Organizzazioni assolutorie.

Quando si parla di scuola ci si trova di fronte ad una vera e propria macchina da propaganda che continua a dire la stessa cosa: abbiamo fallito per colpa di altri. Questa dialettica e’ molto comune in Italia, e sembra affermare che l’individuo non risponde del fallimento della propria organizzazione qualora possa accusare un concetto astratto (la stessa organizzazione) di esserne responsabile.
Si tratta di una dialettica molto diffusa , anche perche’ diversi sindacati si sono spesi molto perche’ entrasse bene nella testa dei propri iscritti : “fate il meno che potete, quando l’organizzazione fallisce daremo la colpa ai capi”.

 

Il discorso sarebbe credibile se nella scuola ci fosse la piu’ completa disciplina e la piu’ completa sottomissione al ministero. Voglio dire, contro la Gelmini di manifestazioni , di lotte, di scioperi, di casini se ne sono fatti eccome. Il che significa che questi singoli che “non hanno colpa” perche’ c’e’ un’organizzazione piu’ grande di loro in realta’, QUANDO VOGLIONO si ribellano eccome, protestano eccome, scioperano eccome.
Se toccate il portafogli e i privilegi degli insegnanti, (1)  improvvisamente scopirete che la voce la sanno alzare. Che sanno fomentare gli studenti , sanno fare di tutto per scendere in piazza.

 

Molto buffamente, a questa “organizzazione piu’ grande” di loro che, poverini, li costringe a lavorare male, non si ribellano mai.

 

Il mio post “letture” accusava proprio gli insegnanti (e chi altri, se no?) di svolgere male il proprio compito. Ora, non me ne frega niente del fatto che l’organizzazione sia pessima: e’ compito degli insegnanti produrre risultati.

 

Tutto quello che io vedo sono dei neolaureati che sembrano capre. Incapaci di ragionare. Insicuri su tutto perche’ nessuno ha mai dato loro le certezze di un metodo consolidato.

 

Si parla dell’infrastruttura, mentre stanno passano tesi di dottorato che sostengono tesi complottiste, come le scie chimiche e il signoraggio. Qualcuno di questa organizzazione proibisce di leggere le tesi degli studenti? Qualcosa proibisce di discuterle?

 

Non mi raccontate palle, la verita’ e’ semplicemente che e’ meglio andare a fare shopping. Tutto qui.

 

Si blatera di inumane sofferenze di questi prof che non possono leggere le tesi perche’, poveretti, oberati da milioni di ore di lavoro ogni settimana. Aha. Non c’e’ convegno, simposio, conferenza, cui non partecipino. Specialmente in localita’ balneari.(2)

 

La pura e semplice verita’ e’ che e’ stato dato un messaggio sbagliato a tutti le classi di lavoratori che fanno riferimento al sindacato: “tu sei responsabile del tuo operato ma non dei risultati ottenuti”. Morale: io mi presento a scuola? Si’. Faccio le cose che l’organizzazione mi dice? Si.

 

Ergo, ne escono capre da scuola, la colpa e’ dell’organizzazione.

 

No: la colpa e’ ancora tua.

 

Un fallimento collettivo e’ un fallimento dei singoli. Non esistono soldati vittoriosi di un esercito sconfitto, non esistono bravi dipendenti di un’azienda in fallimento, non esistono buoni insegnanti di una scuola che produce capre.

 

La responsabilita’ del gruppo riguardo ai risultati ottenuti e’ un concetto che spesso si usa in molta dialettica, specialmente quella sincacale (e oggi, l’ultimo residuo di sinistra) per creare dei singoli che non hanno problemi a lavorare per strutture che funzionano male, e non hanno neanche problemi a ritirare lo stipendio. Tuttavia, quando vengono chiamati a rispondere dei risultati, si tirano fuori dalla struttura, e dicono “ehi, io non c’entro, e la prova e’ che  io critico l’organizzazione”

 

E’ come se un mafioso se ne uscisse dicendo “eh, era colpa dell’organizzazione. Io sono sempre stato contrario a certe cose, e la prova e’ che le criticavo.”.

 

I  professori  sono cosi’: se si tratta di tirare a campare, se ne stanno tranquilli e si tengono ben stretto lo status quo e vanno avanti a produrre capre. Oh, si’: loro criticano. Costa poco, criticare. Ma puoi guadagnarci molto quando vieni chiamato a rispondere dei risultati , perche’ dirai “ehi, io ho sempre criticato questo sistema, non vorrai mica mettermi nello stesso mucchio degli altri, vero?”.

 

La risposta e’, molto semplicemente, che e’ il tuo fallimento che ti mette nello stesso mucchio degli altri. Mano a mano che mi convinco che la scuola pubblica produca capre, come genitore sto cercando scuole private. Sto cercando di informarmi sui contributi pubblici.

 

Prima o poi, signori, rimarrete senza alunni. C’e’ un calo di iscritti alle universita’ italiane, e NESSUNO ha il coraggio di dire la verita’, e cioe’ che gli italiani stanno mandando i figli a studiare all’estero.

 

Il mix di aumento delle tasse e di evidente peggioramento dei corsi di studi sta convincendo sempre piu’ genitori del fatto che un figlio che studia all’estero non sia molto piu’ costoso. Se considerate costi piu’ bassi delle case, costi piu’ bassi delle universita’, qualita’ dell’insegnamento piu’ alta, semplicemente le famiglie decideranno che si’, all’estero non costa cosi’ tanto.

 

Quando in una famiglia italiana c’e’ il cugino che studia all’estero, tutti si informano subito sui costi. E se i costi non sono cosi’ alti , cosi’ piu’ alti, il ragazzo stesso si sente spinto a cercare l’ateneo che vuole in Europa.

 

Siete, signori, in un regime di concorrenza. E abbassare la qualita’ delle lauree per produrre piu’ laureati ha convinto per i primi anni. Oggi le aziende chiedono piu’ esperienza che studi, proprio perche’ degli studi oggi non si fida piu’ nessuno.

 

Le universita’ di tutta europa si stanno riempiendo di italiani, e ce ne sono gia’ che offrono sconti sul costo di iscrizione se si viene presentati da uno studente in corso.

 

Voi professori, abituati a gestire un regime di monopolio nel quale vi preoccupavate solo di accaparrarvi fondi e stipendi, non avete tenuto in conto questo. Secondo voi, l’unica alternativa alla scuola italiana erano le scuole private. Per gli studenti delle superiori e’ vero, ma gia’ per le universita’ si comincia a discutere, e la concorrenza si fa sentire.

 

L’unica risposta data dalle universita’ negli ultimi anni e’ stata “vieni da noi, la laurea non si nega piu’ a nessuno”. Cosi’ le universita’ peggiori hanno svuotato le migliori, o le hanno costrette a peggiorare la qualita’ dell’insegnamento per non perdere studenti.

 

Morale: state morendo. E quando sara’ morta l’universita’, si passera’ alle superiori.

 

Il fallimento, cioe’ il costo dei risultati, arrivera’ comunque. E non sara’ possibile tirarsi indietro dicendo “io non c’entro, e’ l’organizzazion”. Mi sembrate quegli operai che se ne fottono continuamente dell’azienda, dicendo che la colpa e’ dei dirigenti. Credono che questa dialettica li assolva, e poi quando l’azienda chiude capiscono che “avere la coscienza pulita” non basta.

 

Tutti hanno la coscienza pulita, nel nostro paese. Tutti hanno fatto il loro dovere. E’ sempre colpa dell’organizzazione.

 

Questa dialettica ti puo’ salvare in caso di dibattito, ma non puo’ salvarti dal conto che arriva. Prima o poi i costi del fallimento, cioe’ dei risultati ottenuti, si abbatteranno sulla scuola.

 

Gia’ oggi le universita’ straniere non riconoscono i diplomi conseguiti in alcuni istituti superiori. Quando moltissimi studenti saranno abituati a continuare l’universita’ all’estero, dovranno scegliere delle scuole superiori che permettano loro di iscriversi alle universita’ straniere, ove si passa un esame di ammissione.

 

E comincerete a venire giudicati DAVVERO. E no, quanto siete bravi quali individui, quanto “sia colpa dell’organizzazione” non freghera’ nulla a nessuno. Si guarderanno i risultati, e se la scuola X finisce nella lista nera perche’ non si viene ammessi , avrete solo studenti che vogliono fermarsi con gli studi.

 

Quanche sindacalista vi ha illusi, dicendovi che se la colpa e’ del ministero o dell’organizzazione allora non pagherete mai. Pagherete eccome, invece, come stanno pagando tutti, per gli scarsi risultati. E no, dire che voi “avete criticato”, e che voi “eravate contro” e che voi “lo avete sempre detto” non servira’ a nulla.

 

Serve in politica. Serve ad Annozero, Serve da Vespa. Ma non serve quando un ragazzo sceglie una scuola superiore e si sente dire che quella tale scuola non e’ accettata tra le universita’ straniere di X, Y,Z.

 

Vi sentite invincibili perche’ siete statali, ma non capite che senza allievi non potete lavorare. Il 4.4% degli studenti italiani ha scelto, quest’anno, di iscriversi ad un’universita’ straniera. Quel 4.4%  dell’anno prossimo, quelli che vedono il fratello o il cugino che si iscrive all’estero, si stanno informando e si stanno chiedendo quale scuola superiore sia migliore per andare all’estero   a studiare e passare gli esami.

 

Adesso, o remate o prima o poi altri insegnanti rimarranno a casa.

 

Oh, loro criticavano. E’ colpa di un’organizzazione “sopra di loro”.

 

Andate a dirlo al direttore di banca, che non avete piu’ lo stipendio ma va bene cosi’ perche’ e’ colpa di un’organizzazione sopra di voi.
E’ ora di smetterla con queste minchiate di dare all’organizzazione, al sistema, al governo, alla societa’, le colpe dei singoli. Se anche foste innocenti, di fronte al fallimento l’innocenza non e’ una scusa.

 

Uriel
(1) Non ci sarebbe la coda ai concorsi , se fosse un posto cosi’ sfigato, quindi smettetela di lamentare le sofferenze incredibili dell’insegnante.State comunque meglio di chi sta fuori, il che si chiama privilegio.

 

(2) Tempo fa una grossa casa di calcolatori promosse un convegno sul supercalcolo. Nessuno aveva tempo. Finche’ fu fatto in un castello-hotel della loira, E allora qualcuno trovo’ tempo. Quando si mandarono i depliant ove si specificava che nell’hotel ci fosse un casino’, ovvero offrisse di conseguenza donnine in quantita’ (casino’+hotel = mignotte) allora tutti trovarono tempo. Sono troppo oberati per leggere le minchiate dei loro studenti.