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Qualcuno mi ha chiesto per quale motivo i forecast sugli investimenti parlano adesso di USA ed UE, mentre prima si parlava solo di Cina, India, Brasile &co. La risposta e’ abbastanza semplice, ma sembra appartenere ad un ciclo economico periodico fondato sulla scarsa memoria dei manager che prendono le decisioni. Alla base di tutto c’e’ una semplice constatazione: “possono delocalizzare la produzione, ma non il mercato”. Cosa che si e’ sempre detta, ma che i grandi CEO stanno finalmente misurando con mano.

Non e’ la prima volta che arriva il grande boom delle economie asiatiche. Ce ne fu un altro, circa un ventennio fa, seguito puntuale dallo sboom e dai soliti titoloni “le tigri di carta erano un bluff?”. In realta’ il ciclo economico assurdo non e’ altro che un ciclo nel quale i manager europei perdono la memoria. Dimenticano il fallimento orientale precedente e decidono che “questo e’ il ventennio dell’ Asia”. Arrivano li’, investono abbestia, e quando hanno finito scoprono che a fronte di tutti gli investimenti sono usciti peggio di prima.

La prima domanda cui rispondere e’: perche’?

Faro’ alcuni esempi pratici:

Prendiamo le tecnologie LTE, che magari conoscete come “4G”. Proviamo a calcolare i bacini potenziali e vediamo che succede. In Giappone, si calcola che passando ad un nuovo paradigma (che in Giappone nuovo non e’, ma lasciamo perdere, e’ un esempio) si potranno avere 80 milioni di nuovi clienti, 130 con i clienti aziendali. In UE e USA, col passaggio al nuovo paradigma, si calcolano 600 milioni di clienti in 3 anni, circa 200/anno.

Andiamo alla Cina: i cinesi sono un miliardo, si dice. Vero. I cinesi sono tanti e non vogliono altro che vivere come noi, si dice. Vero. Le previsioni -quelle realistiche, cioe’ quelle con cui si dimensionano le reti- (1) parlano di 150 milioni di clienti in 3 anni(2). Tutti concentrati nelle grandi citta’. Quanto in Giappone.

Previsioni per l’ India? 50 milioni di nuovi clienti. Per il Brasile? 35 milioni di nuovi clienti. Interessante, vero?

Qual’e’ il punto? Il punto e’ che almeno con le grandi tecnologie, il bacino che ne gode davvero in Cina e India e’ circa pari , per quantita’ di spesa, a quello inglese. Ci saranno tanti manager in Cina, ma un manager cinese spende in TLC meno di un adolescente di Birmingham.

Allora voi direte: ma stai parlando di servizi: siccome si vendono in moneta locale e non c’e’ scambio, e’ ovvio che non sia un grande affare! Dovresti guardare le merci. Verissimo.

Prendiamo l’ auto. La CIna ha dato alle aziende europee circa 200 milioni di nuovi clienti, concentrati quasi tutti nelle citta’ e nei luoghi ad alta urbanizzazione. Il che e’ un bene. Ma per penetrare quel mercato, le aziende automobilistiche hanno praticamente sospeso il lancio di nuovi modelli in UE e USA. Ora, il risultato drammatico e’ che qualcuno ha fatto due conti, e ha scoperto che se si fosse lanciato un nuovo paradigma per davvero, come l’auto elettrica o le ibride a basso consumo,  (anche mediante spinte regolatorie di tipo ambientalista) tra UE e USA si sarebbero potuti avere quasi 400 milioni di nuovi utenti nello stesso periodo di 10 anni. E senza dividere il mercato con le industrie cinesi.

La situazione indiana e brasiliana e’ ancora piu’ tragica. Se e’ vero che c’e’ crescita, la crescita non porta i numeri che si sarebbero avuti concentrandosi sui mercati europei e americani. Che crescono meno, ma hanno profittabilita’, tutto sommato, assai maggiori.

Andiamo pure nel mercato immobiliare. Inizialmente si diceva che in Cina si sarebbero abbattute le catapecchie e tutti sarebbero andati a vivere in case nuove. Il che e’ stato vero, per circa 150-180 milioni di persone. Ma sostanzialmente, il resto della popolazione e’ rimasto cosi’ com’era. Risultato: interi quartieri, nuovi di zecca, rimasti vuoti.

Che cosa e’ andato storto? Semplice: se e’ verissimo che i cinesi sono un miliardo e mezzo e gli indiani sono un miliardo, dal punto di vista del mercato le cose NON stanno esattamente cosi’. Il ciclo economico della dimenticanza occidentale funziona circa in questo modo:

  1. Qualcuno nota che in Asia c’e’ un sacco di gente. Le persone comuni lo sanno bene, ma per il manager medio sapere dove sia Pechino e’ gia’ un successone, nella media credono che Shangai sia un gioco di societa’. E dicono “accidenti, c’e’ un mercato ENORME!”.
  2. Iniziano gli investimenti. Per i nuovi investimenti ed i nuovi mercati, il dato che tutti guardano non e’ il dato di massa, ma quello di crescita. Cresce del 10%! Cresce del 13%! E cosi’ via. I numeri poi sono quelli che sono.
  3. Alcuni non ci credono e rimangono sui vecchi mercati, prendendosi quelli che restano. Apparentemente la scelta perdente. Poi ci si accorge che non esiste piu’ l’automobile inglese, che le auto dell’est parlano tedesco e pure quelle spagnole, e che l’auto italiana parla americano. Il resto e’ tedesco. I fessi che sono rimasti.
  4. Ad un certo punto si realizza una cosa: quando si dice che gli orientali vogliono vivere come noi, si intende che tutti gli orientali vogliano farlo. In realta’ vogliono farlo SOLO il ceto alto e quello medio.Non passa loro nemmeno per la testa che anche gli altri possano avere le stesse cose. E gli occidentali scoprono di aver costruito infrastrutture per un miliardo di persone, quando i nuovi clienti saranno si e no 150 milioni. Costi enormi, ritorni che si fermano dopo pochi anni.
  5. Inizialmente si dice che comunque ci saranno cambiamenti sociali e presto le vecchie classi lavoratrici diventeranno clienti, proprio come in UE e in USA.
  6. Dopo circa 5 anni, si realizza che si tratta di societa’ assolutamente immobili, che non cambieranno MAI, ove i poveri sono artefici della propria sventura e carnefici di altri poveri, nonche’ orgogliosi di essere poveri. E che quei paesi non cambieranno mai. Solo i ricchi e il ceto medio, circa il 10-15% della societa’, ambiscono a stili di vita migliori. Ma per portare una minoranza a quei livelli, occorrono abbastanza investimenti da creare infrastrutture per TUTTI. E il costo, nel lungo termine, non vale la candela.
  7. Si torna alle vecchie certezze, per scoprire che -ahi!- chi invece e’ rimasto nei vecchi mercati adesso non soltanto ha il vecchio mercato, ma pure la forza di assalire i nuovi mercati.
  8. I manager imparano la lezione e tornano ad investire nei soliti mercati.
  9. Andranno in pensione circa 20 anni dopo, e la lezione si perdera’ perche’ i manager non educano nuovi manager. E si tornera’ al punto “1)”

Questo ciclo non e’ nuovo. E’ gia’ accaduto circa un trentennio fa, o roba del genere. Non c’e’ nulla di nuovo, se non il fatto che stavolta i media sono stati piu’ pervasivi, e anche le PMI ci hanno creduto davvero. Ma dopo 20 anni di investimenti in Cina, oltre ai cinesi e’ assai difficile capire chi ci abbia davvero guadagnato. E faccio presente che 20 anni sono, per il mondo del business, un tempo epocale. Oh, certo: cresce, cresce, cresce… ma… profitti?

LA pura e semplice verita’ e’ che se si fosse fatto molto pushing su auto elettriche ed ibride in UE e USA, e si fossero invasi i mercati togliendo i vecchi modelli di torno -e magari sfruttando leggi nuove sulle emissioni- l’Industria dell’auto non  starebbe sul consueto -20%, -30% che ha fatto negli ultimi anni. Nessuno capisce piu’ perche’ passare da un diesel ad un altro solo per entrare in centro: sono motori praticamente identici.

La verita’ e’ che ricerca e sviluppo si sono fermate perche’ si e’ pensato che si poteva vendere la stessa merda di sempre ai nuovi clienti asiatici. Peccato che cosi’ si siano sacrificati i mercati tradizionali, e che oggi i nuovi mercati non abbiano compensato le perdite.

Se anziche’ costruire inutili scemenze a Dubai o a Pechino si fosse insistito sui mercati tradizionali per la razionalizzazione delle citta’, si sarebbe ottenuto di piu’, e con meno rischi. Gli occidentali vogliono DAVVERO vivere TUTTI come ricchi.

La verita’ e’ che sui mercati emergenti si cercavano MENO competizione e MENO rischio. La roba vecchia per loro e’ nuova, e la il mercato non e’ ancora sviluppato. Cresce! Cresce! Cresce! , dicono. Ma non fa numeri. Il risultato e’ stato questo:

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Un dato interessante, misurato finalmente in termini di POSTI DI LAVORO.

Guardate bene il disastro dei settori tradizionali: sono quelli del manufatturiero. Adesso ho una domanda, signori: se la Cina, l’ India, il Brasile &co erano cosi’ meritevoli di investimenti, se erano il nuovo orizzonte, se valeva la pena affamare il ceto medio occidentale per prendere i nuovi clienti orientali, se valeva la pena sospendere gli investimenti in R&D per questo, ovvero SE LE VOSTRE VALUTAZIONI ERANO CORRETTE, com’e’ che siete rimpiccioliti?

Quel dato si sintesi mostra una cosa molto chiara: la delocalizzazione degli ultimi tempi ha portato benefici in alcuni settori che sono quasi tutti settori avanzati. Ma coloro che credevano di fare la parte dei leoni approfittando di manodopera a basso costo, in totale ci hanno rimesso.Meno manodopera, meno produzione.

E questo e’ un indicatore di quanto devastanti siano stati gli errori di valutazione: i settori che temevano di venire devastati dalla concorrenza asiatica, quelli che avevano paura di vederi immigrare torme di programmatori, di tecnici, di commerciali stranieri, di medici, di consulenti, ovvero i servizi, non sono stati toccati e sono cresciuti in termini di manodopera. Al contrario, i settori tradizionali che si illudevano di beneficiare della manodopera a basso costo, sono in mutande. Signori, sarebbe ora che foste onesti: per molto , molto meno licenziate un consulente. Sarebbe ora che ammetteste –e no, i consulenti strategici vi avevano avvisato– che avete fatto un disastro.

Avete investito nel manufatturiero dove non avevate clienti, mentre ovviamente occorreva costruire l’infrastruttura finanziaria e materiale. Il risultato e’ che se avete perso i clienti che avevate mettendo alla fame i lavoratori occidentali, ancora il lavoratore orientale che compra i vostri prodotti deve venire. Sicuramente avete trovato il ceto medio orientale e il ricco orientale che comprano i vostri prodotti: ma sono pochi, se paragonati alla massa enorme di “lavoratori abbienti” che avevate qui.

In pratica, NON AVETE LETTO I NUMERI.

Cari industriali, quelli che odiavate tanto pagare profumatamente, cioe’ i servizi (che sono la vostra fonte di spesa piu’ comprimibile) non solo sono ancora li’, ma sono ancora piu’ forti. Avete ridotto i redditi dei vostri lavoratori, e il risultato e’ che VOI oggi siete piu’ piccoli. Avete perso valore.

E cosi’ oggi il punto e’ abbastanza chiaro. Presto i BRIC entreranno in uno stato di “calma piatta”, nel senso che magari non andranno in recessione ma avendo saturato il ceto ricco e il ceto medio non cresceranno piu’. Al contrario, c’e’ una massa di americani ed europei che invece consumerebbero davvero molto se solo avessero i soldi.

Cosi’ la situazione e’ semplice: oggi c’e’ la certezza che tra UE e USA ci siano quasi 400 milioni di persone che hanno visto abbassare o crescere poco il reddito, i quali -se avessero i soldi- consumerebbero ancora di piu’. Al contrario, nei BRIC il ceto medio e’ saturo e i ricchi anche.

Quindi, e’ assai probabile che nei prossimi anni gli investimenti tornino. Il guaio e’ che potranno tornare solo su nuovi paradigmi, nell’esempio sopra l’auto elettrica, o le nuove tecnologie LTE, da cui ci si aspetta molto. Vi sembrera’ un bene, ma se ci pensate in alcuni paesi non lo sara’ affatto: se prendete i tipici mestieri legati all’auto, come il benzinaio oppure il meccanico, e considerate che nella media si tratta di mestieri assolutamente a bassa specializzazione, potete chiedervi che fine fara’ il vostro meccanico se arrivano le auto elettriche. Volete saperlo? Immaginate solo che un motore elettrico puo’ fare cinque milioni di chilometri senza perdere qualita’. E immaginate adesso quanti dei disoccupati italiani, in genere manodopera di scarsa qualita’ anche nel mondo dei braccianti, potranno beneficiare del 4G e dei servizi connessi.

Cosi’ non mi aspetto che un eventuale ritorno di investimenti in UE e USA sia foriero di nuova occupazione. O meglio: si, lo e’, ma la stragrande maggioranza di coloro che sono disoccupati in Italia non possono gia’ vivere nel mercato del lavoro attuale, figuriamoci in un mercato ancora piu’ tecnologicamente moderno e specializzato. Arrivera’ la solita torma di immigrati a scavalcare gli ultimi tra gli italiani.

Probabilmente ne beneficieranno i giovani italiani piu’ svegli, ma non vedo futuro per quello che oggi non trova lavoro perche’ “e’ troppo tecnico”. Il ritorno di investimenti finira’ con l’aumentare la richiesta di lavori ancora piu’ tecnici di cosi’.

Buone nuove, forse, ma non troppo.

Uriel

(1) Esiste una certa discrepanza tra quanto raccontano i manager agli azionisti delle telco e quanto si dimensiona in realta’. Quando si considerano 100 milioni di nuovi utenti, si dimensiona la rete per 10-20. E no, non c’entra l’overbooking o lo sharing di frequenze, e’ proprio che le sparano grosse per convincere l’azionista a scucire la grana.

(2) Mi riferisco a 4G, ovviamente. Su semplice GSM o su GPRS sono molti di piu’.