Lo scandalo della religione.

Dopo il post sulla religione (questo post non riguarda piu’ me personalmente) ho osservato due tipi di reazione. O meglio, ho rilevato alcune reazioni interessanti, delle quali vorrei parlare. La media ha risposto nei commenti , come se avessi trattato un argomento come tutti gli altri. Ovviamente neotemplari, massoni , vigili urbani e altre categorie che ho menzionato si sono offesi, e me lo hanno fatto sapere. Beh, mandatemi pure il tetragrammaton centrifugato col sacro graal(1) a casa, se volete.
Una pletora di persone mi ha scritto: ecco, lo sapevo, parli di finanza e hai avuto contatti con la massoneria. Sei parte della lobby che domina il mondo. Beh, a dire il vero, se quella e’ la lobby che domina il mondo , sembra che dominare il mondo sia alla portata di qualsiasi idiota. Di sicuro, di quegli idioti. Non ne sarei cosi’ confidente.
E’ vero, il motivo per cui non ho mai creduto alla fantascientifica immaginazione del rapporto parlamentare sulla P2 e’ proprio che ho conosciuto (di striscio) la massoneria (a Bologna e’ molto diffusa ) e non credo minimamente che quel ridicolo branco di idioti possa dominare alcunche’.  E parlo di una massoneria considerata “seria”, non oso immaginare una massoneria riformata della quale deve aver fatto parte Berlusconi.
Del resto, e’ un’esperienza che consiglio: i primi sei mesi siete vincolati al silenzio, quindi potete anche andare li’ e ascoltare le minchiate che dicono senza poter dire (per fortuna) cosa ne pensate. Se avete frequentato un buon liceo, al terzo strafalcione sul latino inizierete a ridacchiare sotto i baffi. Per non parlare delle minchiate che dicono in termini di concetti. Mi sono sempre meravigliato che non tirassero fuori i coccodrilli albini nelle fogne di New York (segno del ritorno della gnosi degli egizi del Nilo)  e la famosa lattina da 33cl di sperma alla festa di compleanno della liceale (segno della Grande Meretrice, suppongo). Se siete come me e vi si legge comunque in faccia quello che pensate, vi consiglio di guardare al suolo , tossire o fare tutte le cose che si usano per non scoppiare a ridere.
Entrare in contatto con questa gente non e’ in generale contagioso; quello che sentirete non potra’ sconvolgervi la vita piu’ di vedere Ghostbusters , e se al ritorno a casa pensate di avere un demone assiro nel frigorifero e’ solo perche’ avete chiuso dentro il gatto senza accorgervene. No, quelli non governano il mondo: sono semplicemente negozianti , impiegati statali  e piccoli professionisti che si illudono di entrare in un club di gente potentissima che li rendera’ ricchissimi, potenti,  alti e biondi, e ci incontrano solo altri negozianti, impiegati statali e piccoli professionisti come loro.
Andiamo avanti: ci sono quelli che mi scrivono perche’ secondo loro io dovrei essere un ateo convinto. Alcuni mi hanno scritto per dirmi che si meravigliano; come oso io, che menziono la logica, parlare di cammini religiosi? Dovevo essere come Odifreddi, dovevo. Beh, ho brutte notizie per voi: Cantor era piuttosto religioso, e anche per rimanere sull’attuale un mio ex docente, sacerdote dominicano, ha piu’ pubblicazioni scientifiche di Odifreddi. E ha scritto cose interessanti di teologia, anche se ci mettero’ qualche decennio a capirle sino in fondo.
Non c’e’ alcuna ragione per la quale la religione debba inquinare una mente logica, e spesso conoscere piu’ categorie del pensiero e’ solo d’aiuto, non fosse altro che per riconoscere gli errori logici e per riconoscere residui di quel pensiero che Frazer definirebbe “magico”  in ragionamenti che vorrebbero essere lucidi e logici al 100%.
L’ultima categoria, che e’ quella che mi ha stupito, sono gli scandalizzati.
A quanto sembra, la religione oggi fa scandalo. Cioe’, se avessi detto di avere un fidanzato di colore che io soprannomino “il mio trapano kenyota preferito”  probabilmente mi sarei trovato con messaggi di solidarieta’ contro il razzismo, insulti di fascisti che ce l’hanno piccolo, gente che sostiene il polyamory e gente che lo avversa. Avessi detto di far parte di un gruppo Black Metal come questo sotto
[immagine dei kiss rimossa]
avrei avuto uno scontro tra sostenitori del black metal e sostenitori del metal sinfonico.
Invece no. I credenti mi hanno scritto col tono di chi scrive di nascosto, con il tono delle catacombe: sai “noi” che osiamo credere. Mi veniva quasi voglia di rispondere “cara, non possiamo continuare a vederci cosi’” . Voglio dire, non e’ che non potevate scrivere sui commenti “ehi, anche io sono religioso/a anche se percorro un cammino diverso, mi riconosco in alcune cose che hai scritto”.
Invece no, c’e’ uno stravagante pudore nell’ammetterlo. Io personalmente non parlo molto di religione perche’ non ho nulla da condividere a riguardo, ma quando in passato si e’ trattato di ammetterlo in diverse discussioni online non ho mai faticato a dirlo. E’ diventata una vergogna?
Vedo che di questa “vergogna” si sentono investiti particolarmente i cattolici, e particolarmente i cattolici di un certo tipo , cioe’ quelli che personalmente trovo migliori. Mentre gli idioti vanno in giro a sbandierare i valori della famigghia di qui e le radici puttane dell’europa , quelli che avrebbero qualcosa di bello da sbandierare sembrano presi da una strana vergogna, da un pudore, come se dire “io sono felice perche’ credo in XYZ” fosse di per se’ stesso un motivo di biasimo.
La cosa notevole a riguardo e’ che a fronte della paura della moderna inquisizione , ci sono anche i moderni inquisitori, che ti scrivono per dirti che stai gettando via il tuo tempo dietro sciocche superstizioni popolari, etc etc. E va bene; il tempo e’ mio e lo gestisco io, se mi va di gettarlo via lo posso fare.
Non ho voglia di postare la dialettica in questione nella forma in cui l’ho ricevuta (e censurata) , cosi’ prendo ad esempio un utente che invece ha scritto le cose (con un tono civile, devo dire, infatti il suo commento e’ passato)  piu’ o meno nei termini “moderni”:
Resto dell’idea che volersi attaccare a qualcosa di inconoscibile se non per assiomi decisi a tavolino sia sbagliato.
Immagino che la necessità di risposte alle famose domande esistenziali (“chi siamo?”, “da dove veniamo?”, “dove andiamo?”, “perché la gente tiene in giardino quegli orridi nanetti di gesso?”, “cosa passa per la testa a quelli che li rubano e li ‘liberano’ nei boschi?”) per alcune persone non possa ridursi semplicemente a un “sono io”, “i libri di storia sono lì da studiare”, “i libri di storia sono lì da studiare (reprise)”, “se no i xe màti no i volemo ciò” e “la mamma dei matti è sempre incinta”.
Non voglio assolutamente criticare che fa della religione il proprio cammino personale, anzi!
Ma per me è sbagliato 🙂
Faccio presente che alla religione io non ho mai chiesto “chi sono” , “da dove vengo” , eccetera; del resto come molti pagani non credo nella creazione, tantomeno in un tempo escatologico che presenta una fine (piu’ o meno apocalittica). Il problema e’ che si tratta di uno stereotipo diffuso: si crede che la religione sia una cosa che attira gente confusa , approfittando del fatto che non si sappia rispondere ad alcuni quesiti esistenziali. Personalmente, non me li sono mai posti: prima di farmi una domanda, mi preoccupo di stabilire che possa esistere una risposta, banale o meno.
Pensiamo per un attimo al metodo scientifico sperimentale. Se pensiamo al metodo sperimentale, scopriamo che in realta’ si limita a cercare il sapere inevitabile; l’inevitabilita’ del dato sperimentale  e’ il suo punto di forza.
Quello che il metodo sperimentale fa e’ di cercare un riscontro inevitabile; il motivo per il quale e’ cosi’ importante l’esperimento e’ che si considera che l’evento fisico sia inevitabile. Se ho un muro di fronte a me ma lo nego basandomi su assunzioni teoriche, e’ inevitabile  che io ci sbatta la testa. Se io affermo il falso, quando faro’ l’esperimento sara’ inevitabile venire smentiti; se io affermo il vero sara’ inevitabile venire confermati dai dati sperimentali.Il vero punto di forza epistemologico del metodo sperimentale e’ l’inevitabilita‘ dei risultati sperimentali.
 
Questo pero’ non assegna unicita’ alla prova scientifica, ma definisce una classe di prove: hanno la stessa forza della prova sperimentale tutte quelle prove che mostrano l’inevitabilita’ di qualcosa, non solo quelle sperimentali. 
Cosi’, se dimostro che sia inevitabile trovarmi di fronte ad un mistero, ho creato una prova che non e’ sperimentale, ma ha la stessa forza.
Proviamo a costruire un paradosso logico. Sofia e’ una scienziata. E’ una scienziata umana, cioe’ e’ limitata nello spazio e nel tempo, ha cardinalita’ finita, o come volete esprimerla. Cioe’, la quantita’ di cose che Sofia puo’ conoscere e’ limitata.
Sofia , un giorno, corona il suo sogno e diventa il massimo della scienza. Conosce, cioe’, tutto cio’ che puo’ conoscere, capisce tutto cio’ che puo’ capire. Oltre, c’e’ il limite (magari altissimo) delle sue possibilita’ umane.
Siamo arrivati al punto che definirei “banalita’”, ovvero il limite nel quale qualsiasi informazione si aggiunga non aumenta il sapere di Sofia, e qualsiasi cosa Sofia riesca a capire non la aiuta a capire piu’ cose.
Sofia conosce tutto cio’ che puo’ conoscere su se’ medesima, e sa tutto cio’ che puo’ sapere su di se’ medesima. Arrivata al limite, puo’ ancora farsi una domanda.
E’ tutto qui cio’ che sono? Io finisco qui? C’e’ altro, oltre a quello che io so?
Ovviamente, in queste condizioni, Sofia non puo’ trovare alcuna risposta alla sua domanda, perche’ abbiamo detto che e’ gia’ al limite; altro non puo’ sapere, altro non puo’ capire. Puo’ tentare di esplorare le possibili risorse.
  • La risposta e’ NO, non c’e’ altro, e’ tutto qui cio’ che sono. Significa affermare che Sofia sa tutto su di se’. Ma Sofia non puo’ dirlo, perche’ sarebbe un paradosso logico, in quanto dovrebbe contenere se’ stessa.
  • La risposta e’ NON SO: in tal caso, Sofia si trova di fronte ad un mistero. Il fatto di chiamarlo “agnosticismo” non la aiuta, perche’ il mistero e’ di fronte a lei. Chiamarlo “agnosticismo” serve solo a non muovere passi ulteriori, non ad evitare di trovarsi di fronte al mistero, che e’ un fatto.
  • La risposta e’ ” SI, c’e’ altro”. Essendo arrivata al limite delle proprie conoscenze, ammettere che ci sia altro sarebbe una affermazione di fede, dal momento che nulla nelle sue conoscenze potrebbe dimostrare l’affermazione.  L’altro che Sofia non conosce e’ ancora un mistero, dal momento che Sofia non puo’ conoscere piu’ di quanto conosca e non puo’ sapere piu’ di quanto non sappia.
Sofia, quindi, ha due possibilita’: o accetta un errore logico, o accetta un mistero indecidibile (NON SO), o accetta un mistero inconoscibile.(SI)
Poiche’ abbiamo detto che Sofia e’ la scienziata perfetta, il massimo che una scienziata umana possa essere, non puo’ accettare l’errore logico. Morale della storia: essendo l’uomo finito, prima o poi si trova di fronte al mistero, e paradossalmente non ci si trovera’ sapendo poco, ma tanto e specialmente quando sa molto o moltissimo. Solo un ipotetico scienziato definitivo come Sofia puo’ avere la certezza di essere di fronte al mistero, dal momento che sa tutto cio’ che puo’: se ci fosse ancora “spazio in memoria” non potrebbe escludere di conoscere anche quello che si e’ chiesta.
Cosi’ no, non trovo logico affermare che la mente che si trova di fronte al mistero sia necessariamente una mente debole; trovo semmai che se non ci si trova di fronte al mistero e’ perche’ si e’ confidenti di poter sapere ancora e capire ancora; si e’ molto distanti dalla condizione di “non plus ultra” che la nostra ipotetica scienziata Sofia ha raggiunto.
E’ , cioe’, inevitabile che lo scienziato si trovi prima o poi di fronte ad un mistero ulteriore.
Non accetto, quindi, l’idea di una religione necessariamente frutto di menti deboli, perche’ trovo che la domanda che Sofia si pone sia tanto piu’ critica e significativa mano a mano che si avvicina al proprio limite umano; il fatto  che l’umano abbia dei limiti conoscitivi porta alla necessita’ di un mistero finale.
Questa visione non e’ quella di una religione come escatologia scientifica; semmai e’ il contrario. La prova di inevitabilita’, come prova di forza equivalente a quella scientifica sul piano del metodo, non serviva a legare la religione ad un limite della scienza, semmai a definirla come “altro” .
Il mistero e’ per forza il divino? La stragrande maggioranza delle religioni la pensa cosi’; per essere “altro” il divino deve per forza di cose essere incomprensibile ed inconoscibile, se puo’ essere conosciuto o compreso diventa parte delle nostre conoscenze, e smette di essere “altro”: il requisito di base , necessario per via della definizione di mistero e inevitabilmente sufficiente per via del concetto di “altro”, e’ che si tratti di qualcosa che si trova oltre il limite di conoscibilita’ e di comprensibilita’.
Cosi’, sebbene molte chiese abbiano ridotto la popolazione in uno stato di superstizione , non credo che la religione sia solo questo, e ritengo che ci sia spazio per riflessioni che vanno molto oltre al nuovo rosario fosforescente di Padre Pio.
Certamente, sarebbe bello sentir parlare di queste cose , o che ci fossero dibattiti non polemici a riguardo,  ma tutto quello che si ottiene quando ci si sforza di parlarne e’ un crescere dei toni, che di fatto caccia dal dibattito tutti coloro che hanno definito il percorso religioso partendo da un’esigenza di dolcezza verso se’ medesimi.

E cosi’, nel vociare delle folle, diventa proibito parlare, e la liberta’ di parola diviene solo la liberta’ della folla di vociare sino ad impedire ad alcuni di ascoltare qualsiasi voce.

Uriel

(1) Bisogna essere fessi per non capire cosa sia il Sacro Graal: e’ una coppa, e’ bagnata  di sangue sacro e dà la vita. Settecento anni a cercare la gnocca, e non l’hanno ancora trovata. Incredibile. E poi si lamentano di quanto spendono in idraulici le loro mogli.