La prima reazione.

Ho dato un’occhiata ai giornali italiani poco fa, e ci ho trovato la solita scemenza che va girando da molti, troppi anni. La sento da quando iniziai a lavorare con Internet, il che significa da troppo. E’ come una specie di mantra che dice “Su internet c’e’ questo e quello, come possiamo bloccarla?”. Un esempio, preso dal blog di De Benedetti, e’ questo.

Quello che si fa e’ constatare che su Instagram ci siano contenuti a luci rosse (e capirai: in quale parte di Internet non ci sono?) , e quindi la domanda arriva immediatamente: “sono difficili da bloccare”, oppure “come bloccarle”, “riuscira’ Facebook, che adesso l’ha comprata, a bloccarle coi suoi potenti mezzi?”.
Ora, onestamente sono due decenni buoni che sento parlare di queste cazzate. Davvero. Da quando si girava per Fidonet e al massimo si scaricava un file .dl con un filmato erotico di 4 secondi (in loop) in un quadratino formato Nokia 3310, di strada se ne e’ fatta. Ma a quanto pare, il problema di alcuni e’ sempre quello: “come fare in modo che su un mass media passi solo quel che voglio io, ed in particolare meno pelo?“.
Ora, per una volta vorrei chiarire una cosa:

Cari signori, persino l’onnipotente apparato di censura cinese, con tutta la sua capacita’ di bloccare ogni velatissima critica contro il regime, ha dovuto rinunciare a bloccare il porno su internet. Vedono porno tranquillamente nei paesi islamici e vedono porno in Cina. Sono vent’anni che provate a fermare il porno e l’eros sulle reti telematiche, e avete sempre fallito. Fatevene una ragione: NON-SI-PUO’.

La ragione e’ semplicissima: innanzitutto si tratta del genere cinematografico piu’ prodotto del mondo. Se paragoniamo il numero di film porno/erotici col numero di films “non porno/erotici” , osserviamo dei rapporti giganteschi. Il porno e’ il genere principale di questa era del mondo, fatevene una ragione.
Di conseguenza, avrete una quantita’ di porno enorme ovunque. Il secondo punto e’ che il porno e’ facile da produrre. Il sesso si fa con il corpo, e tutti ne hanno uno. Chiunque puo’ fotografarsi i genitali e/o ogni altra parte del corpo, e in coppia ovviamente basta pochissimo -in termini economici- per fotografarsi mentre si compiono atti sessuali.
Dunque, si tratta di un genere economicamente poco costoso: a fronte di una domanda enorme, c’e’ una offerta molto economica e diffusa.
In ultimo, qualsiasi genere di rete voi mettiate in piedi, una volta creato un mezzo qualsiasi con cui comunicarsi queste immagini, sara’ sempre troppo facile creare una rete punto-punto per trasmettersele. Oppure criptare il linguaggio. Gli annunci di coppie scambiste apparivano sui giornali nazionali , senza che i censori se ne accorgessero, perche’ dicevano “Lei ama Rai2”, dove il secondo canale era un altro genere di canale.
Era quindi impossibile censurare abitudini diffuse  gia’ quando lo si faceva sulla stampa -mezzo posseduto da un padronato- figuriamoci su un mezzo che lavora punto-punto.
Ma qui siamo ancora discutendo del piccolo, perche’ il problema e’ molto piu’ grande. In generale, quando si scrivono articoli come quelli del Blog di De Benedetti, il problema e’ che si fanno alcune assunzioni.
  1. I contenuti veicolati dai massmedia vanno in qualche modo controllati e limitati.
  2. Il lettore ha bisogno di qualcuno che lo protegga.
  3. La proposta e’ un oltraggio in se’.
Sulle prime due assunzioni si e’ scritto  molto, mentre sull’ultima si scrive veramente poco.
Cosi’ vorrei fare un esempio di meccanismi simili, per poi tornare al punto. Anche perche’ pochi ne discutono.
Questo esempio e’ un tema abusato: quasi ogni volta che  parl(av)o col fascistello omofobo della situazione, lui mi raccontava di quella volta che in qualche posto (di solito la doccia della palestra, o altri luoghi) un omosessuale gli avesse fatto delle proposte.
Ora, e’ sicuramente capitato anche a me. Sei sotto una doccia in palestra e qualcuno ti lascia intendere che se ti va puoi svernare nella sua pancia per qualche tempo, da qualsiasi posto ti vada di entrarci. Aha. Va bene. Mica ti ha ammazzato.
Ora, non e’ che sei morto per questo. Non sei piu’ gay di prima se un tizio ti sorride e ti lascia capire che ti farebbe un pompino. Non e’ stato profanato alcun tempio ne’ commesso alcun reato di lesa maesta’. Semplicemente, ti hanno fatto una proposta. Se non ti va, dici di no.(1)
Per un qualche motivo bizzarro, invece molti si comportano come se il semplice fatto che qualcuno abbia -osato- farti un’offerta sia offesa in se’. Strano. No, non strano.
Perche se io faccio un pochino di roleplaying, e immagino di essere una donna, posso provare a pensare ad un mondo in cui ricevere un’offerta da un uomo sia un insulto. Ahaha. Un bel mondo di bigotte che se la tirano e si girano sdegnate ad ogni tentativo di corteggiamento. Dovrei dire di “no”, sdegnata, ad ogni offerta.
Ora, signori, e’ ora di parlare chiaro: un mondo in cui una donna vi si offrisse con un sorriso di farvi un pompino mentre siete in palestra e’ esattamente il mondo che sognate. E un mondo in cui VOI foste liberi di offrirvi per il prossimo pompino ad ogni donna dentro una palestra, ottenendo al massimo un educato “no grazie”, e’ esattamente  il mondo che sognate.
Ovviamente, in un mondo in cui persone del sesso che considerate “giusto” vi fanno liberamente le offerte e anche voi potete farle, avete comunque una certa probabilita’ che qualcuno/a non vi piaccia. Ma siete dispostissimi a rispondere con un “no” sereno, per avere un mondo del genere?E specialmente, siete CAPACI di dire un no sereno?
Questo e’ il punto, perche’ in ultima analisi sino a quando sostenete che la semplice offerta sia un insulto, sicuramente tutto quello che otterrete e’ un mero rimpicciolimento dell’offerta. Se volete piu’ liberta’ nei rapporti, dovete imparare a gestirli.
L’offerta, che sia di un pompino o di una semplice immagine, non e’ un assalto.

Allo stesso modo,  questo succede sui media. Un media che offre , diciamo, contenuti che vi piacciono e’ ok. Un media che vi OFFRE, e dovete cercarli, dei contenuti sgradevoli rappresenta per voi un insulto: l’opzione di un sereno “no grazie” non vi sfiora.
Quella che manca, a mio avviso, e’ quella che io chiamo “l’opzione di dire serenamente di no“.
Oh , non che non sappiate dire di no. Se si tratta di dire di no violentemente, forzosamente, con divieti e punizioni, siete bravissimi a dire di no a qualcosa. Se si tratta di sbattere in carcere quello che vi fa piedino mentre siete a farvi una sauna/idromassaggio, siete capacissimi. Se si tratta di voler vietare una foto delle tette, siete capacissimi di chiedere censura.
Quello che non sapete fare e’ dire SERENAMENTE di no. Non vi manca il “NO”. Vi manca la serenita’.
Sicuramente, per chi e’ bisessuale e’ tutto piu’ facile. Se siete eterosessuali e maschi, probabilmente considerate il vostro prezioso etichettarvi cosi’ prezioso che soltanto l’idea vi scandalizza. Come puoi solo pensare, maledetto finocchio, che io POSSA desiderare una cosa simile? Allo stesso modo gli omosessuali maschi, spesso reagiscono con una esagerazione inutile alle offerte femminili: diamine, voleva farti toccare una tetta, non e’ mica una mina antiuomo. Non scoppiano, eh. Ma anche il maschio gay vive col terrore di scoprire, un giorno, di avere quello che nel mondo gay e’ considerato una specie di tradimento della bandiera: ommioddio, hai toccato delle tette e ti e’ piaciuto!
Lo stesso capita alle donne gay. Ok, qualcuno ti si e’ offerto. Ha il pisello, ma non e’ che voglia ammazzarti, eh. Basta dire di no. E le donne etero non e’ che ci crepano se una tizia si offre di fare le lumache: ok, se non ti va dici di no. Non e’ un invito a cena di Hannibal Lecter.
Se sei bisessuale e’ tutto piu’ facile, visto che non dovete avere paura di perdere la preziosa etichetta di voi stessi. Voglio dire, se sei un maschio etero e un tizio ti fa un pompino, adesso inizierai a chiederti se sei gay. Se sei un maschio gay e una donna ti limona un pochino, adesso ti chiedi se sei ancora gay. Se sei bisessuale, diciamolo, “dopo” sei ancora bisessuale. Non temi di perdere la tua preziosissima etichetta.
Questa e’ la ragione per cui non rispondete con serenita’ alle offerte: avete paura della stessa offerta, di essere stati scambiati per uno che accetterebbe,  perdendo cosi’ la vostra preziosa etichetta. Vi sentite minacciati, e’ vero, perche’ se e’ vero che quelle offerte non possono farvi del male, ESSE SONO UNA MINACCIA PER L’ ETICHETTA CHE AVETE ADDOSSO.
Il tizio che vi offre un pompino sotto la doccia della palestra non puo’ costringervi , ne’ puo’ fare di voi un gay se non lo siete. (2) Ma quando vi fanno quell’offerta, voi vi chiedete che fine abbia fatto la vostra bella etichetta di “maschio etero”. Quel prezioso marchio di appartenenza che pensate di esservi dipinti addosso, e che invece qualcuno ignora cosi’ bellamente, osando farvi l’offerta maledetta. Tutti, tutti perdete la serenita’ nello stesso, IDENTICO modo: “ma come, non si vede che io sono etero/gay/lesbica?”
Questa e’ la paura che vi impedisce di dire “serenamente” di no. La paura che qualcuno , nel solo farvi l’offerta, stia sminuendo o sottovalutando quell’etichetta di cui andate tanto fieri. La paura che quell’etichetta non sia visibile.
Ora  usciamo dall’esempio, possiamo tornare alla questione del porno. Se ti viene offerto sesso su Instagram, sotto forma di immagini,  a patto di cercare alcune cose, in realta’ ti basta dire di no. E potreste dirlo serenamente, se non percepiste che qualche etichetta che vi siete cuciti addosso non stia venendo sottovalutata.
La verita’ e’ che ognuno di voi lavora per tutta la vita a costruirsi addosso l’etichetta di “persona per bene”. L’etichetta di quello che “io il porno lo trovo noioso”. L’etichetta di quelli che “e’ ripetitivo”. L’etichetta di quelli che “per me il sesso e’ una cosa diversa”. L’etichetta di quelli che “io non farei MAI queste cose”.
Questa etichetta, quella di “persone per bene”, e’ quella che voi temete di perdere, ed e’ quella che vi impedisce di dire serenamente di no.
Voi non siete sereni di fronte ad un’offerta di contenuti sessuali non perche’ qualcuno vi obblighi. Non e’ un film porno con Lexington Steele che vi fara’ finire a letto con un grosso negro. Ma voi vi siete cuciti addosso l’etichetta di quelli/e “che schifo quella roba”. E vi comportate come quelli che, fintamente scandalizzati, ricevendo l’offerta sotto una doccia dicono “come osi pensare che IO, dico IO, possa desiderare una cosa simile? Non vedi la mia vistosa etichetta di XYZ?.

Come puoi pensare che IO accetterei una cosa simile? Sembro forse il tipo di persona che accetterebbe?

Tutti sono preoccupati sia che l’esistenza dell’etichetta non venga mai messa in dubbio, sia della credibilita’ dell’etichetta stessa. Per tornare all’esempio, il transessuale si colloca nel segmento di mercato di chi vuole un partner abbastanza donna da non mettere in dubbio l’eterosessualita’ del partner, ma abbastanza maschio da soddisfare alcuni desideri nascosti. Il valore aggiunto delle trans, cioe’, e’ di lasciare intatte le etichette.

Allo stesso modo l’erotismo “intelligente” o la patina di intellettualita’ di certa narrativa porno, non e’ altro che un tentativo di posizionarsi in una parte del mercato cosi’: “c’e’ abbastanza pelo da soddisfare i miei bisogni, ma e’ abbastanza XYZ da non togliermi di dosso la patina di persona perbene”. Cosi’ potete leggere un orribile libro “Cinquanta sfumature di qualcosa” , perche’ in da un lato contengono alcune delle cose che vi piacciono, ma d’altro canto e’ stato sdoganato abbastanza da non inficiare l’etichetta di signora per bene.
Ora, il porno su Internet ha questo piccolo problemino: viola il confine oltre il quale da “donna emancipata con un ricco immaginario erotico” si sconfina in “troia alla ricerca di cazzi sempre piu’ grossi”. Non c’e’ nulla di male a cercare cazzi sempre piu’ grandi, il problema e’ cercare un compromesso sempre piu’ grande con la propria coscienza: se leggi romanzi di avventura  di amori esotici ambientati in paesi esotici , anche africani, non c’e’ problema ad essere una signora perbene e leggere di grossi pali. Ma se guardi porno interracial, allora cambia tutto, perche’ sono incompatibili con l’etichetta.
Cosi’ una signora perbene puo’ andare in edicola a comprare libri di avventure esotiche ove una donna trova un amante in Kenya , condito di tutto quel che ci deve essere per non mandare in frantumi la sua etichetta, ma non puo’ dichiarare di amare pubblicamente i film di Steele. Qui e’ il punto.
Tutto quello che chiedete e’ di non vedere messa in dubbio una etichette. Non volete il porno su Instagram perche’ se Instagram avesse il nome di posto porno, non potreste piu’ dire di usare Instagram senza mettere in pericolo l’etichetta.
La necessita’ di mantenere l’etichetta PRIVA DI DUBBI, o AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO  fa perdere la serenita’ riguardo ad ogni semplice offerta. Non possono semplicemente dire SERENAMENTE di no, perche’ la sola offerta lascia aperta la domanda “sembro forse il tipo di persona che accetterebbe?”.
E siccome sono OSSESSIONATI da come sembrano, al punto da vivere in SCHIAVITU’ pur di sostenere questa apparenza, il loro problema non e’ quello di imparare  a dire SERENAMENTE di no, ma quello di non sembrare invece la persona che accetterebbe.
Ma la diffusione del porno di ogni genere, cosi’ come la presenza di transessuali sul mercato, e la frequentazione massiva di saune e dark room, fanno capire molto semplicemente una cosa: probabilmente “siete esattamente la persona che accetterebbe”.
Se c’e’ tutto quel porno, e viene scaricato quotidianamente, probabilmente siete le persone che accetterebbero di guardarlo. Se c’e’ tutto quel porno su Instagram e anche voi usate Instagram, probabilmente siete le persone che accetterebbero di guardarlo.
E quelli che dovrebbero farsene una ragione per trovare la serenita’ siete voi. Perche’ potete anche censurare tutto quel che volete, ma quando siete da soli, e chiudete gli occhi, e vi toccate al buio, lo spettacolo che avete di fronte dice esattamente una cosa:
si, siete proprio quelli che vorrebbero tanto accettare. Se solo non fossero cosi’ incatenati a quell’etichetta.
Quell’etichetta vi tiene prigioneri. Vi da’ rabbia. Perche’ molte volte voi siete proprio il tipo di persona che accetterebbe, invece vi trovate di notte a pensare di come sarebbe stato se aveste accettato.
Invece di pentimenti per avere fatto qualcosa, la vostra memoria e’ piena di rimpianti per non aver fatto qualcosa.
Quelle etichette svuotano di eventi le vostre vite. Vi incatenano a esistenze passate dicendo no. Vi incatenano ad una continua isteria. Non potete fare nulla.
E sapete di essere cosi’ deboli quando si tratta di dire “no”, che alla fine dei conti volete che non vi sia aofferto nulla, che sia anche soltanto una fotografia o un film. Non siete in grado di dire SERENAMENTE di no.
Ma questo, signori, non e’ un problema del porno o dell’omosessualita’ o di quant’altro.
E’ un problema delle vostre etichette. I vostri nuovi(?) padroni.
Ovvero, detto come va detto, SONO TUTTI CAZZI VOSTRI.
Il problema NON e’ instagram e non e’ il porno. Il problema sono le catene che VOI avete addosso, e che VOI volete sentire stringere di meno, semplicemente smettendo di tirare per liberarvene. Siete dei prigionieri che chiedono di murare la finestra dalla quale vedevano che fuori c’e’ il resto del mondo.

E quindi no, se le cose su instagram sono zozze e non siete piu’ brave persone usando Instagram, semplicemente fate una cosa: smettete di usarlo.
Nessuno sentira’ la vostra mancanza.
Uriel
(1) A meno che non vi infiliate dentro una dark room gay -luogo ove il contratto e’ implicito e no, non ci si entra per caso- , il semplice diniego termina la cosa. Basta, insomma, declinare l’offerta.
(2) No, non e’ una scelta. A meno di usare droghe, vi ritrovereste a vomitare in un bagno. Non giocate col fuoco.