Solare uh, solare ah, eolico uh, eolico ah, ah , ah.

Avrete notato che non sono cosi’ entusiasta delle cosiddette “fonti risolvi-tutto”, come vengono presentati il solare e l’eolico dai verdi. Questo succede perche’ noto un gigantesco errore di fondo nei calcoli fatti e nei “dati” sull’impiego di solare ed eolico nel mondo, che sono palesemente gonfiati.

L’errore consiste nel considerare la rete elettrica nazionale (quella di potenza)  come se fosse la rete di casa, cioe’ come se fosse un semplice conduttore galvanico: tu gli butti potenza, e la rete la porta nelle case. Quanta? Quando? Come? Irrilevante.

E invece irrilevante non e’, perche’  le grandi reti di potenza hanno requisiti di stabilita’ e di continuita’ molto stretti riguardo al carico e alla potenza erogata.

Ricordate cosa successe quando due grossi cavi provenienti dalla svizzera persero potenza? Successe che l’intera rete nazionale ando’ in blackout, nonostante la quantita’ di potenza persa fosse tutto sommato piccola, e nonostante il fatto che la cosa sia avvenuta la notte, in un momento di carico artificiale.

Perche’ e’ crollata TUTTA la rete?

E’ crollata perche’ i grandi alternatori termici non si limitano a produrre energia, ma producono un SURPLUS di energia. Significa che se un alternatore “ti da’ 20Mw” (per fare un esempio, eh) quello che fa in realta’ e’ di assorbirne 20 e restituirne 40. E questo mostra il suo punto debole: gli servono quei 20.

Ovviamente, se sulla rete avviene uno sbilanciamento, per evitare che la potenza in gioco distrugga l’alternatore e gli apparati collegati immediatamente entra in gioco la protezione, e la centrale esce automaticamente di linea.

Questo ovviamente non puo’ che causare un altro calo, che fara’ uscire le altre centrali di linea, sinche’ tutta la rete sara’ in blackout. E’ molto importante quindi capire questo: che la fornitura di corrente sulla grande rete e’ possibile SOLO con delle garanzie di stabilita’ e continuita’ notevoli.

Lo stesso dicasi per il carico: poiche’ il comportamento meccanico degli alternatori (e di altri apparati) e’ funzione del carico, esso deve rimanere piu’ stabile possibile.

Quando, per esempio, si e’ riavviata la rete elettrica italiana dopo il blackout, e’ successo che si sono usate le fonti idroelettriche per produrre l’energia che serviva ad UNA centrale termica per partire. Alla centrale termica ovviamente non serviva solo lo spin, ma anche del carico.

Poiche’ attivare un pezzo di rete utenti fornirebbe un carico imprevedibile, quello che si fece fu usare le idrovore dei bacini per spostare verso l’alto l’acqua che stava in basso: in questo modo era possibile fornire un carico controllato alle centrali in corso di avviamento.

Questa abitudine di spostare acqua verso l’alto non e’ una cosa che si fa solo nelle emergenze: si fa anche la notte, ogni notte. Poiche’ il carico delle utenze cala, e’ necessario “attaccare qualcosa” alla rete per compensare il calo, e il risultato e’ che si usano le idrovore dei bacini per riportare in alto l’acqua.

Come potete immaginare , il tempo necessario ad adattare la rete ad una nuova condizione di carico e ad una nuova condizione di potenza e’ lunghetto: riavviare gli alternatori termici occorre energia , poiche’ pero’ le centrali idroelettriche non hanno potenza per tutti, occorre riavviare con molta cautela ogni singolo alternatore, e questo richiede un bel pochino di ore.

Occorre quindi che i cali di potenza siano programmati , e non vadano oltre una certa misura.

C’e’ quindi un fattore che i fanatici dell’eolico e del solare non tengono mai in considerazione: la rete di distribuzione in potenza.

Adesso immaginiamo la nostra centrale solare. La nostra centrale solare innanzitutto cessa di produrre energia la notte, ma questo e’ altamente prevedibile, e quindi non sarebbe un problema. Lo stesso dicasi se d’inverno cala la potenza prodotta. Poiche’ conosciamo queste condizioni con molto anticipo, attuare delle procedure di bilanciamento.

In alternativa, possiamo fare altre cose, cioe’ attaccare le centrali solari SOLO alla distribuzione di media e bassa potenza, il che significa che l’energia prodotta in Sicilia rimane in Sicilia. E qui vengono i problemi.

Se infatti avviene un fenomeno metereologico che riguarda la Sicilia, ed usiamo il 50% di energia solare, dobbiamo improvvisamente compensare con energia che viene da fuori. Questo ci dara’ due ordini di problemi.

Il primo e’ che non necessariamente quella quantita’ sara’ disponibile nei tempi richiesti. Potremmo usare fonti termiche (cioe’ inquinanti) per compensare, direte voi, ma non e’ vero: per portare un alternatore a raddoppiare la potenza erogata occorrono ore ed ore, e come se non bastasse occorre nuova energia.

Il secondo e’ che non si puo’ trasportare QUALSIASI potenza su un filo, ma ci sono dei limiti. Quindi, se un evento metereologico straordinario (una perturbazione) colpisce la Sicilia, i casi sono due. O abbiamo sovradimensionato pesantemente la rete, e anche la produzione, oppure andiamo a ramengo con tutta la rete nazionale appresso.

Ma non solo: non e’ nemmeno detto che attaccare improvvisamente la rete che ha problemi alla rete che prima non sosteneva quella potenza sia possibile, perche’ esistono i famosi problemi di carico. Per risolvere quei problemi dovremmo porre una quantita’ di acqua trasportata in alto pari alla produzione di energia elettrica siciliana, e per compensare il nuovo carico fermare le idrovore.

Una rete elettrica caratterizzata da instabilita e discontinuita’, cioe’, e’ una rete altamente inefficiente nel trasporto e inefficiente anche nell’uso del carico: nulla di strano se i vantaggi del solare venissero praticamente assorbiti dalle perdite di efficienza dovute alla discontinuita’.

Questo nel caso di un evento metereologico, che nella gran parte dei casi e’ abbastanza prevedibile, almeno con alcune ore di anticipo. Certo, sprechiamo molta dell’energia che produciamo perche’ dobbiamo produrre un carico finto da staccare dalla grande rete in caso di richiesta straordinaria, ma questo ai verdi non importa: trasportare acqua a spasso per i monti e’ bello, Gunga Din docet.

E questo vale soltanto per il caso di un evento metereologico sulla sicilia. Immaginiamo adesso un evento metereologico che colpisca l’ Italia. O che colpisca l’ Europa, come e’ capitato spesso. Dove prendiamo , sapendolo con 2 giorni di anticipo, il 50% della nostra pulitissima energia?

Ma c’e’ di peggio: invece di essere grande ma tutto sommato lento, l’evento potrebbe essere locale e molto rapido. Per esempio, un incendio che oscuri l’aria sopra i pannelli, per dirne una. Cosa succede? Succede che in pochi minuti la corrente prodotta cala di un bel pochino, e se produciamo il 50% dell’energia che consumiamo col solare, un calo del 10% significa perdere un totale del 5% complessivo.

Il che e’ sufficiente per far cadere la rete, almeno a livello locale.

Con l’eolico non andiamo meglio, anzi. Se in alcuni luoghi del nord l’esposizione al vento e’ quasi continua, lo stesso non succede per le aree mediterranee, come l’ Italia. La sfiga e’ che l’andamento istantaneo del vento e’ imprevedibile, ma un mutamento brusco della ventilazione del 10% e’ piu’ che sufficiente a far cadere la rete.

Allora direte voi: ma come fanno allora i paesi che usano il solare e l’eolico?

Fanno che lo attaccano direttamente alla rete di trasporto locale di non altissima potenza, senza poterlo trasportare di grandi distanze. Il che significa che se c’e’ nebbia a Milano, voi di portare energia da Palermo ve lo sognate. E lo stesso dicasi per l’eolico. Si tratta di iniziative , le centrali solari ed eoliche, che producono corrente in maniera discontinua, e pertanto vengono normalmente attaccate alle reti locali, e come se non bastasse sono percentuali PICCOLE della corrente totale, compensate dalla possibilita’ di compensare ogni sbalzo mediante altre fonti.

Allora direte voi: ma in Inghilterramerigermaniafranciaustralia fanno il 351% dell’energia con il solare e l’eolico profumati di bergamotto.

Falso. Si tratta di cifre gonfiate , che soffrono di molte sviste: si dichiara la quantita’ di energia prodotta rispetto all’utenza locale di una piccola zona interessata dalla distribuzione di potenza,  peraltro bassa potenza, e non rispetto al totale: ma questo il furbone che scrive il volantino non ve lo dice.

Va da se’ che con eventi metereologici improvvisi che possono riguardare aree molto grandi, non e’ pensabile affidare grosse quantita’ della produzione di energia al solare ed all’eolico: poiche’ non possiamo immettere potenza cosi’ instabile nella rete di grande potenza nazionale, non potremmo compensare con l’energia di Palermo la nebbia improvvisa di Milano. Figuriamoci poi se ci fosse brutto tempo sulla Germania e la Germania usasse il 50% di solare!

Quello che si otterrebbe usando grandi quantita’ di energia solare ed eolica e’ una rete instabile, sofferente di continui sbalzi e continui blackout, con una qualita’ energetica penosa. Questo e’ uno dei motivi per i quali si tenta di spingere la gente a montare i pannelli sul tetto di casa: le centrali solari sono ingestibili sul piano della rete elettrica di potenza.

Quello che potremo fare, forse, e’ di attrezzare ogni casetta singola in provincia di pale e di pannelli, ma la produzione su vasta scala mediante centrali e’ impossibile. Si raggiungeranno le solite percentuali da propaganda, e ci sentiremo dire IN ETERNO dai politici che “ne stiamo usando solo il 20% ma possiamo arrivare al 50%”.

No, non possiamo.

Uriel

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