Money, Money, Money.

Qualcuno mi chiede quale sia l’impatto di una elezione come quella di Obama sull’economia. Il problema e’ pero’ che l’economia europea sta per entrare in un ulteriore ciclo depressivo, per diverse ragioni, legate ad eventi esterni diversi a seconda dei paesi europei colpiti. E a questo si uniscono due o tre fattori americani, cinesi, indiani. Prima il resto, poi gli USA.

Nella crisi che abbiamo conosciuto sinora, alcuni paesi sembravano essersi salvati perche’ avevano diversificato i mercati espandendosi in Cina, India, nordafrica, sudamerica. Non e’ sicuramente bastato, ma ha dato un minimo di ossigeno in condizioni estremamente difficili.
Le economie di Spagna e Portogallo avevano beneficiato del commercio col sudamerica, francia ed italia avevano beneficiato della crescita di business nell’area mediterranea, Germania e paesi dell’est hanno beneficiato della crescita cinese, gli inglesi hanno beneficiato molto della crescita indiana.
Il problema di un’economia del genere arriva, ovviamente, quando succede, in breve successione, che:
  • L’economia cinese stagna. Non si vede un rinnovamento politico, e la crescita e’ stata inferiore agli investimenti pubblici. Gli ultimi dati erano ottimistici. Come quelli dell’ URSS.
  • L’economia indiana si e’ rivelata un flop. L’ India ha un preoccupante debito pubblico, infrastrutture ancora indecenti, una completa paralisi politica, una pianificazione inesistente. I forecast sono pessimi.
  • Il commercio mediterraneo e’ inchiodato dalle cosiddette “primavere arabe”, che sono molto ma molto arabe ma poco ma poco primavere. Sono cioe’ finanziate dall’espansionismo saudita.
  • I paesi del sudamerica sono presi in un inviluppo comunistoide, con alcuni tratti politici di caudillismo fascista, dall’esito incerto e dal futuro economico rischiosissimo.
  • Russia e Turchia hanno un futuro politico incerto, e la miracolosa crescita turca sta rivelandosi una specie di bolla speculativa basata su un sistema creditizio almeno dubbio.
L’ Europa, quindi, si sta avviando alla seconda parte di una crisi duplice. Se le riforme attuate sinora hanno blindato la finanza continentale (regole sulle vendite allo scoperto, AIFM ed altri) e stanno funzionando, adesso manca una serie di provvedimenti relativi alla gestione interna dell’economia.
Il primo dei grandi provvedimenti in questione, cioe’, e’ la regola sulla sorveglianza delle banche. Se nella prima fase della terza guerra mondiale si e’ combattuto sui mercati finanziari, calpestandoli e riducendoli ad un cumulo di macerie (ormai si discute di chi sia messo peggio, essenzialmente (1) )  , adesso i problemi si spostano verso l’economia reale e l’organizzazione interna. Quello che si poteva fare sul piano finanziario , essenzialmente, e’ ormai fatto.
La seconda ondata della crisi si avvicina, e colpira’ prima le banche , poi le grandi imprese. Il gioco politico di chi ha la leadership per fare le regole sara’ presumibilmente lo stesso che e’ stato usato per la finanza.
Da anni alcuni paesi invitavano altri paesi a risparmiare e tenere i bilanci sotto controllo. Questi paesi rispondevano che tanto c’era l’ Europa, e chiedevano -per solidarieta’- alle banche di alcuni paesi di comprare i loro titoli. Quando, dopo decine e decine di inviti a gestirsi meglio, si e’ visto che alcuni paesi se ne impippavano, si e’ deciso di lasciar fare il lavoro sporco al mercato.
In poche parole, la decisione di alcuni governi, tra cui quello tedesco, e’ stata di dire alle loro banche di smetterla di comprare debito di alcuni paesi, e il mercato avrebbe fatto il resto. Le banche di questi paesi si sono liberate del debito non assicurato, e il risultato e’ stato che improvvisamente c’e’ stata la crisi del debito.
Il ragionamento e’ stato: non ascolti me? Bene: ma ascolterai il mercato.
In definitiva, il governo tedesco non aveva mezzi politici per costringere nessun paese a rimettere in ordine i conti pubblici. Questi paesi continuavano a dire che la soluzione al problema fosse “le banche tedesche e francesi comprano il nostro debito”.  Cosi’, la soluzione era sotto gli occhi: i mercati potevano costringere i paesi europei a fare quello che era impossibile da suggerire sul piano politico.
Lo stesso approccio verra’ seguito sul piano dell’economia reale. Sinora non c’e’ verso di spingere verso una regolamentazione delle banche. L’idea e’ di dividere le banche finanziarie da quelle che fanno risparmio, avendo le banche che fanno risparmio a lavorare su risparmio e credito locale, mentre le banche che fanno finanza lavorerebbero sul rischio e sui grandi clienti.
Divisioni simili esistono, ma sono state applicate in maniera disomogenea e truffaldina in giro per l’europa, compreso uno strano sistema semipubblico per banche municipalizzate in Germania. Se pero’ il sistema delle banche municipalizzate almeno permette alla politica di influire sul credito locale (2) , il sistema italiano delle fondazioni e’ disegnato per dare le banche ai partiti politici. E questo, alla lunga, ha portato al disastro MPS: il governo italiano ha dato 4 MILIARDI di euro per salvare MPS -molto in sordina- mentre mancano i soldi per curare i malati di distrofia.
E’ chiaro che il sistema bancario e’ malato, ma e’ altrettanto chiaro che per quanto si strilli a riguardo, nessuno fara’ niente sinche’ non arrivera’ l’emergenza. Ma l’emergenza non puo’ essere locale: come per il debito pubblico, quando la crisi ha colpito i greci nessuno ha fatto niente. E’ stato l’estendersi dell’incendio a portare ad un anno di frenetiche regolamentazioni: in un anno la UE ha approvato piu’ direttive finanziarie di quelle approvate in USA negli ultimi 4: proibizione definitiva delle vendite allo scoperto, AIFM phase II e III, direttiva Domenici, fondo “salvastati”.
Ma sul piano bancario sta avvenendo la stessa cosa che avvenne col debito: le banche spagnole entrano in crisi, e si tratta la cosa come un problema spagnolo. Le banche italiane sono alla frutta, e si risolve finanziando MPS con soldi pubblici. Due banche tedesche tremano, e si pensa ad un caso tedesco.  Le banche inglesi hanno “qualche problemino”, ma si tratta di cavoli britannici.
La soluzione ovviamente avverra’ quando un grosso governo -anzi due, con quello francese- rifiutera’ di spendere soldi per salvare le banche e lasciera’ che siano i mercati a fare il lavoro sporco. A quel punto, sotto la pressione di una grossa crisi bancaria, saltera’ fuori la volonta’ per riformare il settore su base europea. Basta solo che il lavoro sporco lo faccia il mercato.(3)
Lo stesso dicasi per l’industria. Ci sono molte proposte industriali interessanti sul tavolo. Integrazione della rete gas europea. Integrazione della rete energetica europea. Progetti come DANTE e GEANT per la creazione di un equivalente europeo di “Internet II” americano. Integrazione ferroviaria e stradale. Un sistema portuale coerente.
Il guaio e’ che ogni paese continua a non ascoltare i buoni consigli per non scontentare i suoi elettori di riferimento. E non serve a nulla che alcuni paesi invitino altri a fare il loro dovere ed implementare le best practices.
Cosi’, nel prossimo anno si lasciera’ che arrivi l’onda su banche ed industria. Dovete aspettarvi che inizialmente i governi stiano a guardare mentre banche ed industrie iniziano ad affogare, e poi -dopo aver creato quel panico che ti fa muovere il culo- , col solito ritardo, arriveranno le direttive che risolvono le cose.
Il trucco della Merkel -ormai adottato dai paesi piu’ robusti- e’ quello di lasciare che l’incendio si propaghi per dire “adesso  fate come diciamo?”.La stessa Merkel non avrebbe potuto far concedere cio’ che ha fatto se diverse grandi banche tedesche non fossero state in difficolta’ , ma sul piano industriale si trova in difficolta’ a fare riforme perche’ le industrie dicevano “ma noi non abbiamo problemi, vendiamo come non mai!”. Adesso che arrivera’ la crisi anche a loro, probabilmente saranno piu’ propense ad accettare le soluzioni del governo.
In defnitiva, quindi, i governi esecutivi -che sono persuasi della necessita’ di fare le cose- stanno per lasciare che arrivino di nuovo i “mercati” a produrre un secondo incendio, che pieghi cosi’ la politica partitica prona alle lobbies. In definitiva, cioe’, una seconda ondata di crisi.
In questo contesto arriva Obama. Anche per gli USA l’ India e’ un problema grave perche’ non cresce e ha un enorme debito pubblico, la Cina e’ un problema perche’ non ha quasi piu’ governo e si e’ fermata, e tutto quel che ho detto. In piu’, Obama ha molti grossi problemi interni.
  • Le famose tasse dei ricchi. In teoria i ricchi pagano il 35% , come dovrebbe fare Apple, che invece paga l’ 1.9%. Questo perche’ la jungla di piccole esenzioni e’ cosi’ ingestibile che l’elusione e’ endemica. Il sistema fiscale americano, un tempo famoso per bonta’, e’ oggi uno dei peggiori AL MONDO. Il problema cioe’ non e’ alzare le tasse ai ricchi, il problema e’ farle pagare.
  • La borsa USA aspettava che il governo Romney rispondesse alle regolazioni europee con una de-regolazione americana, che nelle loro speranza avrebbe dovuto attirare capitale europeo a Wall Street. (il mito della liberta’ che attira pellegrini). Non solo Romney ha perso, ma Obama approfittera’ del secondo mandato per regolare ancora di piu’, in rappresaglia alle regolamentazioni UE. Ma dovra’ farlo con una delle due camere in mano ai repubblicani, ovvero a spese dei piccoli investitori. Che gia’ sono pochi e saranno ancor meno.
  • C’e’ una bomba fiscale/debitoria legata alla scadenza di un decreto fiscale che lasciera’ il bilancio USA scoperto. Le principali agenzie hanno avvisato il governo USA che declasseranno il debito se non si trovera’ rimedio. Ma Obama ha una sola delle camere. Nessuna delle idee democratiche risulta accettabile ai repubblicani, e nessuna di quelle repubblicane e’ accettabile ai democratici. Sara’ la solita guerra di nervi all’ultimo minuto, mentre i mercati collassano sotto il peso dell’enorme debito americano.
  • I fondi pensionistici USA sono alla frutta.Di fatto sono mantenuti dal governo americano, cui hanno comprato i titoli. Sono entita’ private con soldi pubblici che gravano sul bilancio pubblico senza pero’ responsabilita’. C’e’ un rischio forte di collasso pensionistico negli USA.
E’ assai difficile che Obama possa risolvere questi problemi, ma e’ quasi certo che esploderanno. In queste condizioni, gli USA dovranno stupire, o deluderanno molto. Dalla sua Obama ha una destra a pezzi e il fatto che non deve piu’ pensare al secondo mandato. Contro ha l’apparato militare che non accetta di essere smantellato e consuma soldi , una delle due camere che e’ repubblicana, una fetta di popolazione emigrata negli USA per avere la liberta’ di opporsi al progresso.(4)
Insomma, sullo sfondo di una crisi che arrivera’ comunque, c’e’ una partita completamente aperta.
Sul piano internazionale Obama ha problemi ancora peggiori.
  • La NATO e’ collassata. Prima la situazione del conflitto Georgia/Russia, poi le palesi divisioni durante le primavere arabe nel mediterraneo, oggi la palese figura di merda nella vicenda Turchia/Siria. E’ chiaro che la NATO non esiste piu’, e come tale IL pilastro del potere militare americano e’ solo un bluff. Prima o poi qualcuno vedra’ il bluff.
  • I cinesi sostengono la propria economia usando le riserve, ma questo significa vendere debito USA. Non c’e’ contropartita, e il “matrimonio” USA-Cina sta entrando in crisi. Non si capisce bene con quali esiti, visto che il governo cinese e’ una nebbiolina statistica.
  • L’apparato militare americano costa troppo , ma resiste ai tagli e non ha una chiara strategia per il futuro. I consiglieri di Obama hanno intuito l’uso dei droni come sostituto dell’elicottero d’assalto, non si capisce quale sia il futuro della US Navy, non si sa per quanto tempo si terranno le basi in Europa.
In questa condizione, i partner internazionali degli USA non accetteranno avventure militari americane, e specialmente non accetteranno la leadership americana nella politica occidentale. Difficilmente si potra’ agire contro l’ IRAN, nella crisi siriana, e nella crisi Cina/Giappone e Cina/Taiwan. L’Africa e’ ormai fuori controllo.
In queste condizioni, i rischi sono:
  • Una ulteriore crisi , bancaria ed industriale, in Europa. Verra’ lasciata correre per costringere i governi recalcitranti ad accettare le medicine amare.
  • Una PROBABILE crisi finanziaria, e forse pensionistica, in USA. E’ possibile che Obama usi lo stesso trucco della Merkel per piegare i repubblicani: io non posso piegarvi, ma i mercati faranno il lavoro sporco.
  • Una serie di crisi internazionali: Medio Oriente (IRAN+Siria), Nordafrica (espansionismo arabo), Cina-Taiwan-Giappone. La NATO probabilmente e’ alla fine e sara’ chiaro.
Le opportunita’ legate ai rischi sono:
  • Una legislazione UE decente su infrastrutture industriali (energia, trasporti e comunicazione), e una legislazione UE coerente per le banche.
  • Un riordinamento fiscale USA e un ritorno del ceto medio locale, che aumenti le importazioni. La fuga dal debito americano potrebbe beneficiare i debiti europei nel breve termine.
  • La palese inutilita’ della NATO puo’ sostenere la spesa militare europea, da tempo indicata come uno dei business piu’ promettenti nel processo di integrazione.
Spero di aver risposto alle domande. Io la vedo cosi’.
Uriel
(1) I coglioni che hanno voluto la guerra finanziaria non si erano accorti che la situazione era di overkill, cioe’ i danni causati erano superiori all’economia esistente. I militari , di fronte all’ overkill nucleare, si fermarono. Ma i finanzieri non sono intelligenti quanto i militari.
(2) Se la regione Veneto avesse una sua banca , potrebbe finanziarla con una tassa ad hoc e fornire credito alle aziende usando la leva.
(3) Oggi gran parte del debito italiano e’ in mano a banche italiane. Chissa’ chi sono, questi “mercati”, eh?
(4) Pochi riflettono sulla reale consistenza del mito americano. Chi emigrava negli USA per fame si ammassava nelle citta’, ove c’erano piu’ occasioni. Ma c’era tutta una serie di persone che e’ emigrata -e ha riempito le campagne- al solo scopo di rifiutare i mutamenti sociali e culturali dell’Europa del diciottesimo secolo. Immaginate che ci sia un continente nuovo da colonizzare mentre, che so, nel mondo arabo crollano i regimi islamici. E supponiamo che tutti coloro che vogliono lapidare donne, impiccare omosessuali, e tutto quanto, se ve vadano a cercare “liberta’” nel nuovo continente. Ma sebbene la liberta’ sembri una bella cosa, si tratterebbe della liberta’ di impiccare gay, lapidare donne, uccidere le figlie e farle sposare coi cugini. Questo e’ circa lo sfondo del mito fondatore americano.