Liquidfeedback

A volte mentre scrivo succede che gente per la quale io provo simpatia si trovi offesa , quando il mio intento era molto diverso da fare una guerra di religione a riguardo. Per esempio, nel mostrare i difetti di Liquidfeedback, non stavo dicendo “Liquidfeedback e’ una merda”. Stavo dicendo Liquidfeedback puo’ essere migliorato. E siccome quel che scrivo e’ sotto creativecommons, siete liberi di usare quel che dico (o meno). Andiamo a capire perche’ Liquidfeedback in Italia ha dei difetti tremendi.

Potrei innanzitutto parlare di una eventuale compravendita di account. Semplicemente io ho dei soldi, e quindi ti pago se compri l’account e me lo vendi. Oppure, se proprio ci tieni, ti pago se quella volta in cui non ti interessa votare su una proposta -perche’ non ti riguarda- mi affitti l’account.

 

L’unico modo per evitare questo sarebbe la verifica puntuale degli account, al momento del voto, cioe’ qualcosa che mi permetta di capire che a votare e’ proprio la persona che volevo, e non un tizio che ha comprato l’account per 50 sacchi da un drogato.

 

Poi dovro’ occuparmi del problema dei doppi account, eccetera eccetera. Quindi gia’ di per se’ parliamo di una piattaforma abbastanza “debole” rispetto al sistema elettorale ordinario, per il quale almeno dovete portare la carta di identita’ con voi al momento del voto.

 

Liquidfeedback e’ gia’ debole di suo, quindi, rispetto al sistema elettorale ordinario che almeno fornisce una certezza di identita’.
In attesa di sapere in che modo potete garantire che nessuno venda account a terzi, ovvero che esista compravendita di credenziali, possiamo andare avanti al problema meno compreso del paese: che cosa diavolo sia il voto di scambio.
I piu’ ingenui pensano che il voto di scambio abbia come obiettivo quello di aumentare o diminuire il numero di elettori di un partito. Ma questo e’ sciocco, perche’ essenzialmente entrambi gli schieramenti possono offrire le stesse cose alle stesse persone (privilegi, favori, etc), per cui l’andamento di un sistema simile tenderebbe ad essere 50-50%.
Il vantaggio di uno scambio di voti NON e’ quello di garantire dei numeri -che dipendono da troppi fattori- ma nel garantire il loro ORDINAMENTO LOCALE.
Mi spiego meglio: prendiamo il PD, ovvero il partito che -con evidenza matematica: non ho bisogno di prove dove ci sono i numeri- lo pratica piu’ spesso.
Vi sembra normale che un partito che dal 1948 ad oggi ha perso TUTTE le politiche abbia una vita media dei dirigenti di 20,30,anche 40 anni? Vi sembra MATEMATICAMENTE normale?
La risposta e’ no. Facciamo un esempio. LA Finocchiaro. La Finocchiaro alle scorse  elezioni ha preso una tramvata orribile nei denti. In Sicilia il PDL ha vinto OVUNQUE.
In qualsiasi paese normale, la Finocchiaro sarebbe fuori dal partito. Sistemata da qualche parte forse, ma ormai finita. In Italia no. Come mai? Risposta: perche’ nonostante la sconfitta, la Finocchiaro era quella che ha avuto la migliore risposta dagli elettori, ovvero la sconfitta meno pesante.  In altre parole, cioe’, ha rispettato le previsioni.
Andiamo su scala nazionale: la classe dirigente del PD-PDS-DS-PCI quelchele’ e’ tra le piu’ stabili, sia localmente che su scala nazionale. Questo nonostante prendano delle sdentate terribili. Ora, chiedetevi questo:
possibile che tutti questi politici siano sempre e solo in circoscrizioni che, nonostante sconfitte piu’ o meno prevedibili, mantengono l’ ORDINAMENTO interno del partito?

Voglio dire, supponiamo che in ordine di importanza il PD sia:

  1. D’alema.
  2. Weltroni.
  3. Bindi.
  4. Franceschini.
secondo voi, come e’ possibile che , nonostante numerose sconfitte del partito, l’ordine di uscita del voto rispecchi SEMPRE l’ordine gerarchico del partito?
Facciamo allora un’ipotesi di lavoro:
scopo del voto di scambio non e’ alterare il risultato elettorale, ma di mantenere l’ordine interno dei partiti immutato. Fare in modo, cioe’, che D’Alema abbia SEMPRE piu’ voti di Weltroni, che che Weltroni abbia SEMPRE piu’ voti della Bindi, che ha sempre piu’ voti di Franceschini.

 

Una volta avuto un partito di massa, e avuto l’ordinamento che vogliamo, chiaramente quattro poltrone adeguate si trovano sempre. Immaginiamo di avere i quattro sopra e avere quattro collegi. Esaminiamo il candidato D’Alema:
  • Se prende piu’ voti degli altri e’ ok.
  • Se prende meno voti di Weltroni, iniziano i problemi.
  • Se prende anche meno voti della Bindi, sono cazzi acidi.
  • Se prende meno voti di tutti, e’ la resa dei conti.
In che modo, essenzialmente, si puo’ garantire ad un partito CHE PERDE che i suoi candidati arrivino sempre nell’ordine richiesto, dal momento che l’esito di una sconfitta e’ difficilmente predicibile dai sondaggi?
Se giocassimo a caso, le leadership dei partiti che perdono andrebbero in pezzi in poche legislature. Non sarebbero possibili candidati che perdono 4 volte le elezioni e non sono MAI superati da un altro candidato. Come si fa a gestire sempre e comunque la torta mentenendo l’ordinamento locale?
Si ottiene  ASSOCIANDO il voto al candidato. Il voto di scambio, che produce l’immobilita’ italiana, e’ un fenomeno per il quale e’ psosibile ASSOCIARE un certo numero di elettori ad un candidato, in modo che lui possa dire “ehi, io porto in dote xyz voti”. Per poter dire che D’alema ha il numero piu’ alto di voti  ma la Bindi, in quel collegio, non poteva averne di piu’, occorre che sui voti ci sia un bel bollino: questo e’ un voto di D’Alema, questo e’ un voto di Bindi, eccetera.
A questo punto capite bene per quale ragione affermo che il PD e’ il partito che usa piu’ voto di scambio; per mantenere immutata la sua struttura interna e il rapporto di forza elettorale nel mezzo di frequenti sconfitte, deve per forza contare su una strana -inspiegabile- serie di coincidenze -che il calcolo delle probabilita’ considera impossibili- per le quali anche in presenza di sconfitte si mantenga l’ordinamento.
E notate bene che spesso questi politici -cambiano- circoscrizione.
Voi direte: beh, faranno dei sondaggi.
Oh, beh: se credete che i sondaggi siano cosi’ precisi da calcolare in anticipo l’esito di una sconfitta politica, e di farlo al momento in cui si fanno le liste, direi che non abbiamo piu’ bisogno di votare. Si facciano i sondaggi.
Ma ancora c’e’ un problema: come mai queste gerarchie politiche ci azzeccano cosi’ tanto anche , per esempio, d’Alema non si presenta in TV da anni ormai? La risposta e’ semplice: d’Alema si presenta sempre e comunque laddove ha una certezza di poter rivendicare a se’ dei voti.
Quindi , dimentichiamo per un attimo l’idea di corrompere l’elettore per convincerlo a votare per voi. Raffiniamo l’ipotesi di lavoro: lo scopo del voto di scambio e’quello di poter ASSOCIARE i voti al politico in modo da definirne la forza, e di poter prevedere un MINIMO quid di voti ai politici piu’ potenti, in modo che non sia mai il Renzi a finire per caso in una circoscrizione ove rischia di prendere piu’ voti del D’Alema.
Il problema e’ veramente complicato, e si risolve solo marcando i voti. Se esiste un gruppo di persone RICONOSCIBILE che vota -anche per convinzione- D’alema, e che sia RICONOSCIBILE, d’Alema vantera’ quei voti come suo portafogli personale.
Se pensiamo a questo, capiamo una cosa: non viene fatto nessun sistematico hijack del meccanismo elettorale. Semplicemente si chiede un qualche contratto all’elettore, che permetta al politico di attribuirselo. Il contratto puo’ essere:
  • Tutti quelli di D’Alema del quartiere tal dei tali vadano a votare alla tale ora. Una persona del partito li contera’ fuori dalla sezione elettorale.
  • Tutti quelli di D’alema nel quartiere indichino una determinata precedenza tra i candidati.
  • Tutti quelli per d’Alema usino uno specifico normografo per il voto.
Qualsiasi segno di riconoscimento sia valido per associare l’elettore a D’Alema e’ un segno che permette a D’Alema una previsione FORTE sui risultati, nel senso che potra’ facilmente vendicarsi dopo sui capi delle sezioni ribelli.
In questo modo, e’ assolutamente possibile per il partito controllare le pecorelle, evitare che di giorno stringano la mano a chi gli fa un favore e nell’urna poi scelgano qualcun altro, per dire.
Perche’ provate a chiedervi una cosa: in che modo mai possono essere sicuri che il singolo tizio cui hanno promesso il posto non abbia votato per qualcun altro?
Cosi’, il problema e’che piattaforme di voto elettronico si prestano ottimamente a questi trucchi per un motivo molto semplice:

“dammi il tuo account e voto io per te”

 

Certo, si potrebbe fare analisi degli indirizzi IP. Ma con una rete nattata delle dimensioni di Fastweb , o GGSN/SGSN locali, avrete qualche problemino. E in ogni caso, state spostando il problema verso la tecnologia, che vi assicuro lo rende banale: potete tranquillamente usare un cloud e un sistema di vpn per ruotare gli IP.  E’ solo questione di scrivere software. Anche se doveste spendere 10.000 euro di cloud elastico in un giorno solo per ruotare indirizzi IP, sarebbe ancora una spesa paragonabile.(1)
Di conseguenza, non avete molte scelte. Non avendo un paradigma forte per l’identita’, tutto quel che potete fare e’ rompere un assioma che sta dietro, ovvero che tutti i voti verranno contati.
Vedete, se io avessi misurato l’andamento del voto in Sicilia con una stima a campione, avrei misurato ugualmente i numeri della sconfitta del PD. Ma non avrei misurato quali e quanti voti siano andati alla Finocchiaro: il campionamento NASCONDE l’associazione tra il politico e i “suoi” elettori. Certo, l’hanno votata: ma e’ legale. Quello che pero’ lei non puo’ sapere e’ CHI l’ha votata, e questo meccanismo e’ ESSENZIALE per il voto di scambio locale.
 Non avendo quindi la possibilita’ di sapere se chi vota e’ davvero il padrone delle credenziali, o se e’ davvero chi dice di essere, l’unico modo per tenere fuori i furbi e’ togliere ai furbi stessi la certezza di poter sapere se i loro clienti hanno votato o meno come dovevano.
 

Perche’ un voto, sapete, si puo’ anche vendere piu’ di una volta. Perche’ mai?

Per essere sicuri di aver votato per il vincitore, per esempio. 🙂

Uriel

(1) Si tratterebbe solo di creare un elastico con un massimo di 20 istanze, con sopra un proxy http , un minimo di 1, e di andare su-giu da 1 a 20, causando di continuo la riaccensione di 19 istanze a botta, ognuna con un nuovo IP. Si tratta solo di mandare le richieste con un andamento a dente di sega verso il VIP del cloud.