Quanto costa vivere a Roma?

Siccome sta uscendo la vexata quaestio dello stipendio dei grillini, e di frasi infelici tipo “ma quanto costa vivere a Roma”, credo ci sia una vasta incomprensione riguardante i meccanismi di carriera sociale che sono implicati dalla carriera politica o aziendale. Qui  andro’ sul personale, nel senso che la precisa opinione che ho e’ la stessa che mi ha spinto a scegliere la “carriera da tecnico” anziche’ quella gestionale.

Faccio un passo indietro. Iniziai come tecnico puro, ma all’epoca esisteva la “Mission”, una specie di moda che comprendeva chiunque e che consisteva nel misurare, ad ogni quarter , quanto avevate fatto guadagnare all’azienda. Esisteva una mission individuale, una mission di squadra, e quindi come tecnici vi affidavano anche un “canale” commerciale, di solito sfigato, che dovevate seguire.

Sul serio, anche la popputa receptionist aveva una “Mission”, anche se non ho mai capito quale fosse. I riparatori di hardware avevano la mission di vendere giornate di installazione in loco o far consumare al cliente quelle che aveva comprato, e cosi’ via. Io avevo la mia, ovvero i soldi guadagnati dai progetti ove partecipavo, piu’ un canale di vendite considerato “sfigato” (ero il niubbo al primo lavoro).

Poiche’ si era nel mezzo di un boom della new economy, e si vendeva praticamente qualsiasi cosa sapesse di tecnologia, il mio canale “sfigato” superai il miliardo di lire – i clienti venivano letteralmente a cercarmi – ed ebbi qualcosa come un premio del 6%, il che significa qualcosa come 75 milioni di lire dell’epoca. Di premio. Cioe’ oltre lo stipendio. Parliamo del 1997.

Ora, voi direte: avrai messo da parte un sacco di soldi. La risposta e’ no. La risposta e’ no perche’ c’era la fregatura. La fregatura consisteva nel fatto che per sostenere quel tipo di vita sociale che il lavoro richiedeva occorreva presenziare un certo numero di eventi sociali.

Se considerate nel conto che occorreva vestirsi di consegenza , avere un certo numero di gadgets, andare a zonzo “fuori orario”, il che significa che i vostri amici diventavano i vostri clienti e 3/4 del business veniva fatto nel corso di incontri “tra amici”, il risultato e’ che dovevate fare lo stesso stile di vita di un dirigente dello stato, o di una grande azienda di stato.

Il risultato e’ che sommando tutti gli effetti collaterali di questo stile di vita, teoricamente “spese personali” ma in pratica spese di lavoro (non ci avevo mai tenuto troppo all’amicizia di alcuni baroni, preferivo i miei di amici) , il risultato era che l’azienda mi dava un sacco di soldi, il 90% dei quali finiva a pagare le conseguenze dello stile di vita richiesto per sostenere una vita sociale “aziendale”, che essendo fuori dai normali tempi e luoghi di lavoro sembrava privata, ma era in realta’ aziendale.

Cosi’, se mi aveste chiesto quanto costasse vivere a Milano, la mia risposta sarebbe stata che con una media di otto milioni di lire al mese, nel 1997 ce la facevo appena. Ovviamente adesso vi scandalizzerete, e lo capisco benissimo. Lo capisco perche’ mi scandalizzai anche io, e capii che in realta’ tutti quei premi non erano altro che note spese mascherate.

Se io avessi potuto scaricare come nota spese per l’azienda le spese per i vestiti, (ricordo il costo terrificante – per me che avevo fatto l’universita’ lavorando e avevo dovuto contare le cento lire – di una borsa di cuoio da viaggio ) , l’80 di quello stipendio enorme sarebbe stato classificato come nota spese, e in realta’ avrei calcolato che stavo guadagnando piu’ o meno due milioni di lire.

Se avessi tenuto lo stile di vita da studente (uno-due vestiti buoni per esami e occasioni, un appartamento da studenti, uso di treni e autobus, etc) di quegli 8.000.000/mese di media mi sarebbero rimasti circa … 6.000.000 di lire. E quindi, il mio costo orario sarebbe stato molto alto.

Se io avessi scaricato tutto quanto era “meno formalmente ma molto fermamente” richiesto per quel lavoro come spesa di lavoro, sarebbe stato chiaro che il mio stipendio era di 2.000.000 circa e gli altri 6.000.000 erano spese di lavoro.

Solo che ragionando cosi’, era ingiustificabile la quantita’ di TEMPO. Se sei pagato 8.000.000/mese, e lavori 14 ore al giorno per 6 giorni su 7, lavori 336 ore al mese, e la media e’ di 24 euro/ora. Ma se sei pagato 2.000.000/mese piu+ spese, e lavori 336 ore al mese, stai lavorando per 5.000 euro l’ora.(parlo di netti).

Capite rapidamente la trappola.

L’azienda , sotto forma di scintillanti eventi sociali, si prendeva altre 6 ore della mia vita oltre al lavoro. Ma non lo faceva ufficialmente, erano inviti di clienti/amici. Poiche’ non era ufficialmente lavoro, le spese relative non erano contabilizzate come nota spese, ma come spese personali. Lo stile di vita che serviva per sostenere quel ritmo a sua volta costava, perche’ non potevate piu’ dividere un appartamento con altri lavoratori se poi andavate a trattare un bestione con 256 CPU da qualche miliardo di lire, quindi dovevate avere un appartamento vostro, anche per varie ed eventuali (sempre legate alla vita sociale), e blabla.

Se fossi rimasto con uno stile di vita normale e avessi fatto il mio normale ciclo di spese, quegli 8.000.000/mese sarebbero stati un fiume di soldi che non avevo  mai visto prima. Ma con quello stile di vita, erano appena sufficienti. Solo che mi costava 14 ore al giorno di lavoro, di cui 5/6 erano mascherate da vita privata, peccato che tutti gli attori in gioco fossero clienti o fornitori o colleghi.

Cosi’, facendo due conti, succedeva che:

  1. L’azienda in media mi dava, netti, circa 8M/mese.
  2. L’azienda mi costringeva informalmente ad uno stile di vita del costo di 6M/mese.
  3. Il tempo totale speso era di 14 ore al giorno, di cui 6 ufficialmente private , in realta’ aziendali.
  4. La mia tariffa netta oraria scendeva sotto il mio precedente stipendio di buttafuori non appena io mettevo entrate e uscite nelle voci giuste.

Va da se’ che decisi una cosa: avendo ~2M e lavorando solo 8 ore al giorno, la mia tariffa oraria sarebbe “aumentata”, e avrei avuto sei ore al giorno per me, e non per andare in posti di cui non mi fregava un cazzo, parlare di cose di cui non mi fregava un cazzo con persone che avrei preferito seppellire, e cosi’ via.

Ovviamente, chi ha un lavoro piu’ modesto a MIlano sara’ inorridito. Come sarebbe a dire che ce la facevi appena con 8M al mese? “Io vivevo con un milione e due, direte”.

Lo so. Mi trovai catapultato in quel mondo provenendo dal mondo degli studenti,  cioe’  dividendo l’appartamento, usando mezzi pubblici e facendo dei lavoretti, e cosi’ campavo anche con meno, ve lo assicuro. (lo so, io non avevo famiglia ed e’ diverso. LO SO).

Il problema e’ che vi trovavate un ambiente nel quale per non essere fermati all’ingresso di un locale quel milione e due dovevate averlo addosso sotto forma di giaccone di pelle. E poi c’era il vestito.  E quel cazzo di locali non li fanno certo dove arrivano i mezzi pubblici. E non ci andate di sicuro con l’utilitaria.

Passai da un senso di esaltazione totale ad un senso di “fermati. Qualcosa non quadra. Ti stanno fregando” a “ho capito la fregatura” in circa due anni. A 29 anni mi misi in proprio e decisi di regolare io il rapporto tra lavoro, spese, vita privata e tempo. Tutti i miei nuovi amici erano colleghi, fornitori o clienti, e tutto il mio tempo da sveglio lo passavo con questi “amici”.

Ma in quei due anni capii una cosa: se il bilancio economico viene fatto con sufficiente precisione, quasi nessuna carriera aziendale ha senso economico, perche’ se si classificassero come “spese di lavoro”, tutte le spese che non avreste mai fatto se non aveste fatto quel lavoro, un manager spesso guadagna meno dei suoi sottoposti.

Qualcuno mi dira’ che non considero il “valore” di vivere in un bell’appartamento in un bel quartiere, di girare con una macchina ” che fa  rappresentanza”, di girare con vestiti costosi, e tutto quanto che, pur venendo acquistato sotto la spinta esclusiva del lavoro, io usavo per me, 24 ore al giorno. 24 ore al giorno “per me” secondo voi, perche’ con quello stile di vita, “per me” non esisteva , se non la domenica pomeriggio.

Peccato che di quelle 24 ore , le ore “per me” fossero cosi’ poche da annullare ogni vantaggio: siccome mi restava di fatto mezza domenica, se avessi voluto affittare un’auto per quelle poche ore, mi sarebbe costata comunque meno. E la cosa incredibile e’ che in quella domenica pomeriggio se c’era una cosa che NON volevo fare era proprio fare quel genere di vita.

Adesso andiamo alla frase dei grillini, “con 5.000 euro a Roma non ce la faccio”.

Dipende dallo stile di vita che fate. E dipende dallo stile di vita che il ruolo istituzionale vi costringe a fare.

Sicuramente esistono famiglie che a Roma vivono con molto meno di 5000 euro. Lo so. Immaginate la faccia di mia nonna, che all’epoca aveva una pensione di 700 mila lire, quando le dicevo che non ce la facevo con otto milioni. So tutte queste cose, perche’ nel mio caso il balzo fu cosi’ brutale che la differenza mi balzava agli occhi ogni giorno.

La mia personalissima opinione e’ che la vita di un parlamentare a Roma costringa la persona ad una serie di eventi sociali i quali, di per se’ stessi, non sarebbero facilmente spiegabili come “lavoro del parlamentare”. E viene difficile spiegare come mai non ci si possa vedere in un locale “normale” anziche’ in uno ove, come dress code, servono due normali stipendi da indossare, o non vi fanno entrare.

Se a Roma esiste tutto un circuito di socialita’ obbligatorie , non ufficialmente obbligatorie ma obbligatorie de facto, nelle quali si viene coinvolti inevitabilmente  – anche se non ufficialmente – come parlamentari, non fatico a credere che con 5000 euro al mese non ce la facciano.

Da giovane pischello ci cascai anche io. Nella mia precedente occupazione, cioe’ avevo appena finito il servizio militare (all’epoca era obbligatorio, anche se scelsi l’ AUC in Marina) , lo stipendio abbastanza lauto (in navigazione ogni diaria raddoppiava) rimaneva praticamente tutto, dal momento che tra uniformi e mense, vitto ed alloggio erano spesati.

La situazione in cui mi trovai al lavoro era esattamente opposta: lo stipendio era enorme, ma l’asticella dello stile di vita era spostata in alto, e come se non bastasse una parte anziche’ essere contabilizzata come spesa di lavoro era contabilizzata come spesa personale.

Il mio atteggiamento all’epoca fu qualcosa come “I want my life back” , perche’ mi resi conto che in realta’ non godevo di questi effetti collaterali per la semplice ragione che ne spendevo il godimento in ambienti che detestavo e con persone che personalmente disprezzavo. Era il periodo in cui a Milano erano di moda le vacanze in Romania, se capite cose intendo. Se non lo capite, vivrete bene lo stesso.

Ma come dicevo, la mia reazione fu quella che oggi, negli ambienti di moda, si chiama “Downgrading”, cioe’ la tendenza di alcune persone di cercare uno stile di vita meno remunerativo ma piu’ soddisfacente. Ovvero, cambiai lavoro.

Ovviamente non e’ possibile per i parlamentari di M5S, dal momento che intendono rimanere parlamentari.

Se non avessi lasciato tutto, il mio “piano B” sarebbe consistito in una contabilita’ PRECISA, che mettesse le spese di lavoro come spese di lavoro, e in una decisa valutazione del tempo speso. Classificando come lavoro straordinario ogni impegno sociale – apparentemente piacevole (a seconda dei gusti) , e come spesa di lavoro ogni spesa che non avrei fatto se non avessi avuto quel lavoro, era assolutamente chiaro che se all’azienda conveniva che io facessi determinate vendite, a me non conveniva affatto, perche’ il premio economico non valeva la candela di tempo e spese di rappresentanza.

Questo, pero’, nel medio e lungo termine mi avrebbe portato ad una serie di richiami per scarsa produttivita’, quindi lasciai, ma se fossi stato un parlamentare non avrei potuto essere cacciato, quindi il “piano B” era sensato nel loro caso.

Se dovessi consigliare queste persone su come uscire dall’ enpasse, e’ di fare una contabilita’ PRECISA, scaricare in nota spese OGNI spesa che viene eseguita “siccome sono un parlamentare”, e semmai aprire un dibattito onesto su come sia lo stile di vita minimo richiesto di un parlamentare a Roma.

Attenti, pero’: oltre ad un certo limite e’ impossibile spiegare al cittadino comune perche’ alcune cose siano “obbligatorie”, e vi sentirete dire che avete le mani bucate. Tentai diverse volte di spiegare ad amici meno “fortunati” che alcune delle cose che indossavo erano parte di una “divisa ” che dovevo indossare se volevo rientrare in alcuni posti che mi serviva frequentare per lavoro. Era impossibile spiegare loro che per alcune persone era inconcepibile una persona che usasse i mezzi pubblici , o che non presenziasse a questo e quello.

Alcuni capivano che mi serviva vestirmi in un certo modo, ma nessuno o quasi riusciva ad avere chiara una spesa per un giaccone di pelle che equivaleva a due stipendi di un padre di famiglia. A dire il vero, nemmeno a me, ma questo era un discorso diverso. Forse, effettivamente non riuscivo a spiegarlo perche’ non ci credevo nemmeno io.

Cosi’, posso immaginare questi pischelli che si trovano a Roma e devono fare un incontro in una SPA a otto stelle, e devono andare li’ perche’ la persona che devono incontrare e’ proprio li’, e devono presentarsi con tutto l’armamentario necessario, e scoprono che dovranno comprare in fretta e furia tre-quattromila euro di cose che NON potranno poi giustificare come spesa di lavoro.

La mia personale opinione a riguardo e’ che da questo genere di cose si possa uscire solo con una azione di tipo mediatico, cioe’ presentandosi in un media mainstream e dicendo: “cari signori, i parlamentari hanno creato tutta una serie di rituali che costano cosi’. In questo modo e per questo motivo, 5000 euro non bastano. Se vogliamo abbassare i costi della politica non dobbiamo SOLO abbassare gli stipendi, ma dobbiamo fare ANCHE un downgrade di tutti questi rituali“.

So quanto sia faticoso farlo, cioe’ spiegare cosa succede. Ma vi posso garantire che e’ meno faticoso di convincere qualcuno che NON vorreste avere una macchina sportiva, ma poverini, siete costretti a farlo. Che non vorreste andare in una palestra in centro colma di gnocca ventenne alla ricerca di ricco da frequentare, ma poverini, siete costretti a farlo. Per quanto sia vero, non ci credera’ mai nessuno, e quando lascierete tutto non ci crederanno ancora, dicendo che chissa’ perche’ lo avete fatto.

Una poderosa battaglia di “apriamo il parlamento come una scatola di tonno” secondo me dovrebbe comprendere anche una serie di documentari tipo Rieducational Channel, che mostrino come vivono i parlamentari e come abbiano spostato in alto l’asticella dello stile di vita minimo richiesto , aumentando il livello di spese.

Del resto, questa fregatura consiste in quello che Houellebecq chiama “estensione del dominio della lotta”, per cui anche l’intento di “mostrare tutto” deve estendersi adeguatamente, oppure cadranno nell’incomprensione. Loro estendono il dominio del lavoro alla vostra vita, e se per loro e’ chiaro che la vostra vita e’ parte del lavoro, qualcuno pensera’ che il vostro lavoro sia la vita. Penseranno davvero che uscire con gente che fa vacanze in Romania perche’ la “certi pregiudizi non li hanno” sia una cosa che volevate, dal momento che andate a mangiare con quel subumano in qualche posto ove loro vorrebbero, almeno una volta della vita, poter entrare.

In ogni caso, buona fortuna, perche’ occorre crederci da un lato, e dall’altro lato si ha a che fare con gente che a Roma sbarca il lunario con 800 euro, e non capira’ MAI per quale motivo abiate bisogno di un iPad per lavorare anziche’ un semplice bloc notes.

D’altro canto, questo vi insegna un’altra cosa: che OGNI livello di stile di vita ha qualcuno che vive ancora meglio e qualcuno che vive ancora peggio, e la domanda “ma quanto costa vivere” e’ sempre relativa ad un livello minimo oltre il quale, per via di vincoli lavorativi e sociali, NON POTETE SCENDERE se non cambiando totalmente lavoro ed ambiente.

Uriel

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