Licenziose licenze

Mi chiedono, riguardo all’editoria, la mia opinione circa le licenze di distribuzione. Prima di parlarne, pero’, volevo dire qualcosa a chi ha un lettore di e-book qualsiasi. Per me, compilare una versione ad hoc per il vostro lettore e’ un lavoro da qualche secondo. Per esempio, ne ho compilata una ad hoc per il mio PRS-505, e si adatta perfettamente ai margini. Se quindi vi trovate male con la versione che scaricate da Lulu, scrivetemi specificando il lettore che usate e io vi mandero’ il file compilato apposta per le sue dimensioni.
Secondo problema: il PRS-505 ha un baco noto riguardante l’ingrandimento di font “enbedded”, che riguarda le legature (“ff”, “fi”, etc) del PDF, (1) e impedisce spesso di ingrandire i PDF.
In tal caso, vi consiglio di upgradare il firmware del vostro lettore con un firmware OpenSource (il vostro lettore stesso e’ basato su Linux, btw), che potete trovare nella pagina del Progetto PRS+
Se eravate gia’ soddisfatti del vostro PRS-505, lo adorerete. Oltre a risolvere qualche problemuccio di metadata, il baco in questione risulta fissato, almeno con tutti i PDF che usano il formato T1 per le legature(2), quel frmware vi permettere di rimuovere e/o aggiornare i files dentro le vostre librerie direttamente dal lettore, e tante altre cose.
Andiamo al dunque: le licenze.
Esse dipendono molto dal perche’, cioe’ dal motivo per il quale scrivete. Io scrivo per diversi motivi.
  • Mi piace farlo. Non riesco a non farlo. Prima di avere un blog consumavo moleskin come se li mangiassi.
  • Ho tanto tempo perche’ per lavoro sono in trasferta 5 giorni su sette, e anche uscendo la sera mi rimangono diverse sere da passare da solo.
  • Quando ascolto la mia musica preferita, sogno ad occhi aperti.
Nella vita faccio un altro lavoro, e non intendo cambiarlo. Mi piace costruire cose, mi piace quando un sistema informativo , specialmente se grande e di uso pubblico, funziona bene. Mi piace vedere la gente che lo usa da dietro il monitor, e vedere quanta vita passa di li’, come se foste a Trafalgar Square e vedeste la gente che passa, solo che qui sono bit e non si girano a chiedere ” ‘cazzo guardi? “.
Insomma, se avessi costruito io Trafalgar Square ci sarei andato , per vedere tutta la gente che la usa, quelli che ci passano di corsa, le storie di vita che si svolgono sulla piazza, i punk napoletani che si fanno fotografare, le storie e gli intrighi di spie, e  gli amanti che si danno appuntamento li’ per poi andare a fare fisting anale, pissing e insomma tutte queste cose romantiche.
Ecco, uno certe volte guarda i log e dice “minchia, quanta gente”. Insomma, io lo faccio. Voi no, suppongo. Io si. (3)  Perche’ si’.
Stabilito che scrivere non mi serva per vivere, voi mi chiederete: perche’ allora fai pagare le cose che scrivi? La prima cosa e’ che la percezione del valore di qualcosa e’ legata al suo costo: la linea che separa “un robo che ho scaricato da Internet” e “un libro” sta nel fatto che i libri li comprate in libreria.
Questa e’ la ragione psicologica. La ragione reale e’ che un tempo partecipai ad un concorso letterario di provincia.Scrissi delle novelle demenziali , e poi mi divertii a farle leggere in giro. Dopo qualche mese, un amico leggendole  mi disse “ma qui ti sei ispirato a -autore satirico famoso-“. Io dissi “no, non mi sono ispirato a lui”.
Cosi’ verificai, e vidi che effettivamente questo signore mi aveva copiato, e di brutto. Il problema era che essendo lui -autore satirico famoso- e io nessuno , la gente faticava a credere che LUI avesse copiato da me e non io da lui. Figuriamoci se il tizio strafigo -autore satirico famoso- copia da te.
Cosi’, siccome tra gli amici ho anche degli avvocati, chiesi che cosa si potesse fare, e mi dissero che se il libro non era stato edito da nessuno, non potevo farci nulla tranne chiedere il ritiro dell’opera del tizio, in quanto non guadagnandoci soldi non potevo dire di averci perso qualcosa per colpa sua: non potevo quantificare il danno subito perche’ non c’era prova di alcun mancato guadagno.
Cosi’, ho deciso di piazzare una cifra microscopica per copia sui libri. Se notate, il costo dell’ e-book e’ di molto inferiore al costo del cartaceo: questo perche’ Lulu mi fornisce un preventivo di stampa e un costo di download, sul quale devo aggiungere un margine.  La differenza tra i costi del cartaceo e quella dell’ e-book e’ dovuta al fatto che Lulu fa pagare molto di piu’ il cartaceo.
In questo modo, con un margine piuttosto misero , posso dimostrare che io ci facevo i soldi, con tanto di registrazione bancaria dei movimenti di soldi; se qualcuno copia posso prendere la cifra per copia , moltiplicarla per il numero di copie che LUI ha venduto e chiedere danni.
In effetti, tranne un vano tentativo di un editore di fumetti (subito diffidato) di produrre un clone passato in varechina di “Uriel”, la/il protagonista di Altri Robot I e II, non c’e’ stato altro.
Mi urta venire copiato non per il fatto che qualcuno prenda le cose che scrivo e le usi, ma per il fatto che non sopporto la gente che occupa un posto economico e sociale che non merita: se sei un autore geniale (e non un figlio di papa’) allora le cose te le devi inventare da solo. Se non le sai inventare, ti fotti e fai qualche altro mestiere.
Lo stesso dicasi per gli studenti: ho smesso di inserire le citazioni quando ho iniziato a vedere che finivo in continuazione nelle “tesine” , nei lavori di fine anno e tutto il resto, e che quando qualcuno arrivava a chiedere “le fonti” in fondo era solo uno studente che avrebbe copiato il post pari pari e lo avrebbe portato a scuola come lavoro proprio.
Non che questo servira’ qualcosa, cocchini, perche’ se siete cosi’ allora  la’ fuori c’e’ un contratto da precari e un bel call center che vi aspettano a braccia aperte. E no, se non “potete farvi una vita” e “non avete futuro” e’ una cosa buona: meno il vostro genoma si sparge, meglio e’. Che la madre dei copioni e’ sempre incinta, a quella di Darwin una volta basta e avanza.
E qui siamo al dunque: lo scrittore professionista, quello che ci vive, mi dira’: eh, ma tu hai un altro lavoro, te lo puoi permettere di chiedere un obolo e basta. Io no.
Verissimo, e questa posizione riassume il mio pensiero sulle licenze: ognuno usa quelle che gli stanno meglio addosso. Per me, la Creative Commons / Attribution / No Commercial Derivs e’ piu’ che sufficiente, e cosi’ adesso che Lulu l’ha inserita tra le possibilita’, nei nuovi ebook sto usando quella.
Ma questo vale per una persona che per vivere fa tutt’altro. Se per vivere facessi lo scrittore, probabilmente non mi basterebbe, cosi’ come non mi basterebbe pubblicare con Lulu. E sicuramente dovrei sottopormi a quelle manfrine umilianti cui oggi non mi sottopongo, sdegnato.
Cosi’, suppongo che quando per scrivere un libro vi serve un anno di lavoro e per tutto l’anno volete mangiare, sicuramente dovrete trovare ogni modo per cavare dal libro ogni soldo possibile. Non ho nulla, sia chiaro, nei confronti dello scopo di lucro: tutti si lavora per vivere, altrimenti saremmo tutti in spiaggia a bere Caipirinha , mangiare mango e fare sesso.(4)
Di conseguenza, la mia opinione e’ semplicemente questa: non ha senso pendere per una licenza o per l’altra: la gente deve usare la licenza che fa al caso proprio, cioe’ quella che si adatta maggiormente al vostro sentire.
Per esempio, io ho posto un vincolo di “non commercial derivs” . Pero’, d’altro canto mi piacerebbe vedere le storie che scrivo sotto forma di fumetto e/o di film. Cosi’, se siete registi geniali e/o disegnatori e volete disegnare le storie (Altri Robot I e II sono scritti per episodi brevi, si prestano bene sia al fumetto che al telefilm) , di certo non vi diro’ di no: pretendero’ semplicemente che non ne esca una cagata di fumetto alla Bonelli o una roba alla “fanteria dello spazio” di Paul Verhoeven , che detto per inciso fa cagare a spruzzo lo Zio Jeb seduto sulla veranda di casa sulla sedia a dondolo mentre fuma la pipa e scatarra al tramonto con la doppietta tra le braccia e i baffi all’umberta.
Cosi’, se per esempio avessi messo la GPL II, si sarebbe aperto il mondo alle fanfiction; niente di male in questo, ma alcune sono veramente indigeribili. Cosi’ preferisco poter dire “ehi, frena” a chiunque stupri troppo i miei personaggi.
Insomma, la licenza che fa per voi la dovete scegliere voi, a seconda di quello che VOI volete fare del libro e di quanto VOI volete che gli altri possano fare. In questo senso, il fatto che siano arrivate cosi’ tante licenze nel mondo internet/opensource fa si’ che ci sia maggiore scelta; se dicessi “questa fa cagare e l’altra e’ fichissima”, alla fine dei conti proporrei soli di ridurre il numero di opportunita’, e quindi le possibilita’ che le persone trovino la licenza che fa per loro.
Ovviamente non approvo quindi la SIAE, che invece pretende di imporre a tutti un solo modello di licenza, per la quale ogni possibile diritto intellettuale esiste solo se lo si associa al godimento dei benefici materiali. Trovo stupida e riduttiva questa ideologia: se la si applicasse davvero, del resto, bisognerebbe chiedersi che cosa dia alle case discografiche o editrici il diritto di trattenere diritti sull’opera oltre che sulla stampa e sulla distribuzione, dal momento che non detengono la proprieta’ intellettuale.
Ecco, ho detto tutto quello che penso: delle licenze di attribuzione non mi interessa preferire una all’altra, ma avere la possibilita’ di preferirne una all’altra. Cioe’, trovo positivo che siano tantissime: la “jungla delle licenze” secondo me non e’ affatto una jungla, tutt’al piu’ un giardino.
Uriel
(1) A furia di farmi i libri da solo sto iniziando a diventare un esperto di font. Anche se non sara’ mai assurdo quanto aiutare Lady Uriel coi suoi font in cirillico.
(2) Font per alfabeti come l’arabo usano altri sistemi per le legature. Se usate Latex, quando si dice “T1” si parla delle istruzioni che decidono quale package usare per le legature:
\usepackage[T1]{fontenc}
se volete disabilitarle, dovrete specificare
\usepackage[microtype]{fontenc}
 
 e usare la feature “nolegature” di questo package.
(3) Ho avuto la tentazione di ricirlare la battuta di Cypher, in Matrix, quando diceva “mah, io il codice non lo guardo piu’, una bionda qui, due cosce la’… “. Invece no, perche’ io se voglio posso vedere proprio la bionda e le cosce, quindi se mandate a qualcuno un MMS con le cose zozze che fate, sappiate che Uriel vi vede.
(4)  E costruire reti geografiche, ma solo chi vuole.