Perche’ non credo nel Partito Pirata

Essendo cresciuto in quell’ Emilia ove ogni giovedi’ sera le persone andavano in sezione per farsi spiegare cosa pensavano, ho sviluppato una certa allergia verso quelli che mi vogliono spiegare cosa dovrei pensare di un dato argomento. Una delle cose che odio in questi giorni e’ tutta quella gente che mi spiega come io, lavorando nell’ IT (con particolare enfasi sulle infrastrutture e il computing) dovrei per forza di cose apprezzare il Partito Pirata.

Ora, gia’ il fatto che questo partito si erga a rappresentare “la rete” mi sta sul culo. Lo faceva gia’ Casaleggio , lo fece Grillo (pur se nessuno dei due ci ha mai capito un cazzo) e lo facevano quelli di “di pietro” col “Popolo delle Email e del Fax”.

Per prima cosa, bisogna dire questo: le carriere nei grandi partiti sono (e questo avviene ovunque) gestite in maniera gerarchica. Questo significa che occorrono anni e anni per far carriera, e se sbagli (e sei fuori) dopo sei davvero fuori. Se il tuo partito chiude, ha proprio chiuso.

Per i trombati e i farlocchi che aspirano ad una poltrona ben pagata , rimane una risorsa: “il nuovo partito che nasce”.

Di conseguenza, non ho bisogno di prove dove basta la logica. Sono convinto che se entro nel PP ci trovo alcuni frontmen (che servono a nascondere le retrovie), ma tutta la gerarchia di potere la trovero’ occupata da ex-qualcosa. Ex-rifondazione, ex-AN, ex-arcobaleno, ex-partitoumanista, qualsiasi nuovo partito nascente attira tutta lammerda di falliti, farlocchi e trombati in circolazione.

Siccome poi per un partito e’ difficile farsi descrivere come “nuovo” se ha dei trombati decennali (o i loro figli) come frontmen, allora poi trovano delle persone (a volte brillanti, e mi spiace per loro) che nascondano lammerda che sta dietro. Ma in realta’, se entrate in questi partiti trovate la stessa Pila di Idioti che ha animato ogni progetto politico malriuscito in Italia, da Democrazia Proletaria al PDUP al PSIUP , per passare agli umanisti e a tutto un sottobosco di partitini di sinistra, destra, centro, sopra, sotto e sottosopra.

E sentirete fare gli stessi discorsi per la libberta’ e contro il capitalismo e contro questo e contro questo e hasta la victoria, e tutto quanto, cambiando i termini per adattarsi al contesto.

E questo e’ visibilissimo semplicemente usando internet come strumento di conoscenza: basta andare ad immergersi nella loro umanita’ frequentando un pochino i loro forum per capire che il partito Pirata in Italia e’ un ricovero per rottami dei partiti frattali di sinistra radicale, e in Germania e’ una specie di club di quelli che chiameremmo “bamboccioni”.

Come in Italia, il Partito Pirata ha qualche frontman di successo (qui e’ Julia Reda, per l’italia credo si sia candidato un noto hacker) ma il punto e’ semplice: sotto queste persone c’e’ una sconfinata distesa di farlocchi da dare i brividi. Un mix assolutamente tossico di Wired, Vice e Il Manifesto , indigeribile anche per un verme di Arrakis.

Ma andando oltre le persone, ci sono alcuni problemini che avrei con le idee. Sono obsolete.

Certo, apparentemente il Partito Pirata e’ un partito di sinistra. E come tutti i partiti di sinistra, accetta la modernita’ solo quando e’ ormai obsoleta.

La loro idea di internet e di copyright, la loro battaglia “di bandiera”, avrebbe avuto senso ai tempi di Napster. Quando Napster era Napster e il Mulo era il Mulo. Ma oggi lo scenario e’ radicalmente cambiato: nel mondo di Spotify , di Netflix e di Amazon Video il problema e’ tutto tranne quello di reperire qualsiasi cosa si voglia, e peraltro i prezzi si sono abbassati moltissimo, arrivando ad essere sottoscrizioni “flat”.

Se ci spostiamo al valore politico di Internet, probabilmente hanno ancora l’idea che se ne aveva alla fine degli anni 90. Quando si diceva che Internet fosse uno strumento di progresso, che “si regolava da sola”, che “non aveva bisogno dei governi a regolarla”, che “non aveva bisogno di regole”, e che era “un’anarchia foriera di democrazia”.

Bene. Negli anni ‘90 , quando ancora non si erano osservati gli effetti di Internet, queste speranze eranoe legittime, e le condividevo a mia volta. Ma oggi sappiamo come sono andate le cose e possiamo dirlo.

Per prima cosa, “internet” non si regola da sola. Piaccia o no, per quanto riguarda l’uomo che avrebbe dovuto trovarci progresso e liberta’ la stragrande maggioranza del traffico oggi e’ fatta dai grandi social network, dai cosiddetti OTT (Over The Top), e dai grandi player. Significa che, esclusa una piccola minoranza, se qualcosa non e’ nella prima pagina di Google non esiste, di che cazzo state parlando?

Adesso arrivano i soliti e mi dicono “ma guarda che Internet non e’ Facebook e Instagram”. Certo. Ci sono quasi 15 persone attive su qualche social alternativo, suppongo. La domenica saranno addirittura 20. Se piove.

Keep watering dead flowers.

Questo e’ quello che fanno. La internet per cui lotta il PP e’ morta alla fine degli anni ‘90.

Si parla di Internet come “spinta alla democrazia”. MAncano pero’ i fatti. Quello che vediamo e’ molto diverso.

  • I paesi democratici stanno vedendo la democrazia venire scardinata, usando proprio internet come leva.
  • I paesi non democratici non hanno alcun particolare problema per via di Internet, che hanno imparato a censurare e controllare a piacimento.

Non esiste un esempio di paese ove Internet abbia portato piu’ democrazia e piu’ progresso. Potrei citarvi l’esempio degli USA e dell’assalto alle democrazie europee per mostrarvi come Internet oggi sia uno strumento che indebolisce e sfianca la democrazia stessa.

Ma non ne ha rafforzata nessuna : se vi chiedessi un solo caso di democrazia che e’ uscita rafforzata o migliorata per via dell’uso di Internet, non sapreste cosa dirmi.

Alla fine degli anni ‘90 si diceva che con Internet la liberta’ di stampa sarebbe stata piu’ ampia, perche’ chiunque poteva farsi un sito e dire la propria opinione.

Possiamo cavarcela con meno e fare direttamente una bella tabella:

SOGNI degli anni ‘90 REALTA’ nel 2019
“Internet ha un accesso paritario e non controllato alla conoscenza”. L’accesso alla conoscenza e’ regolato de facto dai motori di ricerca. Se qualcosa non e’ sulla prima pagina di Google praticamente non esiste.
Internet consente a tutte le idee politiche di circolare liberamente, rompendo l’oligopolio dei media. L’espressione di idee politiche e’ regolata dalle policy dei grandi social network.
Internet consentira’ un accesso alla liberta’ di espressione artistica e filosofica senza i filtri delle grandi case di distribuzione e del business dell’intrattenimento. le grandi piattaforme di contenuti, come Youtube , i colossi dello streaming e poche altre aziende impongono le loro regole.
Internet e’ sovranazionale e non e’ sotto il controllo di alcun governo. Per un governo e’ impossibile mettere a tacere i singoli. Pochi governi, tutti tirannici, esercitano un controllo ferreo in casa e hanno strumenti di controllo ed influenza tali da rendere irrilevante la voce del singolo
Nel mondo economico, internet distruggera’ i mediatori commerciali, dando ai piccoli la possibilita’ di commerciare con tutto il mondo senza intermediari. Poche realta’ come Amazon, Alibaba ed altre controllano il mercato, mediano la stragrande maggioranza delle transazioni, insieme ai sistemi di e-payment e pochi di e-wallet.
Internet portera’ la democrazia dove non c’e’, distruggendo le dittature, perche’ porta liberta’ di opinione. I regimi come quello cinese stanno usando internet per classificare , spiare e schedare le persone. La liberta’ di opinione in questi paesi non e’ mai cresciuta, semmai il contrario.
Internet produrra’ un nuovo giornalismo che non sara’ controllato dalle lobby, dai partiti e dai grandi gruppi di potere. i giornali tradizionali sono ancora i siti di giornalismo piu’ letti, i siti di notizie “alternative” credono che la terra sia piatta (quando va bene) e le poche novita’, quando esistono, sono sotto il controllo di nuovi poteri , di nuove lobby e di nuovi partiti.

Capito quale sia stato il fallimento clamoroso dei sogni e delle speranze che la mia generazione ha nutrito nei confronti della “Rete”, ormai trasformata in uno strumento di supply chain per servizi e contenuti, vorrei capire di preciso quale cazzo di liberta’ della Rete stiano difendendo questi del PP.

Ma di che diavolo state parlando?

La internet di cui parlate e’ finita con l’arrivo della broadband asimmetrica: avete un sacco di banda per il download e poca per l’upload. Significa che potete ascoltare molto ma parlare poco. Ci avete mai pensato, patetica pila di incompetenti idioti? Avere piu’ banda in download che in upload e’ come avere un conto in banca ove puoi spendere molto ma depositare poco. Chi sono quelli che inviano dati (upload?) : i produttori di contenuti. Chi sono quelli che ricevono dati? I consumatori di contenuti. Ci vuole cosi’ tanto per capire quanto le cose hanno cominciato ad andare in merda?

Per esempio: siccome vivo in campagna, ho solo 100Mb/s in download, e 20 in upload. Sapete cosa significa? Significa che mi stanno dicendo una cosa molto semplice: Internet e’ ancora un sistema di broadcast come la TV. Ma con la TV e’ evidente perche’ hai 640 Kb/s (circa) in download (se non e’ Hd, allora diventa circa 2Mb) e hai ZERO in upload. Al contrario, Internet ti illude di poter parlare, solo perche’ ti consente di farlo sottovoce. Perche’ i casi sono due: se 100Mb/s sono “ascoltare normalmente”, allora 20Mb/s sono “parlare a bassa voce”. Se invece 20Mb/s sono “parlare normalmente”, allora 100Mb/s sono “ascoltare gente che ti urla nelle orecchie”.

E le cose non devono per forza andare cosi’, non ci sono “motivi tecnici”: ci fu un tempo (che probabilmente non potete ricordare) in cui della gente sperimentava HDSL: all’epoca erano solo 2Mb/s , ma erano simmetrici. E quando ordino un link da 100Gb al lavoro, o da 1.3Tb/s , sinora non sto vedendo asimmetrie. Il collo di bottiglia nell’upload fu una scelta precisa. Anche qui in Germania esistono ancora i resti (si vedono vecchi apparati qui e li) di una rete ISDN che si poteva “tirare” sino a 2Mb/s unificando molte coppie di canali. (poi dismessa). Simmetrici.

Perche’ e’ importante che siano simmetrici? Perche’ se i bit hanno un valore economico, allora sul cavo scorrono soldi.Allora 100Mb/s in download e 20Mb/s in upload significa che voi potete comprare cinque volte piu’ di quanto vendete. I soldi che se ne vanno dalle vostre tasche devono essere cinque volte di piu’ di quelli che entrano.

Ma perche’ a fronte di tecnologie simmetriche come ISDN o HDSL si scelsero quelle asimmetriche? La verita’ e’ che a quei tempi si temeva il self-hosting. Non esisteva il cloud e gli host provider erano costosissimi. Si temeva che il negozietto si potesse fare il server di e-commerce sotto il bancone. Si temeva che la gente si tenesse i blog in casa. Si temeva che cominciassero ad uscire minibox col serverino per il piccolo business. Si temeva , insomma, di non riuscire a creare un business centralizzato dell’hosting. Si temeva che aveste il vostro server di posta elettronica, anziche’ pochi grandi provider ove la polizia poteva entrare e i pubblicitari potessero leggere le mail per sapere cosa vi interessava.

Questo e’ il punto: dall’arrivo dell’ ADSL il design della rete di accesso e’ stato fatto per fare in modo che l’utente consumi i bit di altri (=molto download) ma non possa offrire i propri (=poco upload). E no, la cosa non cambiera’ con la fibra. A parte che i contratti per fibra ottica contengono quasi tutti delle clausole che vi impediscono di vendere o rivendere beni o servizi “collegati” al vostro contratto , a livello di assegnazione di IP e di routing in ingresso quasi tutti si stanno attrezzando per impedirvi di fare self-hosting di qualsiasi cosa. Sento parlare di trasformazioni IPv4-IPv6 , in modo che il cambio di protocollo e i tunnel rendano impossibile fare quello che fate quando “aprite una porta del router”: ci avete mai provato con un telefono , per dire? Che esperienza avete avuto? Siete riusciti ad esporre la porta? Era visibile dall’esterno? Ne dubito, magari se funziona il vostro ISP lavora con qualche equipaggiamento atipico, ma sara’ il vostro terminale a dover aprire le connessioni se vuole usare protocolli P2P. Ecco, sara’ cosi’ anche con la fibra che sta arrivando.

Internet non e’ piu’ nulla per cui valga la pena lottare.

Lottare per “i valori” o per “la cultura” di internet e’ come lottare per “i valori” delle strade statali, per “la cultura” degli acquedotti , per “i valori” della rete del gas metano. Certo, sono infrastrutture importanti, ma non raccontateci che possono essere piu’ di quello che sono: infrastrutture.

Allora quando dico questo mi dicono che a “a maggior ragione” ci vuole un Partito Pirata che lotti. Quelli dell’ “a maggior ragione” mi stanno sul culo a prescindere. Girano con il cappotto ad Agosto e quando glielo dici ti rispondono “a maggior ragione”. A maggior ragione cosa?

Che cosa si propone di fare il PP per contrastare la situazione attuale? Hanno almeno “intuito” il fatto che la cosa di avere poca banda in upload ti condanna in maniera sistemica ad essere un consumatore passivo, cioe’ a scaricare?

E sono gli stessi che sul proprio sito parlano di “decentralizzazione”: e cosa decentralizzi, se il tuo computer e’ in fondo ad una buca, nella quale e’ molto facile che i dati cadano, ma piu’ difficile che ne escano?

Che cosa intendono fare contro i grandi come Facebook e Google? Se gliene parli ti accennano di sistemi alternativi che usano si e no in 30, ma sia chiaro, guai a contrastare la liberta al motore di ricerca di Google di decidere cosa esiste e cosa non esiste.

E anche se fossero dei nostalgici degli anni ‘90 (che per Internet sono stati molto belli), che cosa hanno intenzione di fare? Di tornare a Usenet , ai portali e geocities?

Se anche ci fosse bisogno di loro “A maggior ragione”, quale sarebbe questa “maggiore ragione”? . La loro idea e’ “nessuna regola su Internet, solo liberta’”, ovvero l’errore che ha portato i forti sostenuti dai governi piu’ forti a diventare dei monopoli mostruosi , pericolosissimi e tirannici.

Saro’ molto sincero: il Partito Pirata mi sembra il partito di “Internet come posto dove ci facciamo i porci comodi senza controlli”. Ma se togliamo il bisogno che alcuni hanno di farsi i propri porci comodi, cosa rimane delle speranze che Internet aveva prodotto?

Niente.

Mai prima d’ora l’umanita’ aveva investito tanti soldi in un manufatto , per concludere cosi’ poco.

Non so quanto tempo impiegheranno gli OTT a trasformare HTTP in un protocollo streaming su UDP. Cioe’, a fare del web la nuova TV via cavo.

Ma ci arriveranno. E lo faranno sotto i vostri occhi. Mentre voi starete a lottare per cazzatine tipo il diritto di usate bittorrent.