Potete permettervi i soldi?

Nei commenti dei blog c’e’ una strana (fastidiosa, onestamente) conversazione col solito genio del bar il quale sostiene che le banche dovrebbero prestare soldi a destra e a manca, e che e’ del tutto normale che un’azienda viva di debiti con le banche. Perche’? Perche’ se cosi’ non fosse, secondo lui, nessuna azienda potrebbe vivere. Ora, rispetto a tutte le cose da chiarire, chiarire l’ovvio e’ sempre la cosa piu’ difficile.

E’ difficile perche’ il successo di alcune start-up ha diffuso una stravagante idea, ovvero che le banche debbano finanziare le idee. Ora, forse per deformazione professionale (un consulente e’ un individuo che vende opinioni le quali valgono se e perche’ basate su fatti) quando vedo questo genere di MINCHIATE vado a verificare i fatti.

Primo fatto: e’ vero che negli USA esistono aziende che finanziano le startup per le idee. Per esempio in USA, succede che: http://www.nvca.org/index.php?option=com_content&view=article&id=344&Itemid=103

Secondo loro, che sono titolati per fornire questi numeri,

Venture capitalists invested some $21.2 billion in 2,725 deals in the U.S. through the third quarter of 2011, according to the MoneyTree Report by PricewaterhouseCoopers and the National Venture Capital Association based on data by Thomson Financial. The same numbers for all of 2010 were $23.4 billion in 3,496 deals

Che cosa mi dice questo? Considerando che il GDP (il PIL) americano e’ sui 14.000 miliardi, e il venture capital si aggira dai 21 ai 23 miliardi/anno, il NUMERO e’ che lo 0.15% delle aziende americane riceve finanziamenti “per le idee”.

Il primo FATTO, quindi, che non e’ un’opinione (altrimenti non varrebbe NULLA), e’ che il venture capital per “finanziare le idee” pesa assai poco sul PIL ed e’ assai raro. Se anche le banche italiane si mettessero a finanziare “le idee” quanto quelle americane, spenderebbero circa 2 miliardi di euro l’anno , finanziando appunto lo 0.15% delle aziende. Una e mezza SU MILLE.

In realta’, in Italia succede che siamo a circa un quarto: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-24/venture-capital-locale-milioni-081114_PRN.shtml ma questo non sposta di molto il problema: il primo fatto ci dice che no, l’esempio del venture capital americano NON e’ sufficiente a maledire le banche italiane se non fanno credito, dal momento che se anche si quadruplicasse il numero di aziende interessate ne raggiungeremmo SOLO una e mezza su mille.

Cosi’ i numeri non ci sono: solo un imprenditore su mille in Italia puo’ dare la colpa alle banche perche’ non fanno come negli USA. Tutti gli altri, come negli USA, sono destinati a non vedere MAI alcun venture capital che li finanzia.

Ma dicevo, il consulente e’ pagato per dare opinioni solo se basate sui fatti.

“Negli USA esistono banche che finanziano le aziende solo per l’idea, qui in Italia le aziende fanno la fame perche’ le banche sono diverse” e’ falsa nel 99.85% dei casi per via delle dimensioni del fenomeno americano, ma c’e’ di peggio.

Andiamo a vedere i fatti, e chiediamoci: ma le aziende italiane hanno cosi’ tante idee da finanziare?

Lo troviamo qui: http://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2012/article_0001.html#annex5 questa e’ la lista dei brevetti per nazione. Quando si parla di “idee da finanziare” infatti si parla di qualcosa che abbia un valore economico, una collocazione (possibile o probabile) sul mercato, eccetera. Ebbene, l’ Italia di brevetti ne fa pochini.

Questo significa che una banca che decidesse di avere come strategia “finanziamo le idee” di aziende “con le idee” ne troverebbe molto poche.

Guardate quella classifica. Confrontate l’ Italia col giappone.

  • L’ Italia e’ a circa 2.500 PCT /anno. (60 milioni ab.)
  • Il Giappone e’ a 38.000 PCT/anno. (110. milioni ab)
  • La Germania e a 17.800 PCT/anno. (90 milioni ab).
  • L’ Olanda e’ a 4000 PCT/anno. (16 milioni ab.)
  • Gli USA sono a 48.000 PCT/anno. (300 milioni ab.)

Ora, signori, pensate di essere un CEO. Il CEO di una banca. Il quale chiede agli azionisti di aprire una attivita’ (con quello che costa) allo scopo di investire nelle idee in Italia. La prima risposta che si sentirebbe fare e’ “di quali idee sta parlando?”. E la risposta e’ molto semplice: assai poche. La quantita’ di brevetti procapite in Italia e’ bassissimo.

Allora qualcuno dira’ che e’ colpa dell’universita’ e della ricerca italiana, MA: http://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2012/article_0001.html#annex3

Come vedete, di tutto quel bendidio, le universita’ fanno POCO. E’ tutta roba di aziende: l’idea come “ciccia”, cioe’ come opportunita’ economica, ovvero come brevetto, e’ una cosa DELLE AZIENDE. E le aziende italiane non lo fanno.

Certo, vi raccontate che l’ Italia ha “il dono dell’inventiva”, state mentendo spudoratamente. Le aziende italiane NON hanno inventiva. Non ci credono, non ci investono, non brevettano.

Quindi, il secondo fatto e’ che non solo -anche laddove ci sia seed venture capital- le aziende interessate sono poche, ma in Italia si farebbe MOLTA fatica a trovare nuove aziende con le idee. Certo, se in Italia nascesse lo Steve Jobs avrebbe vita difficile. Ma non e’ un problema, perche’ tanto NON NASCE in Italia lo Steve Jobs.

Lo stesso dicasi per le piccole attivita’ commerciali ed artigianali. Potete girare per l’ Italia quanto volete, ma la stragrande maggioranza delle attivita’ commerciali sono di tipo TRADIZIONALE. Ristorazione, abbigliamento, e poco altro coprono quasi l’ 80% dei negozi.

Dove sono le idee?

  • Buongiorno signora banca. Ho un’idea geniale, ma nessuno mi vuole finanziare. Posso chiedere a voi?
  • Certo. Mi parli dell’idea.
  • Ecco… io volevo aprire…. la Boutique del Pane. Non e’ bello? Cioe’, la Boutique e’ un negozio di vestiti  , ma io, ecco… puf! Faccio la Boutique del pane. Mai sentito. Vero?
  • Ehm… e qual’e’… l’idea? Cioe’, voglio dire… cosa fa di moderno e mai visto?
  • Moderno? Ma no! Nell’insegna ci metto la faccia di mia nonna, per dire che il pane lo faccio secondo una ricetta tramandata da generazioni. Roba antica, sana, come una volta, capisce? E’ geniale: il ritorno della panificazione tradizionale!
  • Ehm… cosi’, lei fara’ il pane come…
  • Come si fa da sempre!
  • Uhm. Capisco. E la novita’ e’….?
  • Beh, che io non ho mai avuto un negozio prima! E l’insegna! E poi voglio mettere le persone vestite con un abbigliamento tradizionale. Cose mai-viste. Mai viste!
  • Uhm….
  • Aha! Senza parole, eh? Allora, mi dica: quanti milioni di euro mi date? Su, spari una cifra, non sia timido.
  • Uhm. Le faremo sapere.

Ora, capite che anche volendo sono pochissime le attivita’ italiane che possono pretendere di essere finanziate “per l’idea”. Non ci sono le idee: i negozi italiani fanno quel che si faceva duecento anni fa, nello stesso modo, e al massimo hanno cambiato vetrina e insegna.

Detto questo, finisce un pochino il discorso del seed venture capital, per la semplice ragione che se anche fosse come negli USA, ne beneficierebbero solo lo 0.15% delle aziende. Inoltre, non ci sarebbero le nuove idee da finanziare.

Un esempio tipico e’ Volunia: http://www.volunia.com/

Gente che inventa un motore di ricerca con circa 10 di ritardo su un mercato ormai poco elastico. Lo implementa con una grafica in ritardo di altri 10, e dimentica per strada qualche ammennicolo , tipo che trovare documentazioni sulle API e’ un pochino difficile. Esistono, btw? Se non esistono, o sono limitate, quale sarebbe la “dimensione social”? Dov’e’ l’ecosistema, dov’e’ la sua opportunita’?

Quanto darei ad un tizio che viene da me e mi mostra, nel 2012, una simile “idea”? Diciamo che se lo chiamasse ” La boutique della ricerca” e ci mettesse la foto di sua nonna, potrei considerarlo un settore tradizionale, e dargli, che so io, 100 sacchi. Lo so, sono di manica larga, ma il buon pane va premiato.

Adesso andiamo alla fine, cioe’ al discorso di chi (a sentire molti) dovrebbe finanziare le spese correnti delle aziende.

La prima cosa che queste persone dicono e’ che le banche vendono soldi. Il che potrebbe essere, come metafora, una verita’, se non fosse che non significa proprio nulla. Anche Rolls Royce vende automobili, ma questo non significa che tutti possano comprarle.

Quindi, il punto e’ “quali aziende possono permettersi di comprare soldi?”.

Allora, supponiamo che la banca vi faccia un prestito, diciamo al 5%. Domandiamoci:

  1. Ha senso dare il prestito ad un’azienda cui rimane in tasca il 5% ?
  2. Ha senso dare il prestito ad un’azienda cui rimane in tasca il 10% ?
  3. Ha senso dare il prestito ad un’azienda cui rimane in tasca il 15% ?
  4. Ha senso dare il prestito ad un’azienda cui rimane in tasca il 30% ?

La verita’ e’ che se finanziamo un anno di investimenti al 5% di costo ad un’azienda che ha un margine del 5%, otterremo che a fine anno l’azienda sara’ disastrata quanto prima. Siccome i rischio sistemico e’ valutato attorno all’ 8%, siamo messi male.

Se ne finanziamo una che ha un 10% di margine, gli stiamo togliendo il 50% del margine in interessi. Probabilmente sopravvivera’, ma sara’ in salute quanto maiale in mano ai piranha. Diciamo che si puo’ fare in termini di una tantum. Ma in quel periodo, essendo il rischio sistemico all’ 8%, stiamo rischiando di perdere il finanziamento e l’azienda.

Se ne finanziamo una che ha un 15% di margine, gli stiamo togliendo il 33% del margine in interessi. Se la cavera’ meglio, ma perdere il33% di quanto si guadagna non e’ una cosa che ti mette al sicuro.  Certo non e’ il massimo, ma copre almeno il rischio sistemico. Se finanziamo aziende cosi’, almeno siamo “sicuri” che sui grandi numeri non ci perderemo.

Finanziarne una che guadagna il 30% annuo? Beh, si: se finanziamo l’intero fatturato, all’azienda rimane un 25%, col quale puo’ ripagare il rischio sistemico dell’ 8% e ancora ne ha da investire. Se lo facciamo su grandi numeri di aziende, allora rientreremo quasi sempre.

Morale: le aziende che possono permettersi di “comprare soldi” sono poche, E SONO QUELLE CHE STANNO MEGLIO.

E’ vero quindi che il credito e’ un motore fondamentale dell’economia, ma lo e’ in senso MERITOCRATICO, non in senso ASSISTENZIALE: esse devono finanziare chi va bene per farlo ingrandire , premiandolo. Chi va male, devono anzi punirlo per farlo chiudere.

Cosi’, ho brutte sorprese per voi. E’ vero, le banche vendono soldi. E’ vero, le aziende italiane non se li possono permettere.

Qui e’ il punto vero: ad un certo punto, e’ arrivata la NORMALITA’. Qualcuno dice “ma allora come dovrei fare se aprire un’azienda e’ piu’ costoso dei miei risparmi? O trovi un socio -e non un prestasoldi- oppure NON APRI.

Anche per le aziende gia’ aperte, la domanda e’ “ma come dovrei fare se non riesco a pagare le spese correnti col mio giro di cassa?” E la risposta e’: fallisci.  E questo non e’ troppo duro: e’ la semplice normalita’ , e’ il significato di “stare sul mercato”.

In fondo vi posso compatire. Avete iniziato comprando lo stereo a rate. Poi il telefonino a rate. Poi le vacanze a rate. Poi l’automobile a rate. Poi la casa a rate. Adesso, vi chiedete, perche’ non potrei comprarmi un’azienda a rate?

Non e’ strano: se prendo un cucciolo e lo abituo a cagare per terra, continuera’ a farlo. Siete stati abituati a comprare tutto a debito, e adesso non capite piu’ come si possa vivere senza. Non capite piu’ come si possa avere il nuovo iPad, il nuovo scooter, il nuovo appartamento, la nuova auto, senza farsi fare un prestito. Siete cosi’ abituati a fare debiti che dite: ehi, perche’ non dovrei anche comprare l’ AZIENDA a debito?

E cosi’ la domanda che vi faccio e’: ma perche’ vi limitate? Cioe’, se pensate che lo scopo della banca sia darvi quanti piu’ soldi possibile, a prescindere da TUTTO, per quale motivo non chiedete, che so, cinque MILIARDI di euro per fondare la vostra Apple? Perche’ limitarvi? Se il vostro negozio e’ in rosso e dovete chiedere fido, perche’ non ne approfittate per chiedere trecento milioni di euro per aprire la vostra catena in Europa, o nel mondo?

La risposta e’: perche’ la banca rischia troppo, non mi dara’ mai cosi’ tanti soldi. Se mi va male, casca anche la banca.

Bene. Adesso la domanda e’: se invece di darli ad UNO SOLO li da’ ad un milione di persone va meglio ? Certo che va meglio, perche’ su un milione non falliranno tutti. Certo: ne fallira’ solo una parte. E questo rischio va compensato con accantonamenti ed interessi.

Sapete quanti ne falliranno nei prossimo 4 anni?

Il 60%.

Vedete voi che interessi dovrebbero farvi.

Uriel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.