Rituali fiscali.

A volte mi stupisce di come gli stessi stupidi rituali riescano ad illudere ancora la cittadinanza italiana. Facciamo un esempio, quello delle famigerate riforme di cui il paese avrebbe disperato bisogno. Il rituale e’ sempre lo stesso: c’e’ un’emergenza, bisogna rimettere a posto i conti e poi il paese. Si rimettono a posto i conti, chiedendo soldi ai cittadini, e poi quando si tratta di cambiare il paese, il governo si indebolisce e crolla. E via, alla prossima pelata.  Un esempio e’ il dibattito sulla Cassa Integrazione.

Premetto che ho il dente avvelenato a riguardo. Come ho gia’ raccontato, a casa mia ci siamo fatti sette anni di fame per colpa di questo meccanismo perverso, per colpa dei “sindacalisti” che “difendono i lavoratori” e tutta la merda che ci gira. Quindi, la mia visione e’ che prima si arriva alla fine di quel meccanismo , e prima in Italia avrete una merda in meno.

Come funziona di fatto la cassa integrazione?

In teoria, ovvero in un mondo perfetto, l’industriale che vede calare il lavoro al punto di non poter mantenere i dipendenti deve chiedere ai sindacati una relazione , con la quale poi chiedera’ al governo una integrazione per pagare i dipendenti stessi. Se il sindacato dice “l’azienda e’ ben condotta ma purtroppo il lavoro e’ calato, si tratta di una misura per passare la nottata” allora la domanda va avanti, e per qualche tempo lo stato paga lo stipendio al lavoratori, i quali lavorano (o meno) in fabbrica e rimangono dipendenti.

Questo , in un mondo perfetto. In italia succede qualcosa di diverso.

Succede che quando un’azienda viene mal gestita, piu’ o meno in accordo o con la complicita’ dei sindacati, arrivi il momento dei tagli. A quel punto, si nota che comunque per esistere l’azienda ha bisogno di qualche manodopera, e che neanche usando le tecniche di schiavitu’ note (il lavoro atipico) si possa sostenere la spesa. L’azienda e’ tecnicamente fallita, perche’ non puo’ far fronte ai costi fissi.

Spesso per ottenere questo stato apparente l’industriale apre una seconda azienda intestata alla moglie, o all’estero, e devia gli affari li’, almeno apparentemente. Oppure fa degli investimenti spropositati per una infrastruttura inutile, che poi risulta come ammortamento. Se siete in cassa integrazione non ho quasi bisogno di chiedevelo:  poco prima di andare in crisi, l’azienda aveva fatto investimenti, tipo nuovi capannoni o nuove macchine, e sembrava dovesse spaccare il mondo. Sbaglio?

Ma a quel punto si puo’ fare una cosa. Pagando il sindacalista , facendogli regali o altro, si puo’ convincerlo a stilare una relazione che porti il governo a concedere la cassa integrazione. In realta’ il lavoro non e’ calato, e si potrebbe far fronte alla cosa tagliando costi inutili, smettendo di caricare lo stile di vita degli industriali nel bilancio aziendale, e cosi’ via. Ma il sindacalista non vedra’ tutto questo , guarda caso, e dichiarera’ che la crisi e’ dovuta al calo di lavoro (e non deve portare particolari prove, basta che l’industriale abbia aperto un’altra azienda e deviato li’ il lavoro , e si verifica un calo apparente) , e quindi vuole che lo stato finanzi.

Che cosa succede allora? Succede che lo stato paga una percentuale (sino all’ 80%) degli stipendi dei lavoratori. I lavoratori continuano (o meno, dipende dalla situazione) a lavorare come stagionali, se serve e quando serve. Un tempo le percentuali di lavoro e le percentuali di cassa integrazione erano completamente a discrezione dei sindacalisti e dei titolari. Oggi, andando in tribunale (ah ah ah: il tribunale impiega, per decidere, piu’ di quanto duri la cassa integrazione) il lavoratore puo’ imporre la rotazione “round robin”. Quanto funzioni non lo so.

All’epoca, a seconda  delle antipatie e delle posizioni politiche dei lavoratori stessi, i sindacalisti e i sindacalizzati lavoravano di piu’ e avevano piu’ ore di integrazione, gli altri ciccia. Nelle fabbriche di una certa dimensione (nel caso di mio padre, circa 300 operai) , queste preferenze venivano abusate al punto che il sindacalista aveva un ufficio…  col divano. Ho detto tutto.

Ovviamente, prima di chiedere la cassa integrazione, i sindacalisti ricevevano delle promozioni e degli aumenti di stipendio. Tanto, avrebbe pagato lo stato.

La cassa integrazione allora arrivava agli industriali come rimborso. Cosi’ essi stampavano le buste paga, non le consegnavano, o le davano alla RSU “puoi cortesemente consegnarle tu ?” ma si facevano rimborsare . Cosi’ pagavano in enorme ritardo, godendo dei rimborsi addirittura prima di pagare. All’epoca non c’erano conti correnti, e spesso lo stipendio era un assegno circolare che poi i lavoratori si facevano cambiare in qualche modo.

Il risultato di questo meccanismo era , ed e’, molto semplice:

  • Il titolare dell’azienda si fa pagare i dipendenti dallo stato. Continua a lavorare come prima, avendo cura di stornare un poco di ordinativi ad una seconda azienda (magari intestata alla moglie)  per far apparire una crisi. In pratica, lo stato gli mantiene parte dell’azienda.
  • Il sindacato ha un potere enorme nei confronti dell’azienda. Di fatto, dipende dalla relazione sindacale l’assegnazione dei soldi. In quella fase, la trattativa, i sindacalisti ingrassano, intascano tangenti, regali, e per tutto il periodo che segue di fatto sono i caporali dell’azienda.
  • Il lavoratore vive in miseria. Il meccanismo del round-robin e della rotazione del lavoro fa si che raramente arrivi di nuovo allo stipendio pieno. Per farlo deve scendere a compromessi coi sindacalisti, ma spesso non riesce ugualmente.
  • Poiche’ la cassa integrazione va come rimborso all’azienda stessa, pagando in ritardo  i dipendenti l’azienda ha cash flow di soldi pubblici.
  • Uno dei metodi piu’ diffusi per creare un’azienda bisognosa e’ quello di fare un investimento spropositato che poi viene ammortizzato cambiando il rapporto tra EBT ed EBITDA. Alla fine della cassa integrazione, di fatto l’investimento e’ pagato a spese dello stato. A spese di anni di miseria e suggezione dei lavoratori.

Come vedete, ha ragione il ministro Fornero: e’ una misura che beneficia gli industriali, i sindacati,  e solo marginalmente i lavoratori. L’industriale evita di chiudere o di ristrutturare l’azienda. Il sindacato acquisisce un potere enorme. Dopo pochi mesi di cassa integrazione, i lavoratori che non se  ne sono andati sono tutti iscritti al sindacato, se ci fate caso.

Non per caso i contrari alla soppressione di questo meccanismo infame sono proprio Confindustria e CGIL.

La Fornero preferisce cioe’ creare un sistema di sussidi per il quale i soldi vadano direttamente ai lavoratori: l’azienda fallisce? Bene, fallisca o venda. Se questo implica licenziamenti, con quei soldi si paga un sussidio ai lavoratori. Per sindacati e industriali, ciccia. I sindacati perche’ non si suppone siano beneficiari del welfare, gli industriali perche’, ovviamente, se come dice Milton Friedman non hanno responsabilita’ verso la societa’, tantomeno possono aspettarsi che la societa’ abbia responsabilita’ verso di loro.

Questa e’ una delle riforme che POSSONO cambiare il paese, quello che oggi e’ il vostro paese ma non piu’ il mio. Non e’ possibile che un industriale di merda  possa farsi pagare gli investimenti dallo stato semplicemente alleandosi con un sindacato di merda, e gli industriali bravi invece soffrano della fine del credito, debbano risparmiare e fare solo gli investimenti che si possono permettere. Confindustria blatera tanto di meritocrazia e liberismo, ma alla fine sostiene gente che si fa pagare gli investimenti a babbo morto , dallo stato.

Con la contrazione del credito, c’e’ poco da illudersi: gli industriali faranno un uso massivo della cassa integrazione. Non per nulla la Camusso ha gia’ detto che la cassa integrazione non si tocca perche’ ci sono 800.000 lavoratori da mantenere. Da mantenere al lavoro: l’azienda lavora, lo stato gli paga i dipendenti. Se consideriamo che occorrono almeno 15 dipendenti per accedervi , nella peggiore delle ipotesi sono 53.000 e rotte aziende. Aziende che dovrebbero chiudere o vendere ad industriali piu’ bravi, e che invece rimarranno aperte, godendosi una fetta di mercato -immeritata- , facendo una concorrenza scorretta a chi i dipendenti se li paga, e tutto a spese del contribuente, specialmente l’industriale che paga la quota.

Se vogliamo parlare di queste “magiche” riforme di cui si blatera da tanto, ebbene questa e’ esattamente una di quelle che servono. Ho una pessima opinione del governo Monti, ma questa serve.

Ma la luna di miele e’ gia’ finita: una volta finita l’emergenza conti -mediante nuove tasse al cittadino- adesso dovrebbe partire la “fase due”. Ma la fase due, come e’ gia’ successo millanta volte, non partira’ MAI.

Quello che vedrete e’ il governo Monti indebolirsi, venire invischiato, ritardare sulle date, finire paralizzato, e poi morire.

Perche’ il copione e’ sempre lo stesso: ci sono da fare due cose. Rimettere in ordine i conti e poi cambiare le regole. Finche’ si rimettono a posti i conti a spese del popolo bue , ci sono solo applausi. Bravo il governo coraggioso che prende misure impopolari. Il corriere, blog della finanza italiana, esulta. La stampa e il Sole, blog dei grandi industriali e di confindustria, esultano. Repubblica, blog di De Benedetti, esulta. Ma quando il bilancio sembra a posto, la fase due non arriva mai.

Non e’ arrivata con Prodi, i cui tesoretti si sono fermati cosi’ : quello per lo stato ok, quello per le industrie ok, quello per le famiglie… cade il governo. Non e’ arrivato con Tremonti: severissima disciplina di bilancio contro lo stato sociale ok, contro la pubblica amministrazione (che poi hascaricato sul cittadino) ok, … sgravi alle famiglie… governo ko.

Sempre lo stesso copione, e specialmente SEMPRE GLI STESSI APPLAUSI.

Un popolo che non si accorge di essere preso in giro sempre con lo stesso trucco: il problema di bilancio e di riforme viene lasciato marcire senza fare nulla. Poi arriva -sempre dal bilancio- l’emergenza. Un nuovo governo arriva  e dice “stavolta e’ la volta che cambiamo TUTTO, giusto il tempo di mettere a posto il bilancio e poi vedrete” . Ma dopo aver messo “a posto” il bilancio, a suon di sacrifici, “guarda caso” arrivano i politici. E Bersani non si diverte piu’ con Monti, e il PDL lo soffre un pochino, e Confindustria lo guarda perplessa e si allea coi sindacalisti -che fino al momento prima erano i nemici dell’articolo 18- per tenere la cassa integrazione. E cosi’, prima che arrivi la “fase due”, il governo finisce nel nulla.

Tanto il bilancio e’ “a posto” (per ora) e se ne riparla alla prossima emergenza. Quando arriveranno di nuovo con la soluzione in due fasi, di cui si attua sempre e solo la prima.

La sola cosa che mi deprime e’ che sta merda funzioni, che funzioni sempre allo stesso modo, e che nessuno abbia la memoria o la lucidita’ di notare CHE LO SCHEMA E’ SEMPRE QUELLO.

Uriel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.