Provisioning e complessita’.

Due post fa ho postato una semplice opinione di massima sul fatto che l’inefficienza del sistema fiscale (normalmente chiamata evasione per far credere che il problema stia dall’altra parte) possa essere ridotta solo ricostruendo il sistema daccapo. E qualcuno mi ha chiesto lumi su questa “proposta politica”. Aha.

Peccato che questo blog non faccia proposte politiche, ma esprima solo le mie opinioni personali. Possiamo discuterne quanto volete, ma se credete di poter mandare in merda la discussione con le stronzatine sindacato-partito-movimento accuse-accuse-accuse, probabilmente avete sbagliato posto e dovreste leggere il blog di Grillo anziche’ questo.
Innanzitutto, nel post  facevo un esempio. Gente che esce da una scuola disastrata, o gente disastrata che esce da una scuola normale non sa cosa si intenda per “esempio”, perche’ manca della semplice capacita’ intellettuale di astrarre. E se non si sa astrarre, un esempio appare come una specie di libretto delle istruzioni.
Peccato non lo sia.
Allora, quel post verteva su due concetti : complessita’ e governo NON vanno d’accordo. Ormai ho abbastanza responsabilita’ sul lavoro da averlo capito persino in prima persona: quando vedi le cose dall’alto, con l’analisi ti ci pulisci il culo, coi casi singoli anche, e tutto quello che ti serve e’ una sintesi.
Questo punta ad uno dei primi problemi italiani, ovvero quello di portare la complessita’ al potere: una stronzata unica. Quando parlate con un vertice di partito, dovete chiedere di riassumere in tre-quattro parole. Perche’ poi ci penseranno i ministeri ad implementare, e a tirare fuori le complessita’, e ad affrontarle.
Non ha senso che un ministro tenga conto di quel caso e di quell’altro caso. Non ha senso scrivere leggi che stiano in piu’ di una frase. Alla complessita’ devono pensare i regolamenti attuativi, al massimo.
Facciamo un esempio per tornare a bomba, sulle tasse che si applicano sul business digitale: prendiamo un contratto di accesso per Internet, del 1994. Sul mio contratto, con DSNET , non erano menzionate leggi. Si diceva che DSNET mi avrebbe dato accesso ad internet tramite la propria rete di accesso, e blablabla.
Se prendete il VOSTRO contratto di internet, cosa ci trovare in piu’? Ci trovate, citate, un sacco di leggi. A norma del DG blabla, secondo la legge numero, ai sensi del regolamento numero, e blablabla.
Come mai oggi ci sono tutte quelle leggi e nel 1994 no? La risposta e’ abbastanza ovvia:

Internet e’ diventato un business case. Il business case e’ finito sul banco del legislatore, che ha in qualche modo “provisionato” il nuovo business.

Perche’ dico “provisionato”? Dico “provisionato”, usando un prestito linguistico,  perche’ mi voglio riferire di proposito ad un processo che necessita  di tempo per rendere possibile ad un agente di compiere una determinata azione traendone profitto.
Ora, esaminate attentamente il numero di use case nati su internet: c’e’ Amazon che vende Cloud, Libri, Libri autopubblicati, e un sacco di beni, alcuni direttamente ed alcuni no. MA ci sono Facebook e Google che vendono una galassia di servizi, e mano a mano che passa il tempo nascono servizi nuovi.
Quanti di loro possono essere “provisionati” in tempi ragionevoli dal parlamento?
Beh, consideriamo che le prime leggi italiane sui contratti di fornitura internet arrivano piu’ o meno nel 1997, e per alcune cose (come la responsabilita’ dei titolari di credenziali di accesso) si e’ discusso per altri anni, sino alla Bassanini, e che per altre cose (come la responsabilita’ civile e penale del provider) si sta ancora dibattendo, direi che il primo diritto digitale adeguato ad internet sara’ completato quando internet sara’ sostituito da qualcosa di diverso.
Sembra non essere un problema perche’ Internet ha mostrato una certa capacita’ di autoregolazione, ma quando trasferiamo sul piano fiscale la mancanza di leggi e regolamenti , il problema e’ enorme: se l’ IT fosse il 30% del PIL, come in alcune zone degli USA, lo stato perderebbe la stragrande maggioranza delle tasse.
Come scrivereste un contratto “cloud” ? Manca completamente la legislazione: si fornisce il servizio “in una quantita’ variabile”, purche’ fornito in condizioni definite di “carico”, sino ad un limite non meglio specificato. LA legge non ha mai visto contratti simili, e gli “analoghi” non realizzano pienamente le modalita’ del business: quali sono di preciso gli obblighi LEGALI di scala del vostro cloud pubblico? Lo sapete? No. 
Allora, una zona franca del diritto puo’ essere tassata adeguatamente? Ancora, la risposta e’ NO. Anche se Amazon pagasse le tasse in Italia, non avete modelli fiscali adeguati per il cloud: potreste al massimo tassare la fattura alla fine del consumo, ma alla prima contesa in tribunale, gli obblighi di un cloud apparirebbero inestricabili rispetto alle norme vigenti. E questo vale anche per contese fiscali: come fate ad usare gli “studi di settore” su una cosa che scala elasticamente con la domanda?
Quando avevo la mia azienda in Italia, gli studi di settore mi chiesero “quanti server ha la tua azienda”. Con un contratto cloud avrei dovuto rispondere “almeno uno funzionante”, o “da 1 a 20.000?”. Capite subito che non funziona?
Allora cosa farete? Ci metterete una decina di anni prima di capire che il cloud vi sta fottendo gli studi di settore, visto che tutti risponderanno “zero server” , e dopo altri cinque farete una “cloud tax”. Aha. Peccato che tra quindici anni il cloud sara’ obsoleto, sostituito da chissa’ cosa.
Non e’ la prima volta che succede, sia chiaro: quando arrivo’ il boom economico in Italia, negli anni ’80, le tasse erano altrettanto inadeguate rispetto alle PMI, che erano una categoria nuova. Negli anni ’70 non era nemmeno concepibile che una sola persona , con una singola partita IVA, arrivasse oltre a sbarcare il lunario: anche se avesse accumulato soldi, l’inflazione li avrebbe mangiati, e la scala mobile esisteva solo per i dipendenti.
All’epoca per un idraulico non era nemmeno necessaria, se non diventava una SrL o una SnC, o una SaS, bastava fare una fattura con il 20% di IVA , e un 10% di INPS, divisa al 4% e 6% tra cliente e committente. L’iscrizione come artigiani fu obbligatoria solo alla fine degli anni ’90: in quel ritardo, il fisco italiano rimase catastroficamente inefficiente verso le PMI , per poi recuperare terreno dopo il 2000.
Allora, il problema e’ il “provisioning” fiscale: sino a quando il governo si propone di “provisionare” OGNI categoria  e ogni tipo di business, e siamo di fronte ad un mondo che vendera’ sempre piu’ servizi online e servizi mobili.
Quindi e’ chiaro che e’ necessaria una semplificazione: ci deve essere UN solo tipo di contratto, detto “contratto”. Con UNA sola legge che regola IL contratto. Ogni altra complessita’ e’ inutile, perche’ se solo prendiamo in esame un tipo di contratto e ne facciamo una legge, essa sara’ obsoleta quando esce.
Prendiamo per esempio le tasse appena approvate da SIAE , AGcom e compagnia bella. Sono gia’ obsolete. Una tassa sul dispositivo, quando il cloud permette la condivisione e lo storage in paesi stranieri ed arrivano le webTV? Ridicola ed inutile. Una tassa sugli storage, quando lo streaming in tempo reale elimina la necessita’? Inutile. Una tassa sui cellulari e sui computers, quando stanno per arrivare i wearable computers? Altrettanto stupida.
Ovviamente, tali tasse non cattureranno affatto il gettito voluto, e il sistema fiscale non riuscira’ mai ad inseguire l’innovazione in tempo. Semmai, nascera’ una componente dell’innovazione chiamata “tax avoidance”, specializzata nel cambiare nome e categoria merceologica alle cose.
Chiamerete “orologio da parete” un orologio da parete che vi fa ascoltare musica in streaming. Chiamerete “occhiali google” la cosa con cui ascolterete musica. Arriveranno “bracciali smart” che prenderanno il posto dei cellulari. Come diavolo faranno a catalogarli tutti?
E anche ammesso che funzioni una classificazione generica, e’ chiaro al fisco di quanti servizi si possa godere, usando UN SOLO dispositivo? Anche questo e’ un assurdo: come faranno quando il cellulare sara’ usato per i pagamenti? Come lo classificheranno?
Questo e’ il motivo per il quale lo stato non deve entrare nel dettaglio: si sta entrando in un mondo ove i tempi di ingresso nel mercato di un nuovo tipo di business sono infinitamente piu’ corti di quelli che servono per adeguare la legislazione fiscale.
In definitiva, il disastro fiscale italiano, e spesso di molti paesi europei dallo stato invadente, sta proprio nel fatto che le legislazioni fiscali pretendono di classificare OGNI specifico caso di business.
In questa situazione, OGNI crescere dell’ IT corrisponde ad un crollo di efficacia del sistema fiscale, che i politici incompetenti attribuiranno all’evasione, anziche’ alla crescente distanza tra il mondo e la legislazione.
Davvero pensate di poter classificare ancora un negozio virtuale come un negozio da qualche decina di metri quadri? Dopo aver visto Amazon? Seriamente?
Cosi’, ho solo fatto un esempio, per dire due cose:
  1. Chi vede le cose dall’alto e’ SEMPRE costretto a ricorrere a dati di sintesi, e ad esprimere cambiamenti e piani in termini di tre-quattro concetti di base. Se al vertice c’e’ complessita’, alla base c’e’ solo confusione.
  2. Non e’ piu’ un periodo storico nel quale lo stato puo’ pensare di provisionare legalmente un nuovo tipo di business per poi tassarlo o renderlo legittimo: il business si sta spostanto in un mondo IT ove un nuovo caso nasce in pochi giorni, mentre per fare una legge occorrono mesi o anni.
 In questo senso, quindi, potete scegliere il metodo che volete, ma alla fine se volete governare efficacemente la complessita’ dovete mettere giu’ pochi concetti chiari, e poi discutere con gli implementatori per la complessita’ che LORO introdurranno.
Che la complessita’ ai vertici abbia come effetto collaterale la confusione alla base  e’ stato alla base del fallimento di tecniche complesse come PMP e Prince II, a favore di framework piu’ snelli come PEP: quando PMP o Prince iniziavano a definire complessita’ sin dal vertice, gli implementatori cadevano poi nella confusione, che moltiplicava esponenzialmente la quantita’ di risorse necessaria a portare a termine qualsiasi cosa.
Un framework come PEP , che e’ di molto semplificato, ha una grande bellezza nel momento in cui permette davvero di esprimere i concetti di base in pochi gates e poi acquisire semmai la complessita’ DAGLI implementatori anziche’ avere una complessita’ da riversare SUGLI implementatori.
Ed e’ proprio qui il punto: i governi devono mettersi in testa di abbandonare la complessita’, sia nel modo in cui scrivono le leggi, sia nel modo in cui pensano. Non so chi governera’ il mondo nel futuro, ma vi posso dire che ministeri avra’: il ministero per le cose, il ministero per le persone, il ministero per i  soldi e il ministero della sicurezza.
Perche’ con piu’ complessita’,  gia’ aggiungendo un altro ministero si verra’ sorpassati dal resto del mondo in brevissimo tempo.
Uriel