Narrabilita’ e credibilita’ nella provincia italiana.

Dopo lo scorso post, mi sono arrivate richieste riguardo ad un chiarimento. Ho menzionato “narrabilita’ e credibilita’ ” , come paradigmi di base nella vita di provincia, e diverse persone mi hanno chiesto di definirli con piu’ chiarezza. Capisco la richiesta, perche’ non ho usato – di proposito – i due concetti mediatici di “immagine e reputazione” , sostituendoli con i due termini che descrivono meglio il fenomeno di cui parlo, che viene affrontato in maniera inadeguata se lo si riduce al problema della reputazione e dell’immagine.

Partiamo dalla credibilita’. La credibilita’ viene scambiata con la reputazione, ma le cose non stanno esattamente cosi’. Immaginate di essere in una provincia, qualche secolo fa. Poiche’  esiste ancora la mezzadria, pochi possiedono davvero le terre, pochissimi hanno proprieta’ accatastate per iscritto, e quasi tutti i contratti privati sono stipulati verbalmente.

Ora, il problema e’ che per contratti stipulati verbalmente, garantire la loro applicazione diventa un problema non da poco. Innanzitutto tali contratti sono stipulati in dialetto, spesso senza testimoni che non siano di parte, e come se non bastasse i testimoni sono in pari numero per le due parti, ottenendo l’impossibilita’ di decidere quali due testimoni abbiano ragione.

Inoltre, lo stato e’ visto come una presenza invadente , un processo e’ visto come una seccatura ed una vera e propria offesa all’onore, e quindi la societa’ di provincia si attrezza per generare una serie di vincoli e sanzioni, che non possono essere davvero fisiche (ma nel caso del delitto d’onore lo sono) perche’ questo escluderebbe gli elementi non combattenti dall’economia.

Per garantire i contratti civili nascono cosi’ diverse strategie, che coesistono in equilibrio abbastanza bene.

La prima e’ una struttura a clan. In questo modo il vecchio, il condadino ignorante e lo stupido possono comunque fare contratti, dal momento che casomai qualcuno facesse il furbo e non li onorasse, nel clan si troverebbe la forza per reagire. Magari non militarmente ma solo con un ostracismo, del tipo “Adesso tutti i Balboni non fanno piu’ affari con nessun Finessi” , il che puo’ compromettere radicalmente l’economia di un singolo paese, ma il clan familiare (e l’eventuale aggregazione ad un forte clan) sono la prima strategia seguita.

Rimane il fatto che se tutto si riduce alla forza militare o economica del clan, il rischio e’ che un clan piccolo non fara’ mai affari con un clan grande, temendo di non poter ricevere alcuna giustizia se il clan grosso non onora la sua parte del contratto.

Cosi’ il clan diventa insufficiente,e  nascono categorie di pseudonotai: i sensali. I sensali sono persone che si mettono di mezzo, teoricamente come parti terze, in ogni affare, in cambio di un regalo. Passano tutto il tempo in piazza, e agiscono sia come strumento di esplorazione che come strumento di garanzia.

Al sensale si dice “ho bisogno della tal cosa”, e lui tirera’ fuori un certo numero di candidati all’affare. Scelti questi candidati, alcuni caldeggiati dal sensale stesso, si fara’ l’affare in presenza del sensale. Il sensale, possono essere piu’ di uno in un grosso paese, ma si conoscono bene, si passano voce e lavorano di concerto con un netto “spirito di categoria”, e’ il passaggio obbligato per avere un contratto onorato : in quanto facilitatore, il sensale puo’ minacciare il nonadempiente di “metterlo in lista nera”, e di spargere la voce, cosicche’ in quel paese l’inadempiente non potra’ piu’ fare alcun affare. Inoltre, a volte ne va di mezzo l’onore del sensale stesso, col risultato che – se non ha potere militare – il nostro sensale puo (grazie ad innumerevoli conoscenze) applicare delle durissime rappresaglie.

Ma come fa il sensale a giudicare la stessa solvibilita’ delle controparti? Egli ha accesso immediato ad una grande massa di notizie, che coagula in una specie di “rating”, sulla credibilita’ di ogni individuo.  Se per motivi indipendenti dalla volonta’ (una sciagura , come malattia, disastro metereologico od altro) uno dei due non riesce a pagare, il sensale potrebbe prestarsi ad un lavoro di compromesso sulla contesa, ovvero da “liquidatore cortese”.

Da questi fenomeni, pur diluiti nel tempo, si e’ costruita la “credibilita’ ” del provinciale. Se osservate entrambe le infrastrutture sociali, in ogni caso il problema si riduce a due fattori:

  • Quanto e’ credibile una promessa , o una minaccia , da parte di qualcuno, o della sua famiglia se non personalmente.
  • Quanto e’ credibile una promessa,  o una minaccia , di un sensale, direttamente o per via di conoscenze.

La reputazione, quindi, non e’ solo “l’insieme di memorie associate ad una persona”. Questa e’ semplice informazione. La “credibilita’ ” in un paese di provincia va MOLTO oltre: e’ un concetto prima di tutto economico, poi sociale. Anche una promessa di fidanzamento non viene presa in considerazione da una persona poco credibile, o appartenente ad una famiglia poco credibile.

Quando dico che il provinciale si basa sulla credibilita’ non intendo dire che ci tiene alla sua reputazione: intendo dire che LA SUA VITA ECONOMICA ( E SOCIALE) DIPENDE dalla sua reputazione! Una cattiva reputazione gli chiude le porte verso gli affari migliori, verso rapporti con altre famiglie, verso qualsiasi avanzamento sociale.

La credibilita’ del provinciale si distingue dalla semplice “reputazione” della persona moderna perche’ la credibilita’ investe materialmente la vita quotidiana. Avere una buona reputazione non basta al provinciale: occorre che la sua reputazione abbia VALORE DI GARANZIA. Cioe’ la credibilita’ del provinciale e’ una reputazione SPENDIBILE nel senso economico e politico.

Il provinciale, quindi , non puo’ assolutamente e per definizione infischiarsene della propria credibilita’: egli ne sara’ ossessionato, dal momento che qualsiasi dubbio, qualsiasi chiacchiera,  inficera’ terribilmente sulla sua vita quotidiana. Sebbene nelle provincie italiane il pettegolezzo sia esteso a livelli degni di un servizio segreto, occorre che esso sia limitato a dicerie indimostrabili e a sciocchezzuole di poco conto , e specialmente DI BREVE DURATA. Una diceria che possa mettere in atto l’ ATTITUDINE del nostro eroe a saldare i debiti o ad applicare qualche velata minaccia ne distrugge la vita economica e sociale.

Una cosa come un giornale di gossip puo’ nascere in una societa’ metropolitana, ma se immaginate in un paese di 3000 anime che i pettegolezzi e le chiacchiere vengano messi nero su bianco ed esposti in piazza sul giornale, tutti voi sobbalzano sulla sedia: sarebbe una serie interminabile di faide e risse furibonde.

Il pettegolezzo di paese quindi non inficia piu’ di tanto la credibilita’, sinche’ le notizie che vengono trattate si perdono nel chiacchiericcio, e riguardano circoli abbastanza chiusi, ed in quanto chiacchiere sono “vere al 50%”. Una certificazione come “e’ scritto sul giornale” sarebbe devastante. In provincia le chiacchiere si svolgono dentro la famosa scatola di Schrödinger, e rimangono disattivate perche’ vere al 50%. Solo quando aggiungiamo peso, e virano verso il “vero”, diventano pericolosissime. Si puo’ dire che una donna sposata abbia un vistoso pulsante “share” per 30 anni di fila senza inficiarne troppo la reputazione, se non nel preciso momento dello “scandalo”, quella volta in cui fa qualcosa che conferma le voci, dal vestire troppo osee’ al farsi vedere a chiacchierare con l’amante di cui parlano le dicerie.
Cosi’ potete dare del codardo a chiunque nelle dicerie, senza che la sua credibilita’ ne infici, sino a quando non trovate “quella volta che”. Una volta che avete una sola “prova” a favore della vostra tesi, dimostrato che si tratti di un codardo, nessuno credera’ piu’ alle sue velate minacce, e otterrete la distruzione del suo potere di trattativa. Qualsiasi prepotenza subisca, o per cui protesti, ci sara’ sempre un “altrimenti cosa?” che lo lascia senza parole. (a meno che non si passi ai fatti: nessuno e’ piu’ pericoloso, in provincia, di colui che ha una credibilita’ da riscattare ).

Insomma, se in una realta’ metropolitana della reputazione potete infischiarvene (perche’ a difendere i contratti ci pensa lo stato e perche’ la realta’ e’, appunto, metropolitana) il provinciale lo riconoscerete per una vera e propria OSSESSIONE, una vera e propria PARANOIA, che lo porta a chiedersi di continuo se l’ultima frase che avete detto non possa in qualche modo inficiare la sua credibilita’, se interpretata o reinterpretata con malizia.

In una realta’ metropolitana puo’ succedere che una cattiva reputazione sia addirittura DI AIUTO, come capitava ai poeti maledetti, alle star “controverse”, eccetera. In una realta’ di provincia, NESSUNO puo’ perdere credibilita’. Proprio mentre i Kiss erano all’apice del successo, nel mio piccolo paesino capelli lunghi e orecchino portavano a due voci : finocchio o drogato. O entrambe le cose.
Il secondo paradigma, ancora piu’ complesso, e’ la “narrabilita’”. Qualcuno la confonde con il concetto moderno di “immagine”, ma non e’ esattamente la stessa cosa. Quando si parla di immagine si parla di una serie di pregiudizi che vengono evocati in automatico ed associati ad una data persona. Ma la narrabilita’ e’ diversa. Posso fare un esempio, e poi definirla.

La persona che “va in chiesa” ha una immagine quando va in chiesa ad un orario ove la piazza e’ piena, e tutti la vedono andare in chiesa.

La persona che “va in chiesa” ha una narrabilita’ quando mentre va in chiesa si ferma e si rivolge ad una persona che passa, dicendo “puoi dire a Pinco Pallino che oggi non posso portargli la tal cosa alle undici perche’ sono, come ogni giorno, in chiesa?”

La differenza tra immagine e narrabilita’ e’ che mentre l’immagine e’ l’opinione che gli altri hanno (o si vorrebbe che gli altri  avessero), la narrabilita’ e’ l’opinione che gli altri PROPAGANO.

La vita in provincia e’ essenzialmente una gigantesca recita, nella quale ognuno sceglie un personaggio, e agisce come “il suo personaggio” dovrebbe fare. In provincia non esistono persone, ma solo personaggi. Questo succede anche nelle realta’ piu’ metropolitane , ma la differenza e’ che nella realta’ metropolitana il problema e’ “cosa PENSA la gente di me”, mentre nella realta’ provinciale il problema e’ “cosa DICE la gente di me”.

Questo ha una spiegazione numerica semplice. In un paesino di 3000 abitanti, diciamo, le persone si dividono tra “quelli che salutate”, ovvero coloro con cui abitualmente parlate , e il resto con cui non parlate, ma genericamente le loro facce non vi sono nuove. Se osservate pero’ che tra i due gruppi corre UN livello di separazione, e proiettiamo il codominio di “cosa pensa la gente di me”, otteniamo coloro che per strada vi salutano, ed entrando a contatto con voi assistono alla recita del vostro personaggio.

Se invece proiettiamo il codominio di “cosa DICE la gente di me”, siccome l’atto di dire passa ALMENO un grado di separazione, avete coperto TUTTO il vostro paesello e probabilmente dei pezzi di paesi vicini. Il problema dell’immagine e’ un problema relegato all’interazione tra un attore (colui che recita) e il pubblico (in genere conoscenti ed amici). Il problema della narrabilita’ invece riguarda l’attore , e le persone con cui il pubblico PARLA. Va molto oltre.

Per questo, in una realta’ metropolitana sentirete gente che si preoccupa della propria “immagine”, e la domanda sara’ “che cosa PENSA la gente di me?”. Ma per il provinciale il problema e’ “che cosa DICE”  la gente di me. Perche’ l’atto di pensare e’ relativo ad una ristretta cerchia di persone con la quale potrai sempre “raddrizzare” qualche caduta. Ma quando una cattiva parola “rimbalza”, non sei piu’ del tutto certo di poter colpire gli stessi bersagli quando vai a riscattarti con qualche atto eclatante.

In definitiva, quindi, il provinciale vive il problema dell’immagine e quello della reputazione come problemi di credibilita’ e di narrabilita’:

  • La credibilita’ e’ una reputazione dalla quale dipende la vita MATERIALE del provinciale. Il provinciale si riconosce facilmente perche’ CREDE davvero che la sua vita MATERIALE dipenda dalla sua reputazione. E ci crede perche’ E’ PROPRIO COSI’ CHE VANNO LE COSE IN PROVINCIA. Quando qualcuno afferma o mostra di pensare che dalla tua reputazione dipenda la tua vita materiale, siete praticamente certi di avere di fronte un provinciale.
  • La narrabilita’ e’ il corrispondente dell’immagine, con la differenza che mentre sostenere un’immagine consiste nel recitare una parte consistente di fronte a chi si conosce, la dimensione ristretta del paesino costringe il provinciale a interrogarsi sulla PROPAGAZIONE dell’immagine. Quando qualcuno pensa che quanto la gente DICE di te a sconosciuti sia PIU’ importante di quello che credono le persone frequentate, e’ un provinciale, perche’ solo in provincia e’ possibile coprire l’intera societa’ con UN grado di separazione.
Allo stesso modo, riconoscete subito le persone meno provinciali, semplicemente osservando che:

  • La persona metropolitana bada alla propria reputazione, ma non ritiene che da essa dipenda la sua esistenza materiale.Alla persona metropolitana dispiace perdere la reputazione, ma poiche’ la sua vita materiale non dipende da essa, non sviluppa mai la paranoica preoccupazione, simile ad una nevrosi, che il provinciale ha. Ok, quel giorno ero ridicolo. Non casca il mondo. Invece per il provinciale, se quel giorno eri ridicolo, tantovale cambiare paese.
  • La persona metropolitana ci tiene a pensare che i suoi conoscenti abbiano una buona immagine di lui, ma non ritiene possibile che si copra tutta la societa’ possibile con UN grado di separazione, per cui e’ convinto che in fondo le chiacchiere si disperdano in una diafana nebbiolina , e bada SOLO all’opinione delle persone che conosce. Che cosa poi DICANO di lui a sconosciuti non e’ un vero problema. In questo senso, la narrabilita’ cessa di essere un problema, e si rimane alla mera immagine.
Per questa ragione nelle zone metropolitane un artista puo’ costruirsi E GODERE di una cattiva immagine di se’: dal momento che chi conosce personalmente Marilyn Manson sa benissimo che dentro si sente molto Bieber, quel che succede fuori e’ narrabilita’, dalla quale Manson non solo non trae svantaggio, ma trae vantaggi. Inoltre, Manson ha abbastanza soldi da usare agenzie e contratti per il proprio quotidiano, col che non deve preoccuparsi della propria reputazione per ottenere i contratti di cui ha bisogno.

Ed e’ per questo che dico : “il provinciale basa TUTTA la propria esistenza su due concetti, ovvero la credibilita’ e la narrabilita”‘, ma non li confondo con immagine e reputazione.

Si potrebbe dire che l’immagine sia il riflesso della reputazione, cosi’ come la narrabilita’  e’ un riflesso della credibilita’. La differenza sta nelle dimensioni della realta’ provinciale: la narrabilita’ di un individuo che vive a Londra e’ assai risibile, mentre probabilmente ci terra’ molto alla sua immagine, ma mentre nella provincia la narrazione copre in UN SOLO grado di separazione TUTTO il mondo del provinciale, a Londra col primo grado di separazione ci copri un decimo di millesimo della popolazione.

Allo stesso modo per la credibilita’ e la reputazione: a New York potete avere una cattiva reputazione, ma se cambiate quartiere probabilmente comprerete lo stesso quel che volete alle condizioni di qualsiasi altro sconosciuto cliente. In provincia, invece, la reputazione vi segue diventando credibilita’, e anche nel paesello vicino rischiate di trovare diffidenza, anzi: se comprate in un altro paese, si dedurra’ automaticamente che non siate credibili nel vostro. Altrimenti perche’ non comprate li’?

Il problema del provinciale, cioe’, e’ un problema di DIMENSIONE del contesto sociale, perche’ quando riducete la dimensione della societa’, ingigantite i suoi membri, i loro bisogni, e per questo ogni piccolo dettaglio della loro vita diventa esagerato sino al grottesco, da cui deriva la massa enorme di cazzatine elevate a motivo di vita.

Di cui magari parlero’ nel prossimo post.

Uriel