Precariato e crisi dei subprime

Punto primo: il mutuo subprime e’ un mutuo a rischio dato ad un cosiddetto NINJA, che significa “No Income, No Job or Asset”. Si tratta del lavoratore che in Italia viene chiamato “precario”.

E’ successo molto semplicemente che il mercato del lavoro di alcuni paesi sia stato dominato da queste figure, cioe’ da cosiddetti “contractors” che avevano contratti di lavoro a 2,4,5 anni. Poiche’ si trattava della stragrande maggioranza del mercato del lavoro, le banche sono state costrette a fornire mutui a questi lavoratori.

Il problema e’ che un mutuo dato a questi lavoratori e’ un mutuo a rischio, per forza di cose. Essendo un mutuo a rischio altissimo, per ammortizzare il rischio le banche li hanno cartolarizzati e venduti sotto forma di titoli.

Ma il problema rimane quello: poiche’ la maggior parte dei lavoratori sono precari, le banche sono state costrette a dare mutui ai precari.

Questa e’ stata l’origine della bolla speculativa dei subprime: il precariato del lavoro. Quello che si sta pagando non e’ il prezzo di una speculazione finanziaria, ma il prezzo di una politica del lavoro.

Ed e’ inutile pensare che leggi piu’ rigide in campo finanziario possano cambiare le cose: se la maggior parte dei lavoratori rimane senza certezze sul futuro, le banche saranno costrette a trovare il modo di far loro un mutuo casa. Accollandosi il LORO rischio, cioe’ accollandosi il precariato.

In questo modo, quindi, il precariato “infetta” anche le istituzioni finanziarie, che non possono ignorare milioni di clienti quando sono la maggior parte dei clienti.

Questo e’ il motivo per il quale Confindustria sta esercitando una pressione fortissima contro i giornali perche’ nessuno faccia analisi serie sull’origine del fenomeno subprime: di certo il sole 24 ore non vi verra’ a dire che la flessibilita’, orgoglio e richiesta di confindustria, sia alla base di un simile disastro finanziario.

Ma tant’e’: o Confindustria indica alle banche come vivere in un mondo di precari senza risentire del loro precariato, o qualcuno spiega come gestire il credito al consumo verso un precario senza risentire del rischio che egli corre , o il dato di fatto rimane questo. Il fatto, cioe’, che la situazione di precariato (intesa come rischio economico) e’ destinata a “infettare” il resto dell’economia.

Se sono precario potrei non finire di pagare l’auto. Se sono precario potrei non finire di pagare la lavatrice. Finche’ sono precario potrei non finire di pagare qualsiasi cosa. E cosi’ questo rischio di propaga dal mondo del lavoro alla finanza.

Certo, la finanza potrebbe fare a meno dei precari: dove , come in Italia, sono la minoranza. Ma se si estendesse l’uso dei contratti flessibili, la maggior parte dei clienti sarebbero fatti da gente precaria. E le banche NON possono rinunciare alla maggior parte dei clienti.

Ma le stesse carte di credito (che saranno il prossimo disastro finanziario, ovvero il prossimo punto ove l’incendio si propaghera’) , che finanziano gli acquisti del possessore, si accollerebbero i rischi che corre il precario di essere senza soldi.

Ecco, confindustria non ve lo dira’ mai, ma lo ribadisco: dietro la crisi dei subprime c’e’ il precariato del lavoro.

I giornali stanno dicendo che l’ Italia risentira’ di meno di questa crisi perche’ “il mercato e’ piu’ primitivo”. Ma non significa nulla, ed anzi il mercato finanziario italiano e’ piu’ antico e sofisticato rispetto a molte caverne massoniche degli anglosassoni.

Il vero motivo per il quale l’italia e’ al riparo da questa crisi e’ che i contratti atipici sono la minoranza, e le banche avevano appena iniziato con qualche esperimento di “diamo un mutuo ai precari”. Esperimenti che fortunatamente non hanno avuto seguito.

Anche questa spiegazione, che vorrebbe l’ Italia al sicuro perche’ “all’antica” , e’ una fesseria inventata per nascondere il succo del problema: se proseguiamo con la Legge Biagi e coi contratti atipici, se non aboliamo questa roba fino al pacchetto Treu (con buona pace di D’Alema che lo defini’ “moderno ed al passo coi tempi”), prima o poi le banche si vedranno costrette a concedere mutui ai precari, che saranno parti sempre piu’ consistenti del mercato.

E alla fine, pagheremo lo stesso prezzo.

Se c’e’ una lezione che questa crisi sta insegnando e’ che con il mercato del lavoro (e coi giovani che vi si presentano) non si scherza, perche’ il loro precariato e’ destinato a rendere precario il resto dell’economia, partendo dal mondo della finanza e , di conseguenza, anche al mondo dell’industria.

No, Confindustria non vi dira’ mai che con le sue continue richieste di ulteriore flessibilita’ sta preparando il terreno ad una crisi come quella USA.

Per questo lo scrivo io.

Uriel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.