La rete sospetta.

Il post sui troll e’ relativo all’attivita’ attuale che le forze dell’ordine (ed altri) svolgono sulla rete, ma quando scrivo questo genere di cose, i piu’ giovani trovano strane tutte quelle cose perche’ trovano normale, naturale, ordinaria la presenza di internet e dei computers. Cosi’, volevo raccontare la storia di un rapporto difficilissimo, quello tra l’informatica e la polizia italiana.
Torniamo agli anni 80. Io possiedo ancora un Amiga, e grazie ad un giornale (La Nuova Elettronica) posso costruirmi con un Kit di montaggio il mio primo modem. L’operazione e’ semplice: si colora una piastrina, la si immerge nel cloruro di ferro, che si compra nei negozi di elettronica e di autoradio, il cloruro di ferro scioglie il rame e lascia le piste. Con il trapano a colonna (il bello di avere papa’ carpentiere) si fanno i buchi per i componenti, e poi si saldano i componenti.(1)

Questo permette allo smanettone di affacciarsi ad un mondo nuovo, quello delle prime BBS e della rete “Itapac”, di cui girano per i (pochi) club di smanettoni delle credenziali di FIAT. Detto questo, da un certo anno in poi arriva Aminet, una rete di amatori di Amiga, e nasce una cricca di persone, il primo “computer club”, che si riunisce in un negozio di PC in via delle scienze a Ferrara. Brufolosi smanettoni, anche se non ricordo nessuno con l’acne.

 Ovviamente siamo smanettoni, facciamo le pizzate del club, e tutte quelle cose li’.

Arriva ad un certo punto e una volta alla riunione del nostro club arrivano due simpatici carabinieri. Che sono due simpatici carabinieri, sono tutti gentili e ci dicono che sanno benissimo che siamo tutti bravi ragazzi, ma volevano approfittarne per ricordarci che in Italia la legge vieta di modificare o crittografare – loro dicevano “rendere illeggibile” – la voce nelle chiamate telefoniche. Avevano paura , cioe’, che qualcuno di noi avesse l’idea di usare un modem per rendere irriconoscibile la voce. In effetti, visto che la Nuova Elettronica aveva anche pubblicato un distorsore per chitarra elettrica, costruire un oggetto del genere non sarebbe stato difficile. Solo che a noi non fregava un cazzo di modificare la voce, ci occupavamo di BAUD, noi.
Che cosa faceva paura ai CC? Il loro babau era lo “scrambler”. Sapete che cosa fosse uno scrambler? Era un oggetto -all’epoca sofisticato – che prende un blocco di suono (diciamo qualche secondo) lo scompone in segmenti (diciamo dieci segmenti al secondo) e poi cambia l’ordine dei segmenti, mentre un descrambler dall’altro lato rimette a posto le cose riconoscendo un apposito intervallo di silenzio. Insomma, questo era quasi un ostacolo insormontabile per la polizia dell’epoca, e siccome nei tribunali la voce registrata deve essere riconoscibile da un perito apposito, qualsiasi cosa la camuffi era VIETATA.
Insomma, i due CC ci fecero questa raccomanda:
Mi raccomando, se qualcuno vi chiede di costruire uno scrambler fatecelo sapere, perche’ voi siete bravi ragazzi ma c’e’ cattiva gente in giro: lo scrambler e’ una cosa CATTTIIIIVVAAA!
E ricordate di non prendervela alla leggera, perche’ usare uno scrambler per telefonare e’ punito dalla legge con sei anni e mezzo di carcere.
E’ un episodio buffo, perche’ in fondo fu una chiacchierata bonaria, (e nessuno di noi sapeva che diavolo fosse uno scrambler prima di quel momento, LOL: credo che il 50% di noi abbia cercato di programmarne  uno nei sei mesi successivi) , ma fa capire una cosa: il rapporto tra informatica e forze dell’ordine non deve essere iniziato in modo sereno. In fondo capisco quei tizi: erano normalmente contadini fuggiti alla fame con una domanda in polizia/carabinieri. Erano scolarizzati quel minimo che bastava per fare un concorso, in genere ragioneria o geometra. Non sapevano nulla di nulla di elettronica , e per loro noi eravamo una specie di hacker pericolosissimi, tipo “a che gioco vuoi giocare? Guerra termonucleare globale!”. I film contribuivano a questa cosa, insomma eravamo alieni.

La nostra BBS aveva due modem, uno su una seriale ed uno su una parallela (non c’erano piu’ altre porte e una scheda  RS232 costava un sacco, zorro o meno: http://it.wikipedia.org/wiki/Amiga_1000) ma per quella gente era tipo HAL9000. Immaginate : avevano paura che noi insegnassimo alle “brigate rosse” (che erano morte da qualche anno) a fare “uno scrambler”. Vade retro Satana!

Le cose non migliorarono molto con l’arrivo di Fidonet e delle reti di BBS. Dovete sapere che all’epoca vigeva una cosa chiamata “TUT”, ovvero la Tariffa Urbana a Tempo. Periodicamente arrivava al TSC un segnale tipo TCAP Continue, che veniva detto “scatto”, e che era udibile all’orecchio umano, e che corrispondeva ad una unita’ di fatturazione. Insomma, le telefonate URBANE e le connessioni alle BBS si pagavano a tempo. Va da se’ che le interurbane fossero ancora piu’ costose, e quindi le reti di BBS si comportavano cosi’:

C’era da qualche parte un nodo che concentrva tutto il materiale da spedire. Il nodo era centrale di una regione, e all’orario di costo minimo (i costi variavano a seconda dell’ora) , tipicamente di notte, il computer si collegava ad un peer e trasmetteva, in un pacco solo, (di solito un QWK, un file compresso) le cose che dovevano andare da una BBS all’altra. Di solito posta in formato ASCII 7Bit e gruppi di discussione. Fidonet funzionava in maniera simile, e riusciva a consegnare una “e mail” in uno-due giorni, anche tre se volevate arrivare in un’altro paese. 
Fidonet inizio’ a diffondersi lentamente, e nel 1994 era molto diffusa in Italia. Era capillare e il suo sistema di email, sebbene non istantaneo come quello di Internet, era molto meglio di qualsiasi cosa si avesse all’epoca per comunicare,e  faceva tranquillamente a pugni con realta’ di BBS commerciali come Compuserve.
Il problema di questo sistema fu quello di entrare immediatamente nelle antipatie dello stato. Il motivo era molto semplice: le forze dell’ordine avevano il telefono e le radio prodel, ma per spostare documenti e comunicazioni interne usavano la posta cartacea, che era piu’ lenta di Fidonet. Alcune caserme usavano ITAPAC, ma erano pochissime. Insomma, Fidonet era piu’ efficiente di qualsiasi cosa lo stato avesse a quei tempi, di una ratio tipo 1:3 o 1:4. Detto questo, era ovvio che alla polizia sembrasse qualcosa di sovversivo. 

Un teorico gruppo di sovversivi comunisti poteva scambiarsi informazioni, interagire, organizzarsi, SU TUTTO IL TERRITORIO, al doppio della velocita’ di cui erano capaci i CC e la PS, che in molte caserme avevano appena avuto i primi telex per comunicare con l’interpol. Il telex e’ il papa’ del fax, per intenderci.

Era ovvio che qualcosa dovesse succedere, prima o poi, e alla fine successe. Lo chiamavano “Fidonet Crackdown” , http://it.wikipedia.org/wiki/Italian_Crackdown , ed in pratica fu una chiara scusa per andare a ficcare il naso in questo sistema di comunicazione, che nessuno sapeva intercettare di preciso (2) , e vedere cosa c’era dentro.
Ora, qui vedete l’approccio dello stato: se il carabiniere veniva a bussare al vostro club e parlarvi, il magistrato prima inquisisce e poi ragiona. L’inchiesta di per se’ fu un fallimento perche’ nessuna delle accuse (contrabbando, contraffazione di software, ed altro) si rivelarono veritiere. Ma a venire colpiti furono i grandi nodi della rete, mentre tutti i periferici rimasero quasi intoccati. Il risultato fu che per qualche tempo moltissime BBS iniziarono a diventare punti isolati, il che le rendeva molto piu’ difficili da individuare esaminando i tabulati. E all’epoca, telefonare ad orari diversi del giorno, era considerato sospetto in qualsiasi processo.

Inoltre, il mondo delle BBS e del pionierismo acquisi’ un alone di illegalita’ che lo fece scivolare nel mondo dei centri sociali (se di sinistra) o dei gruppi nazi (se di destra). I precedenti appassionati, che non avevano intenzione di ascoltare gli Inti Illimani per poter usare un computer, si polverizzano e si isolano, o prendono l’informatica come mestiere.

Passa un periodo di relativa bassa visibilita’ , mentre l’embrione di internet diventa grande e molte vecchie BBS diventano piccoli ISP, che poi vengono assorbiti dai grossi ISP quando Internet diventa “free”. I magistrati pensano di aver chiuso quel pericoloso covo di sovversivi, ma stanno per avere un brutto colpo: non solo sta per arrivare Internet, ma porta con se’ una cultura anarcoide che c’era al tempo delle BBS, ma era molto piu’ soft.
Capite bene perche’ ad un certo punto , quando arriva l’incubo “Internet”, ai magistrati devono essere fumate le orecchie non di poco. Di questa roba non sanno niente. Nessuno tranne chi la usa sa qualcosa. Non hanno periti. Solo una o due sedi della polizia scientifica sanno come funzioni. Il resto dei poliziotti sequestra ancora il mouse del computer per cercare se contiene software pirata. Ma non possono mandare la finanza a perquisire Video On Line (uno dei primi provider) o IOL, o altri grossi provider.  Sono aziende abbastanza grosse.
Inizia l’incubo. Prima, tutta la stampa accusa unanimemente Internet di essere un covo di terroristi e delinquenti. Sui giornali ci sono di continuo articoli su gente ammazzata da maniaci conosciuti su IRC, che dicono qualcosa come “Internet e’ una cosa pericolosissima ove c’e’ brutta gente”. Non esistono ancora social network, non esistono ancora cose come portali o roba aggiornata dinamicamente, ma il solo fatto che la gente abbia cose come USENET, email e IRC e’ insopportabile per lo stato. Lo stato ancora trasmette usando telescriventi , ha una posta cartacea interna, usa le macchine da scrivere ed i telefoni fissi.
La sola idea che esistesse uno spazio di liberta’ che si muove molto piu’ in fretta di loro li ha terrorizzati. Il fatto di essere esclusi li ha terrorizzati. Il fatto che esista un mondo nel quale l’incompetenza e’ una forma di inferiorita’ che non puo’ essere rimediata con l’uso o l’abuso del proprio potere li terrorizza.
Per i primi anni, OGNI processo avente Internet come argomento si concludeva con la condanna dell’imputato. Se aveste accusato qualcuno di aver fatto contrabbando di avorio scaricando elefanti vivi da Internet, lo avrebbero condannato. Il ragionamento era che “siccome loro si credono intoccabili perche’ noi siamo incompetenti e loro soli capiscono di internet, e di certo non pretenderanno che noi capiamo di questa roba! , per far passare la voglia ai delinquenti di usare internet per delinquere, condanniamo chiunque ci capiti sotto tiro e ci sia di mezzo Internet”. La polizia sequestrava qualsiasi computer trovasse perche’ bastava dire che c’era di mezzo Internet e le condanne ci uscivano SEMPRE, o quasi. In ogni caso, si arrivava sempre al sequestro ed al rinvio a giudizio, per il PM una mezza vittoria.

A quel punto entra in gioco Digos. Nata coi superpoteri per via del terrorismo rosso, si trova senza muro di Berlino e senza Brigate Rosse. Di eversione ce ne sta poca in giro, e si deve riciclare. Siccome si parla di istituire nuclei specifici di polizia – poi sara’ la postale – per occuparsi di Internet, loro tentano di prendersi la ciccia. I digossini si credono i piu’ intelligenti tra i corpi, quelli che fanno le cose intelligenti tipo politica o eversione, una specie di CIA della polizia. Hanno qualche diplomato in piu’ e sono capaci di scrivere una o due pagine di inchiesta senza strafalcioni.

Iniziano cosi’ una serie di inchieste ridicole sulle uniche due cose che sembrano degne del lavoro della Digos: il satanismo su internet, i fascisti su internet, i satanisti fascisti su internet, internet sui satanisti fascisti, internet fascista sui satanisti. Per diversi anni sembra che Internet pulluli di satanisti fascisti che intendono rovesciare lo stato. In questo modo la sezione operativa di Digos riesce ad accaparrarsi anche un pelo di budget per le indagini informatiche, per quanto non siano mai riusciti a fermare una rete di satanisti fascisti su internet, qualsiasi cosa voglia dire.  L’unica cosa che fanno e’ di oscurare alcuni siti neofascisti, che si spostano all’estero. Di enormi organizzazioni di migliaia di satanisti su internet, delle quali parlano inizialmente, non c’e’ traccia. E dietro si siti fascisti chiusi si nascondono semplici siti razzisti, privi di quella organizzazione che dovrebbe sovvertire lo stato.
E’ il periodo in cui le forze dell’ordine costruiscono enormi apparati di spionaggio nelle telco, Telecom per prima, e prendono il controllo di Usenet mediante una gestione indiretta ed “accorta” del GCN.
Alla fine DIGOS riesce a meta’ nel proprio intento: la ex “divisione polizia politica”  riesce a tenere l’informatica nella sua sezione operativa, ma i soldi arrivano alla Postale. Finito quello scontro, Internet puo’ diventare mainstream e l’allarme diminuira’: non porta piu’ soldi a nessuno. Negli altri paesi europei gli stati reagiscono circa allo stesso modo, ma con accuse diverse. In Germania 2600 viene accusato di ogni cosa, in Francia internet viene descritta inizialmente come antifrancese e mirata a distruggere la cultura francese, e cosi’ via.
Cosi’ non deve stupire se lo stesso consiglio di Europa arrivi la decisione di pagare squadre di troll (3) per controllare le opinioni che corrono liberamente su internet. Il rapporto tra stato ed internet non e’ mai stato buono, e se oggi alcuni stati usano dei social network per sapere come si muove la societa’, nella media giudici e poliziotti nutrono una profonda antipatia per chi si muove troppo bene in rete.
Uriel
(1) Non illudetevi, non era niente come un modem hayes. Era un PURO mo/dem. Voi appiccicavate le ventose alla cornetta, poi facevate il numero a manina sul telefono, e aspettavate l’handshake. Una volta su tre funzionava, circa.
(2) Siccome i modem erano pochi, l’allineamento tra BBS doveva avvenire senza tenere occupati i modem per molto tempo, altrimenti gli utenti rimanevano fuori. Esisteva quindi una serie di nodi e di punti che sottodelegavano il compito di comprimere i pacchetti che poi il tosser avrebbe girato agli altri nodi di rete. Questo rendeva casuali gli orari di trasmissione e i punti di chiamata del modem. Inoltre, dall’altra parte avevate procure che temevano gli scramblers…. un formato compresso era per loro quasi illeggibile.