Simbiota sapiens.

Mi hanno linkato alcuni video di un filosofo e di Padre Zanotelli, nel quale si pone sempre lo stesso problema, ma si offre sempre la risposta sbagliata. Volevo dire come la penso, e nell’occasione chiarire un discorso che altrimenti (fatto sui commenti) diventa illeggibile. Quel discorso, tra parentesi, mi torna comodo per rispondere alla domanda di Padre Zanotelli e del filosofo che si chiede “ma che cos’e’ il mercato?”

Allora, andiamo con il primo punto. Cerchero’ di spiegarlo in maniera “divulgativa”, rimanendo abbastanza “tecnico” da non diventare ambiguo. Allora, prendiamo un modello di mercato, inteso come sistema stocastico , detto di Ito.

Un processo di Ito si definisce a partire da un valore iniziale Aleatoria A piu’ componenti, una S stocastica piu’ una W di wiener. Se diminuisco il tempo sino a portarlo vicino a zero,  anche il drift cala, e il processo di Ito diventa una martingala locale e dipende -di fatto- solo dal coefficiente di diffusione.

Che cosa ho detto sopra? Ho detto che se faccio un gioco molto , molto, molto breve e veloce, possiamo pensare al nostro gioco in un mercato come ad una mera scommessa. Poiche’ rimaniamo con la sola parte gaussiana, di fatto non conta niente se le aziende che emettono i titoli siano Apple che fa computer o Fiat che fa automobili: tanto, sto solo scommettendo sull’analogo del lancio di una moneta.

Quindi, il primo punto e’ questo: giocando per tempi molto, molto, molto brevi posso ridurre un processo di Ito alla sua componente Wieneriana. Ma qui, mi si fa notare, posso vincere o perdere: sto lanciando una monetina. Verissimo.

Ma adesso supponiamo di fare DUE giochi di questo tipo. In entrambi i casi ottengo solo la componente gaussiana. La domanda e’: la composizione dei due giochi e’ ancora gaussiana? La risposta e’: SOLO SE I DUE GIOCHI SONO INDIPENDENTI.

In particolar modo, aver ridotto i tempi a tempi molto piccoli , dW puo’ divenire marginalmente gaussiana. Ora, se i giochi sono indipendenti, quello che otterro’ sara’ un processo congiuntamente gaussiano. Ma non e’ SEMPRE possibile combinare processi a questo modo. E non e’ sempre possibile perche’ i giochi possono, appunto, essere dipendenti. Pensate ad una finanziaria con due operatori sullo stesso portafogli.

Sia chiaro: non sto dicendo che OGNI n-pla di giochi dipendenti sia un arbitraggio perche’ non e’ necessariamente congiuntamente gaussiana. Sto dicendo che  POSSA esistere una n-pla di giochi che e’ arbitraggio, cioe’ che NON si possa escludere.

Cosi’, la mia affermazione circa il fatto che in un sistema di Ito con drift e volatilita’ costante non si possa per questo escludere che esista un arbitraggio, a meno di non richiedere esplicitamente che tutti i giochi siano indipendenti tra loro. Ma nessun economista sara’ mai cosi’ pazzo da farlo: si fa nei casino’, dove in alcuni giochi si vieta ai giocatori di comunicare tra loro (i proprietari di casino’ hanno fatto i compiti a casa) , ma non e’ possibile farlo nella finanza vera. I giochi sono dipendenti, eccome!

In pratica, sembra che se e’ possibile fare giochi dipendenti (tipo, un calcolatore gioca due partite contemporaneamente) con tempi enormemente brevi, e’ possibile ottenere giochi NON gaussiani all’interno di un sistema (il mercato) che e’  supposto essere un sistema di Ito.

Cosi’, sono e rimango MOLTO scettico su teorie come quella di BS, dal momento che non vietano esplicitamente l’esistenza di piu’ giochi dipendenti tra loro, o di piu’ processi dipendenti tra loro. Affermare che si richiede l’assenza di arbitraggio senza vietare giochi dipendenti mi sembra, onestamente, usare la parola contro la logica.

Detto questo, andiamo a Padre Zanotelli che lamenta l’esistenza di 300 famiglie che possiedono il 50% della ricchezza mondiale e al filosofo che nel suo video lamenta la presenza di un ente anonimo detto “mercato”. Torniamo all’esempio  di cui sopra: se esiste (e non e’ possibile negarlo del tutto) un arbitraggio, chi puo’ giocare nelle condizioni di cui sopra?

Si tratta di giocare una partita della durata di pochi decimi di secondo, avendo cura nello stesso tempo di comunicare con un altro giocatore , in modo da avere due (o piu’, ma il problema si complica) partite dipendenti tra loro. Avrete intuito che si tratti di un gioco sovrumano: nessun essere umano resisterebbe ad uno stress simile, anche ammesso di trovare operatori con riflessi piu’ che felini e lucidita’ vulcaniana.

La verita’ e’ che tutto questo lavoro lo fanno le macchine. E lo fanno: se fosse per il mercato e il gioco avvenisse in tempi lunghi, sarebbe gaussiano  perche’ mancherebbe il requisito che annulla le dinamiche materiali (azienda di polli piuttosto che azienda di elettronica) e non avremmo la possibilita’ che 300 famiglie possiedano il 50% della ricchezza mondiale: la sola esistenza di questo fenomeno potrebbe essere portata a prova dell’esistenza di arbitraggio, ma questo e’ un altro punto.

Cosi’, posso tentare di rispondere al filosofo: il mercato finanziario non e’ un ente impersonale per qualche artifizio che nasconde le persone che ci stanno dietro. Non e’ privo di volonta’ perche’ in qualche modo si mantiene anonimo, nascondendo delle identita’.

Quello che il filosofo chiama “il mercato” non e’ un gruppo di persone che opera materialmente nell’ombra. E’ un insieme di macchine , ovviamente di proprieta’ di qualcuno, che non hanno una volonta’ ma soltanto un programma in esecuzione. Ovviamente, in questo caso il filosofo in questione cade nella solita ingenuita’ degli umanisti, ovvero quella di pensare che l’agente sia per forza di cose umano.

Essi rifiutano di pensare ad un agente, e quindi ad un pensante, che non sia umano. Nel loro mondo farlocco, l’umano e’ un mistero tale che e’ praticamente blasfemo e ridicolo pensare di imitarlo. Nel loro mondo farlocco, l’umanita’ sarebbe lontanissima dal comprendere se’ stessa e il proprio pensiero. E sapete perche’ questi filosofi la pensano cosi’? La pensano cosi’ perche’ LORO brancolano effettivamente nel buio: siccome loro non capiscono l’intelligenza umana, ma sono quelli preposti a farlo, si illudono che “se falliamo noi, evidentemente non ci riesce nessun altro”.

Il che e’ palesemente falso: l’economia e’ una prova. Prendiamo un esempio abusato: come Apple sapeva che il suo prodotto sarebbe stato venduto? Ora, Apple ha speso milioni in ricerca, milioni per scrivere software , milioni per l’assemblaggio, il marketing, la catena di distribuzione. E tutto questo PRIMA che il prodotto arrivasse sul mercato.

Ora, se l’umanita’ fosse gaussiana, il 50% dei prodotti -almeno- fallirebbe il lancio commerciale. Ma questo non succede, anzi, ultimamente sembra che le aziende ci azzecchino quasi sempre. Allora, chiediamoci: ma come, l’essere umano, in quanto intelligente, non e’ imprevedibile per definizione? Come e’ possibile che usando quelle che gli umanisti chiamano “fredde formule matematiche” sia possibile prevedere il comportamento umano, al punto da scommettere su questa previsione milioni se non miliardi di dollari?

La risposta e’: l’economia e’ una PROVA, da sola, del fatto che la STRAGRANDE maggioranza dei comportamenti umani siano BANALI e PREVEDIBILI.

E questa e’ la ragione del successo di qualsiasi azienda abbia un settore marketing abbastanza prominente: il comportamento umano e’ FACILMENTE modellizzabile. Con tale certezza che e’ possibile scommetterci miliardi. Allora voi direte che questo e’ vero per questioni economiche, ma quando arrivano i “sentimenti” nessuno puo’ prevedere nulla. Siete sicuri?

La risposta ce la puo’ dare LoveBot. LoveBot fu un virus/bot che si muoveva sui forum di dating (quelli ove si cercano partners) nel periodo di San Valentino. Lo scopo di questo bot fu di far innamorare di se’ alcuni malcapitati/e, e di farsi lasciare i dati della carta di credito dicendo cose come “vorrei venire da te ma non ho i soldi”. Il virus funziono’. Era solo un software, ma leggete qui:

http://drrobertepstein.com/downloads/FROM_RUSSIA_WITH_LOVE-Epstein-Sci_Am_Mind-Oct-Nov2007.pdf

Ora, lasciamo perdere l’entita’ di un tizio del genere. Fa parte della specie Homo Sapiens, e tanto basta. Perche’ ha funzionato il gioco?: la ragione e’ facilissima da intuire. L’amore, questo sentimento mitizzato che sembra provenire dall’alto dei cieli e muovere le stelle ed i pianeti, non e’ altro che una discussione sull’accoppiamento. Per questo, e’ assolutamente SEMPLICE da far imitare ad una macchina. Se qualcuno pensava che proprio l’amore, in quanto sentimento sublime ed umano per eccellenza, fosse irraggiungibile dalle macchine (si pensi a Metropolis, la dialettica e’ vecchiotta) , al contrario si tratta di quello PIU’ SEMPLICE da modellizzare: sono noti i termini, i gesti, i giorni particolari (San Valentino, gli anniversari, etc), i rituali, lo scopo finale.

Il bastione degli umanisti, ovvero l’ineffabilita’ di quello che credono essere il sentimento piu’ umano e quindi piu’ “alto” e quindi piu’ distante dai “freddi numeri” e’ , invece, il loro punto debole. L’amore non e’ altro che un discorso -estremamente formale nei termini e nelle espressioni (1)- sull’accoppiamento, il quale ha come obiettivo di nobilitare lo sfregamento di mucose e l’iniezione di materiale genetico, nonche’ il piacere che ne deriva. Niente di piu’ semplice da imitare per un robot semantico.

Cosi’, il filosofo non riesce a comprendere che cosa sia “il mercato” , lo trova impersonale o apersonale, molto semplicemente perche’ non riesce ad immaginare -limite dei filosofi e degli umanisti in genere- un attore non umano della storia, attore che sia pensante nella misura in cui fa un lavoro che prima era esclusiva dell’essere umano: prendere decisioni adattandosi alla situazione.

Lo stesso dicasi per Padre Zanotelli: egli dice che queste famiglie sono trecento, che possiedono questo e quello (vero) e lamenta che perlomeno un tempo i poveri servivano a qualcosa, perche’ venivano fatti lavorare. Ora non piu’, dice (a ragione) , ma non si chiede il perche’. Non se lo chiede perche’ la risposta sarebbe per lui terrificante: degli agenti non umani, delle macchine, e quindi esseri che non hanno religione -cosa che immagino per Padre Zanotelli sia insopportabile – sono ” l’analogo degli strumenti di produzione” cheun tempo richiedevano dei poveri per essere utilizzate. Cosi’, se un tempo serviva il povero che facesse andare la fabbrica, ai nuovi padroni del vapore -che sono oggi padroni della fibra ottica- , oggi a far andare il nuovo strumento di produzione -il gioco sul marcato finanziario- non serve un povero che azioni qualcosa, basta una macchina.

Certo, voi direte che siccome le macchine le fanno le persone allora non c’e’ problema: siccome vi hanno fatti i vostri genitori, secondo lo stesso principio e’ a loro che dovremmo versare il vostro stipendio, attribuire la vostra laurea, intestare le vostre proprieta’, eccetera?

In uno dei film di Matrix c’e’ un momento in cui il protagonista osserva le macchine, e discute di un fatto: e’ vero che siamo noi a costruire loro, e quindi a dar loro vita, ma d’altro canto noi non sopravviveremmo senza di loro, quindi in un certo senso loro danno vita a noi. Non possiamo spegnere le macchine e mantenere un livello di esistenza che definiremmo accettabile.

Cosi’, ecco il punto: oggi come oggi esiste una simbiosi. Una simbiosi che pero’ non si vuole vedere, che non si vuole gestire, dal momento che scoprire tale simbiosi farebbe crollare tutta una serie di paradigmi dalle mani degli umanisti. Oggi l’umanita’ non e’ fatta solo da uomini, ma anche da macchine. E nella simbiosi, le macchine SONO parte dell’intelligenza umana, cosi’ come di quell’ineffabile che i filosofi considerano intangibile. Tutta la parte che loro chiamano “anima” e’, in un modo o nell’altro, informazione. Per cui, non c’e’ niente che vieti ad una macchina -che appunto lavora con l’informazione- di prendere parte ai processi con i quali l’umanita’ produce la propria “anima”.

Tornando all’economia, quindi, siamo alla conclusione: il mercato appare “anonimo” o “entita’ impersonale” per la semplice ragione che i giocatori materiali sono in gran parte macchine. Certo, sono costruite da uomini, ma ogni uomo e’ costruito da altri uomini, senza che per questo si attribuiscano ai genitori o ai nonni le sue azioni. 

Certo, queste macchine vengono smantellate o riprogrammate se falliscono nello scopo originale, che e’ economico: non che ad un essere umano che non rispetti le regole economiche vada meglio, sia chiaro. La verita’ e’ che l’essere umano e’ tenuto al raggiungimento di obiettivi economici almeno quanto i calcolatori usati dai finanzieri. Se non ce la fai, o cambi comportamenti economici (bugfix) o sei scartato.  In un certo senso, non c’e’ molto differenza.

Quindi, ci sono due affermazioni che Padre Zanotelli e il filosofo (di cui non ricordo il nome) non comprendono. La prima e’ che l’umanita’ di oggi e’ fatta anche di macchine, ovvero e’ una simbiosi. Il secondo punto e’ che se ci rifiutiamo di sviluppare un umanesimo che includa questa simbiosi, non potremmo mai , mai piu’ , capire il mondo che ci circonda.

In questo senso, i fallimenti del religioso (Padre Zanotelli) con il suo dualismo Dio-Uomo ormai inadeguato in un mondo Uomo-Macchina, cosi’ come del filosofo col suo dualismo “Tecnica-Spirito” , altrettanto inadeguato in un mondo ove la tecnica contribuisce allo spirito, sono eclatanti.

Ormai, preti e filosofi sono inadeguati. O cambiano, o verranno esclusi. Le loro risposte non servono piu’ a nulla e a nessuno.

Uriel

(1) Le parole in uso nei discorsi d’amore sono pochissime, e sono sempre quelle. Non esistono discorsi d’amore che contengano parole come, che so io, “intonaco”, o “traslazione”, piuttosto che “euristico” o “alcalino”. La quantita’ di termini e’ ristrettissima.  La stessa idea di cena romantica e’ cosi’ stereotipata da essere quasi meccanica: perche’ nessuno fa una luna di miele , che so io, affittando una stanza dentro uno stabilimento che produce mattonelle per forni? Il vantaggio e’ che il rumore della fabbrica copre i gemiti  -negli alberghi la gente passa per il corridoio e ridacchia e una volta io e alcuni amici ci siamo divertiti a prendere i tempi di una coppia della stanza a fianco, con tanto di applauso finale – e c’e’ (a seconda del posto) un certo calore -se non altro per via dei forni per terracotta. Misteri dell’amore.

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