Ristrutturazioni.

Nello scorso post (quello sull´apocalisse maleducata) sono stato accusato di avere una visione “moralista” dell’economia. Il che e’ strano, perche’ si tratta del fenomeno opposto: ritenere che il mercato si regoli, come se sentisse il dovere di funzionare al meglio, e’ moralista. Dove sta scritto che un ente non umano debba, per qualche motivo, essere soggetto ad una spinta intriseca che produce il benessere umano?

Se andiamo sul piano della filosofia morale, affermare che il mercato sia capace di autoregolarsi (producendo quindi condizioni umanamente desiderabili) equivale ad affermare che il sole sia retto dalla necessita’ di far crescere i fiori nei nostri giardini. Semmai, e’ il contrario: sono i fiori nei nostri giardini che hanno la necessita’ di inseguire lo stato del sole.

L’ipotesi centrale, quella di antropocentrismo, e’ quella che vede l’universo fisico al servizio dell’uomo, oppure soggetto a spinte “naturali” che lo porterebbero a soddisfare i desiderata umani. Cosi’, e’ di gran lunga piu’ moralista affermare che il mercato si autoregoli (al fine del bene umano), piuttosto che affermare che un consumo piu’ oculato sia automaticamente un bene per il mercato.

In ultima analisi, il mercato nasce per via della necessita’ di distribuire le risorse: faccio notare quindi che si’, l’intento del mercato e’ morale, perche’ e’ uno strumento che nasce dall’intento di garantire condizioni economicamente eque alla maggioranza della popolazione.

Il mercato, cosi’ come la societa’, nasce con un preciso intento morale che e’ quello di distribuire i compiti (la societa’) e di distribuire le risorse (il mercato).  Di conseguenza, e’ possibile affermare che gli obiettivi del mercato siano di tipo morale. Non e’ invece possibile affermare che, avendo scopi di tipo morale, il mercato sia regolato automaticamente da leggi morali: il compito di fare questo spetta comunque al legislatore umano.

E qui siamo al punto:  quello che si e’ dimenticato e’ che garantire il benessere a quantita’ di persone piu´alte possibile sia uno scopo del mercato, e non la sua intima costituzione fisica. In definitiva, poiche’ garantire benessere e’ lo scopo del mercato e regolarlo in tal senso e’ un compito della societa’, va da se’ che la regolazione del mercato vada confrontata con la distanza tra i risultati ottenuti e obiettivi prefissati.

Attualmente, il legislatore ha fallito, e non sembra capace di partorire delle regole che portino il mercato a lavorare verso gli obiettivi prefissati, quello che occorre fare e’ cercare una forza regolatrice che sia in grado di dettare le leggi che mancano.

Ora, un mercato risente principalmente di due forze: domanda ed offerta. L´offerta, come abbiamo visto, e’ facilmente drogabile mediante una scellerata politica del credito, che porti le aziende ad investire in direzioni che non siano quelle per le quali si e’ creato il mercato.

Faccio un esempio: in un mondo che necessita di vestiti, una piccola fabbrica che ne produce 10.000 all’anno non dovrebbe avere problemi a venderli. Il probiema viene quando anziche’ produrre vestiti inizia a produrre moda: la “moda” infatti e’ relativa agli stili di vita. Un paio di scarpe, per la stragrande maggioranza delle persone del pianeta, deve essere robusto, impermeabile, comodo. Solo in occidente ed in altri pochi posti e’ possibile vendere un paio di sandali di Dior con un tacco da 12. E’ chiaro che , in questo caso, la nostra preziosa fabbrica di scarpe “trendy” abbia scelto di restringere di un fattore 100 il numero di possibili clienti.

Ora, sul piano puramente valutativo tale scelta e’ suicida: un’azienda che sceglie di avere MENO clienti e’ un’ azienda che fa una scelta piu’ rischiosa. Non solo avra’ piu’ concorrenza, ma ha scelto di rinunciare ad una parte della domanda. Il credito, comunque, dovrebbe tener conto di questo rischio maggiore.

Perche´, invece, in occidente un’azienda che fa lusso per poche persone viene finanziata ancora piu’ di una che fa beni per gente comune? Perche’ il meccanismo del credito (e del rischio) e’ evidentemente drogato.

Poiche’ oggi il problema del credito come meccanismo distorsivo e’ impossibile da affrontare, perche’ manca un impianto logico e un’ideologia che possa dirci come farlo.

E’ evidente, invece, che il mercato possa essere guidato attraverso qualcosa di cui abbiamo il controllo, ovvero la ristrutturazione della domanda. Posto che non si possa regolare agevolmente l’offerta, infatti, l’unico fattore che rimane sotto controllo e’ la domanda.

Perche’ dico che la domanda sia sotto controllo?

Per due principali ragioni:

  • La domanda risente dei disastri. Ogni volta che il mercato imbocca una strada sbagliata, il meccanismo di reazione che entra in gioco e’ la contrazione o la rimodellazione della domanda. In questo senso, se l’offerta viene drogata verso il lusso, la domanda che risulta dalla crisi che si otterra’ non fa altro che ridurre i consumi nel settore del lusso. Cosi’ se e’ possibile per Deutsche Bank nascondere le perdite per via di una legislazione ad hoc, non sara’ possibile farlo per il consumatore. E in qualche modo la domanda (a differenza dell’offerta) presentera’ il conto. Anche drogare la domanda, come si e’ fatto, ha solo al conseguenza che il conto da pagare si accumula come indebitamento delle famiglie, le quali tagliano ancora i consumi per sostenere il rientro dei debiti.
  • Possiamo tassare i consumi. Esistevano delle tasse maggiori sui beni di lusso, e possono tornare. Possiamo modulare la tassazione sui consumi per ottenere i consumi che vogliamo, e con una tassazione adeguata sui consumi, che prioritizzi (detassando) alcuni consumi su altri, possiamo ottenere una diversa distribuzione della domanda. Ottenendo quindi una diversa distribuzione dell’offerta, poiche’ tale offerta non fa altro che inseguire la domanda.

Una delle conseguenze dello scollamento tra domanda ed offerta e’, per esempio, la penetrazione di prodotti cinesi e stranieri in Italia. I prodotti cinesi non sono niente di speciale: essi sono semplicemente “scarpe” e “vestiti”. Quando pretendono di inseguire la moda producono imitazioni, per una semplice ragione. Ovvero che non e’ il loro core business produrre moda.

Anni fa, si decise che la risposta dell’industria italiana alla nuova economia globale sarebbe stata “il lusso”. Il che e’ stato indubbiamente fatto, dimenticando pero’ una cosa: che lasciando il resto del mercato , si stava lasciando IL 90% del mercato.Quello che si e’ fatto e’ stato decidere in che modo rimodulare l’offerta, passando al lusso, senza chiedersi quale fetta di mercato si stava lasciando colonizzare ad altri.

Poiche’ alla fine il mercato rimane guidato dalla domanda, il risultato e’ stato che mentre le imprese italiane continuavano a vincere nel settore del lusso, continuavano a perdere nel settore dei consumi familiari. L’errore non era di strategia qualitativa, bensi’ nella strategia quantitativa, ovvero nel dimenticare che il 90% del mercato italiano NON sia un mercato del lusso, ma al massimo un mercato dell’ appariscenza.

Restringendo l’offerta al semplice lusso, non si e’ perso il condizionamento della domanda, che si e’ rivolta altrove. Il credito avrebbe dovuto reagire a questa decisione spostando il credito dalle azience che si accollavano piu’ rischi (quelle che lavoravano sul lusso, con molta concorrenza e poca domanda) alle aziende che invece si occupano del mercato mainistream: con meno concorrenza e specialmente piu’ domanda. Questo non e’ successo perche’ il credito era drogato, con le conseguenze che vediamo: oggi che le PMI italiane vorrebbero tornare indietro e tornare al mercato mainstream, scoprono che e’ gia’ occupato e pieno di sottomarche che ormai trovano il gradimento del pubblico.

Cosi’ una cantante mediocre puo’ creare una linea di moda e  prendersi una fetta di mercato mainstream, e quando un gigante del lusso decide di rivolgersi nuovamente al mainstream scopre che e’ gia’ occupato da un altro brand, dal blasone ben piu’ discutibile, che pero’ ha lavorato mentre il gigante del lusso guardava altrove.

Il mio discorso sulla crisi, quindi, e’ questo: che sia morale o meno, il mercato e’ condizionato pesantemente dalla domanda, e specialmente dalla domanda. Illudersi di poterlo condizionare con l’offerta significa illudersi di poter guidare anche la domanda: se e’ stato possibile e’ stato perche’ CONTEMPORANEAMENTE si e’ dato credito all’azienda che produceva lusso E al cliente che lo comprava, facendo in modo che la domanda inseguisse l’offerta.

Il crollo del mercato del credito, pero’, non ha ancora prodotto la ristrutturazione dell’ offerta: le aziende che producono lusso, (i brand consolidati) sono ancora in piedi e le carte di credito sono (non si capisce come facciano, ma prima o poi lo capiremo. Dolorosamente) ancora in piedi.

Quello che fortunatamente si e’ spento, pero’, e’ il credito verso il cliente. Cosi’, poiche’ e’ venuta meno la possibilita’ di drogare la domanda, l’offerta si trovera’ nella condizione di essere inadeguata, oppure di dover cambiare.

Ovviamente, c’e’ il modo di velocizzare questo processo, che e’ il ritorno di una tassazione punitiva sul lusso e sugli acquisti a credito , la quale tassazione aiuterebbe ad una piu’ veloce ristrutturazione della domanda.

In definitiva, quindi, penso che lo strumento fiscale sia (e possa essere ancora di piu’ in futuro) un ottimo strumento di controllo del mercato: modulando il sistema fiscale e’ possibile rimodulare la domanda, e rimodulando la domanda si ottiene giocoforza di rimodulare l’offerta, e quindi gli investimenti, e quindi, ancora una volta, il credito.

Anche se questo ha il suono amaro dell’Apocalisse del mercato: nuove tasse.

Uriel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.