La percezione dell’utilita’.

Nella scorsa discussione sugli OGM e’ stata fatta una domanda interessante, ovvero per quale motivo succeda puntualmente un bailamme quando si parla di OGM, e non quando si parla di altri argomenti come le nanoplastiche, l’avvicinarsi di macchine che superano il test di Turing, eccetera.

La mia personale opinione e’ che  la societa’ entri in uno stato di allarme ogni volta che dubita dell’utilita’ di qualcosa. Per spiegare questa affermazione bisogna dare, pero’, una definizione logica di “utilita’” che sia possibile usare al fine di fondare un ragionamento. Contrariamente alle affermazioni di un ammasso di filosofi farlocchi che ci hanno provato senza riuscirci, definire l’utilita’ in maniera logica e’ abbastanza facile. Essa infatti non e’ altro che il prodotto tra la potenza di un ente (la sua capacita’ di fare) e la sua obbedienza (l’inverso della  distanza tra il suo comportamento e il nostro volere).

Un oggetto molto potente ma poco obbediente e’, per esempio, la centrale nucleare negli incubi ecologisti: essa e’ molto potente (sia in senso produttivo che distruttivo) ma non obbedisce alla nostra volonta’, nella misura in cui un incidente avviene contro il nostro volere.
Ora, la prima fase di qualsiasi tecnologia, che potro’ chiamare la fase pionieristica, e’ caratterizzata da una grande potenza e da una piccola utilita’. Come e’ possibile che qualcosa di potente non sia utile? Perche’ non obbedisce, secondo requisito per l’utilita’. Utile e’ cio’ e’ che e’ potente ed obbediente.
E’ possibile perche’ nelle prime fasi di sviluppo qualsiasi scienza si trova nelle condizioni di aver introdotto un ente potentissimo, pensiamo alla fisica del secolo scorso, o alla chimica , o alla medicina moderna.
Tuttavia questi enti sono ancora poco conosciuti, si fatica a controllarli, e per via di questa scarsa obbedienza la loro utilita’ e’ piccola nonostante la loro potenza sia gia’ riconosciuta quale potenza enorme.
E’ questa la fase in cui arrivano le fobie sociali.
Se pensiamo alla medicina moderna, la prima fase pionieristica (primi trapianti, primi antibiotici, eccetera) spaventavano molto la societa: in quel periodo si scrivevano libri come Frankenstein, come il Dott Jeckyll e Mr Hide. In tutti i casi avevamo un prodotto della medicina i cui effetti erano potenti (far tornare alla vita un morto, trasformare la persona radicalmente) ma finivano con lo sfuggire di controllo. Si trattava di una tecnica molto potente ma poco obbediente. E questo produceva paura.
In seguito la medicina e’ divenuta controllabile; mano a mano che alla sua potenza si univa l’obbedienza succedeva che veniva accettata sempre di piu’. Cosi’ la fobia abbandona il mondo della medicina, l’umanita’ smette di parlare di esperimenti medici che sfuggono al controllo, e passa ad altro.
Il primo novecento e’ stato caratterizzato dalla crescita enorme della chimica, della biologia, della fisica nucleare, dell’astronautica. Tutte queste materie erano nuove ed inesplorate: si intuiva una grandissima potenza di queste tecniche, ma si percepiva la difficolta’ nel controllarle, che e’ tipica dei periodi pionieristici.
In questa fase l’umanita’ rappresenta sotto forma di arte diversi stereotipi: l’esperimento chimico/biologico andato male (il virus sfuggito dal controllo, il mutante che diviene malvagio), il classico scienziato pazzo diventa un must, a rappresentare il timore di una chimica fuori controllo
Anche nel mondo della fisica ovviamente c’e’ lo stesso fenomeno: le tecnologie nucleari sono potentissime e poco controllabili, e come se non bastasse erano sottoposte ad una politica fuori controllo come quella della guerra fredda. Da cui, tutti gli incubi su disastri nucleari , esperimenti nucleari fuori controllo, armi terribili che sfuggono al controllo umano, eccetera.
Persino l’astronautica , che di per se’ non sembra cosi’ rischiosa (se non per chi la pratica) diventa soggetta a queste paure: con un unverso stracolmo di risorse a disposizione, sembra che la maggiore occupazione degli alieni sia di invadere la terra; le sonde portano sul pianeta virus sconosciuti come il Blob, alieni di ogni forma vengono qui e per prima cosa rapiscono una bella donna (nonostante la loro forma faccia pensare che le loro femmine siano molto diverse) , eccetera.
Tutto questo non e’ prodotto da niente altro che il rapporto tra la potenza di una tecnologia e la sua obbedienza: quando la potenza e’ alta ma l’obbedienza e’ bassa, il risultato e’ la paura.
Faccio notare come la natura dell’obbedienza sia alla fine legata alla volonta’ delle persone, la quale puo’ essere ben confusa. Una buona parte della diffidenza delle persone verso la medicina moderna non e’ dovuta al fatto che ci siano dati a dimostrare che sia inutile, al contrario. E’ dovuta al fatto che non pensiamo ci stia obbedendo, perche’ la societa’ pensa che la medicina sia in mano a multinazionali che non obbediscono al nostro volere: cosi’ la medicina e’ potente, ma siccome viene percepita come poco obbediente (perche’ dominata dalle grandi multinazionali) allora emerge nuovamente la paura. I vaccini sono accusati di portare malattie, eccetera.
Perche’ una tecnologia venga percepita come positiva occorre cioe’ che si abbia sia la percezione della potenza che quella dell’obbedienza. Se manca il primo fattore, la tecnologia viene considerata poco efficace. Se manca il secondo, essa e’ sentita come maligna.
Ovviamente questo dipende anche da quanto sia familiare questa tecnologia. I calcolatori erano ancora poco diffusi nella nostra vita quando usciva terminator I. Poiche’ erano distanti da noi, la fobia era che potessero diventare intelligenti , ribellarsi (e qui viene ancora meno l’obbedienza) e tentare, ovviamente di distruggere il genere umano.
E’ interessante notare che la diffusione di tecnologie informatiche ha cambiato radicalmente la nostra percezione: pochi anni dopo, quando usciva Terminator II, eravamo cosi’ avvezzi ai computer che terminator diventa “buono”, e lo Skynet quasi un incidente della storia, che si puo’ cancellare grazie proprio ad una di queste macchine prima malvage, che sono diventate obbedienti.
Il malvagio e’, ovviamente, un macchinario inesistente (perche’ non si immaginava il successore del computer) che non ha forma precisa. Esso e’ disobbediente nella misura in cui puo’ sfuggire alla manipolazione, cambia forma, si traveste, cioe’ mente. A distruggerlo pero’ ci pensano delle rassicuranti fonderie, delle fabbriche le stesse che rappresentavano l’ incubo di Charlie Chaplin solo 50 anni prima. Ma oggi sono sdoganate, e per la seconda volta terminator muore in un’industria, che ormai e’ buona perche’ obbedisce. Cali la leva e la pressa uccide terminator. Azioni il nastro, e il malvagio cade in una colata d’acciaio. La tecnologia che obbedisce contro quella che non obbedisce.
Lo stesso e’ capitato con l’informatica. Al momento dell’uscita di Matrix, Interne non e’ ancora quotidiano. Ce n’e’ abbastanza da far parlare di se’, ma non abbastanza  da far pensare a qualcosa sotto controllo. Internet e’ potente, ma disobbediente. Non obbedisce.
Quindi, puo’ idealmente diventare malvagia e rappresentare una tirannia. Le intelligenze artificiali, che nel primo film non si materializzano mai, prendono il sopravvento e ci mentono.
Anche qui, mano a mano che Internet si diffonde ed entra a far parte della nostra vita, Matrix cambia sempre di piu’  i propri toni, e alla fine la specie umana stipula un patto con le macchine: la cosa buffa e’ che il finale mostra un software, l’ Architetto, che dubita degli umani e delle loro promesse. Morale: la realta’ virtuale e’ piu’ onesta dell’uomo.
Tutti questi percorsi si riscontrano osservando l’andamento della cultura a riguardo di una qualsiasi tecnologia: c’e’ la fase della scoperta, nella quale si intuisce la potenza ma non c’e’ obbedienza. L’utilita’ e’ ancora bassa per questa ragione, e quindi si pensa di poterne fare a meno. Cosi’, l’incubo , la fobia, il timore diventano ragioni irrazionali per osteggiare qualcosa che si pensa di poter abbandonare senza troppe perdite.
La seconda fase e’ quella in cui tali tecnologie vengono messe sotto controllo ed entrano nelle case , nelle tasche, ovunque: in questa fase la tecnologia diventa sempre piu’ obbediente mano a mano che si raffina, e cade il terrore. E cosi’, la stessa arte (come il cinema) , la letteratura, la cultura della societa’ iniziano a cambiare registro, e nel caso dell’occidente tutti i meccanismi sequenziali di produzione della cultura (fumetti, sequel cinematografici) diventano una cartina tornasole del cambiamento: poiche’ si tratta di opere continuate nel tempo e’ possibile misurare chiaramente un atteggiamento differente nei confronti del medesimo argomento. Ed e’ facile mettere il relazione l’utilita’ di una tecnologia (cioe’ il prodotto tra potenza e obbedienza) e la fine della fobia.
Il motivo per il quale gli OGM scatenano le fobie e’ perche’ percepiamo nitidamente il potenziale di questa tecnologia: la vita ha la potenza massima che e’ quella di riprodursi, ovvero si tratta di un potenziale nemico capace di aumentare di potenza. In questo senso, ci appare con molta piu’ evidenza la necessita’ che queste tecnologie  siano obbedienti.
Siamo quindi nella fase della paura, la fase caratterizzata da una grande potenza, da poco controllo , e quindi da molta paura. Con ogni probabilita’ osservando il cinema moderno troveremo mutanti e organismi meno umani (cosi’ come il tema della mutazione) e ci troveremo con registi che si sforzano di immaginare il loro ruolo sociale (gli X men) , con tutto un’immaginario piu’ o meno apocalittico. Lo stesso Uomo ragno cambia genesi: da esperimento nuclere che contamina un ragno che punge un uomo abbiamo un esperimento genetico che sfugge durante una visita scolastica.I conti tornano.
Tutto cio’ procedera’, a mio avviso, come hanno proceduto sinora le scienze pionieristiche: mano a mano che si acquisice controllo sulla nuova tecnologia ed iniziano a finire sul mercato delle applicazioni utili, cioe’ potenti e obbedienti, il panico cessera’ e osserveremo, magari un nuovo panico legato a qualche altra tecnologia (curiosamente siamo molto vicini ad una macchina che superi il test di Turing, e nemmeno un fan di Schwartnegger grida a Skynet! Tanta ricerca e non c’e’ neanche un trafiletto sui giornali), e nel cinema probabilmente avremo mutati di ogni genere, “buoni”, che combattono i nuovi cattivi grazie alle loro qualita’ .
Il problema di tutto questo e’ che basta osservare l’ultimo secolo con un minimo di logica e un minimo di prospettiva per capire che il gioco ha regole note, andamento noto, e risultati scontati. Scaldarsi e’ inutile. Conosco gia’ le paure, le cause di tali paure, le condizioni necessarie affinche’ nascano, e quelle sufficienti a farle cessare. Tra qualche anno le cure geniche saranno a portata di mano, mangeremo patate dietetiche perche’ non hanno il gene dell’amido malvagio (e se migliora il tuo bikini non puo’ essere male) eccetera. E ricominceremo con la prossima grande tecnologia.
Si tratta di fenomeni triviali che ho sempre pensato fossero ovvii a tutti, gia’ 4 anni fa quando scrissi Altri Robot I ho usato questo paradigma perche’ mi sembrava chiaro: e’ bastato mettere sotto controllo la tecnologia cui volevo far recitare la parte del “buono”, (in questo caso l’ OGM) e creare un’idea di robot poco obbediente. Ed ecco che nasce la fobia. Pensavo davvero che i possessori di QI superiore a 50 potessero facilmente capire un concetto simile osservando l’ultimo secolo di cultura umana: non vi siete mai chiesti quale meccanismo sociale possa dare il successo ad un personaggio come Terminator, buono in un film e Cattivo nell’altro? Perche’ a distanza di pochi anni ci sia stato un cambiamento nel gradimento di una metafora che cambia completamente il suo profilo morale, da buona a cattiva, ve lo siete chiesto?  Se si’, osservando come cambia il gradimento verso la metafora della macchina non era chiaro nulla?
Chaplin misero umano schiacciato dall’industria immane, che invece uccide terminator I, e uccide anche T1000 ma T100 e’ gia’ “buono” e usa il nastro per camminare, e finisce per praticare l’eutanasia , cioe’ il massimo dell obbedienza , uccidendosi per non turbare la storia dell’umanita’, usando proprio la malvagia industria che opprimeva Chaplin. Non era chiaro il cambiamento culturale in tutto questo processo? Eppure le metafore mi sembrano chiare.

Perche’ scaldarsi tanto, come nel post precedente, per un meccanismo sociale noto, osservato, regolare e facilmente modellizzabile, lo sapete solo voi.

Uriel