La democrazia come realta’ aumentata.

Volevo fare un post sui sistemi politici, poi un collega mi raccontava di aver lavorato su sistemi di “realta’ aumentata” , tecnica di cui si parla pochissimo, e che invece e’ usatissima dalla tv. Quindi, prima spieghero’ cosa sia la “realta’ aumentata”, e poi del perche’ lo sia la democrazia repubblicana.
LA realta’ aumentata nasce come tecnica digitale quando i calcolatori sono capaci di fare rendering in tempo reale. Mi spiego: se prendete i film basati su effetti speciali, come Avatar, gran parte del lavoro viene fatta in fase di postproduzione.

 

Significa che PRIMA si filmano le parti che si intendono filmare (beninteso, quelle con gli attori reali), poi si produce il mondo circostante. Si tratta di due fasi separate, e il rendering di un mondo come Avatar puo’ richiedere mesi o anni.

 

MA questo e’ dovuto al fatto che stiamo cercando di simulare un mondo intero. Che cosa succederebbe se volessimo solo disegnare una mela in mano ad un protagonista?

 

Beh, sarebbe facilissimo, e si potrebbe ipotizzare di farlo in tempo reale, cioe’ di infilare il segnale della telecamera in un sistema come il ccir , e a quel punto disegnare la mela in tempo reale. Magari durante una trasmissione televisiva, anche in diretta.

 

Viene fatto? Si, certo. Certe trasmissioni dove per esempio c’e’ la maga che estrae le carte, non hanno affatto delle carte. Si tratta di rettangoli con un determinato pattern e un determinato colore, sulle quali vengono disegnate le carte in tempo reale.

 

Non voglio, ovviamente, chiedervi quanto sia possibile il “reality show” in queste condizioni, sono tutti affati vostri. Sappiate pero’ che e’ possibile (e viene fatto) rimuovere in tempo reale rughe, nei, ingrossare seni, aggiungere gioielli, dimagrire persone e politici, mettere i capelli in testa ad un politico.

 

In questo caso non si parla di realta’ virtuale, perche’ i contenuti di per se’ vengono dalla realta’ materiale. Ma non e’ nemmeno quello che vedreste ad occhio nudo, poiche’ c’e’ di mezzo un calcolatore che agisce. Quando un personaggio vi sembra ringiovanito durante una trasmissione in diretta, spesso si tratta di un mix di truccatori e di realta’ aumentata.

 

Morale della storia:  se agiamo su pattern molto piccoli , possiamo “aumentare” la realta’ in tempo reale, facendo il rendering della finzione mentre si svolgono i fatti, cosicche’ una trasmissione teoricamente presa in diretta vi mostri qualcosa che non esiste. Provate ad andare qui, per un punto di inizio onde saperne di piu’, poi seguite i link sino alle applicazioni moderne. Sappiate che negli anni ’90 Thomson e Matrox avevano sviluppato insieme dei DSP per questo scopo, cioe’ quasi 20 anni fa.(1)

 

Insomma, per “realta’ aumentata” a prescindere dalle tecnologie si intende una realta’ cui viene aggiunto, artificialmente, un contenuto inesistente che ne aumenta la valutazione, il significato, e in generale il valore.

 

Riallacciandomi al discorso precedente sulle donne al potere , la democrazia repubblicana e’ sicuramente una realta’ aumentata: nella realta’ tiene lontane le donne dal potere, ma si interviene in tempo reale con una dialettica, una spessa coltre di blablabla, che “aumentano” la percezione della realta’ sino a farla diventare accettable.

 

Le teorie, pero’, devono combaciare con larealta’ sperimentale. Prendiamo un gigantesco esperimento politico. La Gran Bretagna e’ una monarchia parlamentare. Possedendo un gigantesco impero coloniale, ad un certo punto le colonie si staccano e se ne vanno per i cavoli loro. USA, Australia, etc.

 

Prendiamo un esperimento anzianotto, come puo’ essere la creazione degli stati uniti d’america.

 

Gli Stati uniti sono una ex colonia britannica, che ad un certo punto diviene una democrazia repubblicana. Il concetto sul quale si basa il tutto e’ il sogno americano, l’idea secondo la quale in teoria una donna puo’ diventare presidente degli stati uniti.

 

Questo principio democratico ed universalista viene considerato piu’ avanzato, e oggi nessuno dubita del fatto che negli USA una donna abbia piu’ possibilita’ di diventare Presidente di quante ne abbia una donna di diventare regina o primo ministro in un paese che ha un sistema politico meno “moderno”.

 

L’esperimento e’ interessante perche’ USA e UK hanno, almeno in origine, una cultura praticamente omogenea, parlano la stessa lingua, e come se non bastasse sono socialmente simili, almeno nelle istanze culturali di base. E hanno le medesime radici.

 

Andiamo ai risultati dell’esperimento: dalla fondazione degli USA, la Gran Bretagna ha avuto tre regine, delle quali almeno una (Vittoria) era “difficile da ignorare”, per usare un eufemismo. Piu’ un primo ministro a sua volta “difficile da ignorare” , che era Margareth Tatcher.

 

Dalla loro fondazione, ne’ gli USA ne’ le altre ex colonie britanniche formate da britannici o strettamente anglosassoni hanno avuto cosi’ tante donne vicine ai vertici.

 

A quanto pare , l’esperimento smentisce la teoria: paesi socialmente molto simili , culturalmente quasi omogenei, hanno piu’ donne ai vertici dello stato quando adottano la forma del regno , piuttosto che la repubblica parlamentare, ove in teoria le donne hanno piu’ opportunita’.

 

Un altro esperimento interessante , come ho detto, e’ la Russia. Negli ultimi 200 anni prima della rivoluzione la russia ha avuto 4 zarine, con una media di una ogni 50 anni. Nel 2017 saranno i cento anni della rivoluzione e della caduta dello zarato, senza che una sola donna si arrivata ai vertici dello stato. Prestazione alquanto deludente.

 

Questo non succede solo ai vertici dello stato: l’intera nobilita’ e’, sul piano della divisione di genere, molto piu’ equa verso le donne.

 

Facciamo quattro casi di coppia di nobili: mettero’ il segno “+” dove il coniuge al momento del matrimonio era piu’ potente economicamente o politicamente (anche una persona ricca che ha acquisito il titolo sposando un nobile) , “-” dove era meno potente. Abbiamo allora:

 

  • Lui+, Lei+. In questa situazione di equilibrio tra famiglie potenti, il matrimonio rappresenta un’alleanza, nella quale la lei ha dietro alle spalle un clan altrettanto potente, e fa da ambasciatrice. Un caso puo’ essere il matrimonio politico tra due casati di uguale potenza, che non si fondono, ma usano la coppia come luogo di trattativa. In questo caso, anche se non formalmente, la donna e’ de facto potente quanto l’uomo e conserva il potere nel matrimonio. Payoff: lei non ci rimette, lui non ci rimette, tutti e due ci guadagnano.
  • Lui+, Lei-. In questo caso, la donna e’ meno potente dei due e conserva questo stato. Ma attenzione, perche’ avendo sposato qualcuno di rango piu’ elevato, e’ comunque piu’ vicina ai vertici del potere, se non altro in termini di networking, di prima. Ci ha guadagnato. E la sua stessa famiglia puo’ trovare, attraverso lei, delle alleanze che prima non aveva. Con il risultato che la sposa e’ piu’ potente rispetto al clan di origine. I loro figli, maschi o femmine che siano, partiranno tutti dal punto di partenza del maschio, cioe’ dal piu’ alto, e in una generazione il potere si sara’ livellato sul livello piu’ alto, sia per i maschi che per le femmine. Payoff: lei non ci rimette, lui non ci rimette, lei ci ha guadagnato.
  • Lui- , Lei+. In questo caso il maschio prende il potere formale, ma deve passare per la donna se vuole crescere economicamente, e deve tutto a lei. Indubbiamente lui acquisisce potere presso il clan di origine e ci guadagna, lei non ci rimette nulla. Payoff: lui non ci rimette, lei non ci rimette, lui ci guadagna.
  • Lui-, Lei-. In questo caso, la situazione rimane in equlibrio a meno che la sinergia tra le due case non abbia un valore. Payoff: nessuno ci rimette, nessuno ci guadagna.

 

Morale della storia: nel mondo dei nobili, la donna non perde mai posizioni (neanche il maschio, a dire il vero) e se c’e’ una disparita’ di rango, la prima generazione di eredi nasce tutta al rango piu’ alto, maschi o femmine che siano.

 

Il meccanismo nobiliare, sebbene in tempi lunghi (1-2 generazioni) non fa altro che parificare il potere spalmando il rango piu’ alto tra gli eredi, con la sola differenza tra primogeniti e non (laddove le regole siano tali). Se l’organizzazione locale prevede l’alternarsi di re e regine, avremo molte regine, molte contesse, duchesse, etc etc. Se non lo prevede, la gerarchia si bilancera’ usando le donne come “ponte” tra i maschi di famiglie collegate. Il risultato sara’ di avvicinare comunque le donne al potere: la First Lady e’ solo una casalinga fortunata, la regina ha sempre e comunque UN CLAN dietro le sue spalle, clan del quale esercita il potere e l’influenza dentro la coppia.

 

Questa situazione in politica non la vedrete mai. La First LAdy e’ una casalinga fortunata, a volte una professionista affermata, ma nulla di piu’.

 

Se prendiamo una gerarchia nobiliare su scala nazionale, in 4-5 generazioni la dinamica dei matrimoni e delle alleanze ha creato un sistema di influenze nel quale le donne esercitano un’influenza paragonabile a quella degli uomini. Di solito meno esplicita e ufficiale, ma altrettanto potente: a meno di nobildonne inette. Gli eredi sono completamente livellati.

 

Se prendiamo una gerarchia politica nella democrazia moderna, le donne sono first lady, e non esercitano una cippa di influenza. Cosa fanno, portano la parola del potente capufficio nella coppia? L’influenza della suocera di Sarkozy sul governo francese e’ cosi’ forte?

 

Tutta questa disparita’ materiale a fronte della convinzione di vivere in un sistema politicamente equo  si ha mediante una particolare forma di realta’ aumentata: il “sogno americano”. Come dice l’espressione, non e’ nulla di reale: e’ un sogno.

 

Il cittadino americano puo’ sognare di avere le stesse opportunita’ di chiunque altro. Sognare. La donna americana puo’ sognare di essere il prossimo presidente degli USA. Sognare.

 

Realta’ aumentata: di fronte a fatti tutto sommato miseri della societa’ americana, che non ha ancora raggiunto un melting pot mentre quasi tutto il sudamerica c’e’ arrivato, che non ha ancora un sistema di ridistribuzione del reddito vero e proprio, un vero welfare che rimuova le situazioni di disuguaglianza, si manipola la percezione del tutto inserendo un pezzetto di virtualita’, di sogno: il sogno americano.

 

Cosi’, il fatto che le societa’ piu’ paritarie siano quelle che hanno una famiglia di sovrani con le donne in bella vista (Olanda, Svezia, Belgio, Danimarca, etc) mentre le democrazie repubblicane faticano ad avere una donna tra i primi ministri viene compensato da una retorica del sogno: sulla carta, in teoria, nel virtuale, le donne italiane hanno piu’ possibilita’ di diventare presidenti della repubblica, piu’ di quanta una donna svedese possa diventare regina.

 

Ma nei fatti, la Svezia ha una regina, l’ Italia non ha una presidentessa della repubblica. Poiche’ la regina di Svezia e’ sicuramente una donna svedese, alla fine le cose stanno esattamente al contrario: le donne svedesi hanno piu’ speranze di diventare regine di quanto una donna italiana o francese o americana possa diventare presidente, per la semplice ragione che almeno UNA donna svedese diventera’ regina, mentre nessuna donna americana, francese, italiana e’ mai stata presidente.

 

Come si colma la differenza tra il risultato reale , cioe’ il numero di donne ai vertici dello stato, e la teoria secondo la quale la democrazia darebbe piu’ opportunita’ alle donne? Con la realta’ aumentata, cioe’ con l’ideologia.

 

Nei commenti mi si sono tirate fuori le condizioni economiche della donna, cioe’ delle donne nell’economia. Ma si dimentica di dire che mentre cresceva lo status della donna, cresceva a dismisura l’economia.

 

La dimostrazione ce la da’ questa crisi: a parita’ di condizioni politiche, venendo meno quelle economiche le donne sono le prime a pagare. A quanto pare, l’emancipazione femminile dipende piu’ dalle possibilita’ dell’economia che dalle condizioni politiche. Altrimenti non si spiega come durante una crisi economica a saltare siano, a parita’ di condizioni politiche, prima le donne.

 

Potete aumentare con le parole la realta’ , e farlo quanto volete. Ma alla fine, nelle democrazie che ritenete essere piu’ paritarie in termine di genere trovate donne al potere solo se le condizioni economiche lo permettono, mentre nei sistemi basati sulla nobilita’ ereditaria le condizioni economiche stravolgono molto meno la composizione della nobilita’ al potere.

 

Garantire le opportunita’ non serve a nulla, perche’ esse dipendono dalla realta’ materiale, cioe’ dalla situazione economica. L’errore della democrazia nel ripulirsi la coscienza garantendo pari opportunita’ teotiche sta nel fatto che le opportunita’ non sono teoriche, ma inevitabilmente economiche.

 

La nobilita’ e’ un sistema che assegna le posizioni tenendo conto di fattori non economici e non contingenziali, o meglio tenendone conto di meno: la nascita rimane un fatto incancellabile anche a fronte di un fallimento economico, mentre nei sistemi  basati sull’egualitarismo conta solo il fatto economico.

 

Cosi’, mi spiace contraddire le vostre convinzioni, ma non e’ vero che la democrazia repubblicana ha avvicinato le donne al potere. Lo ha fatto la rivoluzione industriale e l’economia moderna, e lo ha fatto di piu’ e meglio nei paesi che sono anche regni. Anche questo e’ un fatto.

 

Il resto, e’ realta’ aumentata, un artifizio aggiunto per migliorare lo stato apparente della realta’.

Con questo non intendo fare un ragionamento rivoluzionario o sovversivo: intendo dire semplicemente che e’ possibile ingannare tutti per qualche tempo, qualcuno per tutto il tempo, ma la storiella del sogno americano, o della democrazia come sistema equalitario finira’ con il non essere creduta se continua a non mantenere le proprie promesse.

Garantire delle teoriche pari opportunita’ non serve a nulla, se nella misura nel lungo termine di queste opportunita’ non si gode mai. L’occidente e’ cresciuto in opportunita’ per via di un modello economico, e non di un modello politico. Il modello politico, al contrario mostra la vittoria – riguardo ai temi civili – delle monarchie parlamentari. I paesi piu’ avanzati d’Europa sono monarchie parlamentari. Non tutte le monarchie parlamentari sono avanzate, ma la big5 dell’emancipazione femminile realmente realizzata nei fatti materiali (Svezia, Olanda, Belgio, Danimarca, Norvegia) e’ tutta fatta di monarchie parlamentari.

E se questo fatto (insieme ad altri fallimenti della democrazia rispetto alla monarchia) non verranno controbattuti da altri fatti , alla prima modifica dell’economia tale da non garantire l’apparenza degli obiettivi democratici,  tutti smetteranno di crederci.

Quello che e’ successo  e’ che un modello economico ha dato alle donne un ruolo migliore nella societa’ occidentale.  Il mondo della politica ne ha preso il merito, seppure contro i fatti.

Oggi l’economia sta cambiando, e lo stesso sistema politico NON riesce piu’ a garantire in maniera equa lo stesso accesso ai vertici  come garantiva prima: garantisce solo opportunita’, se l’economia permette. Altrimenti, nisba.

E non appena il bluff della democrazia repubblicana sara’ ancora piu’ chiaro, le masse inizieranno a valutare le alternative.

Nei fatti, la monarchia vi puo’ dare questo: solo una donna puo’ sperare di diventare regina, ma almeno una ce la fa.

reyes-6a

quello che vi ha dato il sogno americano e’ questo: tutte le donne possono sognare di diventare presidenti. Ma nessuna ce l’ha fatta.

[immagine rimossa di essere umano di sesso femminile senza abiti]

Siete libere di scegliere: pillola rossa o pillola azzurra. Ma se scegliete quella sbagliata, non rompete i coglioni e salite in macchina senza fare storie.

Uriel

 

(1) Questo vi fa capire quanto sia “vero” quello che vedete in una trasmissione in diretta.