’ poteva realizzarsi qualcosa come Prodi. L’italia era scossa da Mani Pulite e chiedeva un non-politico che fosse una novita’ significativa.Doveva essere del nord per andare d’accordo con la Lega e doveva per forza essere di destra per sfruttare il bel periodo di Fini. E’ stato Berlusconi, ma poteva essere Tanzi o Tronchetti Provera. Una intera classe di imprenditori o di personaggi “esterni” alla politica scalpitava a bordo campo. Vinse quello che ebbe opportunita’ (i media), ma comunque l’imprenditore al governo era una necessita’, dal momento che eravamo stanchi del linguaggio dei politici e chiedevamo una “cultura del fare”. Le condizioni al contorno erano gia’ li’, Berlusconi e’ stato uno dei tanti che potevano farlo.

Oggi in effetti tutto butta per gli accademici: non parlano la lingua dei politici ma neanche quella degli imprenditori. Non ne conosciamo ancora bene le pecche, quindi ci sembrano persone pulite. Chiunque siano , le condizioni a contorno favoriscono gli accademici. E’ un pochino che c’e’questa tendenza, se pensate a Veronesi per esempio, o alla Montalcini,  ma gli accademici e gli scienziati al governo sono un trend crescente di gradimento, sotto il nome di “tecnici”.

Cosi’ io non so chi sara’ il “tecnico” che sta per venire, ma so che da ora in poi sara’ fondamentale apparire tecnici ed accademici. Non scommetterei una lira su Vendola proprio per questo.

Allo stesso modo, so che per la Germania e’ un periodo di espansione geo-politica mentre per gli USA e UK e’ un periodo di ridimensionamenti. Si chiamera’ Merkel o in qualsiasi altro modo, ma in qualche senso succedera’ quel che deve succedere. Ma non perche’ io creda nella predeterminazione: credo nelle condizioni al contorno perche’ sono dati di  fatto. Sicuramente non funziona per previsioni a lungo termine, ma almeno per quelle a medio termine a volte ci azzecca, a breve termine quasi sempre.

Cosi’, per favore , parlando di storia o politica non venitemi a raccontare delle eroiche gesta del vostro condottiero/capo di partito/uomo del secolo preferito. Non mi interessano.

E non mi interessano perche’ non ci credo.

Uriel

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