Rivoluzioni sessuali?

Mi chiedono di parlare della cosiddetta “rivoluzione sessuale”. Credo con questa espressione si intenda il movimento politico che mise al centro dell’attenzione la vita sessuale delle persone, combattendo perche’ alla sessualita’ repressa dell’epoca si sostituisse una sessualita’ piu’ eterogenea, il che alla fine ha significato compulsiva.
La prima cosa che mi ha insegnato la vita e’ che il primo punto e’ capire che cosa si vuole e che cosa si cerca. No, non e’ affatto semplice. Non e’ affatto semplice capire i propri gusti, per esempio, e si rischiano sosprese piu’ o meno sgradite.
In generale, “don’t fuck with your body”, non fate i coglioni col vostro corpo. Il vostro corpo ha una caratteristica, rispetto alla psiche, che e’ la seguente: vince sempre. Quando dico “vince sempre” intendo dire che se , per le ragioni piu’ varie, imponete alla vostra carne di fare cose che non volete fare, probabilmente riuscirete a commettere le azioni che volete.
La ribellione della carne, pero’, sara’ durissima: se vi va bene , vi troverete nel cesso di una dark-room a vomitare. Se vi va male, vi tenete anoressia, depressione, incubi notturni, bulimia, e tutta una serie di disturbi. Il vostro corpo ha una quantita’ impressionante di modi per farvela pagare cara, per una semplice ragione: ci vivete dentro.
Cosi’, per prima cosa bisogna imparare a capire che cosa vuole il blocco di carne che sta attorno al vostro cervello. Perche’ se per caso il vostro cervello si mette a ragionare e decide qualcosa che non e’, per quanto abbia ragione, si trovera’ a fare i conti con un corpo tutt’altro che semplice da soggiogare.
Qui arriviamo al dunque: permettere a politica e societa’ di interferire  decidendo che cosa bisogni fare del proprio corpo, e’ profondamente sbagliato,  in qualsiasi modo questo avvenga.

Durante il periodo universitario, ho vissuto di fronte ad un collegio femminile , a Bologna. Arrivavano in tale collegio un sacco di ragazze da ogni posto d’italia. Tra queste ragazze c’erano le “scafate” e le “meno scafate”.

Ora, qualsiasi gruppo instaura un quid unitario, ovvero una serie di caratteristiche che bisogna possedere per appartenere a tale gruppo. Il che significa che la spinta ad appartenere ad un gruppo equivale, spesso, alla spinta a possedere determinate caratteristiche. O a compiere determinate azioni.
Molte ragazze che arrivavano dalle parti piu’ varie del paese si trovavano a che fare con un ambiente universitario anni ’80, piuttosto disinibito (oggi li vedo molto ocarazze morte) e , e la pressione era quella di appartenere a tutti i costi all’insieme delle “moderne”.
Ora, appartenere a quell’insieme poteva significare due cose:
  1. Si era iniziato a far sesso gioiosamente qualche anno prima, e lo si faceva con allegra disinvoltura.
  2. In realta’ non si voleva fare, ma si trattava di una condizione sine qua non per appartenere al gruppo e non sembrare delle bigotte arretrate.
Sul primo gruppo nulla da dire, nel senso che la sessualita’ gioiosa e’ una fortuna da coltivare con arte e dedizione. Il problema era il destino delle seconde.
Le seconde si infilavano in situazioni incredibili, per la semplice ragione che giocavano sul proprio corpo l’equivalente di quei giochi stupidi americani, dove si va incontro ad un camion e perde l’ultimo che si ritira. Il problema era che li’ si infilavano nel letto di chiunque, in seguito a feste , party, eccetera, e siccome non potevano tirarsi indietro finivano a letto non tanto con degli sconosciuti, ma in una situazione che normalmente e’ considerata violenza: quella in cui lei non vuole, ma qualcosa la costringe a farlo.
Questo e’ il problema nel prendere una questione di corpo e trasformarla in una questione politica o sociale. Nel momento in cui si prende un gruppo e si pone come requisito per l’appartenenza l’aver praticato una determinata sessualita’, a prescindere dai reali desideri delle persone: si sta creando una spinta che potra’ esercitare, automaticamente, violenza.
Il problema che sta alla base di tutto questo e’ che ne’ la politica ne’ la societa’ in se’ dovrebbero occuparsi di quel che fa il singolo del proprio corpo. Ma ad un certo punto la cosiddetta “rivoluzione sessuale” ha trasformato in un’ideologia un’idea di liberta’, liberta’ che consisteva in una sessualita’ che non era libera: per essere considerata libera doveva essere varia ed abbondante, a prescindere dai desideri dell’individuo. La compulsione e’ stata scambiata per liberta’.
Sia chiaro, non ho nulla contro la sessualita’ varia, eterogenea ed abbondante; sarei un ipocrita se con la mia storia dicessi una cosa simile. Il problema pero’ e’ che (tranne quando non mi ci sono infilato da solo facendomi male) non ho mai agito per costrizione: semmai ho creduto di volere cose che non volevo.
Questo credere di volere cose che in realta’ non si vogliono e’ dovuto semplicemente al fatto che sapere che cosa si vuole non e’ affatto facile. Anche quando la societa’ ti incunea sotto un’etichetta, e’ assai difficile viverci dentro.
Supponiamo che la societa’ ti incunei nell’etichetta di bisessuale; da quel momento sembra tutto facile. Invece no; ci sono bisessuali che riescono a fare sesso contemporaneamente con uomine e donne, diciamo in trio, e bisessuali che fanno “switching” e hanno periodi in una direzione e periodi in un’altra, e anche quando si oscilla nel tempo bisogna vedere quanto doloroso sia lo switch, quanto si possa spaziare, eccetera.
Ogni volta che valutate male una di queste cose, vi farete del male. Certo  , se la vostra vita sessuale e’ immaginaria , di male ve ne farete poco. Se invece tendete a “mettere in atto”, diciamo che il rischio di trovarsi a tornare a casa con un certo senso di nausea perche’ ci si e’ ficcati in una situazione tossica e’ alto. E la valutazione e’ ancora piu’ difficile se una settimana prima la stessa cosa vi era andata benissimo, per dire.
Cosi’, passerete buona parte della giovinezza per capire voi stessi, e distinguere quel che credete di volere da quel che volete sul serio, e per acquisire la capacita’ di ascolto di se’ necessaria a capire che cosa volete in un dato momento, nonche’ l’obbedienza a se’ stessi necessaria per dire i “si” e i “no” che servono per trovarsi nel posto giusto e non trovarsi in quello sbagliato.
Ora, il fatto che passiate una ventina d’anni a sperimentare dolorosamente fa si’ che la situazione rimanga confusa; se poi ci si mette anche una societa’ che giudica e non si fa gli affari propri, che impone un’idea di liberta’ fatta di sesso compulsivo, il problema si aggrava.
Cosi’, nel mio periodo universitario molte ragazze finivano a letto con tizio/i e caio giusto quel che bastava per dimostrare qualcosa alle compagne di gruppo.  Il problema e’ che, come ho detto, il corpo si ribella e ti porta a scene che oggi ricordo con estrema compassione.
Potrei riassumere dicendo una cosa molto semplice: non si migliora la societa’ trasformando le cose proibite in cose obbligatorie, ne’ trasformando le cose deprecate in status symbol. Ogni interferenza sociale e politica nella vita sessuale e’, per me, violenza contro l’individuo ed il suo corpo. E il fatto che ci si nasconda dietro una bella parola, sia essa verginita’ o liberta’, non cambia le cose.
Non credo che ci sia piu’ violenza nel proibire che nell’obbligare, non credo sia piu’ provinciale disprezzare quella che scopa rispetto a disprezzare quella che non lo fa.
In tutti i casi, maschi o femmine che siano, gli adolescenti e i ragazzi devono gia’ uscire da un coacervo di dubbi e di false confidenze , se poi ci mettiamo anche a dare direttive arbitrarie commettiamo delle vere e proprie violenze.
Crederei in una rivoluzione sessuale se si ponesse come obiettivo quello di NON occuparsi  MAI della vita sessuale delle persone. Ma la rivoluzione sessuale se n’e’ occupata, eccome: e’ diventata prima ideologia, e poi mainstream. Il risultato e’ stato che da un lato chi voleva ma non poteva ha potuto, ma dall’altro gente che non avrebbe voluto e’ stata costretta.
Ovviamente tutti i sinistrati che ragionano “il privato e’ politico” mi diranno che la politica ha diritto di entrare nelle nostre mutande, per liberarci da questo e da quello ; la mia personale opinione e’ che non tollero nessuna violenza, pressione, imposizione, invito, ideologia.
Certo , un individuo puo’, ragionando,  arrivare a convincersi che si’, in fondo un bisessuale e’ solo un gay che non ha il coraggio di ammetterlo, tesi molto cara al mondo gay.  O puo’ convincersi che l’omosessualita’ sia una scelta, e di poter scegliere altrimenti. E’ un errore che ho gia’ visto, e che tende a scomparire dolorosamente di fronte al corpo che ad un certo punto dice “basta” e fa quel che vuole, con la catastrofe emotiva ed esistenziale che ne consegue.
Cosi’ come esistono quelli che, per ragioni politiche, si identificano con la causa gay cosi’ tanto che si infilano dentro qualche dark room, convinti che sia possibile “diventare gay”, o che sia possibile “smettere di esserlo” (con buona pace di quel cretino di Povia) , e si ritrovano poi in un cesso a vomitare.
Possiamo discutere di passera e di pisello quanto vogliamo, ma il concetto e’ che se non vi piace la passera e’ un organo tutto sommato poco espressivo, fastidiosamente umido e come se non bastasse dall’odore troppo forte, mentre se la stessa cosa vale per il pisello, se non vi piace alla fine dei conti e’ una cosa inutile e per nulla eccitante, dal sapore troppo caldo e salato, come un’acqua di mare riscaldata in padella.
E’ chiaro che per quanto possiate sforzarvi o abbassare il livello di coscienza (che gia’ si abbassa per via dell’eccitazione), o con l’aiuto dell’alcool, o di qualche droga come il popper, il vostro corpo se ne ricorda e prima o poi ve la fa pagare; il senso di violenza che pensate di aver sorvolato rimane dov’e’ come un macigno in mezzo alla strada, e vi costringere a vivere in avanti perche’ avrete paura di guardarvi indietro  e vedere tutti i macigni che avete dietro.
Morale della storia; che siate donne o uomini , che vi piaccia la passera o il pisello , lasciate perdere le rivoluzioni e non credete a chi vi dice che il privato sia politico, sono tutte cazzate con le quali i politici si vogliono infilare nelle vostre mutande e prendere il posto dei preti.
In realta’ l’unica cosa che volete e’ fare quel che vi fa stare meglio in quel momento, e specialmente quello che fi fara’ stare bene quando , nel futuro, vi girerete indietro: avere una memoria che non si ha il coraggio di consultare e’ una cosa che non consiglio a nessuno.
Non credo, personalmente, nelle rivoluzioni sessuali. Non credo che un movimento politico abbia il diritto di entrare nella sessualita’ o nella vita affettiva delle persone, sia l’arci gay con tutte le sue compulsioni , sia forzanuova con le sue repressioni.
Sono meglio le compulsioni o le repressioni?
Personalmente le trovo egualmente violente, ed egualmente condannabili. La liberta’ non e’ una quantita’ di cose che potete o dovete o non potete o non dovete fare; e’ semplicemente l’opinione che avete delle regole che la societa’ vi impone.
Va da se’ che nel campo sessuale il giudizio sulle regole cui dovrete soggiacere discendera’ dalla felicita’ che voi stessi avete conquistato costruendo uno spazio ove siete liberi e felici.
Quello che impari facendoti male e’ che in ultima analisi la situazione migliore per una scopata richiede quella che definisco la fiducia fisica, il momento in cui decidete “va bene, vai avanti, mi fido, sei ok”. E no, non e’ un discorso che vale solo per le donne, anzi: un modo di dire nel mondo della stregoneria simbolica dice una cosa che e’ verissima:

Alle donne ferisci lo spirito colpendo il corpo, agli uomini ferisci il corpo colpendo lo spirito.

Il che e’ verissimo ; per le donne la brutta esperienza che porti ad un senso di indegnita’ fisica e’ un colpo che arriva direttamente all’autostima e ha effetti devastanti sulla personalita’, per gli uomini il colpo all’autostima e’ devastante sul piano fisico e puo’ portare ad effetti devastanti anche sul corpo, come problemi di erezione, ed altro.
Cosi’ chi viene penetrato ha bisogno di potersi fidare e di poter dare luce verde con serenita’, senza timore di incomprensioni o abusi,  d’altro canto chi penetra deve avere la confidenza di potersi esprimere abbassando la guardia, perche’ non arriveranno “mazzate” proprio nel momento in cui si esprime abbassando la guardia emotiva.
Col tempo si impara, qualsiasi sia la condotta sessuale che si tiene, a selezionare. A creare uno spazio privato nel quale si accetta sempre e solo una cerchia, una persona o molte persone, verso le quali c’e’ fiducia fisica (tipicamente del soggetto penetrato) e accoglienza affettiva (tipicamente da parte del soggetto che penetra) .
Tutto questo non fa parte di alcuna ideologia politica ne’ di alcuna morale sessuale; in entrambi i casi si consiglia una condotta impersonale, che si pretende essere buona per tutti ; che in realta’ non lo e’ per nessuno.
Cosi’, della “rivoluzione sessuale” ho la stessa idea che ho della “repressione sessuale”: alla larga da entrambe. Di gente che sale in cattedra pretendendo di sapere cosa dovrei fare a letto (e con chi ) ce n’e’ troppa, e sbagliano tutti.
Non per quel che dicono di fare, ma perche’ dicono cosa fare.
Uriel