Progresso e lavoro?

di Levoivoddin, aka Uriel Fanelli, 22 agosto 2003

Forse tutti ricordiamo il vecchio concetto di “progresso”.
E tutti ricorderemo gli sloagan che sancivano la nascita dei primi sistemi di produzione automatizzata.

GLi sloagan suonavano piu’ o meno cosi’ “nella societa’ del futuro l’uomo sara’ libero dal lavoro, perche’ ogni cosa sara’ svolta da macchine, e potra’ dedicarsi alle attivita’ piu’ elevate”.

Questo era il progresso, e questo era il mondo promesso dal progresso.

Oggi forse e’ necessario fare un bilancio.
Un confronto tra l’uomo di 30 anni fa, diciamo nel 1973, e l’uomo di oggi.

Dal 1973 ad oggi vi sono state due rivoluzione. La prima di ordine mediatico, con l’esplosione forsennata dei mass media. LE tecniche di comunicazione broadcasted, cioe’ le tecniche uno-molti, hanno assunto un’importanza grottesca , al punto che a nessuno di noi manca informazione sul mondo.

La seconda rivoluzione e’ stata di ordine telematico, e oggi permette di automatizzare e ottimizzare le risorse , automatizzando la produzione, eccetera.

Un’asservatore piu’ prasseologico si aspetterebbe a questo punto che la quantita’ di ore-uomo lavorate sia calata drasticamente. Se piu’ lavoro e’ prodotto da macchine, perche’ ci sono piu’ macchine e sono piu’ sofisticate, allora MENO lavoro sara’ prodotto dall’uomo.

Oppure l’uomo stesso dovrebbe avere un reddito spropositatamente piu’ alto.

In realta’, in occidente e’ avvenuto il contrario. Ormai il lavoro non solo non e’ piu’ una piaga da limitare alle solite otto ore, ma in alcune fasce di individui viene praticato per periodi che rasentano e superano le 10 ore al giorno.

E nonostante questo, il reddito non e’ aumentato.

Uno studioso di nome Goodman calcolo’ diversi anni fa che soltanto il 5% del lavoro che svolgiamo sia realmente utile. Il resto si perde per coprire le inefficenze del sistema.

Cioe’, se unite il tempo-danaro perso per il taffico, per alimentare-nutrire appparecchi che potrebbero essere piu’ efficenti, burocrazia , attivita’ sociali -di contorno- al vostro lavoro, scoprite che razionalizzando il sistema soltanto il 5% delle ore uomo spese dalla nostra societa’ sia quella utile. Cioe’, potremmo avere le stesse cose lavorando un giorno e mezzo al mese SE perdessimo piu’ tempo a ORGANIZZARE MEGLIO i sistemi produttivi, la societa’, il trasporto e lo stoccaggio, eccetera.

Il rapporto calcolava che quasi il 25% della popolazione attiva potrebbe svolgere gli stessi lavori DA CASA, al giorno d’oggi, usando le moderne tecnologie.

Questo significa, visto che un’ufficio COSTA, liberare le aziende dal peso strutturale di fornire materialmente un posto di lavoro ad ogni impiegato.

La cosa non e’ difficile da capire: moltissime persone lavorano o sul computer, usando una rete, o su macchine di dimensione tale che potrebbero stare in una stanza di casa. Ora, tutte queste persone vengono ammassate in uffici costosissimi o in onerosissimi capannoni industriali. Sarebbe conveniente persino per il “padrone”, dare loro il macchinario da tenere a casa, magari collegarsi telematicamente per controllare la produzione, e poi chiedere agli operai di portare il prodotto in fabbrica una volta la settimana. Questo produrrebbe da un lato meno spese strutturali, e dall’altro MOLTO meno traffico e stress. Meno traffico a sua volta produce tempi di trasporto merci piu’ veloci, permettendo ulteriori risparmi. Paradossalmente, ammassare gli operai dentro una fabbrica anziche’ affidare loro i macchinari (con debito contratto, assicurazioni eccetera) a casa e’ costoso per il datore di lavoro: questo implica che parte del lavoro degli operai andra’ speso per pagare tale costo inutile: gli uffici, i capannoni, le mense aziendali, eccetera.
Tutti i pagamenti e le burocrazie di oggi, quelle che ci fanno perdere tempo potrebbero essere evitate mediante la telematica. Network solutions ha retto, per via telematica, e solo usando con e-mail in puro testo, l’intero sistema di registrazione dei domini MONDIALE per svariati anni: non ci raccontino che non potrebbe fare lo stesso un’ufficio anagrafe o un ufficio del catasto.

Insomma, affidando le attrezzature al lavoratore il terziario e il mondo dei servizi  e della PMI potrebbero abbattere i costi di produzione in maniera pesantissima. Pensate al call center della vostra azienda di telefonia. Migliaia di persone chiuse dentro cubicoli con un telefono insonorizzati e costosissimi,  capannoni enormi che pagano riscaldamento, elettricita’, tasse edilizie. La stessa cosa potrebbe essere fatta con una centralina telefonica che smisti le chiamate a casa dei dipendenti, i quali per contratto DEVONO essere reperibili. Centralina che peraltro ci -deve- essere in ogni caso per smistare le chiamate tra i cubicoli…..

Una trasformazione simile produrrebbe , ci dice lo studioso, unc cambiamento che ad un certo punto convergerebbe ad un nuovo equilibrio.

Questo circolo virtuoso si ferma intorno al 5% delle ore uomo attuali. Un giorno e mezzo al mese.

Morale della storia, se ci organizzassimo meglio, gia’ OGGI potremmo vivere lavorando pochissimo, e la gran parte di noi lavorando da casa, producendo lo stesso PIL.

Problema: e che cazzo facciamo il resto del tempo?

Cosa fareste voi, se foste a casa 28,5 giorni su 30?

LA prima delle cose probabilmente e’ la ricerca, lo stimolo intellettuale. Diciamo che per i primi tempi avremmo cura di noi, sia fisicamente con lo sport, e poi intellettualmente con l’arte, la musica, la creativita’ anche produttiva come l’artigianato artistico.

Ma non durerebbe molto.

Dopo un po’, essendo persone sociali, esaurito il campo di stimoli individuale, si inizierebbe ad occuparsi della cosa pubblica.

Probabilmente si inizierebbe dall’ambiente, la “cosa pubblica per eccellenza”, per poi passare al volontariato e alla solidarieta’.

Il passo finale tuttavia e’ inevitabile: la politica, ovvero la gestione del pubblico sociale.

Dico che e’ naturale perche’ le societa’ che avevano una classe esentata dal lavoro hanno sempre prodotto una classe di persone esentate dal lavoro DUNQUE prestate alla politica. Dall’antica grecia, dove lavoravano gli schiavi e i ricchi si davano alla politica, e’ sempre stato cosi’: sollevando l’uomo dal lavoro, esso fa politica.

Si dedica alla gestione della polis, della cosa pubblica, della citta’.

Perche’ questo non succede?

Potremmo dire che lo spreco che ci costringe a lavorare il 95% del tempo che dedichiamo al lavoro sia casuale. Forse e’ dovuto a stupidita’. Forse e’ dovuto a mentalita’ poco progressiste.
Io avanzo un sospetto: che gli sprechi , la mancata organizzazione, l’assurdita’ della vita iperlavorativa di oggi siano VOLUTI per tenere l’uomo comune lontano dalla politica.

Non la politica dei partiti, dove uno e’ attivo e fa il leader e gli altri lo votano NEL POCO TEMPO CHE RIMANE LIBERO DAL LAVORO. Parlo della politica nel senso greco del termine: quella in cui tutti partecipano sempre all’agora’, perche’ hanno il tempo di farlo.

Si, il sospetto e’ forte: che ci faranno lavorare sempre di piu’ per tenerci fuori dalla politica.

Diciamo che ci proveranno.

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