Sesso , femministre e sinistra anni ’70.

Da quando ho scritto un accenno all’educazione “femminista”  che e’ avvenuta a titolo di “sperimentazione didattica” (oggi e’ pratica consolidata in molte scuole emiliane) e poi ho proseguito sul tema con “le notti del potere” sono venute a galla alcune idiosincrasie italiane riguardo al sesso.
Innanzitutto, un punto fermo: il femminismo ha fallito catastroficamente, e ha fallito sistematicamente tutti gli obiettivi che si prefiggeva. Attenzione, perche’ non dico semplicemente “ha fallito”: quando uso questa espressione intendo dire che il femminismo e’ stato sconfitto. Che ha perso la battaglia. Che le truppe nemiche hanno camminato sul territorio che le femministe dovevano difendere, lo hanno preso, lo hanno straziato , masticato e sputato da parte.
Non parlo quindi di “fallimento” storico, ma semplicemente di sconfitta, nel senso piu’ militare del termine. Il primo problema, quindi, e’ quello di capire perche’ io usi un termine militare. E la ragione e’ molto semplice: perche’ lo hanno usato loro.  La parola “lotta” e’ un termine militare, e indica uno scontro teso a far prevalere la propria volonta’ su quella del nemico mediante l’uso di mezzi e metodi materiali dominanti.  Le femministe usavano la parola “lotta”, quindi si riferivano al mondo militare. Nulla di male, dunque, che le si sia combattute e schiacciate usando metodi (anche se non sempre i mezzi) tipici del mondo militare.
Quando parlo del femminismo, sto quindi parlando di una tomba, una tomba ai caduti di una guerra persa. E non ne parlerei se tale cultura non avesse preteso, con la prepotenza, di determinare l’educazione degli uomini. Ora, la cosa che mi e’ sempre seccata del femminismo e’ stata che le femministe non si accontentano di disegnare un nuovo modello di donna e di femminilita’: pretendono anche che al maschio essa piaccia.
Ovviamente, avendo a che fare con maschi adulti, non avevano speranza: come dicevo, il guaio e’ che ad un certo punto hanno iniziato a portare nel sistema educativo la loro voglia di vendetta. Una donna socialista che conobbi mi disse che “ah, le femministe. Ho due figli e due figlie, e tutte e due le figlie hanno avuto una fase femminista. Quella in cui invidiano l’uccello dei fratelli. Se non le fermi in questo periodo, la fase successiva e’ di odiare i fratelli perche’ hanno l’uccello, e se stesse perche’ non ce l’hanno”.
Allora non sapevo quanto il fatto di avere figli e di osservare le fasi dello sviluppo umano possa aprire gli occhi riguardo a molti cosiddetti adulti; oggi mi rendo conto che ad osservazioni del genere da parte di madri e padri di famiglia avrei dovuto dare piu’ peso.
Anche perche’ mi rendo conto di quanto quella donna avesse ragione.Ho fatto l’esempio dell’educazione femminista che alcuni “consultori” facevano a spasso per alcune scuole superiori emiliane. Apparentemente l’intento era nobile: fornire un’educazione sessuale agli adolescenti dei primi anni ’80, che iniziavano ad essere bombardati da modelli “drive in”.  In realta’ Drive In era molto piu’ educativo di loro. L’ossessione di queste femministe era lo stupro. Posso capire che il reato sia grave ed orribile, quale e’, anche l’omicidio lo e’ ma io non ne sono altrettanto ossessionato.
Un tempo sospettavo che queste femministe fossero tali perche’ avevano subito violenze. In seguito ho conosciuto alcune donne che ne avevano effettivamente subite, e mi sono reso conto che il tipo umano NON e’ lo stesso: il tipo umano della femminista non e’ quello della donna abusata, e’ quello della donna che inventa l’abuso di sana pianta per colpire un uomo. Non credo che alcuna femminista abbia mai subito un vero abuso, penso semmai che abbiano sempre millantato di averne subiti: le donne che ne subiscono davvero prendono atteggiamenti e strade molto diverse.
Se le femministe sono incapaci di parlare dieci secondi senza nominare la parola stupro non e’ perche’ ne abbiano subito uno: semplicemente perche’ e’ l’unica accusa , l’unico reato penale di genere, cioe’ l’unico che possa venire usato a giustificazione per il loro odio altrimenti ingiustificabile , se non con la loro malvagita’ intrinseca.
Ma torniamo a bomba: l’ossessione di queste donne che venivano ad insegnare la contraccezione (e ovviamente quanto erano malvagi certi uomini) era lo stupro. Ci tennero un corso lunghissimo per spiegarci, inculcarci, martellarci un concetto: la donna non vi provoca MAI. O meglio, mai abbastanza da sentirvi autorizzati a pensare che “ci stia”.
Ora, l’erotismo ed il corteggiamento hanno un linguaggio, e come tutti i linguaggi si presume di poterci veicolare dell’informazione. E’ chiaro che se esiste la situazione materiale nella quale una donna vuole farti sapere di essere disponibile, dovra’ lanciare qualche messaggio. Il messaggio di queste signore era il seguente: quando una donna vuole farti sapere che gli piaci manda dei segnali. Ma questi segnali non ti autorizzano a pensare che le piaci.
In pratica, un segnale significava qualcosa, ma guai a pensare che significasse quella cosa. Cosi’, se una donna esce con un uomo e si mette in tiro , secondo queste signore era una libera scelta nel campo dell’abbigliamento. Molto bene. Come faccio allora ad accorgermi se una mi lancia dei segnali? Lo vedi subito: se per venire con te al cinema si mette in tiro. Facile, eh? L’ideale per dissipare la confusione nella mente di un adolescente.
A questa evidente contraddizione e alle relative domande, le signore del “consultorio familiare”, assunte su specifiche di partito e ideologizzate dalla testa ai piedi, non rispondevano mai. Ho sempre pensato che lo facessero perche’, ovviamente, non c’e’ alcuna risposta. Ma non era vero, e mi mancava la percezione di qualcosa che oggi percepisco molto meglio: la cattiveria, la malvagita’ intrinseca , l’odio verso il prossimo,  nella cultura di sinistra degli anni ’70.
La verita’ e’ che quelle signore hanno costruito e diffuso (non solo attarverso la scuola) una cultura contraddittoria e confusionaria. E lo hanno fatto apposta per produrre dei maschi inetti e confusi.La generazione di uomini che ha subito questa cultura come fattore educativo e’ stata letteralmente castrata ed e’ entrata in crisi subito dopo i trent’anni, diventando un ammasso di falliti sentimentali, divorziati nevrotici e  piagnucolosi puttanieri. E non e’ successo per caso, e’ successo per via di un odio furibondo, malvagio e  e viscerale  coltivato per anni e riversato su di loro sotto forma di “cultura” quando erano adolescenti.

Liberare le tre puttane del “consultorio familiare” dentro la scuola pubblica con la scusa dell’educazione sessuale  e’ stata una delle cose piu’ meschine che si potessero fare; per una ragione molto semplice, ovvero che si e’ approfittato della buona fede di persone giovani che tutto sommato si affidavano all’autorita’.
La domanda che mi faccio piu’ spesso e ‘: perche’ non fare una simile operazione di “educazione sessuale” dentro un luogo abitato da maschi piu’ adulti ed aggressivi , che so io, una caserma? Per una ragione molto semplice: quando il maschio e’ educato ad essere un maschio, cioe’ ad adattarsi, aggregarsi e  battersi, risponde con la violenza alla violenza e con la rabbia alla rabbia. Probabilmente le avrebbero ammazzate di botte, e nemmeno chiamare i MA.SDI(1) avrebbe potuto salvarle dalla meritata morte per soffocamento da emorraggia nasale.
Una classe delle scuole superiori e’ diversa. E’ diversa perche’ tende ad accettare l’autorita’. L’adolescente sta costruendo la propria identita’ e se viene contestato dall’autorita’ tende prima a reagire con delle domande critiche, infine con l’autocritica. E se le persone che si suppone debbano educare l’adolescente lo odiano e vogliono castrarlo, quello che si ottiene e’ un disastro.
Credo di aver evitato solo in parte, deviando altrove, quell’operazione culturale. Solo in parte perche’ comunque rimango incapace di distinguere i segnali di quel tipo. Non so se dare la colpa a loro, perche’ dopotutto nel periodo in cui uno dovrebbe imparare quei segnali , ero in altre faccende affaccendato. Del resto, se avessi imparato la loro logica, probabilmente oggi sarei archiviato alla voce “maschio in crisi” e sarei un frequentatore di bordelli.
La mia opinione e’ che si sia trattato di una operazione di odio su vasta scala, un odio senza limiti che non si faceva scrupoli di colpire i giovani. In realta’, un maschio in crisi per via della contraddittorieta’ delle richieste sociali volute dalla cultura del periodo era cio’ che volevano; il motivo era che contemporaneamente stavano insegnando la prepotenza alle donne del periodo.
Ora, stabilito che la donna sia fisicamente piu’ debole del maschio, in che modo e’ possibile insegnare la prepotenza ad una donna? E’ possibile se dall’altro lato si crea un maschio debole e confuso, che non stringe i pugni e non risponde alla prepotenza con l’unico modo possibile: il combattimento.
Perche’  un concetto e’ chiaro: quando l’uomo stringe i pugni (metaforicamente o meno)  e combatte facendo del male all’avversario, colpendo senza pieta’ e continuamente,  cioe’ nell’unico modo sensato di combattere, semplicemente vince.  E vince specialmente quando combatte in gruppo, forte di un concetto quasi assente nel mondo femminile, che e’ il cameratismo.
Qual’era l’unico modo con il quale queste donnette da quattro soldi potevano sopravvivere all’urto? Ovviamente , era quello di creare maschi incapaci di cameratismo ed incapaci di battersi. Ed e’ quello che hanno fatto.
Il problema e’ che hanno agito per troppo poco tempo, e non sono riuscite a produrre piu’ di qualche Marrazzo. Si’, parlo proprio di lui: quello e’ il tipico prodotto dell’educazione di quel periodo. Un maschio che non si batte quando riceve un sopruso, e alle prime pressioni invece di contrattaccare e tirare fuori i pugni si mette a fuggire e si rifugia in un convento prima e tra le braccia della moglie-mammina poi. Una mezzasega castrata.
Insisto su questo particolare da frequentatore di palestre ed ex praticante di rugby. Guardando i film, tutti noi pensiamo che saremmo capaci di combattere. Ed in effetti, fisicamente lo saremmo: anche se con esiti alterni il combattimento non dipende dalla tecnica quanto dall’esperienza. Ma non lo siamo, non siamo pronti al combattimento: chi e’ andato in palestra sa bene il perche’. Inibizioni. Il maschio viene inibito ad esprimere la rabbia.
La prima difficolta’ che avrete se salite sul ring o sul tatami e’ quella delle inibizioni verso la violenza e verso lo scontro. Il vostro primo errore sara’ di stare troppo lontani dall’avversario, di non mirare davvero al volto per non fare male. Questo avviene perche’ la societa’ ci ha inibiti verso la violenza: la violenza e’ come la musica; e’ come ballare davvero: dovete esprimere la vostra aggressivita’, tirare fuori quel che avete dentro, e quindi rompere delle inibizioni.
Sono le inibizioni il principale ostacolo, cio’ che separa l’uomo moderno dal combattente: una serie di inibizioni che vengono dall’educazione. Cosi’ come molti si sentono timidi ed impacciati a cantare ad un karaoke, cosi’ come molti si sentono timidi ed impacciati nel ballare da soli al centro della pista sotto gli occhi di tutti, la stragrande maggioranza dei maschi prova delle serie inibizioni al combattimento corpo a corpo. 
E’ ovvio che mano a mano che l’avversario e’ piu’ vicino  provate un senso di paura; quel senso di paura significa pericolo, ed e’ un bene. Nella Boxe, quando avete paura perche’ l’avversario e’ troppo vicino e’ il momendo di chiudersi e dei montanti e dei ganci, nel Muay Thai e’ il momento di  distanziarlo a mai geri o a ginocchiate , nel Judo e’ il momento dell’ ippon. Nel Rugby e’ il momento di abbassare il baricentro e spingere come dei dannati. O passare all’indietro. E’ un punto di non ritorno, quello in cui o fate qualcosa o subirete l’attacco.
Questo momento, il “momento del non ritorno”, non e’ solo qualcosa che riguarda il combattimento fisico. E’ qualcosa che riguarda l’intera vita del maschio : ad un certo punto c’e’ un momento di non ritorno, nel quale l’avversario e’ troppo vicino, pericolosamente vicino, e dovete scegliere cosa fare. Cosi’ come c’e’ il momento che corrisponde a quello in cui salite sul ring, o sul tatami: non potete piu’ tornare indietro, adesso dovete combattere. Se avete paura, la risposta giusta e’ : iniziate a colpire.  La risposta sbagliata e’: tiratevi indietro, chiamate l’arbitro o fuggite. Il combattimento e’ solo una metafora della vita, e quindi il maschio inibito nello scontro fisico non ha chances nemmeno nella vita. O come amava dire il mio ex maestro Flavio Monti, “se non hai mai praticato nessuna arte marziale in vita tua, non sei un uomo“.
E qui torniamo al dunque: che cosa stavano creando le femministe dell’epoca? Stavano creando un modello di donna caratterizzato prima di tutto da una grande prepotenza. Cosi’, per farlo dovevano per forza di cose produrre un maschietto castrato e inibito nei confronti dello scontro fisico, e di conseguenza inibito di fronte a qualsiasi occasione di lotta. In pratica, forse con una certa onesta’ intellettuale, avevano capito che la loro “lotta” non aveva nessuna possibilita’ di vittoria se anche l’avversario combatteva contro di loro: l’unica loro possibilita’ era di creare una nuova generazione di maschi inibiti, e il modo con cui potevano farlo era di creare un maschio inadatto , inetto nelle tre specialita’ del genere maschile, ovvero : adattarsi(2) , aggregarsi e battersi. 
E in parte ci sono riuscite: quella massa di mezzeseghe piagnucolanti che vedete in giro sono proprio il risultato di questa cultura.
Sia chiaro: non ho alcuna pieta’ per loro, e non li giustifichero’ certo per via della loro educazione. L’istinto materno non mi appartiene. Credo in quello che e’ il richiamo della foresta: se subisci una prepotenza, ti si devono gonfiare le vene del collo, ti deve venire spontaneo assalire il tuo avversario, devi avere voglia di farlo. Se non ti succede, non piagnucolare per l’educazione che ti hanno impartito: non ti sto dando una giustificazione. Se le donne ti hanno ridotto a mal partito, e’ perche’ non ti sei battuto: non solo le donne, ti hanno sconfitto. E se pensi che le regole siano contro di te, sappi che sono SEMPRE contro di te: “adattarsi” significa proprio questo. Vincere con qualsiasi regola.


Le regole di un combattimento, e quindi della vita, sono SEMPRE contro di voi perche’ presumono che qualcuno possa sconfiggervi, e presumono che sia proprio lo scopo di ogni confronto contro chiunque. La regola dice che puoi perdere, essa e’ per definizione contro di te.
Cosi’, prima che mi scrivano i soliti “padri separati” (altre mezze seghe piagnucolanti) o elementi da sbarco come il “partito del vero maschio”, sappiate una cosa: che non potete uscire dal ring. Mai. Ci siete entrati quando siete nati, e ne uscirete solo da morti. E non potrete nemmeno avere delle regole piu’ favorevoli.  Se non vincete non e’ perche’ le regole sono contro di voi, e neanche perche’ c’e’ da fare politica per riconoscere i diritti: e’ perche’ non vi battete assalendo l’avversario, facendogli del male, cioe’ nell’unico modo possibile. Dovete proprio battervi, in prima persona, giorno dopo giorno, nella vita. Contro tutti quelli che salgono sul ring contro di voi.
Potete illudervi di scappare, ma in realta’ state solo perdendo terreno, e prima o poi ve lo toglieranno tutto. Con i pugni o con qualsiasi altro mezzo, essere maschi significa questo: adattarsi, aggregarsi e battersi. E’ scritto nei cromosomi: potete andare contro i vostri cromosomi? Certo: la madre degli imbecilli e’ sempre incinta , ma mai quanto la madre di Darwin.
Cosi’ , in generale il fallimento delle femministe e’ dovuto all’aver rovinato solo una parte dei maschi. Fortunatamente non sono arrivate alla psiche di tutti.  I castrati , quelli rovinati, sarebbero anche dalla loro parte. Il guaio e’ che con quelli non ci fai la “lotta” e non vinci contro quegli altri, quelli non castrati. Gli altri maschi sono stati ingaggiati, sono stati sfidati alla “lotta”, e quindi sono scesi sul ring a combattere. E hanno stravinto: non c’e’ un solo mass media di oggi, un solo momento della cultura e della societa’ che non celebri la sconfitta umiliante inflitta al femminismo storico.
Che il combattimento sia stato fatto dagli scontri in strada o dalla dialettica sociale e culturale conta poco: il concetto e’ che la societa’  ha reagito con aggressivita’ e bellicosita’ a questa operazione culturale, ed oggi le femministe hanno perso su ogni fronte: mai come oggi il femminismo puo’ dirsi sconfitto, esanime e ormai umiliato. La societa’ attuale sta praticando sino al parossismo ogni pratica contro la quale le femministe hanno lottato venendo sconfitte, come e’ ovvio che sia per chi perde un combattimento: vae victis.
Quindi non credo che la mia opinione in merito sia cosi’ rilevante rispetto ai fatti: mai come oggi vediamo rappresentata su ogni possibile media, in continuazione, la sconfitta e l’umiliazione del femminismo; e’ il verdetto dello scontro, ed e’ l’unico verdetto che conti qualcosa.
Il problema semmai sono le vittime della cosa. Sono quei maschi che hanno vissuto queste signore e i loro “valori” nel periodo che vuole il maschio essere educato a se’ medesimo; che ne sono usciti mutilati o castrati, confusi ed in preda ad imput contraddittori. Se sentite di essere “uomini in crisi”, lasciate perdere gli psicologi. Lasciate perdere i sociologi. State lontani dalle donne “progressiste”. Avete le caserme e le palestre: dovete imparare a superare il momento in cui si sale sul tatami, il momento di non ritorno, quello oltre il quale potete solo battervi, quello in cui l’avversario e’ pericolosamente vicino, e potete solo combattere. Solo questo vi puo’ guarire dalla vostra “educazione”.
Le palestre, cosi’ come le caserme, se gestite dalle persone giuste vi cambiano la psiche: vi abituano a quel momento di non ritorno. E vi insegnano a battervi. Se imparate a battervi su un ring, il passo successivo e’ il rugby, perche’ vi insegnera’ il cameratismo e la fiducia nell’altro che combatte  dalla vostra parte.
Sono le uniche cure che mi vengono in mente: adattarsi, aggregarsi e battersi.
Certo, molti di voi penseranno che la metafora violenta sia eccesiva; forse perche’ non avete mai conosciuto delle femministe storiche. Non si puo’ discutere con quelle: vanno annientate. Cancellate.
E se avete dei problemi di coscienza, ricordate che loro vorrebbero fare lo stesso a voi. E se le lasciate libere di aprire bocca, lo faranno.
Uriel
(1) Meccanico Armaiolo – Servizio Difesa Installazione. Dei signori grossi con il manganello di legno bianco che tengono l’ordine in alcune caserme della Marina.
(2) Per adattamento si intende “vincere qualsiasi siano le regole del gioco, usandole meglio del tuo avversario”.