L’inevitabile declino del fisco italiano.

Inevitabile declino del fisco italiano

Nei commenti dello scorso post appare chiaro un punto di incomprensione -e lo capisco, visto che del problema NON si parla- riguardo a come l’ incompetenza del fisco italiano riduca enormemente le entrate fiscali, e di come essenzialmente questa tendenza non puo’ che aumentare. Il governo italiano lamentera’ -a prescindere dalla crisi- un progressivo aumento dell’ “evasione fiscale”, indicando nell’evasione fiscale il totale delle mancate entrate, per la semplice ragione che la disfunzione del ministero addetto crescera’ nel tempo. Vediamo perche’.

Se andiamo a vedere l’elenco dei singoli “atomi” che compongono la pressione fiscale in Italia, diciamo su una generica azienda, possiamo descriverlo come una specie di prodotto scalare.

Se mettiamo l’atomo Xi (il numero di server, il numero di fax, eccetera) a confronto con un valore fiscale assegnato , diciamo Pi , la pressione fiscale sulle aziende la potremo descrivere come

Fn = P1 X1  +  P2X2 … PnXn + Zn

Dove Zn e’ un resto, cioe’ qualcosa che fa parte dell’attivita’ produttiva ma lo stato non tassa, non conosce, o non considera alla fine della tassazione.

Adesso, faro’ l’esempio che conosco (che capitava a me col questionario, una decina di anni fa) , per capire in che modo Z sia crescente.

Prendiamo il questionario che io dovevo compilare: mi si chiedeva se la mia azienda avesse dei server, quanti server avesse , se avessi un fax, un centralino telefonico, quanta corrente consumassi.

Il primo anno, diciamo che la risposta di una PMI dei servizi IT/Web poteva essere: 10 server in totale, un fax, un centralino, una quantita’ “fatta 100” di energia.

Dopo cinque anni, il modo di lavorare cambia. Arriva una tecnologia di virtualizzazione, il fax scompare (si usa ancora?) , i centralini cedono il passo ai cellulari e ai PBX software a volte compresi nei contratti VoIP.

Grazie alla virtualizzazione, il numero di server scende a 1. Il fax scompare, e al massimo c’e’ un computer che li riceve. Il centralino scompare perche’ nel contratto DSL c’e’ il VoIP con un softPBX. Avendo gettato via nove server fisici su dieci, consumo energia diciamo 70.

Nella seconda fase, arriva il cloud, il fax muore semplicemente. Nella fase due, non possiedo nemmeno un server fisico e sono scomparsi i numeri fissi, trasferiti sulle SIM. La quantita’ di energia usata e’ calata ancora, diciamo scesa a 60.

Nella terza fase introduciamo il telelavoro.In questa fase, l’ufficio diventa piu’ piccolo, la quantita’ di energia scende ancora sino a 40, il PBX e’ fornito da un provider online, lo stesso numero di computer e’ stato ridotto per via dei tablet.

Che cosa e’ successo? E’ successo che in soli tre cambiamenti tecnologici, il nostro vettore e’ cambiato, e il resto Z e’ diventato enorme. Ma nessuno sta evadendo il fisco: semplicemente il fisco ha un modello sbagliato di contribuente.

Perche’ e’ necessario un modello di contribuente? Perche’ il fisco italiano si sforza di ricalcare come un guanto le aziende per tassarle. Nel momento in cui io metto una tassa sulle spedizioni postali, quello che otterro’ e’ che l’avanzare delle tecniche di ERP diminuira’ il numero di spedizioni e migliorera’ la pianificazione.

Non voglio uscire dal mio settore per decidere quanto e come la tecnologia ed i cambiamenti possano aver interferito nella distinta base di produzione delle PMI, o nelle varie tasse ricalcate sul loro modo di lavorare. Ma il risultato e’ facilmente prevedibile.

Negli anni 90 in italia c’e’ stato un “bivio” molto visibile tra due tipi di aziende. Quelle che hanno scelto la via della modernizzazione (circa il 40-45%) e che oggi sostengono l’export e sono competitive e moderne. Queste aziende sono praticamente aliene al fisco italiano perche’ usano metodi di produzione che il fisco non conosce per mera incompetenza.

Ora, in questo momento queste aziende per quanto tartassate non sono tassate tanto ferocemente quanto le altre. Se qualcuno veniva tassato in base ai consumi energetici, le aziende che si sono montate i pannelli solari, che usano macchine che consumano meno – o hanno delocalizzato- ed altro semplicemente sfuggono ad alcuni parametri.

Ovviamente ci sono quelli che sono ancora fedeli al vecchio modello. Ma si tratta del 70% delle aziende italiane che NON hanno scelto la via della modernizzazione, bensi’ quella del declino. Il gettito fiscale di queste aziende NON puo’ crescere, e puo’ solo diminuire.

Ci sono poi i contribuenti (come i dipendenti) che continuano a comportarsi circa allo stesso modo, e su questi la pressione fiscale non cambia.

Chiaramente, un fisco concepito per tassare i mezzi di produzione cosi’ come essi materialmente esistono finira’ con l’avere due grossi problemi di crollo delle entrate.

  1. Le aziende che modernizzano molto useranno mezzi sempre diversi, e investiranno proprio nel dismettere quei mezzi/metodi di produzione piu’ indicativi per il fisco.
  2. Quelle che non modernizzano vedranno crollare il reddito, e di conseguenza il gettito fiscale.

Il fisco italiano, nella sua obsolescenza organizzativa e concettuale, e’ destinato a veder crollare il gettito, A PRESCINDERE dalla crisi. Certo oggi la crisi fa calare il gettito, ma con questo modello di tassazione esso non puo’ che calare.

La reazione del fisco italiano, obsoleta e pregna di quella mentalita’ che portera’ al collasso le entrate, e’ quella di gridare all’evasione ogni volta che la differenza tra le aziende che hanno in mente e quelle reali porta dei mezzi di produzione FUORI dalla loro capacita’ impositiva.

Il fisco italiano NON si rende conto che moltissime delle operazioni che loro tassano ormai non vengono piu’ svolta , oppure non vengono piu’ svolte IN ITALIA. LA sola delocalizzazione non fa risparmiare SOLO sul costo del lavoro: fa risparmiare balzelli sulle telefonate (una bella percentuale delle bollette sono tasse), fa risparmiare balzelli sulla metratura del capannone, sull’energia (una bella percentuale delle bollette sono tasse) , sul costo delle autostrade (qualcuno si chiede quanto costi di piu’ il trasporto rispetto ad un paese ove in autostrada si entra senza pagare?) , eccetera.

L’errore sostanziale e’ di avere un modello di tassazione che si sforza di tassare gli strumenti di produzione. Quando ci sono molte PMI e un prodotto fa due o tre “salti” prima di essere finito, le accise , le tasse di trasporto sulle autostrade, sono tasse su strumenti di produzione, o almeno su un momento della produzione. E’ abbastanza ovvio che tutte le aziende cercheranno di consolidare il trasporto, e si ammoderneranno in questa direzione. Ma il loro ammodernarsi fara’ calare il gettito, visto che non tassiamo il reddito, ma la produzione.

Allo stesso modo, se io metto una tassa sugli imballaggi, o una tassa sui rifiuti, tutto quello che otterro’ nella migliore delle ipotesi e’ che si minimizzino le spedizioni, o che si minimizzino i rifiuti, o almeno i parametri usati dal fisco per determinare l’ammntare della tassa. Tutto questo, che pure aumenta il reddito delle aziende, di fatto abbassa la raccolta dello stato.

Quando questo fisco nacque, le aziende erano molto piu’ statiche. Erano industrie piu’ pesanti, e l’infrastruttura veniva ammodernata ogni 15-20 anni. Oggi, l’infrastruttura IT esaurisce il suo ciclo di vita ogni tre anni e mezzo. Se prima il fisco aveva 15-20 anni per adattarsi alla produzione come un guanto, oggi ha solo tre anni e mezzo. Troppo pochi.

Cosi’, il fisco italiano paradossalmente soffre SIA del fenomeno dell’ obsolescenza degli impianti (le tasse colpiscono bene ogni momento della produzione, ma il reddito delle aziende declina), sia la loro modernizzazione (il reddito non declina, ma le tasse non raggiungono piu’ tutti i momenti della produzione).

Cosi’, un fisco che tassa i metri quadri di azienda, i metri di vetrina, la grandezza dell’insegna, il numero di dipendenti, la quantita’ di spedizioni, di macchinari, di fax, di computer, di server, di scatoloni, non fa altro che fallire ogni volta che ammodernandosi le aziende riescono a lavorare riducendo questi parametri.

La colpa di questo fenomeno e’ dato all’evasione, ma se tu tassi i metri quadri di azienda, io preferiro’ uno strumento di produzione che necessita di meno metri quadri. A quel punto io avro’ modernizzato, e tu guadagni meno soldi di tasse. E dirai che c’e’ piu’ evasione per nascondere il fatto che una tassa sui metri quadri e’ ASSURDA.

Il punto e’ semplicemente che la tassazione non puo’ tassare la produzione, i mezzi di produzione, o gli strumenti usati per facilitare la produzione. Anche se c’e’ correlazione statistica col reddito, non appena la tassazione verra’ applicata la modernizzazione delle aziende andra’ giocoforza nella direzione di ridurre proprio quei mezzi, nella direzione dei parametri usati dal fisco.

Le aziende che si sono modernizzate hanno passato almeno tre “ere” dell’IT negli ultimi dieci anni.

Prima l’arrivo della comunicazione in tempo reale via internet. Poi l’arrivo dei framework organizzativi , come gli ERP. Infine, la smaterializzazione della struttura informatica che e’ in corso, mediante virtualizzazione. Poi e’ arrivato l’e-commerce.  Adesso arriva la mobilita’ , e quindi c’e’ una seria possibilita’ che si smaterializzi l’ufficio con l’arrivo del telelavoro.

Tra un pochino di tempo, ai questionari sugli studi  di settore avranno “quanti metri quadri e’ il tuo negozio” e la risposta sara’ sempre che il negozio fisico non esiste. Alla domanda “dove si trova il tuo ufficio” presto inizieranno a fioccare  i “nel mio smartphone”. Quanti server ha la tua azienda? “Zero, e’ in qualche cloud”. (Oppure mille, ma tu non lo puoi sapere. E comunque posso farli sparire con un click.) Quanto e’ grande l’insegna del tuo negozio? Risposta: “dipende dalla risoluzione del tuo monitor”. Quanto e’ grande il tuo magazzino merci? “zero”.

In questa situazione, chi tassa i metri quadri di ufficio, di negozio, di vetrina , sul magazzino merci, sull’insegna, non avra’ piu’ gettito. Oggi l’e-commerce fattura 13 miliardi. Qualche accademico cialtrone della Bocconi sa dirmi quante tasse SULLA VETRINA pagano questi “negozi” (rispetto allo stesso fatturato ottenuto con negozi REALI)? Qualcuno sa dirmi quante tasse sull’occupazione del suolo pubblico pagano(rispetto allo stesso fatturato ottenuto con negozi REALI)? E quante sui rifiuti (rispetto allo stesso fatturato ottenuto con negozi REALI)?

Pochissime. Perche’ sono tutte tasse basate sul numero di punti vendita, sulla dimensione delle vetrine e delle insegne, sulla posizione del negozio in citta’, sul numero di metri quadri. In pratica la MODERNIZZAZIONE del mercato ha ABBASSATO il gettito. Siccome le tasse erano sul negozio materiale, la modernizzazione ha smaterializzato il negozio. E ora?

Tutta la produzione industriale si sta avviando al cambiamento, mediante delocalizzazioni e ottimizzazioni. In che modo gente che tassa i metri quadri e i kilowatt possa ancora pensare di tenere costante o consistente il gettito e’ un mistero.

Quindi, preparatevi:

in futuro, si faranno sempre piu’ frequenti le accuse di evasione fiscale. Ogni volta che diminuira’ il gettito, crisi o non crisi, si accuseranno gli evasori (che pure esistono). Ogni volta che le aziende riusciranno a lavorare con meno metri quadri, meno uffici, meno macchinari, meno kilowatt, meno telefonate, il fisco si trovera’ con meno entrate. E PER NASCONDERE LA PROPRIA INCOMPETENZA ATTRIBUIRA’ TUTTE LE MANCATE ENTRATE AGLI EVASORI. 

Il guaio e’ che prima o poi arrivera’ anche in Italia la smaterializzazione dell’ufficio. Non appena questo avverra’, il risultato sara’ di avere piccoli artigiani che hanno solo l’auto o il camioncino su cui lavorano, e zero metri quadri, zero KW, zero affitto, zero insegna. Guardate le parrucchiere: sono tassate per metro quadro, per vetrina, per consumo di acqua e kwora. Non appena inizieranno ad offrirsi su internet, se ne andranno in giro a fare il lavoro a domicilio.  Prima o poi qualcuna lo fara’. E le altre seguiranno.  E allora il gettito fiscale iniziera’ a calare: niente vetrine, niente tasse sul negozio. E’ solo questione di tempo. (1)

Ma adesso immaginate che il negozio della parrucchiera.Che resta vuoto perche’ quella va a domicilio. E diventa un garage. Quante tasse paga?

La verita’ e’ che non e’ obbligatorio che le aziende ed i negozi si dematerializzino. Cosi’ come non e’ obbligatorio che si dematerializzino le aziende. Ma sino a quando il fisco poggia sulla struttura materiale LO FARANNO. Voglio dire, non e’ obbligatorio che le gazzelle siano cosi’ veloci. Magari piace loro poltrire. Ma e’ il leone che le costringe.

Per ora si sta dividendo la colpa del gettito fiscale in calo all’evasione ed alla crisi. Quando si renderanno conto che il gettito cala , la lotta all’evasione fallisce -perche’ non e’ l’evasione a far calare il gettito- e magari la crisi non procede quanto cala il gettito, allora FORSE -ripeto forse- qualcuno iniziera’ a sospettare del ministero delle entrate, o come si chiama oggi.

Ma, almeno nella mia opinione, sara’ troppo tardi.

Uriel Fanelli, 9 giugno 2012

(1) Mi sono sempre chiesto come mai non esistano degli ambulanti che fanno il barbiere o il parrucchiere usando un camper. C’e’ una legge che lo vieta?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.