Psiconerchia artificiale.

Visto che e’ nata una discussione furibonda , prima che degeneri vorrei chiarire -e no, non ho voglia di inondare il mondo di cazzi miei- la mia personalISSIMA opinione su quel branco di cialtroni il cui mestiere inizia con psic- , siano psicologi, psichiatri o quant’altro si siano inventati per definirsi.

Voi siete abituati a pensare che il medico si occupi di malattie e quindi si focalizzi su di esse, ma state sbagliando. I medici non si focalizzano sulla malattia: si focalizzano sulla guarigione. Sembra una frase banale, ma non lo e’ nelle sue implicazioni. Perche’ focalizzarsi sulla guarigione significa rispondere ad una precisa domanda: “quando il paziente e’ guarito”? Ovvero, quando il cliente e’ SANO?
In realta’ la domanda e’ molto complessa, per diverse ragioni.
  • La sanita’ sara’ un concetto statistico, varia per eta’, sesso, ed altri parametri.
  • Non sempre e’ possibile guarire completamente ogni cliente. Dunque “sano” va sostituito con “per quanto possibile sano”.
Voglio dire, il mio medico mi ha diagnosticato che ho il colesterolo alto. Per dire che sia “alto” ha bisogno di un parametro che e’ il valore medio di un uomo di 41 anni sano. Confrontando il mio valore con quello di un 41 enne maschio sano, allora dice “il tuo valore e’ piu’ alto”.
“Focalizzarsi sulla guarigione” e non sulla malattia significa questo: spendere fior di ricerche per stabilire quale sia LA FINE del percorso terapeutico. Nel mio caso, il medico decidera’ che il percorso e’ finito quando il valore del colesterolo nel mio sangue tornera’ sul valore (un intervallo, in realta’) che lui considera “sano”.
Il focalizzarsi sulla guarigione e NON sulla malattia e’ cio’ che, appunto, fa del medico un medico. Avrete sentito parlare del vecchio -ormai in disuso- giuramento di Ippocrate. Ebbene, non si trattava di un giuramento focalizzato sulla malattia, ma sulla guarigione. Nella sua forma moderna, recita tra l’altro:
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza,
 Come vedete, e’ un giuramento fondato sulla guarigione. Non parla della malattia.
La classificazione delle malattie che fa il medico, cioe’, si basa sempre sulla DISTANZA che corre tra il paziente e l’uomo sano.
Nessun medico dice “e’ malattia se il valore misurato in tale esame e’ 180”. Il medico dice “e’ malattia se il valore misurato in tale esame e’ 180 MENTRE IL VALORE SANO E’ DI 100“.
Adesso andate a leggere una qualsiasi descrizione di patologia psichiatrica o psicologica. Si trovano le descrizioni accurate dei sintomi, ma non c’e’ MAI un valore di riferimento. Ok, se contate le scale soffrite di un disturbo ritmico. Se invece sapete di preciso quanti km avete corso mentre fate jogging no. Allora, contare le cose va bene o no? Quante ne dobbiamo contare per essere sani? Va bene se contiamo gli autobus e ci ricordiamo che prima del 709 abbiamo visto il 704 , o no? Qual’e’ il valore sano?
La verita’ e’ semplicemente che alle “scienze” che iniziano per “psic” questa definizione manca. Esse sono scienze COMPLETAMENTE ORIENTATE ALLA MALATTIA, e sono tali -ne’ potrebbero essere orientate alla guarigione- per la semplice ragione che non hanno una definizione logica consistente di persona sana.
Quando si fa presente questa cosa, generalmente questi personaggi iniziano a tirar fuori delle cose come “il malessere del paziente” o il fatto che il suo comportamento sia “socialmente accettabile”. Interessante.
Freud faceva largo uso di cocaina. Arrivo’ peraltro  a mutilare una poveretta al setto nasale, facendole rischiare la vita e sfigurandola  mentre inseguiva le sue ossessioni sessuali per le quali dentro il naso ci sarebbe stata una specie di fica e la donna -guarda caso- si masturbava troppo. E lo pensava perche’ aveva osservato un passaggio dell’ Edipo Re a teatro, che confermava le tesi di un suo amico e collega, il quale aveva “scoperto” che anestetizzando il naso con la cocaina (sic!) i pazienti erano meno depressi.(1)  http://it.wikipedia.org/wiki/Emma_Eckstein
E’ socialmente accettabile questo atteggiamento? Oggi costerebbe a Freud la cacciata dall’ albo, il carcere, e un ostracismo sociale simile a quello che ha colpito Wanna Marchi, nonche’ una poderosa causa civile per aver sfigurato una donna. A quei tempi, invece, Freud mantenne la sua laurea e il caso compare tra quelli che confermerebbero i deliri di quell’idiota.
Prendiamo per esempio Cassano.Un tempo sarebbe stato definito come “persona semplice”, un modo affettuoso con cui nei villaggi si definivano i poveri dementi. Mentre alcuni astacidi riescono a distinguere il presente dal futuro, il calciatore medio sa coniugare i verbi solo al presente. Voi li interrogate sulla prossima partita e vi rispondono “non so che cosa faccio domenica”. Se un’aragosta potesse parlare, invece, direbbe “non so cosa faro’ domenica”, perche’ e’dimostrato che distinguano il presente dal futuro. (Morale: in una catena alimentare funzionante, l’aragosta mangia Cassano, e non viceversa.)
Ora, affidarsi alla societa’ per definire cio’ che e’ normale  e cio’ che non lo e’ mi sembra una scelta idiota:
E adesso dov’e’ il tuo Dio, Sigmund?
Il secondo punto e’ che si fa un gran parlare di normalita’, mentre alla fine tutto quello che si vuole e’ una standardizzazione totale. Perche’ si vuole questo? Andiamo al punto: il potere e’ libidine. Il potere e’ piacere. Il potere puo’ dare assuefazione, puo’ dare dipendenza, puo’ essere una ossessione.
In Sicilia un proverbio dice che comandare e’ meglio che scopare. Si riferisce alla libidine insita nel fatto di avere un potere su qualcuno. E specialmente, la libidine di avere un piacere senza soluzione di continuita’.
Questa e’ essenzialmente la spinta che porta gli psic- ad essere cio’ che sono: desiderano avere qualche potere senza limiti su qualcun altro. Non stupisce se queste persone si specializzino nelle patologie sessuali: non c’e’ alcun motivo per il quale essere debbano abbondare: se la psiche fosse un ente astratto, e il cervello fosse un organo, ogni funzione potrebbe essere colpita con uguale probabilita’. Ma se leggete la letteraturia psic- qualcosa, troverete sempre e comunque il sesso.
Perche’? Perche’ e’ potere.
In generale, il sesso appartiene alla zona intima della persona. Anche quando esso viene mostrato, il segnale in uscita e’ modulato per ottenere una rappresentazione sociale positiva. Soltanto gli intimi possono sapere come sia davvero la vostra vita sessuale, altrimenti sarebbe violenza.
Ma la violenza, ovvero la possibilita’ di ottenere obtorto collo quanto si chiede, e’ proprio una delle piu’ basilari misure DEL POTERE.
La verita’ e’ che se una donna con una certa immagine vi viene a raccontare -in quanto psich-qualcosa-  come se la tocca, fa qualcosa che fa solo perche’ voi avete un potere su di lei: siete un psic-qualcosa,  dunque potete violare confini che lei non lascierebbe violare a nessuno. E questa violazione da’ a psicologi e psichiatri una sensazione di libidine che, se siete attenti, potrete notare facilmente nella dilatazione delle pupille, nei movimenti delle mani, e ascoltando la loro respirazione. Sono letteralmente eccitati. Sono eccitati dal potere.
Questo non avviene solo quando raccontate della vostra vita sessuale. Avviene OGNI VOLTA che hanno la sensazione DI PREVALERE SU DI VOI. Il potere, cioe’, li eccita. Fisicamente. Ed e’ la ricerca di questa libidine la spinta che li porta a prendere il percorso che prendono.
Gli psicologi si giustificheranno dicendo che il loro percorso comprende una durissima autoanalisi. Dove “autoanalisi” significa che parlano da soli. E la cosa buffa e’ che lo fanno senza un amico immaginario, il che li pone in una condizione ancora peggiore di chi , per dirne una, parla con un invisibile unicorno rosa.
Tuttavia, essendo loro a decidere cosa sia una malattia e cosa non lo sia, non hanno problemi a prendere questo comportamento -parlare da soli e’ improvvisamente “socialmente accettabile”. Se lo faccio io mi diagnosticheranno qualche nevrosi- e dire che e’ “normale”. Una persona che a 20 anni ha bisogno di autoanalisi avrebbe, a mio avviso, bisogno di una vera esistenza che lo tenga occupato. Per quanto attivo, un 20 enne non puo’ avere tutti questi rimpianti e queste idiosincrasie da affrontare, a meno che non abbia fatto la guerra in Vietnam o altre cose estreme. Quindi, l’idea che per un 20 enne italiano, che quando ha fatto qualcosa di esecrabile ha tradito la fidanzata o elaborato il motorino, sia “durissima” l’autoanalisi (come se scavando in un 20 enne si possano scovare babau orribili, tipo la strage delle Fosse Ardeatine) e’ pura mitologia.
Questi psic- passano del tempo a parlare con se’ stessi di quella volta che hanno sbirciato le tette a mamma o hanno toccato il pisellino al compagno di classe, pretendendo che questo raccontare a se’ stessi qualcosa che sapevano gia’ sia “durissimo” , quando in realta’ si tratterebbe di minchiatine veniali che dovrebbero scomparire sotto una sana benevolenza. Tutte le madri sanno che i figli si masturbano: se anche vostra madre vi ha beccati una volta in fragrante, non e’ successo niente di male. E se poi ve lo raccontate parlando da soli, non state facendo niente di speciale.
L’autoanalisi non e’ un terribile percorso iniziatico degno di Castaneda quale pretendete che sia. E’ poco piu’ un momento di riflessione di fronte ad una birra, con la differenza che non c’e’ nessuna birra e vi prendete molto sul serio. Sarebbe stato meglio farlo con piu’ birra e meno pretese.(2) Almeno la birra e’ buona.
L’ultimo punto che mi porta ad aborrire gli psic- e’ l’odio profondo che essi provano verso l’umanita’. Bisogna capire una cosa: umanita’ significa differenza. Se lasciate ogni individuo libero di scegliere e di decidere, avrete anche individui che amano girare cosi’ per Duesseldorf:
Se una persona del genere si reca da uno psic-, si trova descritto con una quantita’ di patologie. Si trova descritto mediante problemi. Certo, in Italia questo non e’ socialmente accettabile, in alcune aree di colonia lo e’, nel pink monday della fiera di Duesseldorf lo e’. Dunque?
La semplice verita’ e’ che la parola “umano” non rappresenta un ideale di perfezione. Rappreseenta una curva di varianza. Per pretendere di capire l’umano occorre capire, per prima cosa, che cosa la parola indichi. E non indica uno standard . Indica un intervallo, probabilmente illimitato, di diverse possibilita’.
Ho brutte notizie per voi.Finche’ non causa danni MATERIALI a qualcuno, l’essere umano e’ perfettamente NORMALE.  E quindi si, anche lo scemo del villaggio, completamente demente ma innocuo, era semplicemente un sigma qualcosa di un intervallo.
Lo psic- qualcosa ha sostituito a questo l’estetica nazista.
In questa ottica “umano” si riferisce ad un ristrettissimo sottoinsieme, oltre il quale c’e’ SOLO il “malato”.

Tutto cio’ che non rientra in un canone ristrettissimo e’ “malato”. Qualsiasi comportamento non sia lavorare, avere un hobby (ma solo entro certi limiti) , una famiglia apparentemente felice o un divorzio ben gestito, e’ malattia.

Sia lo psichiatra che lo psicologo sono individui che hanno severe difficolta’ di inserimento nella societa’, dovute alla loro incapacita’ di accettare le differenze e le imperfezioni degli altri. Per reagire a queste difficolta’ hanno cercato un discorso che li assolvesse: “tu sei normale, tutti loro sono malati”.  Ovvero, un corso di studi che permettesse loro di autoassolversi tramite autoanalisi, (3) e che desse loro l’autorita’ di giudicare gli altri. Quelli che non hanno mai sopportato perche’, a loro dire, imperfetti.

In definitiva, quindi, psichiatri e psicologi sono persone che:

  • Provano una libidine fisica nella sensazione di aver potere sugli altri, e specificatamente quando riescono a vincere una qualche resistenza dei loro pazienti nel dire qualcosa che provoca loro vergogna o imbarazzo dire, o nel fare qualcosa che provoca loro imbarazzo fare. Maggiore e’ la violenza, maggiore e’ il piacere.
  • Non sono mai riusciti ad accettare la diversita’ altrui. Il loro mondo e’ un mondo ove tutti sono “normali”, ovvero si comportano come loro, la pensano come loro, fanno e dicono quello che loro trovano normale.
  • La scelta del corso di studi e’ dovuta alla necessita’ di trovare una dialettica che li autoassolva, accusando contemporaneamente tutti gli altri di soffrire di qualche parologia.
Stupisce, dunque, che l’autore della strage di Denver venga da una scuola di psichiatria?
Non e’ lui che e’ pazzo. E’ chi guarda Batman che e’ malato.
Magari non era lui che era l’anormale. Forse, dal suo punto di vista, e’ anormale chi va a vedere Batman al cinema.
O almeno, deve essere questo che gli hanno insegnato quando frequentava “Biological Basis of Psychiatric and Neurological Disorders”.
Deve essere stato un corso interessante, no?

Uriel
(1) E per fortuna non ha mai scoperto cosa faccia ai depressi anestetizzare lo stomaco col Lambrusco. Vi assicuro che dopo il primo litro, il mondo appare MOLTO diverso. Al secondo, siete praticamente guariti, e se non lo siete comunque vi importa poco.
(2) A meno che a 20 anni non siate stati in guerra, non abbiate aperto il fuoco su una scuola vietnamita e oggi le urla di quei bambini vi perseguitano. In tal caso, la terapia giusta per voi si chiama “plotone di esecuzione”. E la guarigione e’ assicurata.
(3) Almeno i preti si confessano tra loro e si danno l’assoluzione tra loro. Gli psicologi non provano a fare analisi reciproca anziche’ autoanalisi. Del resto, intendono garantirsi l’autoassoluzione, no?