Ma il fascismo ha fatto anche cose buone o no?

Periodicamente torna al centro delle polemiche l’affermazione secondo cui il fascismo avrebbe fatto anche cose buone o meno. In realta’ e’ una domanda stupida per un governo che ha governato 22 anni: un simile governo deve pur occuparsi di ferrovie, strade, ospedali &co, altrimenti non dura 20 anni. Questa sarebbe la risposta razionale. Un’altra risposta razionale sarebbe che il fascismo, in quanto fenomeno degli inizi del secolo scorso, sia ormai da consegnare alla storia e non dovrebbe causare sussulti politici nel 22 Dopo Internet. Oggi si contano sulla punta delle dita i testimoni di quei tempi, e la generazione di mia figlia non potra’ mai ascoltarne le testimonianze, ma solo leggerli sui libri di storia. Cosi’, Mussolini e’ come Cesare Borgia o Silla: sicuramente studiare la storia fa bene; considerarla attuale fa parte di un fenomeno complesso che e’ l’obsolescenza intellettuale, quando non hai piu’ nulla da dire sul futuro, allora parli del passato.(1)


Ma se il fascismo e’, come il giolittismo , da consegnarsi alla storia, come mai ogni affermazione del genere suscita cosi’ tante polemiche?

Il problema sta nel fatto che, essenzialmente, la societa’ di tutti i paesi europei e’ assolutamente e chiaramente fascista. L’affermazione sembra enorme, ma non lo e’, ed anzi e’ chiaramente vera: i paesi europei moderni sono societa’ ed economie fasciste rette da governi democratici.
Il fascismo come cultura ha diversi aspetti. C’e’ ovviamente l’aspetto politico, ove il fascismo si distingue per lo squadrismo , la forma gerarchica dello stato e la dittatura di un personaggio carismatico. Questo aspetto e’ definitivamente tramontato, e ormai – se non altro per mancanza di carisma dei leader attuali – non rischia di tornare.
Il problema viene quando andiamo ad investigare gli aspetti che consideriamo di sinistra. Prendiamo per esempio i sindacati. Tutti voi sarete portati a pensare che il sindacato come lo conosciamo sia una cosa “di sinistra”, ovvero che sia figlio del mondo del comunismo o dei partiti di sinistra. Questo non e’ evidentemente vero.
Nel mondo comunista o “di sinistra”, il sindacato e’ un ente in lotta, e ha lo scopo finale di espropriare la proprieta’ ed il plusvalore delle aziende – dette mezzi di produzione – a favore dei lavoratori. Esso propone una forma cooperativa di gestione, ove l’azienda e’ una cooperativa di lavoratori. E non prevede affatto alcun patronato, che e’ nemico per definizione, e contro il quale la lotta e la mobilitazione sono permanenti. Non e’ prevista l’idea di pace o di convergenza di obiettivi tra “padroni” e “lavoratori”. L’idea di base e’ che la stessa proprieta’ dei mezzi di produzione, e l’appropriazione del plusvalore (oggi diremmo EBT) delle aziende sia un crimine contro i lavoratori, che invece meritano tutto il vantaggio economico dell’azienda. Dal momento che il sindacato e’ rivoluzionario , ovvero parte di una rivoluzione, si comporta come un ente clandestino , che ottiene i propri risultati obtorto collo, e non e’ interessato particolarmente al riconoscimento da parte dello stato, che subira’ l’immancabile rivoluzione.
Il fascismo ha una sua idea parallela. Esso riconosce l’esistenza di classi sociali, come il comunismo (per il capitalismo tutti hanno un’opportunita’ e non esistono classi ma solo merito) , ma a differenza di capitalismo e comunismo propone una societa’ pacificata.Le corporazioni, tra cui quelle dei lavoratori, esistono e devono lavorare per migliorare le condizioni di tutti, ma non devono lottare tra loro ne’ produrre tensioni sociali o lotte, tantomeno scontri. Esse sono riconosciute dallo stato con il quale cooperano alla pacificazione sociale,  e non ottengono quanto vogliono obtorto collo, bensi’ mediante un accordo corporativo con le corporazioni degli industriali, delle quali accettano la legittimita’ costituzionale. Col fascismo compaiono, come forma tipica di istituzioni pubbliche, le parti sociali. Che NON sono enti rivoluzionari, che sono riconosciute dallo stato, che svolgono una funzione riconosciuta dallo stato, e che lavorano a spegnere le tensioni sociali anziche’ alla lotta e alla rivoluzione.
Stabilito questo, appare chiara una cosa. I sindacati europei sono stati inizialmente comunisti, ovvero di sinistra, ma poi si sono “evoluti”. E quello che viene considerato un sindacalismo “moderno”, altro non e’ che l’idea fascista di sindacato. Se i sindacati moderni non parlano di rivoluzione, sono riconosciuti da leggi e costituzioni, riconoscono la controparte dei “padroni” e dialogano al fine di spegnere le tensioni, qualcuno potra’ parlare di concertazione ed altri di socialdemocrazia, ma cio’ che si sta facendo e’ di riapplicare, tale e quale, l’idea fascista di sindacato, ovvero la camera del lavoro, o corporazione che dir si voglia.
I sindacati europei moderni sono, cioe’, entita’ ideate esplicitamente dal fascismo, operano cosi’ come il fascismo le aveva pensate, e possono essere considerate entita’ fasciste a tutto tondo. Non c’e’ alcuna differenza tra il sindacato “moderno”, che agisce esattamente come pensato dal fascismo mussoliniano, e il sistema fascista, se non la struttura politica ove si inserisce. Nella sostanza, il sindacato originale “di sinistra” appare oggi vecchio, con una terminologia obsoleta e rivoluzionaria, estremista e violento, per la semplice ragione che il sindacato moderno e’ suo naturale nemico, essendo essenzialmente un sindacato disegnato dal fascismo per pacificare la societa’. L’idea di dare legittimita’ ad ogni parte sociale chiedendo alle parti stesse di abbandonare propositi di lotta, violenza o rivoluzione per una pacificazione sociale e’ , essenzialmente, l’ideologia fascista. Tale idea nasce col fascismo ed e’ originale del fascismo stesso.
Il secondo discorso e’ quello del welfare. Checche’ se ne dica, i sistemi comunisti non hanno alcun “welfare” all’interno, per la semplice ragione che il welfare nasce – sin dal tempo romano – con l’idea di aiutare le persone in difficolta’. Che si tratti di distribuzioni di pane di fronte al Colosseo, o di ospedali pubblici o enti caritatevoli, sino agli Opifici dell’ottocento, il punto e’ che si tratta di soluzioni pensate per aiutare chi si trova in difficolta’. Ma le difficolta’, secondo il marxismo, nascono perche’ le risorse non sono tutte di proprieta’ dello stato, che le distribuisce equalmente. Nel mondo sovietico, come in tutti i paesi comunisti, lo stato possiede tutto e lo ridistriubuisce. Questa non e’ una forma di welfare, perche’ non si tratta di un aiuto ai bisgnosi: si tratta semplicemente di appropriazione delle risorse da parte del popolo.
L’idea di welfare , ovvero di ammortizzatori sociali volti ad agire – come reazione – a favore di chi soffre di un destino peggiore e’ piu’ vecchia del fascismo, ma solo col fascismo essa diventa una forma di pacificazione sociale. E’ Mussolini il primo a pensare al welfare come ad una forma invasiva di ridistribuzione sociale su scala globale, il cui risultato e’ la pacificazione totale della societa’. Solo con Mussolini il welfare viene esteso non solo oltre l’elemosina, ovvero all’aiuto degli ultimi, ma all’intera societa’. E’ con Mussolini che il sistema delle pensioni investe TUTTI, non solo gli anziani in difficolta’ economiche. E’ con Mussolini che improvvisamente le camere del lavoro vietano il lavoro minorile, aiutano gli studenti ad andare a scuola e premiano QUALSIASI famiglia abbia piu’ di un certo numero i figli. E’ con Mussolini che l’ideologia di welfare investe campagne , il mondo della casa, in maniera pervasiva, onniscente e senza distinzioni di classe.
Il risultato di questo e’, per la prima volta, di un welfare che senza espropriare i beni invade ogni aspetto della vita economica senza essere specifico delle classi diseredate in situazione di palese emergenza. Se prima il welfare aiutava gli ultimi ed era indirizzato solo a loro, il welfare mussoliniano investe l’intera societa’, anche chi apparentemente ha un lavoro e non ne abbisognerebbe e’ teoricamente tutelato , e specialmente interviene laddove esistono i grandi conflitti sociali del mondo industriale, ovvero le famiglie industriali e le famiglie inurbate nelle nascenti citta’, che faticano a sostenere il peso degli anziani, per i quali viene inventato il sistema pensionistico universale.
Mussolini offre alla borghesia una societa’ pacificata dai conflitti sociali. Per fare questo, crea per la prima volta in Europa un welfare cosi’ possente da essere universale, cioe’ da coinvolgere tutti. I borghesi accettano di pagare tasse per le pensioni dei meno abbienti, perche’ sanno che questo allentera’ le pressioni sociali di quelle famiglie che non hanno piu’ un reddito agricolo sufficiente a mantenere anziani, e spegnere il crescente malcontento delle famiglie inurbate. Chiunque, e non solo gli straccioni, beneficia di sanita’ e ammortizzatori sociali.  La nascita delle camere del lavoro si occupa del problema di trovare lavoro senza per questo rivolgersi solo a disperati e barboni.
Mussolini fu il primo ad avere l’idea di pacificare la societa’, rimuovendo cosi’ i conflitti di classe tanto cari alle sinistre, mediante un welfare che senza espropri ridistribuisse i redditi. La sinistra odiava queste azioni perche’ prevenivano la tensione, la lotta, e con essa la rivoluzione. Inoltre, non abbattevano la classe borghese, ma stabilizzando e pacificando la societa’ creavano un ceto medio possente.Ovvero, un grosso ostacolo a quella sollevazione di massa che le sinistre volevano. Non per nulla, la resistenza arriva solo alla fine, quando il fascismo non riesce piu’ a pacificare economia e classi sociali.
Ora, se esaminiamo il welfare moderno in Europa, non assomiglia per nulla all’esproprio di beni che poi lo stato redistribuisce. L’intento del welfare moderno e’ ESATTAMENTE quello del fascismo: portare la pace sociale. Esso si propone di conservare le classi e la loro struttura – diversamente da quell “di sinistra” che si propone di abolire le classi – e si propone di pacificare le classi sociali : quelle basse rinunciano alla lotta ed all’esproprio, quelle alte rinunciano a parte del reddito, sotto forma di tasse.
In questo senso, anche l’idea di welfare europeo e’ esattamente quella mussoliniana. Sebbene la sinistra se ne sia appropriata, il welfare mussoliniano non ha nulla a che fare con quello di sinistra, per la semplice ragione che si propone di conservare la societa’ e le sue classi, semplicemente pacificandole, ovvero eliminando la lotta e la rivoluzione dall’universo ideale.
Anche sul piano economico le socialdemocrazie europee sono totalmente mussoliniane. L’economia socialista e’ , innanzitutto, un’economia PIANIFICATA. Essa si occupa di pianificare mezzi sufficienti ai bisogni della popolazione. Non esiste nell’economia socialista una vera e propria libera iniziativa, dal momento che il fine ultimo e’ di pianificare la produzione perche’ soddisfi i bisogni. Ogni iniziativa e’ del governo.
Mussolini introduce invece una situazione di intervento dello stato al fine, sempre di pacificazione. Lo stato mussoliniano interviene laddove la situazione economica offre ai comunisti la tensione sociale che serve all’istanza rivoluzionaria. Per ovviare a questo problema, Mussolini bonifica le campagne e inizia i piani di case coloniche. Prende le famiglie piu’ disagiate, quelle che hanno piu’ figli, e offre loro una casa colonica al quarto figlio, e alle “Madri della Patria” , cioe’ le donne che hanno piu’ di sei figli, offre una intera fattoria.
Laddove l’industria stenta e ci sono tensioni sociali per la crisi del 29, inizia a potenziare ferrovie e strade, per spingere alla vendita di automobili. L’economia fascista non e’ un’economia di PIANIFICAZIONE, e’ un’economia che ha un solo fine unico: una societa’ pacificata ove non trovino posto le istanze rivoluzionarie. Il fascismo non pianifica, ma si limita a reagire quando vengono segnalate stuazioni di disagio e di stagnazione che potrebbero dare ai socialisti e ai comunisti il terreno fertile per seminare istanze rivoluzionarie.
Si potrebbe continuare con il ruolo delle forze dell’ordine, o con il ruolo delle donne, ma alla fine, il quadro e’ completo:
  • L’idea di stato, di economia, di welfare, di polizia, di sindacato, sono quelle “di sinistra” quando lo scopo ultimo e’ realizzare l’ambiente ideale per una lotta, che ha una classe come vincitrice e una come perdente. Alla classe perdente viene espropriato tutto, che di diritto viene acquisito dalla classe lavoratrice, che domina anche la politica. Questa idea non accetta la societa’ pacificata come obiettivo, perche’ lo scopo ultimo e’ la rivoluzione, la lotta, , la tensione ed il conflitto tra classi.
  • L’idea di stato, di economia, di welfare, di polizia, di sindacato, sono PALESEMENTE fasciste quando obbediscono all’imperativo inventato dal fascismo (per proporsi alla borghesia come antidoto al comunismo e alle classi lavoratrici come alternativa pacifica al comunismo stesso) , ovvero all’imperativo di produrre una societa’ PACIFICATA, ovvero una societa’ ove TUTTE le istituzioni e le classi sono socialmente riconosciute e lavorano per EVITARE la lotta, il conflitto di classe e quindi la rivoluzione.

E’ assolutamente chiaro che la differenza tra le democrazie europee ed il fascismo sia esclusivamente nella forma POLITICA dello stato. Ma tutte le istituzioni e le parti sociali , nonche’ il potere esecutivo, lavorano in Europa al medesimo intento: una societa’ pacificata e per questo priva di conflitti violenti tra classi sociali. Ma questo intento e’ la summa ideologica dei fascismi. La societa’ senza conflitti sociali e lotte di classe e’ la summa ideologica, il “prodotto” che il fascismo offre sia alla borghesia -timorosa di una rivoluzione – che ad una classe operaia che chiede diritti ma non vuole versare sangue per averli. Il fascismo si IDEO’ allo scopo preciso di offrire la pace sociale come prodotto e la dittatura come sistema politico. Il sistema attuale non si comporta diversamente: si propone di offrire la stessa pace sociale come “prodotto”, semplicemente non vi allega la dittatura come sistema politico.

Cosi’, sicuramente lo stato europeo e’ politicamente democratico. Tuttavia, socialmente, economicamente e istituzionalmente e’ , chiaramente e senza appello, di invenzione mussoliniana. Lo e’ nella misura in cui persegue l’invenzione massima del fascismo mussoliniano: la societa’ pacificata e senza conflitti sociali.

Questa e’ la ragione per la quale le sinistre hanno un nervo scoperto a riguardo. Esse sono consapevoli del fatto che la loro “modernizzazione” non sia altro che l’abbandono delle istanze “di sinistra” (rivoluzione, lotta di classe, esproprio dei mezzi di produzione e del plusvalore) , a favore dell’istanza fascista per definizione: la societa’ pacificata, senza lotte di classe e senza rischi di rivoluzione. E semmai, la democrazia non rappresenta una alternativa alla societa’ ed all’economia fascista, ma un comodo complice nel sistema politico per ottenere la pace sociale anche nel mondo della politica.

La sinistra sa bene che la sua “modernizzazione” non consiste in altro che non sia la sua mussolinizzazione, nell’adesione all’invenzione mussoliniana di societa’ pacificata. E sa bene di aver occupato , specialmente in Italia e Germania, istituzioni che il fascismo aveva inventato per ottenere la pace sociale, al preciso scopo di ottenere la pace sociale stessa, ovvero lo stesso obiettivo che si diede Mussolini.Lavorano, cioe’, allo stesso scopo, e con gli stessi metodi: tutti ugualmente riconosciuti dallo stato, tutti allo stesso tavolo, tutti rinunciano alla rivoluzione e alla lotta di classe come strumento di rivendicazione. Idea tipica, esclusiva e originale del fascismo mussolinianao.

Cosi’, possiamo dire che il fascismo ha fatto qualcosa: l’intera idea di societa’ europea, pacificata anziche’ rivoluzionaria, fatta di dialettica anziche’ di lotta, priva di tumulti e minacce per la borghesia, il cui welfare ha lo scopo PRECISO e dichiarato di eliminare le tensioni sociali. Non c’e’ politico e sindacalista o persona delle istituzioni, oggi che da sinistra non si dica preoccupato per le tensioni sociali e che non consideri “vecchio” l’ideale di rivoluzione di classe.

Questa struttura fu tenuta in piedi dagli alleati proprio perche’ si era rivelata efficace nel combattere l’insorgenza di partiti rivoluzionari, e quindi il cambiamento nel dopoguerra non fu mai di smantellare la societa’ fascista, l’economia fascista o il corporativismo, bensi’ quello di smantellare la forma politica del fascismo e sostituirla con la democrazia, ribattezzando poi il sistema composto dall’ideologia socioeconomica fascista sommata al sistema politico democratico come “socialdemocrazia”. Ma il nome corretto della democrazia sarebbe stato “democrazia mussoliniana”, dal momento che si tratta di un sistema politico democratico che offre alle parti sociali lo stesso prodotto che il fascismo aveva inventato: la pace sociale senza tensioni, lotte e rivoluzioni.

La risposta corretta alla domanda “che cosa ha fatto di buono in Europa il fascismo mussoliniano(2)”, quindi, e’ la seguente: praticamente tutto quel che vedete attorno a voi, tranne il sistema politico.

So benissimo che questo post produrra’ polemiche e accuse. Come ho gia’ detto sopra, nel 22 Dopo Internet discutere di mussolini dovrebbe essere come discutere di Mario o di Silla. Hanno inventato cose e fatto altre cose, alcune rimangono ed altre no.

E farebbe comodo a tutti guardare avanti.

Uriel
(1) Questo vi spiega l’ossessione per la storia degli “intellettuali bolliti” di ogni parte. Un intellettuale svela cio’ che gli altri non vedono: il nuovo , l’inconsueto , ed il distante. Quando fallisce vi parla di storia, che essendo inconsueta e distante (ma non nuova) soddisfa almeno 2 requisiti su tre. Una forma di fallimento mascherato.

(2) Il nazismo si limito’ a scopiazzare e non invento’ mai cosi’ tanto.