La doccia di realta'.

La doccia di realta'.

Oggi in Germania e’ festa nazionale, quindi sto leggendo la rassegna stampa mentre faccio colazione. E ovviamente, per via del mio lavoro, lo sguardo e’ caduto su un articolo. Esso riguarda le telco e il fenomeno che le sta riguardando, ovvero la disintegrazione.


L’articolo e’ questo:

https://www.lastampa.it/economia/2022/10/02/news/google_e_netflix_paghino_per_le_nostre_reti_la_richiesta_a_bruxelles_delle_telcoeuropee_in_crisi-10245223/?ref=LSHRU-BH-I0-PM17-S1-T1

So benissimo cosa dice il populismo delle “associazioni dei consumatori”, che poi sono quelle aziende nate per pagare uno stipendio ai fondatori. Ma il problema esiste, perche’ le telco stanno vendendo le loro stesse infrastrutture.

E potrei continuare negli USA. Cosa succede? Succede che le telco si sono rotte i coglioni di mantenere i vari Youtube, Facebook &co, a spese loro.


Molti di voi, credo, hanno Facebook. Facebook muove petabyte e petabyte di dati, senza pagare una lira per la rete d’accesso, ovvero la parte piu’ costosa.

Facciamo un esempio: domani youtube passa TUTTI i video ad un codec piu’ costoso, con piu’ risoluzione e piu’ banda passante. Questo richiede alla rete d’accesso delle telco uno sforzo ulteriore, come e’ ovvio. Le telco, per non essere superate dalla concorrenza, investiranno per migliorare la rete. E quindi potrete vedere il vostro Youtube nel nuovo formato.

A chi vanno i proventi di tutto questo investimento? A youtube. Non di certo alle telco.

Domanda: quanto pensavate potesse durare un business nel quale Tizio NON investe, Caio investe, e tutto il guadagno va a Tizio ma non a Caio?

E’ come se un monopolista dei container arrivasse e dicesse alle ferrovie che vuole trasportare gratis i container, e ne vuole anche trasportare di piu’: chiedendo all’azienda di ferrovie di investire ulteriormente, ma senza guadagnare nulla. Che cosa succederebbe, in breve tempo?

Ovvio: succederebbe che l’azienda ferroviaria smetterebbe di occuparsi di containers, facendo solo traffico passeggeri.

E’ quello che sta succedendo. Le telco stanno vendendo la loro infrastruttura a dei fondi, che poi la disaggregheranno e la venderanno magari a pezzi. E lo so, perche’ ci stanno gia’ lavorando.

E so che ci stanno lavorando perche’ ci lavoro anche io. La disaggregazione delle reti di accesso e’ il grande business di oggi.


Immaginate quindi cosa succede se arriva Netflix che decide di alzare la risoluzione dei suoi film, o Facebook che ti inventa il metaverso e dice che vuole meno latenza, cioe’ fibra ovunque. E non sto parlando del mondo degli e-sports.

Certo, c’e’ la promessa che usando una rete disaggregata si possa fare edge computing e mettere delle istanze del metaverso o delle CDN direttamente nel CO, minimizzando la latenza. La rete 5G, per dire, e’ gia’ un’architettura disaggregata, grazie ad ORAN ed altre cose che non voglio descrivere nei dettagli.

Ma il problema rimane. Chi paga questi investimenti? Paga facebook? Paga Netflix?

No. Devono pagare le telco, e in passato e’ arrivato anche il legislatore europeo a regolare i prezzi, togliendo costi di roaming e abbassando i prezzi artificialmente, e come se non bastasse una pila di coglioni idealisti ha detto che no, Facebook ha diritto alla banda a prezzo popolare, e ha fatto la net neutrality.

Risultato: le telco non vogliono piu’ mantenere la rete di accesso, e si concentrano sulla parte carrier. Fico.

Non e’ un caso se, a parte alcune isole felici ove lo sviluppo e’ pagato dal governo (cioe’ dagli utenti, sotto forma di contribuenti), ne’ la banda passante ne’ la latenza ne’ la copertura stiano facendo progressi significativi.

Non potete presentarvi di fronte ad un CDA dicendo che volete investire miliardi, se non spiegate al CDA come rientreranno questi miliardi. Gli investimenti devono rendere, oppure non si fanno.

Per qualche anno e’ stato fatto, e alcuni CDA si sono bevuti la storia che si investe e poi si recupera sui servizi VAS, Value Added Service. Ma ora non se la bevono piu’, perche’ si sa benissimo che OGNI VAS di oggi e’ in mano al GAFAM.

Tataaaaaaaa.


Su questo si inserisce una specie di oligopolio dei produttori di apparati. I soliti Nokia, Ericsson, Juniper, Cisco, etc etc. I quali vendono dispositivi come se fossero scienza spaziale (quando la tecnologia che usano e’ modesta, e in gran parte opensource per la parte software – non aggiornato -) e continuano ad annunciare novita’ come se fossero la cosa che ci rendera’ tutti belli, ricchi, alti e biondi.

Per chi non lo sapesse: 5G e’ gia’ obsoleto. Ben lungi dalla sua completa adozione, sta arrivando 6G. E vi rendere’ tutti belli, ricchi, alti e biondi, molto prima che vi possiate rendere conto del fatto che 5G non fa altro che meta’ di quello che vi aveva promesso 4G.

Quindi , mentre le telco si svenano ad implementare 5G senza avere uno straccio di servizio implementabile al fine di avere un ritorno di investimento, tra poco cominceranno a sifonarvi i coglioni col 6G, che vi rendera’ tutti belli, e ricchi, e alti e biondi e vi allunghera’ anche il pisello, facendo quello che vi aveva promesso 4G, e il 50% di quello che vi ha promesso 5G, (ma le promesse, si sa).

E quindi via, le telco dovranno mettere ancora mano alle tasche e buttare via soldi, mentre i soliti GAFAM sono gli unici che ci guadagnano. Ma nel fare questo compreranno un sacco di costosissime e sopravvalutate scatole dai vari Nokia, Alcatel Lucent, Ericsson, Juniper, Cisco, Mavenir, etc etc (non li ricordo tutti).

E’ chiaro che non possa funzionare. Il modello non e’ sostenibile.


Per queste ragioni , le telco stanno vendendo le loro infrastrutture, ovvero stanno cercando di sbolognarle. Chi cerca di venderle allo stato per fare in modo che gli investimenti non stiano piu’ in bolletta ma siano tasse, chi le ha gia’ vendute a dei “fondi”, che spremeranno le infeastrutture finche’ funzionano, con un minimo di manutenzione, poi quando una zona fa schifo la rivenderanno a qualche municipalizzata locale.

Insomma, un mercato insostenibile.


Desidero spendere qualche parola sui vari ciarlatani “dei buoni principi della Rete”, che poi fanno da lobby per i GAFAM, saccheggiando le casse delle telco.

I primi sono gli imbecilli della “net neutrality”, ovvero quelli che vogliono che la connettivita’ venga pagata da Facebook ad un prezzo popolare. Siccome Zuckerberg e’ povero , allora bisogna aiutarlo perche’ la rete d’accesso e’ un suo diritto umano, e bisogna impedire che paghi come se fosse ricco.

Certo, loro la vendono come una cosa “a favore dell’utente”, dimenticando che una connessione di rete ha DUE estremita’, e dall’altra c’e’ Facebook. Se abbasso il costo di quella connessione, non l’ho abbassata solo per l’utente, MA ANCHE per Facebook.

Quindi, ripeto per i farlocchi del Partito Pirata che non hanno mai visto un OLT in vita loro e non sanno la differenza tra GPON, XGPON, XGSPON, questo semplice concetto:

La vostra connessione verso Facebook ha DUE estremita’: da un lato ci siete voi, dall’altro c’e’ Facebook. Se tenete basso il prezzo della connessione, voi risparmiate due euro al mese, Zuckerberg guadagna ottanta miliardi in piu’ all’anno. Coglioni.

Peraltro, avete sostenuto la net neutrality dicendo che non era giusto che i piu’ ricchi andassero piu’ veloci sui backbones, dimenticando la rete di accesso, e dimenticando il fatto che gli Hyperscaler i backbones se li fanno gia’ da soli, e quindi vanno COMUNQUE piu’ veloci. Gli avete solo regalato la rete d’accesso. Perche’ siete stupidi.

Il secondo e’ il regolatore europeo. Il problema di prendere le decisioni all’unanimita’ mette la UE nella schiavitu’ delle piccole nazioni. Ovviamente, le piccole nazioni sono contrarie alle nazionalizzazioni: paesi come Francia, Germania, Italia possono nazionalizzare molto di piu’ di quelle piccole.

E cosi’, guai se TIM vendesse la rete allo stato. Quindi succederanno due cose:

  • TIM vende la rete ad un fondo americano che poi la fa andare sinche’ puo’, senza investimenti, e quando cade a pezzi la rivende a qualche municipalizzata.
  • TIM smonta la rete e la vende a qualche municipalizzata, a pezzi piccoli, per non rientrare nelle mire del regolatore europeo. (un giorno vende la rete di accesso emiliana a Hera – faccio un esempio che conosco – un altro giorno vende quella lombarda a Metroweb, etc).

Questa cosa si sta discutendo da mesi ormai, in Germania ci sono in gara le StadtWerke, cioe’ le municipalizzate , in Francia c’e’ lo stato ma anche le municipalizzate stanno venendo create all’uopo, eccetera.

Ai fanatici della “net neutrality” mi verrebbe da chiedere se non avrebbero preferito che Facebook pagasse la rete d’accesso: vorrei capire quale “net neutrality” avranno, quando gli utenti di Metroweb (Lombardia) o di Hera (Emilia Romagna) saranno, OVVIAMENTE, coperti, veloci e poco latenti quanto quelli di Internet Calabria, (per ovvie ragioni economiche del territorio)?


La prossima domanda che avrete sara: ma tu sei un tecnologo, non esistono soluzioni tecnologiche a questo? Possibile che la rete costi ancora cosi’ tanto?

La risposta e’ si, ci sono tecnologie in ballo. E’ come io pago le bollette, direbbe un americano.

Ecco, il problema e’ che la rete di accesso non costerebbe cosi’ tanto se non esistesse una specie di cartello tra produttori di “scatole” (BNG, Edge Router, Spine Switch, OLT, etc etc) che tengono i prezzi artificialmente alti. E quando Huawei ha causato un calo dei prezzi, avete scoperto che “Huawei vi spia”. Gli altri ovviamente NO: la compatibilita’ OBBLIGATORIA con le LIB (Lawful Interception Box, che sono attaccate in OGNI cazzo di BNG) e’ li’ per puro caso.

La soluzione tecnologica si chiama “Disaggregazione” ed e’ quello che faccio per vivere. Si prenda un dispositivo che prima era cosi’ proprietario che anche il colore della scatola e’ brevettato, e lo si rifaccia usando opensource e hardware commodity (normali server, smart NIC che si trovano in commercio, etc). Il software opensource esiste, lo trovate su https://opennetworking.org/ , ed e’ tutta una galassia della quale potrei parlare per giorni e giorni.

Cosa succede?

Succede che potete spendere 50,60 mila euro per un apparato che ve ne costava mezzo milione. Fichissimo?

No. Perche’ non solo i grandi delle “box proprietarie” hanno uomini ovunque a spalare merda sull’idea, che pure e’ stata gia’ deployata anche da grosse telco (ma non faccio nomi, ma la sperimentazione avanza ovunque), e in piu’ nelle grandi aziende private la corruzione da parte dei fornitori ha dimensioni endemiche , che il pubblico non ha mai nemmeno sognato.

Quindi si, e’ possibile abbassare i costi disaggregando la rete di accesso, ma la lobby di questi venditori di box proprietarie sta agendo sul legislatore imponendo dei requisiti di liability di cui nessuno aveva mai sentito il bisogno, al preciso scopo di fermare la disaggregazione.

Quindi si, la soluzione tecnologica esiste, ma come successe per Linux i pionieri dovranno lavorare molto prima di penetrare le mura di Mordor. Abbiamo contro sia le lobby che la corruzione aziendale. (che per la legge non e’ nemmeno tale, quindi non cagatemi il cazzo dicendo che sto accusando gente di commettere reati. E’ una pratica abituale).

LA seconda parola importante e’ FWA. Si tratta di una tecnologia che si basa sulla flessibilita’ della ORAN, che si fonda su un modello gia’ molto disaggregato, e consente di sostituire l’ultimo miglio con una connessione veloce in 5G, almeno nelle zone urbane (ma anche nei borghi lo si sta sperimentano come sostituto di WIMAX).

Il vantaggio e’ di sostituire la fibra, che costicchia , si deteriora piu’ facilmente del rame, ed e’ soggetta a situazioni geopolitiche scomode, come il monopolio delle terre rare. (sia chiaro, nemmeno il rame e’ cosi’ esente dal problema).

La perplessita’ che c’e’ su FWA e’ che le frequenze millimetriche di 5G sono poco penetranti, quindi non e’ affatto scontato che tutti possano usarle al massimo nelle situazioni indoor, e occorrono davvero MOLTE celle per coprire zone vaste e dense, come la pianura padana.

Tutto questo abbassa i costi, ma il problema e’ che a quel punto i GAFAM diranno “ehi, hai 1Gb/s? Adesso troviamo il modo di fartelo sprecare”. E via, scaricare 30Mb di framework javascript solo per visualizzare un’icona, e via, scaricare font che il sistema ha gia’, e via, alziamo la risoluzione dei video sino a quando non potrete, col microscopio, vedere i cromosomi degli attori.


Altra domanda sara’: ma perche’ i GAFAM non si fanno la loro rete di accesso, come si fanno gia’ i datacenter e la parte carrier?

Le ragioni sono molteplici.

  1. Costa. Google ha provato a fare Open Fiber, e si e’ fatto molto male: non per nulla e’ ancora limitato a due citta’ americane. Il punto e’: google sul piano tecnologico non e’ il massimo ormai da 10 anni, e non hanno le capacita’ per creare una rete d’accesso. Credetemi, non e’ facile come sembra.
  2. Il regolatore. Le reti di accesso non sono come i social network. Potete tenere Facebook giu’ per sei ore e non succede niente. Se tenete giu’ la rete di accesso oltre gli SLA dello stato (per le chiamate di emergenza) pagate penali di centinaia di migliaia di euro per  zona per secondo. (in Germania e’ per minuto, ma la cifra e’ parecchio piu’ alta rispetto ai posti dove si fa per secondo). I gafam non sanno fare a costruire sistemi capaci di rimanere SEMPRE su, garantendo cosi’ le chiamate di emergenza (polizia, pompieri, ambulanza, senza le quali oggi sarebbe il caos).
  3. Perche’ mai? Hanno capito che , siccome la telco ti fa pagare la bolletta, ti e’ antipatica. Mentre Facebook che e’ gratis e’ simpatico. E con questa simpatia e’ possibile spingere i politici a far mantenere dalle telco l’infrastruttura di accesso che serve ai GAFAM.

Quindi si’, siccome siete dei coglioni idealisti che credono nella Net Neutrality, cioe’ credete che Facebook debba comprare la banda ad un prezzo popolare, avete ottenuto di depauperare le telco cui chiedete investimenti.


Cosa succedera’? Anzi, cosa sta gia’ succedendo?

Sta succedendo/succedera’ che :

  1. vedrete le telco che si disfano della loro infrastruttura “monetizzando” le celle e i cavi.
  2. inizialmente tutto funziona come prima, solo che nessuno investe piu’ (Blackrock col cazzo che ci casca: la Verstager se la comprano e la usano come pianta grassa nella reception)
  3. Piano piano, un pezzetto alla volta , la rete viene (s)venduta a delle municipalizzate locali, a pezzi piccoli per non attivare il regolatore europeo.

Alla fine, mi scriveranno i lettori calabresi chiedendomi se sia giusto che loro vanno da schifo mentre altre regioni italiane sono piu’ veloci e hanno latenza migliore.

E la risposta mia sara’ “enjoy net neutrality, pirata sto par di palle”. Sia chiaro: PELOSO par di palle.

Perche’  quando non si capisce che “consumatore” e’ la stessa parola di “laggente”, e non si capisce che le associazioni di consumatori sono solo partiti populisti che non corrono alle elezioni, sara’ troppo tardi.

Nel frattempo, le scimmie urlatrici avranno quel che meritano.

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