Neanche a copiare, sapete fare.(cit.)

Neanche a copiare, sapete fare.(cit.)

Di solito non faccio molto caso a quello che scrivono i Wu Ming, cioe’ Bui. Non ci faccio caso non tanto per via dei contenuti, ma per via della loro sorgente. Ho avuto la (s)fortuna di condividere , per tutte le scuole superiori, una littorina per Ferrara con lo stesso Bui, (non la stessa scuola, per fortuna: lui frequentava il Liceo delle _elites_ locali, dette anche “la crema”, da cui “i cremini”. ) e da questo e’ nata una certa, viscerale antipatia. La stessa antipatia che ho per chiunque sia un “cremino”, che poi si erge a rappresentante delle classi povere, contando sul fatto che pochi lo conoscano davvero bene.

Potrei raccontare aneddoti a iosa, ma il punto e’ che non mi interessa tantissimo spiegare il tizio: sto solo spiegando per quale motivo non lo leggo. Essenzialmente, credo che da una sorgente infetta possa uscire solo roba infetta, per cui normalmente non lo leggo. Sfortunatamente pero’ ho un aggregatore di notizie , il quale reagisce ad alcune parole. E quando Bui se ne va a scrivere di cosa Google farebbe dei nostri dati, mi viene da ridere.

Avete presente quelli che vanno a parlare di Intelligenza Artificiale e tutto quello che fanno e’ citare Terminator? Ecco, nel caso di Bui, desidera parlare di big data e tutto quello che fa e’ parlare di 1984, di George Orwell.

Secondo Giap, a quanto pare google e’ immensamente interessato a quello che fa il singolo. Nel suo ultimo delirante articolo, google prende i dati del tuo telefono per sapere se hai litigato con mamma, se hai dormito bene , eccetera. E tutto questo costituirebbe uno stato di sorveglianza. E dai suoi “preziosi consigli” si evince chiaramente che non ha idea di quel che sta dicendo.

E ci credo. Se sei nato in un paese di pettegole come quelli da cui veniamo, probabilmente vedi Google come la vicina di casa che osserva a che ora apri le finestre, e se apri le finestre di due camere  a breve distanza di tempo (magari volevi dare aria alla casa), andra’ a dire a tutti che “marito e moglie sono separati in casa”.

Se cresci in questo contesto (e il liceo dei cremini non riesce ad emanciparti) penserai a Google come a qualcosa che raccoglie dati allo stesso scopo della tua pettegola vicina: sapere tutto di te.

Ma le cose non stanno cosi’.

Allora, per prima cosa devo confessare. Sino all’inizio dell’anno scorso mi occupavo di un’infrastruttura di cosiddetto “big data”. Pipelines, storage , fabric , nodi e tutto quanto. Circa 500 milioni di persone, piu’ le loro automobili.

E c’e’ una cosa che naturalmente Bui non sa: del singolo non frega un cazzo a nessuno. Certo, le vostre mamme vi hanno detto che siete speciali, importanti, pezzi unici e rari, fiori che sbocciano ogni cento anni, capolavori michelangioleschi , che niente e’ abbastanza buono per delle persone splendide come voi.

A questo si e’ aggiunta Hollywood, col suo individualismo, e la scuola col suo schematismo storico. Chi fece la rivoluzione russa? Oh, vi hanno detto: Lenin, Trotzky, e tutti quanti i bei nomi. E poi accendete la TV, dove c’e’ il culto dell’ eroe: il SINGOLO UOMO che, da solo fa questo e quello. E bacia la bionda. E poi ci sparate i fumetti, nei quali un solo SUPER-eroe ha la responsabilita’ di salvare il pianeta una volta a settimana.

Ma la realta’ e’ un pelo diversa. La rivoluzione russa l’hanno fatta circa 25 milioni di persone. Si, certo, c’erano anche Lenin&co, ma senza i rimanenti 25 milioni sarebbero stati solo vecchietti che scrivono “Satana Troia” nella Metro di Milano. La rivoluzione iraniana non l’ha fatta Khomeini. L’hanno fatta 350.000 persone, circa. Altrimenti Khomeini sarebbe stato solo l’ennesimo migrante ritornato in patria con un sacco di belle storie da raccontare.

Cosi’, e’ forse vero che in passato la “sorveglianza elettronica” , nel tentativo di prevenire rivolte ed insurrezioni, si limitava a sorvegliare i singoli per “intercettare” la nascita di un Lenin o di un Khomeini.

Questo perche’ non era nemmeno pensabile l’idea di sorvegliare i 25 milioni che hanno fatto la rivoluzione d’ottobre. Erano davvero troppi.

Adesso immaginate una cosa: immaginate che anziche’ chiederci se ci sia un Lenin da qualche parte, o preoccuparci di intercettare lui, ci chiedessimo se esistono i 25 milioni di russi che hanno fatto la rivoluzione. Perche’ dovremmo farlo? Perche’ sappiamo bene che senza quei 25 milioni di russi, Lenin sarebbe stato solo un altro vecchietto che bambanava cazzate in qualche bar di Mosca.

Il primo problema di questo genere di indagine non e’ quello di capire se avete dormito bene o male. E neanche di capire se avete litigato con vostra madre. Perche’, se ci poniamo il problema VERO, non ci interessa niente sapere del capo: per la prima volta nella storia, abbiamo il potere di calcolo per seguire TUTTI , a gruppi.

Neanche a copiare, sapete fare.(cit.)
Una cosa come questa, ma con milioni di puntini.

Trasponendo il nostro esempio, i bolscevichi sarebbero i blu, mentre i menscevichi sarebbero i rosa. Gli zaristi sarebbero gli aranconi, e i verdi sarebbero gli anarchici. A questo punto, non ci interessa piu’ sapere cosa faccia il singolo al centro dello schema. Un singolo non ha alcun potere. Quello che ci interessa sapere e’ se le masse , che ora possiamo seguire e visualizzare, si muovono o meno in una certa direzione.

E specialmente, ci interessa sapere quanto potrebbero allearsi, e che contatti abbiano. I contatti tra blu e verdi ci sono, ma rosa e verdi si compenetrano quasi, segno che piu’ vicini. E’ chiaro che per gli zaristi sta per iniziare un brutto inverno.

Ma in questa situazione, il singolo Lenin o il singolo Trotzky non fanno differenza. Se ci sono 25 milioni di persone con quelle idee, e’ meglio che lo Zar prenoti un viaggio. E alla svelta.

Ma ovviamente togliere Lenin, Trotzky e tutti gli altri “eroi” (se non super-eroi) dalla storia differisce molto dalla visione che ne hanno i Giap. Loro pensano che Che Guevara fosse importante, e non le masse di cubani di cui nessuno riporta il nome.

Ma adesso possiamo computare le masse.  Un cambio di paradigma enorme: non ci serve piu’ verificare se Lenin sia in Russia o meno. Ci serve “solo” modellizzare queste masse. Calcolare l’individuo “medio” entro uno, due sigma.

Neanche a copiare, sapete fare.(cit.)

Questa operazione ha un nome: “clustering”. Una volta determinato in quali cluster possiamo dividere la societa’, possiamo cercarli e sapere di cosa parlano. Vedere come sono collegati. E capire quale sara’ il cluster perdente, capire chi si stia alleando e chi stia litigando. A quel punto, possiamo fare propaganda di massa, sapendo davvero bene cosa fare.

Non ci interessano davvero piu’ gli individui, dal momento che possiamo fermare le masse, intervenendo sul discorso pubblico. E possiamo osservarli. Possiamo osservare come reagiscono alle singole notizie. Ma non osserviamo i singoli: quello che facciamo e’ costruire dei dati “aggregati”.

Gli umanisti diranno che il singolo sara’ comunque un individuo da spiare, dal momento che la moltitudine e’ fatta da singoli. Questa visione assurda era molto in voga prima che esistessero metodi capaci di computare le masse.

Non sono le masse ad essere fatte da singoli. Sono i singoli ad essere fatti di masse.

Andiamo a prendere un singolo che vive, che so io, a Milano. Il 99% del suo tempo lo passa in uno spazio che sta in un raggio di pochi km. Se fa il pendolare una decina. Compra quello che trova nei negozi della zona, come tutti gli altri che vivono in quella zona. Segue quasi sempre gli orari e le abitudini del suo gruppo. Certo, ci sono differenze, ma sono piccolissime: qual’e’ la differenza tra chi si veste seguendo un’estetica X e uno che si veste con un’estetica Y se entrambi i tessuti sono fatti dalle stesse aziende e importati dagli stessi trasportatori, usando gli stessi container?

Se la osserviamo su scala abbastanza larga, la differenza tra un romano che frequenta casapound e un romano che frequenta il centro sociale di estrema sinistra, si perdono in dettagli insignificanti. Abitano, mangiano, dormono, viaggiano, esattamente come il resto del gruppo locale (quartiere , classe sociale, eccetera). Le differenze individuali sono piccolissime, e sono insignificanti.

A quel punto, arriva lo Lenin della situazione. A noi di Lenin non frega una cippa. A me interessa sapere quale massa potrebbe accoglierne le idee, perche’ e’ la massa che mi fa paura. Lenin da solo e’ un tizio mingherlino. Non puo’ fare nulla al governo.

Devo solo impedire che Lenin sia ascoltato dalla massa. Ma se vado da una massa di ribelli a dirgli “non ascoltate Lenin” , allora probabilmente questo e’ quello che faranno. Ma posso fare una cosa: dargli Beppe Grillo.

A me non interessa sapere chi siano , ma se riesco a determinare che quella massa ha bisogno di un leader, che ha bisogno di ridere (e’ fatta di depressi) e che ha bisogno di utopie, non devo fare altro che prendere qualcosa che coincida con la descrizione dei loro bisogni di massa e darglielo.

Sicuramente quando Grillo fece il suo Vaffanculo Day a Bologna c’erano molti che dicevano “sentite, e’ vero che abbiamo bisogno di gridare a questa gente che fa schifo e che ne abbiamo piene le palle, ma siete sicuri che un comico entrato in Rai in quota DC sia il metodo migliore? Perche’ non fare uno sciopero generale?”.

Ma Grillo era molto, molto , molto piu’ attraente. Ma mosso le masse, e siccome gli individui sono fatti di gruppo, e non viceversa, allora alla fine tutti hanno seguito la massa. Cioe’ Grillo.

Qui entrano in gioco i social network.

Il social network si comprta come l’amplificatore che sta tra il politico che fa il comizio e la massa che lo ascolta. Se qualcuno aumenta il volume, la sua voce la sentiranno anche quelli che stanno indietro , nelle ultime file. Se qualcuno diminuisce il volume, solo le prime file ascoltano , quelli dietro chiacchierano o ballano, o si fanno i cazzi loro.

Il social network puo’ decidere se il vaffanculo Day arriva a milioni di persone oppure se rimane circoscritto ai 300.000 che c’erano. Sarebbe bastato titolare come “show da record di Grillo a Bologna, mai un comico aveva avuto tanti spettatori con le sue barzellette”, e il vaffanculo day sarebbe stato lo spettacolo di Grillo. E’ gia’ successo: sapete tutti che Woodstock fu un concerto, ma delle idee che giravano , sapete molto meno.

A quel punto arriva il social network, che prende le parole di chiunque sia in qualche gruppo, e le amplifica. Condividendole. Certo a voi sembra che un vostro amico vi abbia condiviso il messaggio, ma alla al vostro amico sembra che lo abbiate condiviso voi. Ma entrambi commenterete lo stesso messaggio.

I social network mainstream sono pieni di queste interazioni finte, e se quando vi incontrate e ne parlate dite “ah, il messaggio che mi hai condiviso tu. Ma no, me lo hai condiviso tu! Vabe’, chi se ne frega, quel messaggio li’ “. Ecco, quel messaggio e’ arrivato ad entrambi per volonta’ di Facebook, che ha deciso di amplificarlo. Successe per esempio coi Gilet Gialli: un gruppo insignificante di persone si lamentava che le nuove leggi sull’ecologia avrebbero messo fuori legge i loro SUV diesel, ma per motivi inspiegabili quello che dicevano fini’ a decine di migliaia di francesi. Sono tutti convinti che qualche loro amico abbia condiviso con loro il messaggio, immagino.

Ma se andate a vedere, A e’ convinto che sia stato B a condividerlo, B e’ convinto che sia stato C, e via dicendo. Alla fine, e’ stato un bot che ha voluto portare un messaggio ad un determinato “cluster”.

Non ad un singolo. Non ad un capo. Non ad un eroe politico, o un supereroe della rivoluzione. Non frega niente a nessuno di Napoleone, il problema e’ se la Francia gli va dietro.

L’errore di Bui, che e’ l’errore di chiunque cerchi di spiegare il 2020 con il pensiero del 1850, e’ quello di sopravvalutare i singoli. Un simile potere di calcolo puo’ tranquillamente occuparsi delle masse, tralasciando completamente i singoli. Quindi si Tranquillizzi Bui, a google non frega niente di come dorme. A Google interessa come dorme l’Europa, al massimo.

Ma l’apoteosi dell’incompetenza Bui la raggiunge quando pensa che per combattere google serva disconnettersi, o usare “software alternativi”. Sarebbe divertente informarlo del fatto che il 27% delle commit al Kernel di Linux viene da Microsoft, e che Android si basa su un kernel linux: anziche’ GNU/Linux, si tratta di Android/Linux.

Il problema e’ che non e’ possibile disconnettersi.

Immaginate di gettare via tutta l’elettronica che avete. Immaginate pure di togliere persino la corrente elettrica di casa vostra. Innanzitutto, le esigenze del gruppo di cui fate parte vi riporterebbero alla realta’. Siete fatti di gruppo: se avete Whatsapp, e anche Telegram e anche teams, e’ perche’ siete parte di gruppi che usano queste piattaforme, e quindi dovete averle tutte e tre, anche se e’ uno spreco di tempo e risorse.

Ma se anche non fosse il gruppo a convincervi a soprassedere, non servirebbe aniente. Mentre siete in un ristorante, c’e’ qualcuno che si fa un selfie dietro di voi, e vi inquadra. Mentre parlate con un amico incrociate un tizio che passa col cellulare acceso, e vi registra.

Non e’ possibile sconnettersi: quando dico che non sono su facebook, mento sapendo di mentire. I miei colleghi hanno appena messo su internet una fotografia ove siamo a cena fuori per la fine di un progetto. Sono su Facebook, che mi piaccia o meno.

Tutti lo siamo. E lo stesso dicasi per google. Lo stesso dicasi per chiunque.

Non importa quale telefono usiamo, non importa nulla di nulla: se attorno a noi c’e’ una telecamera e un microfono per persona, non c’e’ modo di NON essere nel network. Potete esserci come iscritti o come non iscritti, ma ci siete.

Non esiste alcun modo di non esserci, e’ come se un abitante della DDR avesse detto “la stasi non sa nulla di me perche’ vivo in un paese piccolo e non ci parlo”. Gia’: ma tutti i loro vicini di casa parlavano con la Stasi.

Morale della storia: qualsiasi software usiate, non e’ rilevante. Siete su Facebook, perche’ il cluster umano di cui fate parte vi ci sbatte continuamente. Siete su google perche’ se non siete voi ad avere un cellulare android ce l’ha la persona che e’ con voi. Non importa quale software usiate.

Il modo di evitarlo esiste, ma richiede una capacita’ di vivere a basso regime di autostima che persone come Bui non hanno mai nemmeno immaginato. Se avete il narcisismo per credere di essere dei rivoluzionari e lottare per il bene, di avere cose importanti da dire e di poter cambiare il mondo,  non avete alcuno scampo.

Di sfuggire a google, a meno che il vostro governo non si faccia il suo google (come i cinesi) non avete alcuna possibilita’. Non c’e’ modo. Se non avete voi il google dot lo ha il vicino di casa e lo ha fissato sulla parete. Adesso appoggiate l’orecchio sulla parete e provate ad ascoltare il vicino. OPS.

Caro Bui, non sei cambiato molto.

Non che io avessi dubbi.

Chi nasce tondo non muore quadrato, disse una persona molto saggia che conobbi.

Fonte: https://keinpfusch.net/neanche-a-copiare-sapete-fare-cit/