My abduction.

Un signore mi chiede, via email, di commentare qusto filmato qui: http://www.youtube.com/watch?v=NFBu4997IMk . Onestamente “commentare” mi sembrava poco, e poi ci sono un sacco di signore che leggono e non vorrei che si annoiassero, quindi ho preso una decisione: vi racconto di quando li alieni mi hanno rapito. E’ una storia drammatica, ma come minimo ho salvato la terra. E il mare. E la prima fila di ombrelloni del bagno “Nettuno” di Milano Marittima(1), perche’ la virtu’ sta nel mezzo.(2)

Dunque, e’ successo tantissimo tempo fa, tipo lo scorso mercoledi’ sera, quindi la mia memoria vaccilla. Stavo portando in lavanderia i miei vestiti, quando dal cielo apparve un oggetto misterioso, proprio di fronte a me. Sembrava una coppia di parallelepipedi dotati di due coppie di oggetti circolari(3), con sopra un grosso cono iridescente che emanava come dei flares di plasma, lunghi centinaia di metri. Emetteva un rumore infernale, come di “unz, unz, unz” continuo, e mi puntava addosso centinaia di luci potentissime, come dei fari da stadio. Aveva numerosi oblo’ dai quali uscivano luci fortissime , stroboscopiche, e suoni disumani ed agghiaccianti: e intravvedevo dietro agli oblo’ dei pannelli multicolori, con moltissime luci intermittenti  colorate.  Volti dai lineamente disumani e dai colori incredibili mi fissavano , con aria impenetrabile, impegnati in occupazioni misteriose. Quello che sembrava il pilota dell’astronave maneggiava uno strumento circolare che sembrava ricoperto da uno strato di licheni spaziali color fucsia.

Quando la Fiat 600 Abarth dei titolari della pizzeria “il posto” (italotedeschi di terza generazione) finalmente mi oltrepasso’, mi trovai di fronte all’astronave aliena.

Non faceva proprio nessun rumore, non emetteva luci di nessun genere, ed era rimasta invisibile fino a quando non si attivo’ un’avanzatissima tecnologia aliena, che mi risucchio’ dentro la nave contro la mia volonta’. Mi trovavo in un ambiente davvero strano, con pareti che cambiavano colore seguendo schemi matematici di una complessita’ incredibile, e come se non bastasse gli oggetti alieni che vedevo sul pavimento non erano neanche disposti secondo il feng-shui.

Stavo cercando di capire come uscire da li’, ma due alieni si materializzarono di fronte a me. Sulle prime credetti che si trattasse della guardia di finanza tedesca, perche’ avevano dei vestiti grigi e verdi, e una fiamma gialla che sembrava ardere sul petto. Avevano otto paia di braccia e una specie di stampante Minolta che fuoriusciva dall’inguine, ma  non riuscivo a scorgere il cassetto della carta: era decisamente Minolta. Quegli esseri erano alti circa tre metri, avevano due teste ciascuno, e si muovevano mediante delle piccole zampette come quelle di una tarantola, che uscivano da piccole sfere NON circolari poste sulla base del corpo. Poiche’ non mi chiesero lo scontrino della lavanderia, capii subito che non fosse la guardia di finanza tedesca: colgo subito i dettagli, io.

Uno dei due esseri , infine, mi rivolse la parola.

  • Io sono tryzmlyx e lui e’ rumzurszyt. Tu chi sei?
  • In senso ontologico oppure in senso epistemiologico?
  • …..
  • …..
  • Riesci a capire quello che diciamo, terrestre?
  • Si, ci riesco, polacchi.
  • Perche’ ci chiami polacchi?
  • Per via dei nomi del cazzo, ovvio.
  • E qual’e’ il tuo nome, invece?
  • Calogero -decisi di mentire- Calogero Bond.
  • Sara’ bello il tuo nome! Sembri un terrone del pianeta Londonzu.
  • Sempre meglio che polacco. Allora, che volete?
  • Siamo alieni. Dobbiamo invadere la terra , trasformarvi tutti in schiavi, e altre cose orribili che non possiamo dire nella fascia serale protetta.
  • Ah, meno male. Pensavo che foste polacchi. Mi hanno sviato …
  • … i nomi. Lo abbiamo capito. La tua mente e’ troppo primitiva.
  • Va bene, genius. Adesso che ci siamo capiti, che cazzo volete da me? La lavanderia chiude.
  • Dobbiamo invadere il pianeta, farvi tutti schiavi, e altre cose orribili che non si possono dire su una TV del servizio pubblico.
  • Sphiacenthe – mi sforzai di parlare con forte accento calabrese – non pothethe invadhere qui. Dhomani c’he’ il mercatho rionale, dalle zzerossei zzerozzerho alle diciannovhe zzerho zzerho.
  • Che cosa?
  • Pathenthe e llibbrettho, per favhorhe  –dovevo bluffare, il pianeta era in pericolo!
  • Come osi, creatura insignificante, rivolgerti cosi’ ai titani dell’universo?
  • Seeeh, ho capito, se e’ tanto hai il diploma da Webmaster del CEPU.
  • Sara’ interessante sondare la tua mente, terrestre, per capire la tua primitiva stoltezza!
  • Ha parlato lui, il geometra. Sai dove la puoi mettere, la sonda?
  • Ti stiamo gia’ sondando, terrestre. Ti parliamo inittando le parole nella tua psiche, con tecniche nanotelepatiche.
  • Aha. E quindi anche io ti inietto le parole in testa quando parlo?
  • Ma certo. E’ la tecnologia superiore che usiamo per parlare. le tue parole entrano direttamente nelle nostre menti.
  • Ifix tchen tchen.
  • Cosa hai detto?
  • Niente, niente. Non funziona. Dicevamo?
  • Stiamo sondando la tua mente, quando avremo finito avremo i piani per invadere il tuo pianeta. Vi ridurremo a nostri schiavi  altre cose orribili che ometto per brevita’ narrativa.
  • Ah, ecco. E che cosa vedi?
  • Vediamo delle pulsioni ripugnanti , animali,  degne di una civilta’ incolta che non merita di vivere.
  • Si’, non ho ancora mangiato. Senti, ma quando ti si incastra la carta, li’ dove hai quel bozzo , che cosa fai? Cioe’, in ufficio abbiamo una stampante come la tua, e ogni volta che si inceppa e’ un casino, bisogna sempre chiamare i tecnici.
  • Non e’ una stampante. E’ un innesto bionico a fermioni.
  • Ok, va bene, ma quando si incastra la carta cosa fai?
  • La carta non si inceppa mai.
  • Minchia, siete davvero una civilta’ superiore. Avete un numero verde? Cosi’, se si inceppa la carta in ufficio…..
  • Smetti con queste inezie, terrestre! Siamo qui per invadere il pianeta!
  • Ho capito. Io invece sono qui per portare in lavanderia le mie mutande sporche. Se la smettiamo con questa stronzata, magari tutti e due arriviamo a finire in tempo, ok?
  • No. Dobbiamo sondarti ancora di piu’!
  • E tua sorella in carrozza, no?
  • Ho tredici milioni di sorelle. A quale ti riferisci?
  • Una a caso. Quindi, tu saresti una femmina?
  • Secondo i tuoi canoni si’.
  • Aha. E lui invece e’ un maschio?
  • No, anche rumzurszyt e’ una femmina.
  • Carina. Senti, se vuoi chiamo un mio amico… sembra male cosi’, in tre.
  • No, noi vogliamo solo te.
  • Ellapeppa, e poi dicono che le dimensioni non contano. No, senti, portate  voi un amico? Un maschio?
  • I maschi sono quei peduncoli che vedi sotto, attaccati a noi.
  • Quelli? Sono dei “maschi”?
  • Si’, li usiamo solo per fecondarci.
  • Scusa, ma ne hai attaccati un migliaio. Alla faccia, quella e’ una gangbang. Ma poi che cosa vuoi dire, che stai scopando proprio ora?
  • Nei tuoi primitivi termini, si’.
  • Ah, che figo. Cioe’, voi supertroie dello spazio andate in giro con una gangbang continua addosso.
  • Nei tuoi disgustosi termini, si’.
  • Aha. Senti, quando la finisci di sondare? La lavanderia chiude.
  • Ti stiamo sondando mentre parliamo. Siamo arrivati alla tua infanzia.
  • Aha. Capirai…..
  • Che cos’era quella spaventosa arma batteriologica che tua madre costruiva?
  • Prego?
  • Sembra un preparato di alghe, prugne, sale, malto e riso fermentato.
  • Ah, quella. Si’, una volta si e’ fissata con la dieta macrobiotica. Non e’ un’arma.
  • Altroche’. Ed e’ proibita dal trattato di Aldebaran!
  • Lo sai che inizi a piacermi, bimba? Parlami di ’sto trattato…
  • Non cercare di sviarmi, terrestre. Quanti di questi ordigni avete?
  • Mah, che cazzo ne so? Gli sciroccati che mangiano macrobiotico saranno migliaia… saranno qualche migliaio di pasti al giorno.
  • Avete MIGLIAIA di mostruose armi batteriologiche a base di alghe wakame?
  • Si’, ad occhio e croce….
  • Non mentire! Ti stiamo leggendo la mente!
  • E se mi leggi la mente, come cazzo faccio a mentire, genius?
  • Non lo so , io ho studiato scienze della comunicazione, non sono un tecnico. Sto provando a certificarmi per project manager.
  • Sai che lo sospettavo?
  • Taci! Parlaci di queste armi. Dove vengono fabbricate?
  • Mah, penso che la gente cucini macrobiotico anche in casa.
  • Vuoi dire che la tecnologia e’ diffusa ovunque?
  • Beh, spero di no. Ma in genere la gente quella merda se la cucina da se’.
  • Non stai cercando di spaventarci, vero?
  • Spaventare una che gira con tremila piccoli cazzi infilati dappertutto? E , peggio, laureata in scienze della comunicazione? Maddai.

Le due aliene si uniscono momentaneamente con un tentacolo, come se volessero comunicare in privato. Io guardo l’orologio: porca troia, devo andare, senno’ mi chiude la lavanderia. Rimangono in meditazione per una decina di minuti, poi riprendono a parlarmi.

  • Senti, terrestre… stavamo scherzando.
  • Sarebbe a dire?
  • Si’, quella roba li’, invadere la terra e tutto il resto. Erano stronzate, volevamo vedere come reagivi.
  • Ah, ecco. Senti, io devo andare a portare questa sporta di roba in lavanderia, eh? Ne riparliamo un’altra volta? Ti lascio il mio cellulare, va bene?
  • Che cosa stai trasportando, di preciso?
  • Biancheria sporca. Devo portarla in lavanderia.

Un raggio di luce mi tolse la biancheria dalle mani, e mi ritrovai a stringere il vuoto con la mano destra.

  • Ehi, cazzo, ridammele! Non posso andare in giro senza mutande!
  • Stiamo esaminando le opere d’arte che tieni con te. Non avevamo capito che fossi un artista. Ecco perche’ rispondevi in maniera cosi’ strana: una mia cugina di 8573920esimo grado ha fatto il DAMS su Alpha Eridani, e anche lei dice cose senza senso.
  • DAMS? Eh, non offendiamo, cocca, che io non sono mica un maschietto a spillo come i tuoi , li, che dalle mie parti le dimensioni non contano ma io sono molto popolare lo stesso , neh.
  • E’ una forma di arte molto interessante. Dimmi, che cosa sappresenta l’opera?
  • Opera? Quale cazzo di opera! Sono le mie mutande. Non usate mutande, voi?
  • No, non non produciamo opere d’arte cosi’ come fate voi, semplicemente camminando.
  • Capirai, quella che ha un’orgia sulla pelle…..
  • Lo troviamo molto interessante. Lo porteremo con noi. Addio, terrestre.
  • Ehi, che cazzo fate! Ridatemi le mie mutande, io con le taglie tedesche non capisco un cazzo, a ricomprarle e’ un casino!
  • Addio, terrestre.

E fu cosi’ che mi ritrovai su Lorettostrasse, senza la biancheria da portare in lavanderia.

Ecco, questa e’ la storia cosi’ come l’ho raccontata a MrsUriel. Ma lei appartiene al complotto skeptics, e pensa semplicemente che io abbia dimenticato in quale lavanderia ho lasciato le mutande.

Ma voi, io lo so, volete credere.(4)

Lo sento.

Uriel

(1) Cosi’ come esiste un ristorante cinese “la grande muraglia” ed un ristorante indiano “taj mahal” in ogni universo dell’ipotesi di Everett (si tratta di posti invarianti alla variabilita’ quantistica, potete usarli per passare da un universo all’altro, e’ la prima porta a sinistra, dove c’e’ scritto “uomini” oppure “donne”) , esiste una costante dell’universo che si chiama “bagno nettuno”. Ogni singolo lido della riviera ne ha uno, e dopo essere sbarcati sulla luna ne trovarono uno anche nel mare della tranquillita’. Un piccolo passo per l’uomo, cazzo quanto scotta la sabbia per l’umanita’.

(2) Certi la chiamano gnocca, ma sul piano letterario “virtu’” e’ molto , molto piu’ chic.

(3) Tutti quelli che vengono rapiti dagli alieni sentono il bisogno di specificare che le sfere siano circolari. Probabilmente durante il rapimento hanno visto delle sfere non circolari, come me.

(4) Specialmente, desiderate credere che al Museo Imperiale di Arte Intergalattica Moderna ci sia una teca con le mie mutande sporche, e i radicalchic del luogo che fanno la fila per andarle a vedere, e pagano pure. Deve essere uno spasso, la galassia.

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