La Stampa a Cielo Aperto

Leggo una vera e propria costanza ideologica quando mi capitano sotto gli occhi degli articoli-fogna come questo scritto qui e la cosa riguarda Gianni Morandi. Lo dico perche’ ne ho piene le palle di sentir definire internet “una fogna a cielo aperto” quando alla fine, chi scrive, avrebbe preferito una fogna a cielo chiuso.

Per prima cosa, la gente che sta su internet sta anche fuori da Internet. Se, quindi, Internet e’ una fogna a cielo aperto, allora anche la societa’ italiana lo e’. E’ questo che vuole dire La Stampa?

No, non e’ questo. Ed e’ qui il problema: la Stampa sta dicendo qualcosa di peggio Di molto peggiore. Perche’ c’e’ una cosa che internet squarcia, cosi’ come fece – con media diversi- Radio Radicale quando mise online la propria segreteria telefonica.

Per giustificare il fatto che questi “esperimenti sociologici”, cosi’ come questi commenti su internet riguardino il media (internet, Radio Radicale) si fanno dei voli pindarici, dicendo che queste persone “si sfogano davanti al monitor ” ma poi nella vita reale non dicono le stesse cose. Del resto, se ammettessimo il contrario, dovremmo dire che se Internet e’ una fogna a cielo aperto, allora lo e’ anche la societa’ materiale. Cosa che non si puo’ dire.

Prendiamo alcuni fatti:

Adesso ditemi: ma non vi viene il sospetto, dico il sospetto, che queste cose si dicano ANCHE fuori da internet?

Secondo voi come sono le giornate di un adolescente che si suicida per questi motivi? Passa gran parte del tempo a scuola. Allora cosa succede a scuola? Tutti lo trattano bene? Non credo proprio. I professori secondo voi hanno represso il bullismo come si doveva? Non credo proprio. Secondo voi le loro giornate erano scandite da gentilezza e poi la gente si sfogava su internet? Non credo proprio.

Non e’ vero che quelle cose lette tra i commenti a Gianni Morandi “si dicono solo su internet”

Non e’ semplicemente vero: se questi ragazzi si suicidano, non occorre un genio per capire che si tratti di una pressione tremenda, continuata, violenta.

Ma non si dice.

Quando si suicidano degli studenti, nonostante passino la gran parte del loro tempo a scuola, sui giornali si leggono SEMPRE le stesse, IDENTICHE

CAZZATE

che se volete vi posso elencare:

  • I professori: un fulmine a ciel sereno. Nessuno sospettava niente
  • I professori: sembrava felice. Un pochino introverso, forse, ma niente lasciava intuire
  • I compagni: siamo distrutti dal dolore. Nessuno si aspettava una tragedia simile
  • Il preside: un momento di tragedia che ci lascia prostrati
  • Il professore: nessuno lo ha mai preso in giro: forse fuori dalla scuola
  • Il docente: mai notato niente. Ma fuori dai cancelli, chissa’

Ci vuole tanto a capire che se la gente si ammazza a scuola, forse, dico forse qualcosa di male succedesse eccome? Davvero dobbiamo credere che nessuno si accorga di nulla se un ragazzo viene spinto al suicidio? Davvero nessuno dei compagni sapeva? Davvero nessun professore sospettava? Davvero succede sempre e solo “fuori dai cancelli della scuola, forse, chissa?”

E tra gli eroici giornalisti non c’e’ mai il tentativo di indagare davvero. Quando si beccarono le ragazzine a prostituirsi fu un fioccare di interviste scandalo – che poi le ragazzine delle interviste erano pagate dai giornalisti per dire “lo fan tutte”, che i pedofili sono anche lettori del giornale, e bisogna farli sognare! – ma qualcuno che vada ad investigare DAVVERO che clima si respiri nelle scuole , manca.

Che cosa fa la stampa di solito?

  • Articolo sul “male di vivere”. Fa molto rosolio, madamin, e’ un’espressione cosi’ “retro” , cosi’ intellettuale del secolo scorso. Sa di abbecedario e orbace.Fa cosi’ fico.
  • Il disagio dei giovani. Puntuale intervista ad un giovanologo che spiega come il consumismo e i modelli sbagliati stiano rovinando i giovani. ”“Dedico questa canzone contro il capitalismo! Brrrregovitch!
  • Quel male che non sappiamo capire“: i giovani manifestano un malessere. Gli adulti dovrebbero capirlo, forse, ma, colpa di nessuno, whatever. Per leggere questo articolo occorrono 3’ 55”“. Sticazzi!

La verita’ e’ semplice. Ha un nome noto. Ha un sapore antico.

OMERTA’

Sappiamo tutti che quando un ragazzino si suicida perche’ di pelle scura, a scuola gliene hanno fatte di tutti i colori. Sappiamo che i professori anziche’ stroncare queste cose, hanno ignorato la cosa (incitando indirettamente i bulli) o addirittura si sono uniti al coro. Sappiamo che i presidi sanno, sappiamo che non fanno niente, perche’ nel caso dei ragazzi gay la marchetta alla chiesa fa sempre bene alla carriera, nel caso dei negri la pensano piu’ o meno come i razzisti, e nel caso delle ragazze vittime, sono tutte delle puttanelle.

Ma non si dice.

Quando si parla di queste cose, e la polizia indaga a scuola, gli articoli sono tutti un fiorire di “presunti” , “ipotesi”, “forse”, “ignoti”. In qualsiasi altro reato, la stampa si divide tra colpevolisti e innocentisti. Quando, e solo quando, c’e’ da indagare su cosa succeda in questi casi, cala l’omerta’ assoluta.

Guai a sospettare che i presidi c’entrino qualcosa. Guai a sospettare che l’ambiente sia malsano, o “una fogna a cielo aperto”. Guai a dire che forse i prof sapevano, ma non hanno fatto tutto il possibile. Guai a insinuare che i compagni di classe non siano cosi’ “sconvolti, distrutti”.

Si preferisce pensare che li abbia uccisi il “male di vivere”. Il “disagio dell’adolescenza”. Anziche’ sospettare che forse questi ragazzi, NELLA VITA REALE, abbiano sentito LE STESSE parole che potete leggere nella “fogna a cielo aperto” , come viene descritta Internet.

Quante parole inutili, quanto giornalismo inesistente, quando si lasciano parlare questi professori con le lacrime di coccodrillo, che parlano di “fuori dai cancelli, forse” , e nessun giornalista che vada a intervistare, scavare, cercare. Giornalismo vigliacco ed inutile.

Quelli che vedete nel caso di Morandi NON sono “leoni da tastiera”. Se qualcuno si illuda che quelle parole esistono SOLO SU INTERNET, non ha ancora capito per quale motivo gli adolescenti si suicidino a scuola.

E non vuole capirlo

Internet e’ come Radio Radicale ai tempi della segreteria telefonica. Distrugge l’omerta’. Quando una ragazza si suicida per ASK.FM,

lascia la traccia. Non c’e’ verso di nascondere i motivi. Non c’e’ verso di dire “male di vivere”. Non c’e’ modo di parlare di “adolescenti distrutti dal consumismo”. Non puoi piu’ scrivere che sono morti per “la crisi di valori”. No, sono proprio morti perche’ erano dei circondati da pezzi di merda.

E’ difficile pensare che quella ragazza avesse vita facile a scuola. Ma se andate nella sua scuola, troverete le solite litanie dei compagni “distrutti dal dolore”, di professori che “non sospettavano nulla”, di presidi “da sempre in prima linea contro il bullismo”. In pratica, questa viveva in un paradiso di scuola, poi accendeva il computer ed era l’inferno. Un inferno strano, se basta spegnere un PC o non collegarsi ad Ask.fm per spegnerlo.

Strani, questi inferni che si possono spegnere.

E quando poi la polizia inquisisce della gente per istigazione, che nasconde la violenza, la vessazione ed il bullismo, NESSUNO si chiede come sia possibile che nessun professore, nessun preside notino MAI qualcosa di strano.

Allora, e’ ora di dirlo: alla stampa ottocentesca non piace Internet. Non piace perche’ impedisce loro di fare giornata con articoli sul “male di vivere” , perche’ impedisce loro di tirare avanti con la loro routine e intervistare il “giovanologo” laddove andrebbero intervistati i compagni di scuola e di classe che vogliano rompere l’omerta’.

Alla Stampa piace disquisire di “male di vivere” amabilmente, seduti sui tavoli di qualche Nuovo Talmone di turno, a sorseggiare un bel bicerin, del tutto ignari delle responsabilita’ e dei doveri che la stampa ha: “ma dove andremo a finire, signora mia”

Ma Internet guasta i piani. Perche’ quando si suicida la ragazzina e arriva lo screenshot di Ask.fm, non potete piu’ negare la realta’. Non potete piu’ parlare di “male di vivere”. Quando Morandi viene riempito di insulti, fate MOLTA fatica a dire che “e’ difficile entrare nella testa di un adolescente” QUANDO SI SUICIDA UN ADOLESCENTE DALLA PELLE SCURA, LASCIANDO DETTO CHE E’ IL RAZZISMO.

Il problema che la stampa ha con Internet e’ che Internet , per il modo con cui sono costruiti i social network, NON COOPERA CON LA LORO PELOSA OMERTA’. Non consente piu’ ai professori di dire “la nostra scuola all’avanguardia contro il bullismo, ma fuori…” quando si va sulla pagina Facebook di un adolescente e si vedono insulti dai compagni, tutti irrimediabilmente linkati al prof di turno. Non potete piu’ dire che “nessuno sospettava nulla”.

Ed e’ per questo che si preferisce dire che “Internet e’ una fogna a cielo aperto” , e ad ogni suicidio andare nelle scuole e scrivere che “era una scuola modello” ,“il preside era impegnato in prima persona contro il bullismo”.

Esistono metodi molto semplici, poco costosi, per frenare il bullismo.

Questo e’ un esempio

Fotografata nella scuola di mia figlia. Se ci sono fenomeni di bullismo, esiste la “posta di classe”. Il bambino/a puo’ denunciare quello che ha visto in maniera anonima. Delazione. Tutti controllano tutti. La maestra apre il venerdi’ la cassetta e vede se ci sono problemi.(1)

Costa molto? No, in realta’ basta una cassetta della posta. Risolve tutti i problemi? No, in realta’ e’uno solo tra un sacco di metodi per combattere il bullismo, dopo diversi allarmi degli anni passati. E sono quasi tutti a costo (quasi zero). Basteranno? Non si sa. Andavano fatti? Se si poteva, si doveva tentare.

E chi poteva ma non ha mai tentato, e’ colpevole.(2)

E allora torniamo a “Internet fogna a cielo aperto”. A quando ci si illude che quelle cose vengano DETTE SOLO SU INTERNET, e non si vuole capire che NON-E’-VERO, e che si dicono sempre, di continuo, a tutti, nella vita quotidiana, ANCHE AI BAMBINI.

Credere nella internet “fogna a cielo aperto” e’ COMODO ad una stampa che vuole mostrare una societa’ che non esiste, ove il suicidio, quando anche esista, e’ frutto del “male di vivere”, e quando Internet ci costringe a VEDERE le cause dei suicidi, ovvero i mostri che si aggirano ovunque, ovvero quello che gli adolescenti sentono ogni giorno, beh, diciamolo: che tecnologia di merda.

E’ meglio scrivere del “consumismo che consuma i nostri figli” di fronte ad un bel rosolio.

Dove andremo a finire, signora mia.

E pazienza se quelli che scrivono sulla pagina di Gianni Morandi esistano anche fuori da internet. Sicuramente saranno tutti dei principi, nella vita reale.

Come no.

(1) L’allusione alle giraffe e’ legata ad una metafora. Tutte le classi hanno un animale “buono e gentile” come mascotte. Quindi avete la classe dei canguri, quella delle giraffe, dei delfini, etc.

(2) Non mi raccontate la stronzata che i genitori non tollerano che si puniscano i figli. Anche qui succede. Ma ogni anno ci fanno firmare una liberatoria con la quale consentiamo alla scuola di prendere provvedimenti disciplinari, e li descrive uno ad uno. I problemi, se si vuole, si risolvono. SE SI VUOLE.

di Uriel Fanelli