La cultura dell’umiliazione

di Uriel Fanelli

Un argomento che oscilla tra lo stalking ossessivo ed il bigottismo, e che sta mostrandosi attuale mentre la societa’ intera consente l’umiliazione totale di qualcuno senza muovere ciglio, e’ la nascita di una “cultura dell’umiliazione”. In nome di questa cultura diventa apprezzabile o necessario il bullismo , e quindi l’umiliazione pubblica della persona.

E non e’ una mera questione di bigottismo.

Di per se’ il bigotto vuole causare infelicita’ o diminuire la felicita’ delle persone. Adesso quello che dobbiamo chiederci e’ semplicemente “ma qual’e’ la forma piu’ estrema di infelicita’?”. La domanda e’ semplice nella sua logica, nel senso che possiamo prevedere che i bigotti si muoveranno nella direzione di questo traguardo.

Se anche fosse una “nuova” forma di infelicita’, dobbiamo invece aspettarsi che i bigotti piu’ tradizionalisti rimangano fissi sulle vecchie forme di infelicita’, mentre i “nuovi” bigotti, i bigotti giovani, si dedichino principalmente alle nuove forme di infelicita’.

Quali sono allora i casi di infelicita’ piu’ eclatanti tra i giovani?

Se osserviamo i casi di infelicita’ che portano al suicidio, presumendo che se portano al suicidio siano i piu’ gravi, scopriamo una cosa:

Le giovani generazioni sono soggette ad un nuovo tipo di infelicita’, ovvero l’umiliazione basata sulla vergogna online.

Alcune persone, come Monica Lewinsky nel suo discorso al TED , chiedendosi in che modo internet abbia facilitato o amplificato questo genere di fenomeni, sostengono che si tratti del fenomeno del “click a pagamento”. Dal momento che piazzare su un sito le immagini della tale compagna di classe mentre ha rapporti sessuali aumenta le visite, e le visite sono pagate a colpi di pubblicita’, allora esiste un business della pubblica umiliazione.

Questa specie di visione marxista, se volete un modello che fa risalire tutto all’economia, e’ un modello plausibile nel caso della Lewinski o di Berlusconi, i cui processi hanno portato introiti enormi a Repubblica (il giornale che vi ha dato la maggiore copertura) , semplicemente per via del meccanismo del clickstream pubblicitario.

Ma se andiamo a questi ragazzi umiliati, spesso addirittura handicappati, la cui umiliazione e’ posta online, scopriamo che spesso chi mette online queste persone NON ha costruito il sito in modo da guadagnare con la pubblicita’. Spesso mettono questi filmati su Facebook, i cui profitti al massimo cadono nelle tasche di Zuckerberg. (1)

Quindi, la forza che spinge queste persone non e’ economica. E’ economica la forza che spinge Facebook, Twitter&co a non costruire politiche di privacy adeguate al progblema, per dire. E’ economica la forza che ha spinto qualcuno a scrivere un’applicazione che prendesse i messaggi volatili di Snapchat e li rendesse immortali.

Ma non e’ economica la forza che spinge tre ragazze a pestare un disabile e metterlo sulla sua pagina di Facebook.

Qual’e’ allora la forza che sta spingendo queste persone a perseguire deliberatamente lo stalking digitale, o il bullismo via internet?

  • Gli adulti rimangono a guardare – solo pochi si scandalizzano davvero – perche’ essendo bigotti a loro volta, trovano soddisfazione nel vedere la tremenda infelicita’ che la pubblica umiliazione infligge.
  • I giovani sono semplicemente bigotti in erba, ovvero persone che sonointolleranti alla felicita’ altrui, e che sono quindi votati alla altrui infelicita’. La differenza tra loro ed i vecchi sta nella padronanza dei nuovi media.

Il fatto che una nuova classe di giovani bigotti stia imparando a condurre la sua guerra alla felicita’ online dovrebbe allarmarci: significa che entro 5-10 anni ci troveremo con una classe di adulti che fa la stessa cosa, ma con i mezzi ed i metodi tipici degli adulti.

In realta’ lo stalking online esiste gia’, per cui la cosa che occorre chiedere e’: ma se i giovani bigotti agiscono con nuovi mezzi, esiste anche qualche nuova forza a spingerli?

Anche in questo settore, la mia personale opinione e’ che tale forza si divida in pochissime direttrici.

La prima e’ l’assoluta ininfluenza del giovane medio. Se ci chiediamo che cosa possa fare oggi un giovane , nel senso di “quali scelte importanti possa fare”, la risposta e’ che di scelte davvero influenti ne possa fare poche.

Se un tempo poteva almeno cambiare il proprio destino scegliendo che scuole frequentare, oggi si trova nelle condizioni per le quali ogni cosa e’ scritta nella posizione del padre, e nella sua capacita’ di spingerlo avanti. La mobilita’ sociale si va riducendo, il ceto medio scompare, e di conseguenza nessuna tra le decisioni che queste persone potra’ prendere sara’ davvero influente. In definitiva, il giovane di oggi non solo e’ ininfluente sul piano numerico (non vota, e se vota conta piccoli numeri) ma e’ ininfluente sul piano esistenziale. Puo’ andare bene o male a scuola, puo’ andare in questa o quella scuola, vestirsi in questo o quel modo, militare in questo o quel partito, professare questa o quella religione, ma la sua scelta non cambiera’ minimamente il suo destino.

Questa generazione di criceti che corrono dentro la propria ruota, ruota piena di gadget, senza davvero poter determinare nulla del proprio destino, ovvero immersi nell’irrilevanza, vive perennemente nella situazione per la quale guarda impotente l’ 1% degli altri giovani far strada nella propria vita: sono i figli dell’ 1% che influisce.

Un’azienda tra i nostri clienti ha deciso quest’anno di licenziare un tot di persone. Tra queste persone c’erano dei giovani, che si sono sentiti dire “sei tagliato, perche’ dobbiamo mostrare piu’ capex e meno opex”. Quando il tuo destino consiste nell’umiliazione di essere una “risorsa umana” e non una persona, e di venire “tagliato” per una scusa contabile priva di qualsiasi consistenza logica, ti rendi conto che l’unica decisione che puo’ davvero prendere e’ di distruggere la vita altrui. Se non fosse che nel mondo IT si trova lavoro in tempi relativamente brevi, almeno da queste parti, queste persone si aggirerebbero gonfie di umiliazione per la citta’.

In questo caso, a salvarli dalla situazione di irrilevanza e’ una buona congiuntura del mercato del lavoro locale. Hanno la sensazione che cercando, facendo colloqui e tutto quanto, possano agire, cambiare, guidare il proprio destino.

Se osservate gli stalker adulti (online o meno) e ne sezionate la vita, notate una strana caratteristica comune tra loro:

  1. Possono fare poco o niente per migliorare la propria vita. Si trovano in un cul de sac nel quale nessuna delle proprie decisioni puo’ davvero condurre ad un miglioramento. Dipendono dalle decisioni altrui: finanziamenti, borse di studio, contratti a termine, eccetera. Loro sono impotenti.
  2. Non hanno una professionalita’ vendibile al di fuori del posto che occupano. Essenzialmente, se qualcun altro decidesse di “tagliarli”, non ci sarebbe nessuna decisione da parte loro capace di recuperare la perdita. La stessa continuazione della loro esistenza dipende da altri:loro sono irrilevanti.

In questa situazione, l’essere umano diventa FEROCE

La situazione di totale impotenza e’ la situazione dell’animale in gabbia. E’ la situazione del cane alla catena. Lasciate libero un cane , e non abbaiera’ all’altro cane. Tenetelo al guinzaglio, e tentera’ di assalirlo.

Il passaggio dal semplice bigottismo, cioe’ la “semplice” ricerca dell’infelicita’ altrui, al bullismo aggressivo, ovvero alla cultura dell’umiliazione, avviene quando si sommano le seguenti condizioni:

  • La persona e’ bigotta. Prova piacere nel negare ad altri la felicita’, o nell’impedire ad altri di combattere l’infelicita’.
  • la persona e’ impotente. Nessuna delle decisioni materialmente a sua disposizione puo’ migliorare la qualita’ della sua vita.
  • La persona e’ irrilevante. Altre persone possono prendere decisioni che devastano la sua esistenza, senza che lui possa farci nulla.

Lo stalker, cioe’, e’ semplicemente un bigotto che si trova nella condizione ove puo’ solo subire decisioni altrui, e contemporaneamente non ha modo di migliorare la qualita’ della sua vita.

Un esempio sono gli ex fidanzati che vengono lasciati ,e mettono online le foto porno della ex: essi diventano “umiliatori” perche’:

  1. riconoscono se’ stessi solo in una situazione ove negano la felicita’ a qualcun altro.(sono bigotti)
  2. sono colpiti da una decisione (della ex fidanzata) di lasciarli. Decisione presa da altri. Non possono opporre resistenza.(sono irrilevanti)
  3. si trovano in una situazione materiale per la quale non riescono a migliorare la propria vita (trovare un’altra partner, per esempio).(sono impotenti)

Se andiamo alle ragazzine che si trovano a diventare bulle e pestano le amiche, scopriamo che:

  1. riconoscono se’ stesse solo nella condizione in cui possono rendere infelici qualcun altro.
  2. sono impotenti: nate in qualche sobborgo, qualsiasi scelta facciano, rimarranno white trash dentro quei sobborghi.
  3. sono completamente soggette a decisioni altrui.Scuola, famiglia, criminalita’ organizzata, qualsiasi cosa qualsiasi potere decida, loro non possono farci nulla.

La cultura dell’umiliazione non e’ altro che una ulteriore stratificazione di condizioni umane miserabili: sul bigotto aggiungiamo uno strato di irrilevanza, ed uno di impotenza. E abbiamo il bullo e lo stalker, che non cercano solo l’altrui infelicita’, ma cercano l’umiliazione pubblica delle loro vittime.

Questa e’ la ragione per la quale il nonnismo nasce dentro le strutture piu’ gerarchiche: l’impiegato gia’ bigotto si trova completamente soggetto ai suoi superiori, quindi e’ irrilevante, ma e’ anche impotente, dal momento che non puo’ prendere nessuna decisione , spesso nemmeno congedarsi (cosa soggetta ad approvazione, come capita ai militari).

Laddove una popolazione gia’ culturalmente arretrata (cioe’ bigotta) venga lasciata in una situazione nella quale molti si sentano impotenti e irrilevanti, (periferie cittadine, regioni svantaggiate, classi sociali economicamente depresse, organizzazioni aziendali/lavorative gerarchiche ) , il bigotto diventa uno stalker e si produce la cultura dell’umiliazione.

Questo ovviamente si riflette su internet. Mano a mano che la scala di internet aumenta, il risultato e’ la scomparsa dell’individuo.

Sapete come si chiama un essere umano che nuota nel big data? Si chiama “very very little data”. In pratica, se siete tra i 15.000 utenti di Video On Line nel 1996, e vi mettete a protestare per qualcosa in un forum, qualcuno di VOL vi ascolta. Se siete tra il miliardo di utenti di Twitter, gridare e’ inutile: non vi sente nessuno.

Con l’aumento della scala, cioe’ delle dimensioni di internet, nel momento in cui un singolo social network ha miliardi di utenti, l’individuo non riesce piu’ ad essere rilevante.

Chi “vive” dentro facebook e’ completamente irrilevante verso le decisioni prese dal vertice: se Facebook decide di cambiare la politica della privacy, basta, non ci puoi fare nulla. Se facebook decide di cambiare la politica sulla nudita’ e cancella migliaia di artisti e di associazioni LGBT locali, non possono nemmeno far sentire la loro voce. Contemporaneamente, l’utente non ha alcun modo per migliorare la propria vita su facebook, nel momento in cui e’ rinchiuso un una serie di regole che ne consentono l’umiliazione.

In tal senso, la crescita di dimensioni di internet sta mettendo sui giovani bigotti i due strati (impotenza e irrilevanza) che servivano per trasformare i bigotti in stalker. Ovviamente sia impotenza che irrilevanza sono virtuali, ma questo significa solo che anche la cultura dell’umiliazione sara’ virtuale.

In aggiunta alle persone che nella loro vita “reale” sono bigotte, irrilevanti ed impotenti, (ove irrilevanza ed impotenza sono causati da situazioni materiali contingenti) , si e’ aggiunta una massa enorme che NEL MONDO VIRTUALE e’ irrilevante ed impotente, e che il mondo virtuale si appresta a privare , ogni giorno di piu’, di rilevanza e potere decisionale.

In questo senso, temo che presto ci troveremo con un SERIO allarme legato allacultura dell’umiliazione. Vedremo tantissime persone uccidersi per essere state umiliate online. E’ per come la vedo io, l’unica soluzione e’:

fare dell’umiliazione pubblica un reato, ovvero istituire il reato di umiliazione.

Altre soluzioni, personalmente, non ne vedo.

(1) Motivo per il quale NON credo che Facebook o Twitter faranno MAI qualcosa per mitigare il fenomeno dello stalking. E’ estremamente redditizio per loro.

di Uriel Fanelli