Pensieri sparsi sulla ricerca.

Dunque, si e’ aperto un thread riguardo a cosa sia una fonte accademica e cosa non lo sia. E da qui, una duscussione sulla peer review e su cosa sia da citare o meno. Cosi’, dico come la penso e quello che ho visto quando gestivo roba Educational & Research.Dunque, indubbiamente il mondo accademico attuale e’ un pelino confusionario. Questo deriva da alcune manie, molte delle quali vengono da oltreatlantico, che hanno lentamente inquinato l’insieme delle possibili fonti.

Succedono alcune cose.

La prima e’ che finanziando un’universita’ , diciamo piccola, e’ possibile (specialmente negli USA), avere delle pubblicazioni abbastanza “compiacenti”. Per “compiacente” significa che e’ possibile organizzare un simposio, un congresso, un meeting ove si dica, coi crismi dell’ufficialita’, un monticello di cazzate.

Supponiamo cioe’ che voi siate una multinazionale dell’omeopatia, come ce ne sono almeno 4. Volete sostenere una “medicina” che non ha mai avuto rilievi sperimentali veri. Vi serve per vendere medicinali.

Cosi’, andate in qualche paese ove l’universita’ non risponda a nessuno: Italia, USA, etc. A quel punto, indicete un congresso. In quel congresso pubblicate degli atti. In questi atti si scrive qualcosa come:

“sebbene non ci siano risultati nei test a doppio cieco, esistono segnali inferenziali incoraggianti di una efficacia del farmaco omeopatico”.

Noterete che ho evidenziato in due colori diversi l’affermazione. Perche’ l’ho fatto? Perche’ ad un certo punto, un altro dottore che scrive una pubblicazione fa questa cosa qui:

“esistono segnali inferenziali incoraggianti di una efficacia del farmaco omeopatico”(International Symposium of Omeopathic science, Puppenthal University, TX, 17 sept 2001)

Capite abbastanza rapidamente il trucco: abbiamo usato un’istituzione accademica per creare un evento che produce degli atti. Da qui abbiamo scritto un atto che si presta ad uno stralcio selettivo, e ad un certo punto un altro scritto la citera’ per magnificare i “dimostrati”  vantaggi della medicina omeopatica.

Un esempio e’ quello che fanno personaggi come Vattimo, il quale ha chiesto di usare l’universita’ per un “meeting” sul mediooriente. Vattimo, che non e’ un islamista, ne’ un ebraista ne’ uno storico contemporaneo ma un filosofo teoretico, probabilmente avrebbe (1) detto un sacco di corbellerie.

Ma, se Vattimo avesse voluto, avrebbe potuto mettere mettere agli atti un “Meeting sul medioriente” presso l’ Alma Mater con dentro quelle corbellerie. Il risultato finale e’ che qualcun altro avrebbe potuto citare, in un altro lavoro accademico, il Prof. Vattimo dell’ Alma Mater di Bologna mentre dice quelle minchiate in un “meeting” dell’ Universita’.

Capite bene come in queste condizioni la peer review del documento sia una cosa impossibile. Per la rivista scientifica , che si trova a leggere la n-esima citazione , risalire ogni volta al “root document” e’ praticamente impossibile.

Per questa ragione, tutte le “medicine alternative” , le “fisiche alternative”, le “storie alternative” stanno producendo un ammasso di letame incredibile, il quale inquina , filtrando attraverso stralci e citazioni, l’intero mondo accademico.

A questo si aggiunge il lavoro di “ricercatori” di facolta’ “troppo autonome”. Per “troppa autonomia” intendo una situazione per la quale “sopra il professore c’e’ solo Dio”. In questa situazione succede che facolta’ poco rappresentate , o professori inetti, pubblichino acriticamente i lavori di dottorandi, dottori, ricercandi e compagnia, prendendosi i meriti. Poiche’ spesso il professore non ha piu’ le competenze (si e’ dedicato alla politica dell’ateneo per decenni) per giudicare la bonta’ dello scritto, puo’ succedere che pubblichi una perla (nel caso il pupillo sia un  genio in fasce) o che pubblichi merda (nel caso di idiota in fasce).

Insomma, in tutti gli ambienti accademici la struttura “a cattedrale” e’ inficiata da una gigantesca massa di merda pura, proveniente da tutti i piccioni che trovano riparo nella cattedrale e ci cagano dentro, unitamente a quelli che dentro ci svernano per i motivi piu’ vari.

Questa e’ la ricerca, quando e’ interamente contenuta dentro il mondo accademico. Se siamo su questo piano, ovviamente, “lo dice google” , “lo dice mio cuggino”, “lo dicono tutti”, “lo dice il Prof Rubbia” valgono la stessa cifra.

Poi c’e’ una ricerca un pochino diversa. E’ la ricerca che viene finanziata da aziende che non voglionotruffare il cliente. Mi spiego:  la casa farmaceutica omeopatica vuole, ovviamente, produrre dei farmaci da vendere e quindi chiede alla ricerca di produrre (visto che non si possono produrre veri risultati) pubblicazioni utilizzabili come pezza d’appoggio.

Se invece prendiamo una casa automobilistica che vuole ridurre i consumi di un motore, o un produttore di cellulari che vuole migliorare la qualita’ dell’antenna, siamo in un campo nel quale stiamo comprando dei risultati, e non della carta.

A quel punto, ci ritroviamo nel pieno del sistema galileiano. Galileo non fece altro che introdurre un principio di utilita’ nel sapere scientifico, imponendo che una teoria per essere valida deve produrre delle applicazioni, ovvero un esperimento(2).

In questo campo le cose cambiano abbastanza perche’ sullo scritto  possiamo anche citare Babbo Natale se vogliamo: il requisito e’ che il motore consumi di meno e che l’antenna trasmetta di piu’. Il che e’ difficile da ottenere sfruttando Babbo Natale.

Per questa ragione, dal momento che l’economia e’ molto lontana dal mondo delle applicazioni, e’ assai difficile distinguere accademicamente il mondo della fuffa da quello delle verita’. L’unica cosa che possiamo fare e’ sforzarsi di capire il metodo.

Se ISTAT mi dice che gli ordinativi all’industria sono in aumento, mi pubblica il numero di campioni esaminati e il questionario, lo trovo piu’ affidabile di Confindustria che pubblica il risultato di un presunto sondaggio che (non si capisce chiedendo a chi e a quanti)  abbia ricevuto (non meglio specificate) risposte negative ad un insieme di domande sonosciute.

Quindi, il problema e’ che una cultura della verifica esiste. Esiste in quel sottoinsieme della ricerca vincolata a produrre risultati efficaci sul piano materiale.

Una volta acquisita quella logica, e’ possibile utilizzarla anche sugli altri campi.

Certamente, e’ possibile fare diversamente. Non solo si avra’ accesso alla ricerca fuffosa, ma si potrebbe anche avere qualche successo accademico, se pensiamo che Sharpe ha vinto il Nobel , che Fo ha vinto il Nobel, eccetera.

Questo non toglie, pero’, che si possa ancora assumere un atteggiamento intellettualmente severo e usare i criteri tipici della ricerca “buona” per giudicare la bonta’ di un draft.

Uriel

(1) dico “avrebbe” perche’ l’ Alma Mater non si e’ prestata.

(2) Non mi stanchero’ mai di dire che l’esperimento sia la prima applicazione pratica della teoria e non un mero atto accademico. E’ in assoluto la prima fase produttiva ovvero UTILE di una nuova tecnica. Il criterio di Galileo, quindi, non seleziona la verita’ delle teorie, ma la loro utilita’ pratica. A selezionare la verita’ e’ la logica, dal momento che la verita’ e’ un ente logico, e non fisico. Una teoria vera (logica) puo’ fallire gli esperimenti.

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