La taccododici.

Non mi capita spesso di viaggiare in Business Class: come molti pendolari internazionali “lunedì-venerdì”, non capisco perche’ spendere cosi’ tanto di piu’ per avere (su Lufthansa, poi, che dagli altri e’ una tristezza) giusto un vassoio di snack e ben 3.2 denti in piu’ nel sorriso medio delle hostess.  Capita pero’ che in caso di overbooking o di marachelle varie mamma Lufthansa sia “costretta” a passarmi in business, come oggi. E qui vorrei introdurre un tipo particolare di donna italiana, che io chiamo “la taccododici”.

La taccododici ha circa la mia eta’, piu’ da zero a dieci anni. E’ figlia di quegli anni ‘80 dove le hanno insegnato che , essendo la competizione una cosa meritocratica sul piano individuale, grazie alle sue capacita’ sarebbe diventata una donna in carriera. E via , carrettata di donne in carriera belle, ricche e famose: e se hai ancora una vita privata, continua il manifesto per l’attuolamento la reclame degli anni ‘80, non hai ancora successo; se ci rinunci a favore della carriera potrai diventare come una di queste donne.

Insomma, c’e’ questa signora che si siede vicino a te. Ha la piega appena fatta, e’ andata ieri dal parrucchiere, ha il vestito bello , e’ fresca di solarium e di manicure. Attenzione: se prendete delle donne che sono use fare tutte queste cose, raramente le avranno fatte tutte lo stesso giorno, a meno che non escano da una beauty farm. No, lei non esce da nessuna beauty farm.

Lei viene da una vita fatta sgobbando come un matta, accollandosi anche il lavoro dei colleghi, dando la vita all’azienda, nella speranza che il merito venga premiato. Quello che la reclame degli anni ‘80 non le ha detto e’ che il merito viene premiato, ma non e’ individuale: in qualsiasi sistema molto competitivo, le alleanze e le cordate sono fondamentali, non c’e’ posto per i solisti, per quanto si sbattano. Lei pensava di farcela sbattendosi, perche’ se vali voli, e se non voli sei un vile, e invece ha fallito. Per i solisti non c’e’ spazio.

Il problema e’ che questo fallimento non le ha dato una vita privata migliore, anzi: se e’ vero che non hai successo quando hai ancora una vita privata(1) , non e vero il contrario ; lei si e’ presa degli impegni lavorativi che dovra’ onorare in eterno(2)  rinunciando alla vita privata, e quando ce l’ha la paga con una frenesia che le divora le energie psichiche.

Insomma, questa si alza la mattina presto, viaggia 1-2 ore per arrivare al lavoro (eventualmente sistemare i pargoli) , lavora come una negra, si fa 1-2 ore di auto al ritorno, rimane da sola a casa a pensare al lavoro oppure ha una caterva di cose da fare per casa, e specialmente non ha il tempo di affiatarsi col partner, cosa che le toglie la capacita’ antistress della coppia.

Risultato: quando l’azienda deve certificarsi in qualche prodotto e le propone un corso, per lei non sono cinque giorni di lavoro in trasferta, ma cinque giorni di liberta’. La sera tornera’ in taxi in albergo, e spesso ci mettera’ molto meno ad arrivare, e non avra’ fretta perche’ nessuno l’aspetta. In albergo tutto sara’ gia’ pulito, e non dovra’ fare nulla. Poi uscira’ a cena ogni sera, vedendo posti nuovi e gente nuova. Infine, se non torna tardi, avra’ persino del tempo libero, perche’ il capo sa che lei e’ al corso e non pretende piu’ di tanto. Insomma, un relax.

Manca solo una cosa: qualcosa di stuzzicante.

Cosi’, si e’ tirata al massimo con la scusa del corso. Avrebbe potuto presentarsi vestita peggio del solito, ma con questa scusa si e’ tirata a nuovo. Cosa sogna? Sogna di poter chiamare la sua migliore amica e raccontarle “non ci crederai mai, mi e’ successa una cosa incredibile, ho conosciuto un uomo in albergo e…. blablablablagossip”. Oppure di tornare in ufficio e dire , che so “ah, se chiama un tizio, diciamo Heinz/Felipe/John, e’ uno che ho conosciuto in albergo ad Amburgo, passatemelo“: quel tanto che basta a NON sputtanarsi e a lasciar intendere. Insomma, noi siamo donne di mondo.

Cosi’, arriva un Uriel e si siede. Mi e’ successo tre volte: uno nella Business Class di Alitalia (sic!) di ritorno da Dublino, con una signora romana. Un’altra all’andata per Monaco, con una signora di Vicenza che andava a seguire un corso di merketing per nonsocche’. E oggi con una sciura di vicinofirenze, dio salvi l’uscio e la bottega, che deve imparare un nuovo coso di programma per fare nonsocche’.

Le chiamo “taccododici” perche’ hanno questa assurda ostinazione a mettere, insieme al vestito piu’ bello, qualcosa che slancia. E quindi, giu’ col taccazzo.

Che se ci pensate, se fai la vita da aereoporto non e’ proprio il caso. A Francoforte, dipende da che aereo sia, se mettono il finger (quella specie di galleria allungabile che vi porta all’aereo senza usare l’autobus) il corridoio che ne deriva a volte ha delle pendenze imbarazzanti. Mi e’ gia’ successo di vedere qualcuna di queste signore partire in scivolata meglio di Rummenigge.

Per non parlare di Amsterdam o di Francoforte (ma anche di Monaco) quando devi andare ad un gate lontano: magari usi quei sentieri mobili che ti fanno risparmiare tempo, ma coi tacchi da dodici significa quasi certamente il voletto finale alla fine del tapis rulant. Anche semplificando, se a Fraport vi scaricano al gate A e dovete andare al B, con tutta quella schifezza di due ascensori, scale & co, coi taccazzi non e’ mica da ridere. Le colleghe straniere, che lo sanno, scandalizzano gli dei della moda con delle ballerine da viaggio sotto il tailleur: vabe’, fara’ schifo, ma poi si mettono le scarpe “buone” in taxi e alla riunione arrivano col taccazzo.

Loro no: poverine, devono sfruttare il 100% del tempo, quindi “tiro massimo” in continuazione.

Tra te e loro c’e’ (su Lufhtansa, in Alitalia non c’e’) il tavolino retraibile, e queste cominciano sempre con la stessa scusa:

  • Eh, speriamo che non ci siano troppe turbolenze, le odio.
  • Ma no, signora, e’ un aereo grande, si sentono poco. E poi il tempo non era brutto oggi.
  • Ah, ha visto le previsioni? E che tempo fa a Francoforte?
  • Si’, non si preoccupi. Un pochino piu’ fresco, ma niente di che.
  • Ah, bene… hai una paura, certe volte….

La cosa continua e si scopre che sta andando ad un corso di cinque giorni e blablabla, e che davvero tu fai avanti e indietro ogni settimana, e si, ma guarda te, e che cosa fai, eccetera, e ovviamente si passa al tu perche’ siamo giovani (3).Finche’ si arriva al punto cruciale:

  • Tu in che albergo sei?
  • No, ho un piccolo appartamento in affitto.
  • Ah, beato te: l’albergo e’ bello, ma non puoi cucinarti due uova o invitare qualcuno..(trad: ci scappa l’invito?)
  • E’ vero, per questo ho preso casa.
  • Eh, ma come sono le case qui? Mi dicevano che sono piu’ comode (trad: insomma, mi fai vedere la tua casa?)
  • Mah, in effetti costano meno e usano di piu’ il parquet. Si’, amano le case luminose.
  • Che fortuna che hai, io dovro’ farmi invitare a cena da un collega se voglio evitare il ristorante. (trad: mi inviti a cena?)
  • Eh, sono gli svantaggi dei gruppi aziendali: ti porti appresso i colleghi.
  • Mah, no, questo lo conosco solo per email, e’ solo che mi ha invitata, (trad: capisci ,non ho problema  a darla via ad uno sconosciuto. ti decidi?)
  • Beh, almeno finalmente lo conosci.
  • Eh, e’ che non voglio conoscerlo troppo.. capito? Cioe’, poi magari vuole che dorma li’… non l’ho mai visto, capito? (trad: insomma, invece ti ho visto e invece so che vai bene. Ti decidi?)
  • E non puoi rimandare a dopo il primo incontro al corso, cosi’ lo vedi e decidi?
  • Ma si’… e’ che non e’ italiano… insomma… tutto il giorno a parlar ein inglese.. almeno la sera parli in italiano. (trad: insomma, te la devo spalmare addosso come la nutella per farmi invitare a casa tua?)

Se siete degli esperti  di judo-email aziendale, potrete sostenere una conversazione simile per … esattamente un’ora e quaranta di aereo. Ovviamente ad un certo punto lei capira’ che non la inviterete a casa , e probabilmente ripieghera’ sulla classica rimorchiata tardoserale nella hall dell’albergo, come nei classici.

La morale della storia e’: nella Bibbia il lavoro viene descritto come una maledizione divina, punizione per il peccato originale. I filosofi greci lo considerano robaccia da schiavi. Idem per i romani: finche’ e’ possibile costringere qualcuno a lavorare e spremerlo come uno schiavo, si fa con la forza.

Ad un certo punto, non puoi piu’ costringere nessuno a dare il massimo e a sacrificare la vita. E quando non puoi costringere, convinci. E educhi la gente che il lavoro ti realizza e puoi sacrificare la vita intera al lavoro e sarai felice e in carriera e figo. Loro ci provano, si sentono (ovviamente) insoddisfatti perche’ il lavoro non ha mai realizzato ne’ nobilitato qualcuno. Allora gli dici che se sono ancora insoddisfatti e’ perche’ non hanno fatto ancora carriera, e coraggio che se fanno di piu’ e danno di piu’ avranno la promozione e saranno felici. Questi sgobbano e ci arrivano. E si sentono irrealizzati, perche’ il lavoro NON PUO’ realizzare una persona. Ma tu gli racconti che e’ perche’ ancora non sono in cima, e se danno ancora di piu’….. (loop lungo a piacere).

Ecco, non fatevi fregare. Vi sentirete delle quarantacinque-cinquantenni d’azienda, con la vostra vita privata desertica , la vostra abbronzatura del giorno prima, i gioielli quelli belli, il vestito quello figo e la messa in piega recente.

Ma non avete idea di quanta pena facciate a chi vi incontra.

Siete le taccododici della business class, donne (e uomini) il cui picco massimo di vita consiste nel mangiare i salatini del frigobar in un albergo straniero, dopo una scopata tutto sommato deludente, con un tizio/a che non conoscete che si fa la doccia nel bagno della vostra camera. E lascia pure l’odore sugli asciugamani.

Diciamo che, a non lasciarsi fregare dal mito della carriera, potevate avere di meglio, e senza muovervi cosi’ tanto.

Uriel

(1) Falso. In realta’ spesso il gioco e’ quello di resistere allo stress, e il membro di una coppia ben affiatata resiste allo stress molto meglio del single. Nelle coppie molto bene affiatate c’e’ la “scopata terapeutica”, ovvero una meccanicissima sveltina che resetta le endorfine cerebrali. Inoltre, la persona che ha una vita esterna all’azienda quando e’ a casa “stacca”, mentre in single torna a casa e spesso continua a lavorare. Il risultato e’ che in single , non avendo la possibilita’ di cortocircuitare, soffrono lo stress di piu’ e si spezzano piu’ facilmente. LA prima grande palla di questa finzione e’ che i single ed i divorziati competano meglio: palle, perche’ la resa sotto stress e’ peggiore. Se sacrifichi la tua vita privata per il successo, poi quella si vendica  e te lo toglie.

(2) Il primo della classe non e’ un caso. E’ una tunnel, come la droga. Entraci, e non ne esci piu’.

(3) Abbiamo iniziato da giovani a darci del tu perche’ eravamo giovani. Adesso non siamo giovani, e che cazzo dobbiamo dire? “Diamoci del tu perche’ una volta con la scusa che eravamo giovani ci davamo del tu?”

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