Prove generali di anarchia.

Di Levoivoddin, aka Uriel Fanelli, lunedì, agosto 18, 2003

Ebbene,  e’ successa un’altra cosa meravigliosa a New York.

Parlo di una cosa che altri giudicano “tragica” e che invece e’ stata a dir poco meravigliosa.

Allora, a circa 50 milioni di persone e’ mancata la corrente. Ovviamente, ci sono stati momenti di paura e difficolta’, come ad esempio per quelli che erano dentro gli ascensori o dentro la metro. Passate le prime ore, e’ iniziata per questi 50 milioni di fortunati la scoperta di un pianeta bellissimo: il tempo.

Quelle trentasei ore non sono state semplicemente “interruzione dal lavoro”. Sono state “interruzione da questa pazzesca iperattivita’ quotidiana che ci obbliga a camminare sempre, parlare sempre, rispondere sempre al telefono, lavorare sempre, andare sempre in macchina, e correre, e fare…tutto il tempo”.

Si sbaglia chi pensa che quelle 36ore siano state semplicemente “ferie inaspettate”.

No, perche’ anche in ferie le stesse persone devono fare, fare , fare. Devi fare qualche sport, andare da qualche parte, praticare qualche attivita’ da vacanza, e dove sei stato in ferie e che cosa hai fatto….anche quando sei in ferie, si realizza sempre questa bellissima condizione “non posso, tra poco devo fare qualcosa”.

No, questa volta no. Sono state ferie davvero.

Un momento nel quale non c’e’ “la cosa che dovro’ fare tra cinque minuti”. La gente che e’ rimasta in strada fino a notte suonando chitarre o mangiando gelato, per la prima e RARA volta nella vita non aveva NIENTE da fare tra cinque minuti.

Non dovevano trovarsi la’, non dovevano fare la tal cosa, non avevano alcun dovere. Semplicemente, erano li’ , in quel posto ed in quel momento.

Per la prima volta dopo anni, e forse una delle rare volte della loro vita, vicino avevano una PERSONA. Non un cliente, non un collega, non un capo, non un subordinato.

Hanno camminato a piedi per chilometri sperimentando la dimensione REALE della citta’, hanno mangiato quello che trovavano sulla strada sperimentando che si possono violare le diete e che si puo’ stare senza cena, e che si puo’ anche mangiare cio’ che non si era progettato di mangiare. Hanno sperimentato il caos.

50 milioni di occidentali hanno vissuto senza essere immersi, ne’ essere parte, della macchina che e’ considerata essenziale per vivere.

Non c’era alcuno “stato”; alcun “governo”, per tutto il tempo. LA polizia non sarebbe riuscita ad intervenire, ammesso che funzionassero i telefoni, cosa che non era. Dopo qualche ora si saranno scaricati i cellulari, anche ammesso che i ripetitori di zona abbiano avuto corrente di emergenza.

Per tutte queste 36 ore, gli uomini sono tornati uomini: non piu’ parte di un meccanismo gigantesco che ne fa ingranaggi chiusi in casa, chiusi in ufficio, chiusi i automobile, chiusi in hotel, chiusi in treno o nella metro, ma uomini liberi a piede libero in uno spazio senza regole.

50 milioni di occidentali sono stati liberi per ben 36 ore.

Un meccanismo che impone di aumentare i consumi ben oltre la capacita’ dell’industria di produrre energia si e’ accartocciato su se’ stesso, e dalle sue macerie e’ sorta una nuova liberta’.

LA liberta’ di un’uomo che ha piedi, mani, carne, che parla col vicino senza menzionare il lavoro, senza menzionare la cosa che dovra’ fare tra 5 minuti, l’impegno cui non puo’ mancare, la cosa che deve ASSOLUTAMENTE fare.

Spero abbiano imparato che la citta’ e’ grande e non ha senso chiudersi sempre in qualche scatola, che il vicino e’ una persona con cui si puo’ mangiare sul marciapiede anche se “non lo si conosce”, e che se non si mantengono gli impegni presi sul lavoro non casca il mondo.

Avete un bel dire che la puntualita’ sia il segreto di tutto e che se non siamo precisi come macchine tutto va a puttane: ebbene, per 36 ore nessuno ha fatto NIENTE di quel che doveva fare.

Non e’ finito il mondo.

NON-E’-FINITO-IL-MONDO.

Perche’ nessuna delle cose per cui ci sbattiamo e’ realmente importante.

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