La lunga corsa digitale.

Oggi ho avuto una riunione interessantissima, nella quale mi hanno spiegato i piani del nuovo anno, cioe’ di fatto alcune realta’ (figlie della crisi) che iniziano ad impattare sul mondo online, che sia mobile o meno. Insomma, per via di questa crisi iniziano a filtrare nel mondo dei bit (ove lavoro) alcune consapevolezze nuove. Nuove per loro, nulla che un macellaio non sappia gia’, ma per il mondo delle telco e dei Tier-1  (e ormai ci lavoro da un bel pochino) sono novita’ pure.

Non mi riferisco all’esercizio dell’ Obelisco di Zin che ci e’ stato fatto fare a squadre dal nuovo superdirettore galattico, perche’ e’ una roba che risale ormai al 1960, (1) ma ai “nuovi” concetti che stanno entrando nel mondo del weebz contentszz management, delivering, selling,e tutti gli altri inutili anglismi per indicare che questa pagina e’ passata attraverso un cavo fino a casa vostra, o al vostro cellulare.

Avrete notato che dall’inizio della crisi dei subprime, abbiamo piu’ o meno la stessa merda. Sempre Tumblr, Twitter, Facebook, Myspace, i nomi sono sempre quelli. Che cosa e’ nato di davvero nuovo? Pochino. Come mai? Perche’ non si finanziano piu’ le idee, ma i progetti. Qual’e’ la differenza?
In pratica, significa che affittare un server in una serverfarm non costa molto. Se hai un’idea, non te la fai piu’ finanziare quando e’ allo stato di idea, ma prima crei un piccolo servizio, una piccola azienda, le fai andare, e se sono interessanti  e ci fai dei soldi qualcuno forse si fara’ avanti con un’offerta per comprarti. Morale: prima la ciccia, poi i soldi. Qualcosina la deve rischiare, di tasca sua, anche il genio che va ad ideare il nuovo servizio per il swebszz duepuntozero strafaigh social generated contentzsz.
Nessuno vi dara’ piu’ un cazzo solo perche’ aveve scritto una vostra fantasia su un bel powerpoint. Morale della storia: le aziende stanno facendo scouting, stanno individuando alcuni piccoli “bersagli” di acquisizioni, cioe’  piccole aziende che hanno successo (anche finanziario) e probabilmente da meta’ dell’anno arrivera’ qualcosa di nuovo. Ma non sara’ davvero nuovo, sara’ semplicemente la versione piu’ grande di cose che c’erano gia’. E funzionavano. E ci facevano i soldi.
Questo e’ un gran brutto colpo per chi pensa che i creativi siano fichissimi, e che abbiano il futuro in mano. Magari ce l’hanno anche in mano, ma in genere sembra che nei prossimi anni lo avranno altrove.
Cosi’, se avete un’idea geniale, voi per primi dovete crederci, affittarvi un server, metterci il servizio , se necessario affittarne un altro, prendervi i rischi, e pedalare. E non e’ detto che vi compreranno, quindi dovete crederci non per fare una cosa che poi vendete al finanziatore,  ma per farci la vostra azienda.
Morale della storia, si e’ fermata (o ha rallentato di brutto)  l’industria del “future of the day”.
Dal mio punto di vista , onestamente, e’ un bene. Era ora che si bloccasse questo flusso di soldi verso chiunque

    • Conoscesse le buzzword giuste
    • Si vestisse all’ultima moda e fosse di bella presenza
    • Sapesse usare PowerPoint & Visio.

Quella roba e’ finita. Sorry guys, get a real job.
Secondo punto: la visione ….. della fine della visione. A quanto pare sembra che qualcuno abbia finalmente avuto un’idea geniale. E cioe’: chi decide se un servizio e’ figo? Gli utenti.
Sarete delusi. Non sembra geniale. Il mio macellaio di fiducia lo sa. Lo sareste di meno se per anni e anni non aveste, come me, partecipato a riunioni nelle quali vi veniva spiegato che le aziende “guidano” il mercato, e che la visione del grande manager non indovina il futuro, ma lo decide.
A quanto sembra, qualcuno sta iniziando a sospettare che le aziende non guidino i mercati. Avevo gia’ parlato di mercati regolati dalla domanda e di mercati regolati dall’offerta, tempo fa, e a quanto pare ci avevo preso: in tempo di crisi, il mercato e’ regolato dalla domanda. Morale della storia: ho sentito dire cose eretiche quali “lo SLA viene dopo la soddisfazione del cliente, e non e’ la stessa cosa”. Dico “eretiche” perche’ saranno 15 anni che non le sento. E di riunioni come quella di stamattina ne ho fatte diverse ogni anno.
Per 15 anni ho sentito dire che le aziende guidano il mercato, che vengono guidate verso la “vision” del manager, che esiste il “futuro secondo la tal azienda”. Oggi improvvisamente mi mostrano delle slide ove si dice che rispettare lo SLA va bene, ma il cliente viene prima. Che un servizio e’ buono  SOLO se il cliente lo compra.
Ecco, un’altra cosa importante che ho visto e’ stata la trasformazione del concetto di customer satisfaction: sembra che finalmente abbiano capito qualcosa che anche il mio macellaio sa. E cioe’ che un cliente intervistato, che dica “il prodotto e’ bello”, ma non lo compra, e’ un cliente che dice “il prodotto non e’ abbastanza bello”.
Lo so che vi sembrera’ ovvio, ma non e’ stato cosi’ sino ad ora. Sino ad ora, le aziende hanno detto cose come “noi crediamo nel tal prodotto e punteremo ancora su di esso”. “Crediamo in un tale prodotto” significa che qualcuno raccoglieva le opinioni dei consumatori e i consumatori gli dicevano, che so io: “wow! La Bentley Arnage e’ una macchina bellissima.” Cosi’, credevano nel prodotto perche’ tutti i sondaggi dicevano che fosse figo.
Allora, se il tal produttore di cellulari intervista Homer Simpson e gli chiede come sia il suo cellulare perfetto, e il cliente gli dice “voglio farmici la doccia, voglio il reattore nucleare incorporato, un laser da taglio e un motore diesel” , i laboratori di ricerca iniziano a disegnare un prodotto cosi’. La gamma mostruosa di cellulari di un noto produttore finlandese e’ figlia di questa logica.
Oggi stanno iniziando a guardare ad una cosa: i soldi che entrano. Non che prima non ci guardassero, ma se “credevano” in un prodotto, “perdonavano” che momentaneamente non rendesse. Tanto cartolarizzavano. Cosi’ come per i servizi: pensate a Tumblr. Come rientra dei soldi che costa? Boh. Si fatica ad immaginarlo.
Ma quando i finanziatori (che avevano gia’ cartolarizzato il rischio e si sentivano allegri per questo) lo chiedevano a questo genere di aziende, il solito manager con occhiale alla moda saliva con il proprio iBook sulla scrivania, e sparava slide su quanto crescesse il social network, il trend mondiale, e blablabla. Quindi, “prima o poi faremo soldi, dobbiamo solo trovare il modello di business”.
Sinora, poiche’ l’investitore aveva gia’ messo al sicuro i soldi cartolarizzando il rischio, quello che contava in tutto quel discorso di cui sopra era il buffet. Credo che con la new economy l’industria del buffet abba raggiunto livelli mai visti. Siccome l’investitore aveva messo al sicuro l’investimento, e il nostro newszs serviceszs socialszs networkszs aveva gia’ incassato il suo premio , allora il problema era di avere cose sufficientemente fiche sul powerpoint , ma specialmente di godere di un adeguato buffet.
Oggi il meccanismo della cartolarizzazione non funziona piu’ bene come un tempo, e il fatto che per la seconda asta consecutiva la resa dei btp a 3 mesi sia stata, di fatto, nulla, pur vendendoli tutti,  spiega come la pensino gli investitori: meglio perderci ma riavere indietro una bella fetta, piuttosto che rischiare nel breve.
Cosi’, adesso il buffet conta meno del solito, e anche powerpoint ha molto meno fascino di prima. E l’investitore vuole proprio sentirsi dire che il modello di business lo hanno trovato, che rende un sacco, e che fara’ soldi. Il che rende difficili le cose.
Un altro discorso interessante e’ quello riguardante il valore dei dati. Si e’ creato, nel tempo, un gigantesco divario tra i doveri delle telco (tenere i dati sulle chiamate, proteggere i dati degli utenti, gestirli, eccetera) che invece nei social network e’ semplicemente ribaltato.
Una telco, in teoria, non puo’ dire chi abbiate chiamato e perche’. Non puo’ dire quando lo abbiate fatto. Non puo’ esporre i dati della vostra identita’. Ha il dovere di conservare i dati , cosa che gli costa un sacco, ma risente di una disciplina durissima sui dati stessi.
Il social network, se pensiamo a Facebook, invece no. Si vede con chi parlate, di cose parlate, a patto di essere vostri “amici”. Vi piacerebbe se la vostra azienda telefonica esponesse i tabulati delle vostre chiamate agli “amici”?
Andiamo al problema concreto: se uscisse un piccolo “tablet”, che lavora in UMTS , che si colleghi solo al portale di facebook/gtalk/whatever e faccia tutto su web, compreso telefonare con voce o video, senza usare la rete telefonica ordinaria,(precisiamo: senza passare per alcuni specifici dispositivi: UTMS e’ gia’ “rete telefonica”) potrebbe allora comportarsi come Facebook riguardo ai vostri dati?
Pensateci: voi accendete il cellulare, e vi compare la vostra pagina di Facebook (2). Avete i vostri amici li’, a fare da rubrica, e cliccando fate una chiamata vocale, usando qualche pezzo di software aggiuntivo. Chi ha bisogno della rete telefonica ordinaria? A questo punto il problema e’: siamo ancora un’azienda “come una telco” o un’azienda “come Facebook”?
Se siamo ancora una telco, allora dobbiamo tenere traccia per tre anni di tutte le chiamate, compresa la cella di provenienza etc etc, ma ci viene vietato (ovvove , ovvove) di mandare pubblicita’ ai nostri utenti e di esporre i loro dati, nonche’ di scambiare credito o acquistare usando la SIM dei contenuti da provider esterni ai confini nazionali. Se siamo un’azienda come facebook, possiamo fare tutto questo, e anche di piu’.
La domanda e’ : che cosa siamo se buttiamo fuori un prodotto cosi’? Cosa diventa Google se integra Gtalk con voce e lo usa al posto delle telefonate “normali”? Questo e’ un problema non da poco.
Attualmente le telco vorrebbero fare cose simili, dal momento che vorrebbero lentamente abituare gli utenti ad usare dei cellulari collegati ai loro servizi, e abbandonare la vecchia e costosa rete telefonica basata su segnalazione, lentamente. I governi non vogliono assolutamente perche’ vogliono sapere in tempo reale dove siate e con chi parlate.(3)  Questo blocca le telco.
Il guaio e’ che le aziende come facebook fanno questa cosa, quindi alle telco normali sotto il controllo del ministero iniziano ad esserci delle aziende che fanno diversamente. D’altro canto, non e’ possibile imporre alle aziende sul web di tenere i log per tre anni di ogni visita. Dunque, siamo al punto di prima.
Il risultato e’ che i governi non mollano l’osso, quindi dovranno mollarlo le aziende tipo facebook, e c’e’ il rischio che alcuni social network per lavorare in alcune nazioni debbano accettare obblighi piu’ pesanti. Ma questo significa avere strutture piu’ costose, e ancora il “modello di business” non e’ chiaro a tutti.
Dunque?
Dunque, se vedete scomparire Tumblr, o altri “gioiellini” nati “finanziando le idee”, non vi meravigliate.
Sono cambiati i tempi, e per quelle favole non c’e’ piu’ futuro.
Se la cosa vi puo’ consolare, i buffet rimarranno buoni, non se n’e’ parlato.
Uriel
(1) Se avessi osservato in maniera inferenziale quanto accaduto , (la mia squadra ha vinto) avrei dedotto che i manager servono ad un cazzo (la loro squadra e’ arrivata ultima), che tre donne graziose di nazionalita’ diverse nel team siano meglio di una sola donna  e di due sole donne, che i tecnici finiscono prima i lavori, e che l’approccio bottom-up sia il migliore di tutti, e che il pennarello verde sia migliore di quello blu e rosso, che quelli vicino al distributore dell’acqua abbiano una marcia in piu’. In pratica, questo test serve ad un cazzo perche’ non si e’ mai specificato quale correlazione vada a misurare.
(2) Per chi me lo ha chiesto: no, non ho intenzione di riaprire il mio account li`.
(3) (poco)  Tempo fa vi fu una polemica riguardante gli SMS.  Per capirla bisogna capire che gli eventi a pagamento producono un CDR, o un qualsiasi record che poi va contabilizzato (=costi) e tenuto per anni per la polizia. Cio’ che e’ gratuito puo’ venire tracciato ma solo su richiesta esplicita del governo, cioe’ per specifico utente e per poco tempo.I governi preferirebbero accedere ai CDR e avere tutto su tutti, ovviamente; e quindi preferirebbero che si producessero CDR per ogni cosa. Cosa che le telco non vorrebbero fare per via di problemi di capacita’ dei sistemi.
Una direttiva europea disse che bisognava farli pagare poco. Siccome gestire un pagamento costa, anche perche’ poi si devono tenere le tracce per tre anni, e il vostro “tvtb brokkoletta” rimarra’ nella storia per un bel pochino (le telco devono tenere i dati per 3 anni, lo stato poi prosegue per quanto tempo vuole) , alcune telco (non italiane, btw) proposero di farli  gratis. In questo modo non avrebbero dovuto tenere dei CDR ,e  tutta la contabilita’ che serve ad addebitarvi pochi centesimi, (che magari costa piu’ di quei centesimi o quasi)  nonche’ tenere traccia per anni delle transazioni. Le telco dicevano: piuttosto che perdere in obblighi contabili  e polizieschi piu’  del ricavato, preferiamo dare gratis gli SMS e spalmare eventuali costi sulle tariffe, a patto di non tener traccia (ne’ contabile ne’ informatica) degli SMS stessi, cosa che costa. I governi dissero “no”. In pratica, le telco devono far pagare anche una schifezza piccolissima di soldi per gli sms, in modo che resti traccia sui CDR. Lo stesso accadde tempo fa quando la polizia temeva che gli squilli senza risposta potessero venire usati come segnali dalla mala: fecero pressioni perche’ fossero a pagamento (alcuni millesimi di euro), in modo che rimanessero tracciati. Fortunatamente la cosa ando’ buca al ministero e non se ne fece nulla. Il compromesso trovato a riguardo in alcune nazioni e’ che il cliente paga l’ SMS, ma  viene rimborsato subito dopo per cui non paga nulla, ma siccome avviene un primo pagamento si crea il CDR sui dispositivi,  e lo stato aiuta la telco a sostenere i costi per la gestione. Insomma, “tvtb brokkoletta” rimarra’ nella storia anche se e’ gratis.