Morte per overdose nazionalpopolare

Nello scorso post e’ emerso il concetto di “nazionalpopolare”, la mostruosita’ ideologica che ci ha dato Pasolini come Pippo Baudo (sono entrambi aspetti ed ideologi del nazionalpopolare) , e che essenzialmente segna il passo dell’ imborbonimento del paese. Un esempio sarebbe la funzione che la RAI ha avuto negli anni ’60, quando creo’ il mostruoso idioma nazionalpopolare che oggi si parla e si legge ovunque, con l’intento (di per se’ nobile) di alfabetizzare la popolazione. Il risultato fu un popolo che finge di parlare in italiano.

Torniamo indietro nel tempo.

 

Siamo usciti da una guerra catastrofica, inutile e cialtrona la quale ci ha umiliati di fronte al mondo, ed e’ necessario modernizzare il paese per tirarlo fuori dalla miseria nella quale lo ha lasciato la cialtroneria fascista.(1)

 

Il vero problema era che al varco della modernizzazione attendevano i comunisti, i quali non vedevano l’ora che fosse completamente scardinata la sedimentazione di arretratezza ed ignoranza che di fatto costituiva il perno del consenso politico democristiano. Parlero’ prima del problema concreto, e poi arriviamo alla soluzione ideologica al problema.

 

Possiamo usare un paradigma per spiegare il problema politico: il 75% della popolazione viveva in campagna e si occupava di agricoltura. La famiglia degli agricoltori era cosi’ composta:

 

  • Nonni. Ignoranti, analfabeti  e ottusi, finche’ avevano il lume della ragione avevano l’ultima parola su ogni decisione. Con Mussolini avevano avuto anche la pensione, un continuo flusso di soldi che alla famiglia faceva troppo comodo.
  • Genitori. Appena alfabetizzati dalla scuola fascista.Gli effettivi lavoratori della fattoria, mandavano avanti la baracca ma dovendo riverire per educazione ricevuta in ogni singola caccola i vecchiardi, non potevano modernizzarla. Certo, proponevano. Per sentirsi dire di no. Fertilizzanti chimici? Il vecchio non credeva a quella polvere. Trattore? Il vecchio non credeva a quella ferraglia. E cosi’ via: nessuno strumento del demonio mettera’ mai piede qui.
  • Figli e giovani: un pochino piu’ alfabetizzati, a volte entusiasti del progresso che veniva dagli USA, piu’ spesso  entusiasti del progresso che credevano esserci in URSS, di cui parlano loro i sindacalisti degli agricoltori. Loro non proponevano alcune migliorie, loro volevano spesso una drastica rottura col passato.

 

Ora, prendiamo un semplice problema concreto: chi firma i contratti di vendita, affitto, eccetera? A differenza della “vecchia agricoltura”, il paese ha bisogno di una nuova generazione di agricoltori proprietari o padroncini delle terre, capaci di gestirle. In Italia c’e’ fame, quindi occorre davvero crescita.

 

Immaginiamo una soluziuone: possiamo dire che chi sia analfabeta non puo’ davvero possedere terre, e solo chi ha almeno al quinta elementare o la terza media possa mettere firma su un contratto. Questo costringerebbe i genitori a frequentare una scuola serale se necessario, farebbe partecipare i giovani alla conduzione, ma escluderebbe i nonni.

 

Qui e’ il punto: i vecchi sono il perno, il centro ed il cardine dell’infrastruttura politica democristiana. Se la parola passasse ai giovani, e i vecchi venissero estromessi, il paese potrebbe davvero avere una cultura di svolta, una rottura che potrebbe far vincere i comunisti o peggio -ovvove- far vincere le spinte culturali moderniste.

 

Ad un certo punto, cioe’, il paese ha il dovere di evolversi. Puo’ scegliere di evolversi alzando gli standard e aspettando il doloroso adattamento agli standard, che e’ giudicato troppo rischioso dai democristiani e dalla chiesa, nonche’ un pericoloso balzo in avanti dal PCI, partito che gia’ all’epoca spicca per l’eta’ media dei suoi capi.

 

Cosi’, si opta per una soluzione ideologica. La soluzione ideologica si chiama “cultura nazionalpopolare”, e  dice quanto segue:

 

 “la vera identita’ nazionale del paese non sta nell’antipatica ed elitaria eccellenza, che non puo’ rappresentare la genuinita’ dell’italiano, ma negli strati piu’ ignoranti, ignobili e miserabili del paese. Escludere, lasciarsi dietro le spalle questa massa ignorante, ignobile e malvagia(2) equivale a rinnegare  la vera, autentica genuinita’ dell’essere italiano. Non e’ possibile, quindi , emarginare queste persone a favore dei piu’ moderni”.

 

Cosi’, nel caso del problema di cui sopra, si decidera’ che non solo il nonno analfabeta ha diritto di firmare con una stupida croce , che invece auspicabilmente dovrebbe essere quella della sua lapide, ma puo’ anche mettere il veto su eventuali investimenti e vendite della fattoria, avendo dei diritti di usufrutto familiari la cui genesi concettuale sfiora il ridicolo.

 

Le radici di questa cultura vengono ripescate nell’umanesimo borbonico, nel decadentismo romantico di Verga &co, nel vezzo aristocratico dei nobili meridionali, i quali pretendono che, di fronte all’ignorante, sia il colto a doversi abbassare per poter capire. Se un bifolco ti parla in dialetto, quindi, anziche’ dirgli di emanciparsi (come faceva la parte piu’ illuminista del PCI) studiando l’italiano, e’ la persona colta che deve studiare il dialetto, conoscere le miserabili pulsioni semi-bestiali del bifolco in questione, e comprenderne l’universo culturale.

 

Certo, il bifolco porta addosso i segni di endogamia, certo ha fatto abortire la sorella a calci, ma non possiamo pretendere di piu’ da lui, dobbiamo arrenderci alla realta’, perche’ in realta’ il vero italiano e’ lui. Solo lui e’ genuino, solo lui ha un patrimonio culturale reale e millenario, solo lui e’ italiano a pieno titolo, e non noi che magari sappiamo piu’ dell’italia, ma non come si fa abortire una donna a calci , cosa che ti rende genuinamente “uno de noantri”.

 

Pier Paolo Pasolini, uno dei piu’ dannosi, fascisti, reazionari,  ottusi e ciechi tra gli “intellettuali” italiani, sintetizza la cosa in questo modo:

 

Qual’e’ l’ Italia che Pasolini vede distruggere dalla prima vampata di consumismo italiano? Qual’e’ il modo di “essere uomini” che l’italia incarna e ha incarnato?

 

E’ un paese di giovani donna vendute come vacche dalle famiglie, giacche’ si usa ancora combinare i matrimoni , e’ un paese di donne fatte abortire a spilloni, calci nel ventre, choc da assiderazione, e’ un paese di uomini che non discutono di affari della famiglia con le donne perche’ sono solo donne, e’ un paese dove l’uccisione della moglie infedele e’ legale perche’ “delitto d’onore”, e’ un paese nel quale e’ ancora consentito all’uomo “stabilire la residenza” e la donna non puo’ protestare, e’ un paese nel quale uno stupro e’ sempre e comunque colpa della donna, e’ un paese nel quale e’ il nonno ad avere l’ultima parola su tutto, e’ un paese nel quale qualsiasi novita’ viene vista con disapprovazione, vietata, ostacolata, dal vegliardo di famiglia che dice sempre “no”. Ed e’ un paese nel quale chi  studia e’ visto con sospetto prima del diploma, e apostrofato col “voi” dopo il diploma.

A Pasolini piace questa italia perche’ (come tutti i paesi poveri e arretrati) e’ il posto ideale per un certo turismo sessuale, basta pagare due lire per avere bambini da inculare, cosa che risultera’ sempre piu’ difficile mano a mano che arriva anche qui (con il consumismo) un concetto di infanzia inteso come sancta-sanctorum. A Pier Paolo Pasolini piace questa italia, e piace solo a lui, per una semplice ragione:

Per apprezzare la povertà bisogna essere ricchi.
D’altro canto, pero’, il paese non puo’ rimanere cosi’: occorre modernizzare, o almeno fornire agli USA, la potenza coloniale che ci occupa, l’impressione di esserci modernizzati, di poter appartenere a quel paradiso di mondo ad immagine e somiglianza degli USA stessi, di aver abbracciato l’ “American way of life”.

Cosi’ si decide che la soluzione per la modernizzazione consiste in una semplicissima strategia, detta “cultura nazionalpopolare”: quando si deve raggiungere un obiettivo sociale o economico o tecnologico, quello che si fa e’ di abbassare lo standard, in modo da non escludere chi non e’ adatto alla modernita’, chi non rende, l’analfabeta e lo stupido devono mantere il potere e la possibilita’, perche’ su di essi si basa l’ordine democristiano.

Bisogna , cioe’, fare in modo che il nonno continui a comandare in famiglia, sebbene la famiglia appaia piu’ moderna e guidata da impulsi modernisti e giovanili. Occorre, cioe’, creare una grande finzione, che faccia apparire il paese come se fosse un paese moderno, senza tuttavia snaturarne i meccanismi sociali e culturali: la gente deve andare al cinema, MA deve anche continuare ad applaudire San Gennaro che fa il miracolo. Deve andare al cinema perche’ il nuovo padrone vuole che ci beviamo la propaganda di Hollywood, ma deve anche applaudire San Gennaro perche’ questo e’ il substrato sociale che alimenta la DC e il suo potere.

Perche’ nelle famiglie arrivi l’ American Way Of Life occorre che le donne accedano ai lavori impiegatizi, e quindi si creano scuole apposite che saranno frequentate solo da donne, come le scuole magistrali , e nelle universita’ le donne entreranno piu’ di frequente, ma molti professori rifiuteranno di dar loro esami e le lascieranno agli assistenti. (per il “decoro” dell’universita’).

Il culmine di questo travestimento, della costruzione di un “terzo mondo con vestiti alla moda”, e’ una trasmissione televisiva che si propone di alfabetizzare il paese, “non e’ mai troppo tardi”. Questa trasmissione , che si propone di insegnare l’italiano, in realta’ insegna a chi parla in dialetto un comodo travestimento. Offre loro un comodo ombrello, un dizionario di 50-60 termini, tra i piu’ usati, e la possibilita’ di decifrare un quotidiano se scritto in maniera semplice.

Si potra’ dire che questo progressismo abbia portato ad effetti positivi, ma in realta’ nel lungo termine non e’ andata cosi’: poiche’ la cultura nazionalpopolare consiste in un abbassamento dello standard sul minimo nominalmente moderno, il resto e’ “chiedere troppo”, quello che si fa e’ acculturare la popolazione fino a poter fingere che tutti conoscano l’italiano. Cosa che non e’.

Che cos’e’, dunque, il “nazionalpopolare”? Il nazionalpopolare significa portare l’ adsl in ogni casa, ma dandogli si e no 300K di banda. Quel tanto che basta per dire che anche in Italia c’e’ l’ ADSL, ma non abbastanza da doverla fare davvero.

La logica del nazionalpopolare si applica su ogni istituzione coinvolga le masse: lo standard di qualita’ viene abbassato sistematicamente, in modo da non dover “pretendere” che i piu’ ignoranti ed arretrati si trovino a disagio. Nella pubblica amministrazione, “nazionalpopolare” significa che se istituiamo un sito web per sbrigare una pratica, dovremo comunque lasciare aperto uno sportello, per quelli che non sono capaci di usare internet.

Non si tratta di democrazia o di meritocrazia o di performance: si tratta di un problema culturale, ovvero di una valutazione culturale ben precisa. Spostare l’asse delle istituzioni sulla novita’ equivale a togliere potere ai vecchi.

Una TV che viene capita dai giovani ma non dai vecchi fornisce un vantaggio competitivo ai giovani sui vecchi. L’uso dell’inglese imparato a scuola fornisce un vantaggio ai giovani sui vecchi. Se torniamo indietro al modello di famiglia arcaica , cioe’ degli anni ’60, scopriamo che il nonno non avra’ piu’ l’ultima parola perche’ non capisce il discorso, i genitori dovranno chiedere un parere sulle ultimissime novita’ ai figli, e una fetta consistente di potere si spostera’ verso i piu’ giovani.

Allo stesso modo, mantenere il paese a prova di bifolco evita che il potere si sposti di bifolchi verso le persone che bifolche non sono.

Ovviamente il nazionalpopolare si applica anche alla TV. Fare un festival della canzone italiana significa rappresentare l’italia che e’ genuinamente tale perche’ ed in quanto arretrata ed ignorante: vi dovremo rappresentare Mario Merola e magari Nino D’Angelo, che pure faranno ridere di noi il resto del mondo, e Albano e Romina, che non rappresentano piu’ la societa’ attuale, ma sono l’unico modo per tenere in pista persone che altrimenti dovrebbero uscirne.

Tutto il nazional popolare si puo’ rappresentare in queste due pulsioni: il culto della famiglia intesa come gruppo nel quale il vecchio coglione ha sempre l’ultima parola e gli si da’ del lei, e il culto della societa’ che “non lascia indietro nessuno” facendo dei “pericolosi balzi in avanti”.

Cosi’, nella cultura nazionalpopolare tutto si deve fare per non indispettire l’occupante americano, ma niente deve andare davvero in profondita’, per non rischiare di stravolgere quel substrato di arretratezza sul quale si basa la nazione democristiana. La TV deve apparire moderna e fare cose apparentemente moderne, ma deve abbassare lo standard abbastanza da non essere comprensibile piu’ facilmente per i giovani che per i vecchi; questo darebbe un vantaggio culturale ai giovani, e i vecchi si troverebbero tagliati fuori.

La stessa competizione economica diventa nazionalpopolare, quando si obietta alla logica “swim or die” che non si deve fare innovazione “solo per fare innovazione”. Insomma, non si deve fare MAI innovazione, perche’ quando viene pronunciata questa frase in generale si pronuncia un detto che evitera’ ogni innovazione futura.

L’ultimo passo della cultura nazionalpopolare arriva con la salvaguardia dei dialetti. Si tratta ormai di gerghi belli e buoni, visto che nessuno (neanche chi pretende di farlo) e’ in grado di parlare davvero il dialetto senza italianizzarlo. I dialetti stanno scomparendo, ed e’ inevitabile che succeda dal momento che non riescono piu’ a fornire una mappa semantica capace di rappresentare la societa’ odierna.

Ma la scomparsa completa dei dialetti, oggi, rappresenterebbe un improvviso staccare la spina a qualcosa come 20 milioni di persone, che ancora parlano il dialetto in famiglia, per strada e spesso anche al lavoro. Cosi’, occorre a tutti i costi salvare i dialetti, a costo di fare come a Bolzano e dire che siano “tedesco”, quando gli stessi tedeschi non capiscono nulla dell’idioma parlato a Bolzano, e definendo “bilinguismo” il papocchio che ne risulta.

Questo e’ il criterio progettuale della cultura “nazionalpopolare” : trovare una giustificazione che suoni di umanita’, alla precisa decisione di non alzare mai gli standard di qualita’ richiesti , col rischio di tagliar fuori il vecchiardo della situazione.

Se osserviamo Pasolini che dice quelle minchiate che dice nel filmato sopra, osserviamo una cosa: e’ vecchio. Vecchio, vecchio, vecchio. Si riferisce ad una societa’ che non riconosce piu’ neppure le sue opere perche’ e’ andata oltre, ed e’ qui il problema. Quando Pasolini parla cosi’, la sua “avanguarda” e’ gia’ vecchiume.

Pasolini ha continuato a fare opere elitarie quanto velleitarie, e non riesce a capire il consumismo che lo esclude, perche’ nel mondo consumista Pasolini stesso e le sue opere per pochi non hanno senso: il consumismo punta alla produzione su vasta scala, mentre Pasolini ha ancora in mente il mondo che sogna, il mondo arretrato dove lui e’ l’elite e produce per l’elite. Quello che parla e’ un Pasolini tagliato fuori dal cinema per le masse, dal cinema diventato massmedia, nel quale non c’e’ piu’ posto per la sua obsoleta opera.

Lo scopo del nazionalpopolare come cultura e’ proprio quello di tenere il vecchio a dire l’ultima parola. Lo scopo del nazionalpopolare e’ di impedire che si zittisca il solito vecchio ignorante che dice “no, si deve fare come si e’ sempre fatto”  semplicemente rispondendogli “taci, che non capisci un cazzo, tu”.

Il nazionalpopolare e’ cio’ che “unisce la tradizione con la modernita’”, ovvero cio’ che riesce a conservare il vecchio coglione al poter facendolo sembrare moderno. Il nazionalpopolare e’ Pippo Baudo che fa una trasmissione che sulla carta e’ uguale a quella di tanti paesi, ma nella realta’ e’ solo un vecchio, noioso terrone che annoia altri vecchi noiosi terroni, senza mai fare nulla di nuovo, nuovo al quale il suo pubblico esclama “no! si faccia come si e’ sempre fatto” per principio.

In estrema sintesi il “nazionalpopolare” e’ semplicemente il tentativo di costruire una cultura che segua la moda senza mai tagliare fuori chi non e’ alla moda, semplicemente abbassando i requisiti fino a rendere la moda accessibile a tutti.

La famiglia italiana nazional popolare deve seguire lo stesso crisma di quelle straniere, per soddisfare l’occupante americano: papa’ lavora , mamma lavora, la coppia e’ emancipata. Ma non puo’ nemmeno togliere cosi’ tanto potere al patriarca della famiglia. Cosi’ otteniamo la famiglia nazionalpopolare italiana: Papa’ porta a casa lo stipendio grosso e guida la macchina grande, mamma porta a casa lo stipendio piu’ piccolo e guida la macchina piu’ piccola delle due. Se non fosse cosi’, del resto, avremmo tolto troppo potere a papa’.

Nelle imprese bisogna portare la modernita’, ma non possiamo per questo togliere il potere ai vecchi coglioni che ancora ragionano come nell’800, cosi’ creeremo una miriade di microscopiche aziende che non debbano per forza applicare criteri di management sofisticato per sopravvivere, creeremo piccole aziende senza futuro industriale, cosicche’ non debbano proporre nuovi prodotti, ma seguire la moda , in modo da non dare a chi ha le idee troppo potere.

Tutto il “nazionalpopolare”, inteso come cultura, si puo’ riassumere anche come il tentativo di frenare la presa di potere di coloro che hanno nuove idee, di coloro che studiano di piu’, di coloro che conoscono di piu’ il mondo e di piu’ possono immaginare il futuro, a favore di quei vecchi il cui unico merito e’ di ‘sapere meglio come si e’ sempre fatto sinora”, al solo scopo di fare in modo che “come si e’ sempre fatto sinora” diventi “come si fara’ sempre”.

Il motivo per il quale il nazionalpopolare sta venendo scosso e’ che di fatto era inteso come un elastico, teso ad addolcire la transizione. Ma non appena si e’ detto all’italiano “dai, non e’ che ti tagliamo fuori se non impari a leggere e scrivere”, quello non ha detto “allora me lo studio con calma”, semplicemente e’ rimasto come prima e non ha imparato a leggere e scrivere.

Quando improvvisamente si e’ reso necessario imparare a leggere e scrivere, tutti non hanno fatto altro che fingere di saperlo fare, che e’ la situazione dell’italiano medio: egli sa decifrare i simboli , egli sa comporre le parole, ma non comprende un periodo per intero. Nons a decifrare il testo.

Tutto questo serviva ad uno scopo: avere il progresso , senza tagliare fuori chi vi si opponeva.

Il nazionalpopolare si e’ espresso con una televisione che doveva apparire simile a quelle straniere, ma non doveva offrire nulla che fosse troppo incomprensibile , perche’ altrimenti avrebbe tagliato fuori dal mondo una intera generazione. Il nazionalpopolare si e’ espresso con un cinema che non doveva disprezzare o deplorare l’arretratezza, ma rappresentarla; nessuno doveva essere deplorato, nessuno doveva essere lasciato indietro.

Il nazionalpopolare e’ una finzione, che e’ finita nel momento in cui i parametri di qualita’ si sono alzati comunque, e non per decisione nostra. Cosi’, oggi presenta il conto: il 50% degli italiani e’ inadatto all’economia moderna. Il 50% degli italiani non sa fare un cazzo di quel che serve nel 2010. Il 50% degli italiani non sa pensare niente che risulti nuovo. Il 50% degli italiani non sa andare oltre a schemi del secolo scorso.

Ma oggi non c’e’ piu’ nazionalpopolare che tenga. Non e’ piu’ possibile tirare l’elastico per farlo arrivare a tutti, e semplicemente qualcuno verra’ tagliato fuori. Anzi, l’elastico nazionalpopolare ha danneggiato coloro che avrebbe dovuto beneficiare: ogni volta che la cultura nazionalpopolare ha fatto una deroga alla modernita’ reale, questi signori non ne hanno colto il vantaggio, e non hanno approfittato del bonus di tempo che avevano per ammodernarsi: anzi, hanno dedotto che il mondo non sarebbe MAI cambiato, e che potevano rimanere uguali a se’ stessi per sempre.

Cosi’, oggi si passa improvvisamente da una societa’ arcaica nella quale i vecchi della famiglia hanno sempre l’ultima parola ad una societa’ nella quale a 50 anni sei troppo vcchio per trovare qualsiasi lavoro, e quindi non conti piu’ un cazzo di niente. Questi cinquantenni hanno avuto la possibilita’ di studiare e di fare, ma non lo hanno fatto. In generale, a fronte di persone che prendono una nuova certificazione ogni anno , questi signori vivono 20/25 anni senza studiare niente di nuovo, e poi si lamentano se sono indigeribili al mercato. La loro azienda in realta’ ha dovuto innovare, ma ha sempre lasciato in vita le vecchie procedure, per lasciare uno spazio per loro. Quando , alla fine, le vecchie procedure erano morte, loro si sono trovati nella merda; poiche’ quel cuscinetto di resilienza che era stato loro offerto non e’ stato usato da loro per ammodernarsi, ma e’ stato interpretato come “non cambiera’ mai nulla, non ho bisogno di cambiare”.

Oggi, da famiglie che avevano 6-7 individui, nonni/tiranni compresi, si e’ passati a micronuclei senza spazio vitale , e questi anziani rimangono abbandonati in un mondo che non capiscono piu’. Ignorati, abbandonati, privi di speranza. Nei paesi piu’ “moderni” non e’ cosi’, perche’ gli stessi anziani hanno dovuto nuotare per non affondare, e quindi si trovano ad essere meno distanti dal mondo moderno. Ma il vecchio italiano e’ stato cullato nella sua bambagia nazionalpopolare, convinto che il progresso fosse una cosa “per i giovani”, una cosa che non lo riguardava, lui che era esperto di “come si e’ sempre fatto”. Ora che il “come si e’ sempre fatto” crolla a pezzi, non c’e’ piu’ posto neanche per lui.

Ora, la feccia nazionalpopolare si tiene ben stretta la sua isoletta di cancrena che ha piazzato al centro della nazione. Ma c’e’ una parola d’ordine che arriva, sempre piu’ veemente, che e’ “swim or die”. Questo e’ il mondo che da tanto tempo ho annunciato , e che oggi sta arrivando, e’ vicino, vicinissimo.

Alla vigilia di un mondo ove chi non nuota e’ destinato ad affogare, assisteremo alla morte della cultura nazionalpopolare , e non sara’ una morte lenta o graduale, sara’ una morte brutale e molto dolorosa.

Entro 20 anni nessuno parlera’ piu’ dialetto senza essere in una coda della Caritas. Entro 10 anni nessuno che non sappia usare BENE un computer sara’ fuori da una coda della caritas. Entro 5 anni, nessuno che non sia abituato a studiare senza l’aiuto di nessuno sara’ fuori dalla miseria. Nessuno che non abbia capito che non esiste nessun dovere di aspettare il piu’ lento potra’ sopravvivere semplicemente sedendosi e sperando che qualcuno si accorga che lui non corre.

Anche perche’, smettendo di nuotare semplicemente affoghera’.

In un certo modo, il nazionalpopolare come cultura puo’ essere spiegato con lo sloagan opposto: se il nazionalpopolare e’ “fai quel che puoi, tanto noi ti aspettiamo”, il suo opposto e’ “swim or die”: “nuota o annega”.

Il nazionalpopolare e’ la scuola dove non si fa tutto il programma perche’ la classe non ce la fa. Il nuovo mondo e’una scuola ove tutto il programma e’ il minimo, e nel dare i voti si discute di quello che si e’ fatto IN PIU’.

Il nazionalpopolare e’ un’azienda dove se uno non sa fare nulla “gli si trova da fare” per non lasciarlo a casa. Il nuovo mondo e’ un’azienda nella quale solo i dieci piu’ bravi ottengono un lavoro fisso, gli altri rimangono precari.

Il nazionalpopolare e’ una cultura dove non bisogna parlare difficile perche’ tutti capiscano. Il nuovo mondo e’ una cultura ove se non capisci non sai che tasto pigiare, e crepi di fame.

Il nazionalpopolare e’ un mondo nel quale si fa sempre come si e’ sempre fatto, il nuovo mondo e’ un mondo ove sopravvive solo chi fa cio’ che non si era mai fatto prima.

Non e’ un mondo per vecchi, quello che sta venendo. Era un mondo per vecchi il mondo  “nazionalpopolare”. Ma e’ morto, e si decompone sempre di piu’.

Per questo i vecchi stanno sempre peggio.

Evviva!

Uriel

 

(1) Il progressismo fascista e’ stato piu’ apparente che altro. Il territorio recuperato dalle bonifiche rendeva MENO di quello che si sarebbe guadagnato in resa agricola acquistando piu’ trattori per l’aratura del territorio esistente. Le campagne agrarie mussoliniane erano servite solo “just for the show”. Quando gli americani portarono i primi trattori in Italia, detti “testarossa” perche’ la testata diventava incandescente al punto da essere visibile al buio,  la resa dei terreni (prima arati a buoi, cavalli e spesso muli e asini) ebbe un balzo vertiginoso. E senza bisogno di aggiungere terra o bonificare alcunche’.

 

(2) Quando fai abortire una donna infilandola in una vasca d’acqua gelida fino a meta’ gamba  e picchiandole asciugamani bagnati sul ventre, tanto buono non sei. (menziono la maniera di abortire  del ferrarese e del mantovano, ho sentito storie raccapriccianti di altre zone

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