No, questo blog NON scioperera’.

Mi arrivano email che mi chiedono di unirmi allo sciopero dei blog, sciopero che serve a protestare contro un ddl che sta venendo fatto. In tutta onesta’, la mia risposta e’ che NON sciopero. Il primo dei motivi per cui NON lo faccio e’ che questo “sciopero” non e’ uno sciopero, ma una manifestazione politica mainstream, adeguatamente foraggiata da alcuni giornali, la quale non mi interessa in quanto tale. La blogsfera deve essere libera, e pertanto NON inquinata dai partiti e dalle loro cazzate: permettere ai partiti di organizzare porcherie politiche usando i blog equivale a ricreare qui gli stessi merdosi equilibri che ammorbano la carta stampata e la TV.

Esiste una vulgata che cerca di stabilire un’equivalenza assurda, la quale vorrebbe che la blogsfera sia indipendente quando e quanto e’ di sinistra, cioe’ quando e quanto si piega a cattivi maestri. La risposta e’ che no, anche io credo ad una blogsfera indipendente,  e proprio perche’ indipendente significa indipendente, non ho intenzione di partecipare a manifestazioni di parte.

C’e’ una regola fondamentale che disciplina la fruizione dei diritti, ed e’ quella che vuole che un diritto si fermi quando inizia un diritto di qualcun altro. Nello scorso post, ho ricevuto una massa di risposte cavillose, le quali praticano tutte uno sport storico della sinistra: “la sacra missione che giustifica tutto”.

L’uomo di sinistra e’ sempre impegnato in qualche battaglia altissima, purissima, levissima, in nome della quale i diritti degli altri devono andare a farsi fottere, perche’ loro, i cavalieri del bene, stanno combattendo per una tale bellissima conquista che si, dai, chi se ne frega se si viola qualche legge e si viola il diritto di qualcuno?

Secondo queste merde subumane (1) , ogni forma di tutela che protegga il proprio avversario politico (perche ‘ protegge tutti, quindi anche lui) e’ un cavillo ingiusto, da rimuovere, in nome di un’idea di liberta’ che giustifica qualsiasi porcheria. Il fatto che Livatino sia morto perche’ nella sua procura c’era un bel canale aperto che portava fuori notizie non li sfiora, perche’ questa legge che esiste gia’ e tutela il segreto istruttorio si pone tra il desiderio di sangue di queste bestie incivili e il loro bersaglio: come osa, la legge , mettersi tra lui e il mio ODIO?

Negli ultimi 30 anni, ogni volta che e’ stato necessario fare i propri porci comodi, a sinistra, ci si e’ nascosti dietro la foglia di fico di qualche diritto. La foglia di fico dell’ ABUSO di qualche diritto. Cosi’ oggi scopriamo che sia legale piazzarsi a due chilometri di distanza con un’attrezzatura professionale e spiare chiunque, a patto che sia il bersaglio dell’odio di una massa rancorosa e biliosa, i cui istinti peggiori sono fomentati da abili burattinai dell’odio. Come diceva Heinlein,  l’odio e’ una merce che vende bene.

Non mi illudo che qualcuno riporti del fatto che questo blog non scioperi: sono convinto che i soliti Repubblica e Unita’ parleranno di sciopero riuscitissimo e del 99.999% della rete che si e’ unita a questa titanica manifestazione indetta da Eugenio Scalfari(2) e dai suoi scagnozzi.

Ma questo non mi importa: per me e’ importante dire “io non c’ero”, per me e’ importante, e lo sara’  quando questa roba diverra’ regime, poter dire che io non c’ero, che io non mi sono unito a questa massa peggio che fascista: la dittatura di “tutti”.

E ho piu’ paura di una dittatura delle masse , della dittatura di “tutti”, che non della dittatura di un singolo uomo: le masse (il “tutti”) sono di gran lunga piu’ feroci, oscurantiste, fasciste, vessatorie, incivili, tiranniche e violente di qualsiasi dittatore al potere, Hitler compreso.

Non mi interessa sapere che sia Berlusconi o meno: anche perche’ non si sta violando esattamente e solo il diritto alla privacy di berlusconi, ma ci stanno prendendo di mezzo anche le cosiddette “escort”:  che troviate esecrabile o meno il suo lavoro, anche la escort e’ una persona con dei diritti. E siccome di mezzo sembra che ci sia un pappone legato alla criminalita’ barese, non e’ che queste tizie stiano rischiando poco: e no, non sono neanche nelle condizioni di “fare libere scelte” o di “scegliere liberamente di parlare”. La Sacra Corona Unita ha dei pregiudizi verso la gente che “sceglie liberamente di raccontare”.

La ratio di una legge a tutela di un diritto e’  volte difficile da cogliere. Ovviamente, poiche’ nessuna legge e’ perfetta, succedera’ che la sua applicazione sfidi il senso comune: sentir parlare dei diritti di un mafioso o di un “colpevole” e’ strano,  ma rimane il fatto che un diritto dimane un diritto.

Quando Mosley si fece beccare a fare giochi sadomaso(3), fece giustamente ricorso ad un tribunale, il quale sanci’ che avendo lui preso ogni precauzione perche’ tali giochi fossero privati, si era trattato semmai di una violazione da parte del giornale: fu uno dei pochi momenti nei quali ammirai il diritto anglosassone, nel quale l’antipatia verso la vittima non autorizza a violare i suoi diritti.

E’ ovvio che con una buona attrezzatura un giornalista professionista possa aggirare le misure prese da una persona che dopotutto di mestiere fa altro(4), ed e’ per compensare questo squilibrio che esiste la legge. Mosley mi e’ antipaticissimo, e proprio per la dinamica dei giochi estremi pagare una persona poco coinvolta e’ (a mio avviso) una violazione della policy: se una pratica dolorosa diviene piacevole e’ dovuto ad una particolare lettura del cervello , senza la quale il gioco rimane doloroso ed umiliante.(5) Ma il fatto che io lo trovi antipatico non mi permette di giustificare eccessi contro di lui.

Esistono alcune belle parole , a livello politico: che sono “liberta’”, che sono “diritti”. Il problema e’ che esse pongono una questione, ovvero dove una liberta’ debba fermarsi, e dove un diritto abbia dei limiti. Il mio diritto di parola e di opinione mi permette di affermare che Scalfari faccia turismo sessuale? La risposta e’ no, e se lo dicessi verrei querelato , a mio avviso giustamente. Questo perche’  il mio diritto deve fermarsi dove iniziano i diritti di Scalfari, che a me il personaggio sia simpatico o meno.

Adesso la domanda e’ : e se fosse vero?

Per un qualche stravagante motivo, si e’ creata una superstizione per la quale la verita’ sarebbe un valore tale da permettermi di violare la vita altrui: se sto dicendo una cosa VERA allora posso dirla. In base a questo ragionamento, pubblicare la foto della propria ex fidanzata in performances intime sarebbe lecito: si tratta di cose vere.

Signori, ho un annuncio per voi: questo blog ha appena installato uno spyware sul vostro computer, il quale mi spedira’ per email tutta la vostra posta elettronica, con particolare riferimento ad attachment .jpg e .gif.

Cagati sotto? Che strano: con ogni probabilita’ avrei parlato di fatti veri. Come mai trovate insopportabile che io possa accedere al vostro PC, visto e considerato che si tratterebbe di fatti “veri”?

E perche’ temete cosi’ tanto di essere spiati, intercettati, perche’ installate di continuo sul vostro PC dei programmi per eliminare lo “spyware”, quando in ultima analisi i vostri dati sono “veri”?

Un delirante commento dello scorso post sostiene addirittura che quando un fatto sia “moralmente” grave allora sia necessariamente pubblico: interessante, qui siamo arrivati ai peggiori deliri papalini, quelli per cui la morale interviene contro il diritto e giudica se sia il caso di far valere dei diritti o meno.

“verita” e`una bella parola, cosi` come “diritti” e cosi´come “liberta”‘ , ma un abuso di tutte queste parole, usate come foglia di fico per coprire i piu’ bassi istinti , e’ un attentato ai diritti stessi  e alla stessa liberta’.

Quando il tribunale ha condannato il giornale al pagamento di centomila sterline per Mosley, non ha represso la liberta’ di informazione, anzi l’ha rafforzata: nel momento in cui un diritto si svolge all’interno di un rispetto collettivo, il diritto (di stampa o di informazione che sia) diventa piu’ legittimo e piu’ desiderabile. E’ molto difficile convincere la gente ad abolire un diritto che li riguarda, mentre e’ molto facile convincerli ad abolire un diritto che viola i diritti dell’elettore.

Se mi parlate del diritto del mio blog di scrivere liberamente le mie opinioni, sono perfettamente d’accordo con l’idea di scendere in piazza a difendere tale diritto. Se pero’ tale diritto va oltre i miei diritti, e sancisce il diritto di UN ALTRO blog/giornale di piazzarmi una SPIA a 2 km da casa per spiare quel che ci faccio dentro, beh, allora preferisco rinunciare ad un piccolo diritto per tutelarne uno GRANDE.

Sono perfettamente disposto a tacere, e se necessario a chiudere il MIO blog, se il prezzo e’ quello di legittimare la violazione della vita privata mia e di altri. Mosley o Berlusconi  o le loro escort che siano.

Gira una vulgata secondo la quale il diritto alla liberta’ di parola sia cosi’ importante che pur di averlo bisognera’ rinunciare a qualcosa: e certo, a qualcosa devono rinunciare sempre gli altri e sempre quelli che odiamo. Beh, no: se devo decidere che un diritto sia piu’ importante di altri, sono io che decido cosa sia piu’ importante di cosa.

Sono perfettamente disposto a chiudere questo blog per salvare la privacy di casa mia. Se una legge , al piccolo prezzo di questo blog, impedira’ a chiunque abbia i mezzi di Repubblica di sbattere chiunque (me compreso, in teoria) sulla berlina spiandolo in vari modi, beh, e’ un prezzo che sono dispostissimo a pagare.

Esistono due modi per mantenere un equilibrio dei diritti sufficientemente garantista da tutelare i diritti dei piu’ deboli contro gli eccessi di chi ha piu’ mezzi. Il primo e’ la responsabilita’, cioe’ un atteggiamento di chi ha i mezzi per spiarmi, tale da non violare diritti altrui mantenendo il proprio diritto di cronaca dentro i limiti dei diritti altrui. Il secondo e’ l’autorita’ : quando si abusa di un diritto a spese dei diritti altrui, interviene la legge e riporta equilibrio.

Quando non c’e’ responsabilita’, deve intervenire l’autorita’.

Penso che il ddl contro l’abuso della liberta’ di stampa sia buono. Non e’ auspicabile, perche’ sarebbe stato auspicabile che i possessori di teleobiettivi si guardassero bene dall’usarli in questo modo: ma se e’ un fatto che la responsabilita’ sia venuta meno, allora e’ benvenuta l’autorita’.

Questo blog chiede, vuole, auspica che  nessun giornale di tiratura nazionale, con qualsivoglia pretesto (6) possa pagare professionisti dello spionaggio allo scopo di violare la mia volonta’ di godere del diritto alla privacy. Se una persona prende tutte le precauzioni in proprio potere per tutelare la propria privacy, le quali vengono aggirate da una maggiore professionalita’ nello spionaggio, e’ la spia a dover venir condannata.

Io non voglio che Scalfari abbia la possibilita’ di rendere pubblica la vita privata dei suoi nemici solo perche’ ha i mezzi materiali per farlo e la volonta’ di farlo: i diritti di Scalfari devono fermarsi dove iniziano i miei.

Considero questa una lotta per i diritti: finche’ i diritti rimangono confinati nel campo dei diritti altrui, e’ molto difficile fare una campagna che abolisca tali diritti. Se si abusa di tali diritti violando quelli altrui, sara’ facilissimo chiedere ai cittadini di abrogarli. Se ogni manifestazione degenera in una distruzione della citta’, e’ molto facile chiedere che vengano vietate le manifestazioni: chi reprime duramente le degenerazioni sta assicurando la durata del diritto stesso. Cos`’ come, di fronte a simili violazioni, sara’ sempre piu’ facile chiedere delle VERE abrogazioni.

Cosi’, chi disciplina contro gli eccessi una stampa che ormai fa i propri porci comodi a spese dei diritti altrui , sta salvando il diritto di parola.

Questo blog non scopera perche’ ritiene che il ddl “contro la liberta’ di stampa” sia una legge contro gli abusi di tale liberta’ , e se anche cosi’ non fosse, SCELGO di rinunciare (eventualmente) alla mia liberta’ di parola e di opinione per salvare quella alla mia privacy. Se ci troviamo in una situazione nella quale devo rinunciare ad uno dei due diritti, ebbene la scelta e’ fatta: rinuncio alla mia liberta’ di parola per salvare la mia privacy.

E quindi, ben venga un bavaglio alla stampa, perche’ QUESTA stampa non merita altro che galere, bavagli e manette. E lo stesso dicasi di certa blogsfera. E se per questo dovro’ chiudere questo blog, beh, pazienza.

Sara’ il piccolo prezzo per qualcosa di piu’ grande.

Uriel

(1) Li insulto nella speranza che si tolgano dai coglioni e la smettano di leggermi, ma sono cosi’ a corto di idee che per riempire il LORO giornale di merda hanno bisogno di copiaincollare da qui. Oh, anche quelli che vengono dati a Repubblica sono soldi di tutti: voglio sapere come li spende Scalfari. Non e’ che col ricavato ci va a mignotte, vero? Ho DIRITTO a spiare Scalfari, perche’ vive di soldi pubblici (i fondi per l’editoria) e voglio assicurarmi che li spenda bene.

(2) Su Scalfari e delle sue vacanze girano aneddoti interessanti. Ovviamente si tratta di falsita’, ma sono convinto che se osassi riportarne qualcuna qui verrei querelato. In nome della liberta’ di stampa DI ALCUNI, ovviamente.

(3) Non erano giochi nazisti piu ‘ di quanto Johnny Rotten con una svastica sulla maglietta fosse nazista: il sadomaso utilizza abitualmente estetiche di coercizione, che vanno dal “giochiamo al carcere” al “giochiamo ai nazisti”, “giochiamo alla caserma”, eccetera. Esiste anche una forma di feticismo in alcune coppie miste, che si richiama allo schiavismo americano. Per come la vedo io, nessuno deve essere chiamato a rispondere del suo immaginario erotico,  e se lo realizza con altri adulti consenzienti sono affaracci suoi: se una coppia mista vuole giocare a schiavi negri e padroni bianchi (ovviamente  a seconda di chi dei due sia bianco o nero) sono affari loro. Idem se vogliono giocare ai nazisti.

(4) In Italia spionaggio e’ un reato, e la villa del Presidente del Consiglio e’ coperta da segreto di stato, specialmente se ospita (anche a titolo di cortesia) un capo di stato straniero. in QUALSIASI paese civile, quei giornalisti sarebbero ricercati, catturati e condannati.

(5) Diverse coppie sadomaso si fanno cose che normalmente , negli stupri, lasciano le donne in ospedale per settimane e che vengono usate come tortura da diverse polizie del mondo. Tuttavia, essendo una cosa volontaria e coinvolgente, l’indomani li vedi garruli e felici.

(6) No, nessuna legge vieta ad una prostituta di diventare parlamentare , ministro, qualsiasi cosa. E no, nessuna legge disciplina la scelta dei ministri o dei candidati alle elezioni. Lo fa la morale, ma questo e’ argomento di voto: gli elettori dicano cosa ne pensano in sede di voto. Dire che io ho diritto di sapere cosa fa Berlusconi perche’ ci sono di mezzo soldi pubblici equivale a sancire che posso spiare qualsiasi impoegato statale per vedere come spenda lo stipendio. Non li pago mica per comprare l’ iPhone, io.

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