La crisi di un modello antropologico.

Questa non e’ una crisi “normale”. Essa ha una logica precisa, nel senso che non e’ fallito un sistema, ma e’ fallita una gigantesca escrescenza sistemata sul sistema. E’ come se in Italia improvvisamente fallissero la mafia, la camorra e tutto il crimine organizzato, contemporaneamente. Direte voi: beh, a me che mi fregherebbe? Beh, dipende: comunque la criminalita’ organizzata produce un giro d’affari, che si traduce in consumi. Di conseguenza, sareste colpiti anche voi, se le cifre in gioco sono alte.

Il problema e’ che socialmente non si tratta della stessa cosa. Il fallimento della criminalita’ organizzata (ipotetico) segnerebbe la scomparsa di alcuni tipi antropologici (il mafioso, il guitto, il picciotto, etc), dopodiche’ segnerebbe la fine di chi fa affari con loro (tutti i vari “furbi” che comprano roba di valore a due lire ostentando una ricchezza che non possiedono) , fino a “spalmarsi” genericamente sui consumi generali.

La medesima cosa avviene per questa crisi. Diciamolo: la crisi e’ una crisi di liquidita’. Di per se’, ad un precario senza fido in banca della liquidita’ non frega una cippa. Frega all’azienda che gli da’ lavoro e che lo paga: poiche’ gran parte delle PMI italiane vive di credito e di fido,  ovviamente verra’ colpita prima la PMI, e alla fine lui.

Ma di mezzo c’e’ una cosa che si chiama “rischio d’impresa”: il nostro precario perdera’ il lavoro e dovra’ ricorrere al welfare familiare o a quello statale. Al contrario, la PMI perdera’ molto di piu’: non solo perche’ si procedera’ all’ipoteca giudiziaria (1), che togliera’ loro tutti i beni (il che e’ un rischio). Il problema e’ che perderanno la loro posizione sociale.

Ora, una classe di “ganassa” che perde la propria posizione sociale e’ una rivoluzione. Non tanto perche’ il precario sogna di vederlo nella merda per risentimento personale, ma perche’ la cultura di un paese e’ dettata dalla suddivisione e dalla composizione delle classi sociali considerate “vincenti”, o che perlomeno hanno un’immagine del vincente.

Lo dico perche’ in questi giorni ho sentito in giro discorsi diversi dal solito. Avete presente il classico “ganassa” tutto apevitivo , io-gioco-in-borsa  e “dove vado in ferie quest’anno”?.

Ecco, ne ho sentiti diversi, in questi giorni. Uno di questi, che ha probabilmente perso tutto nel clamoroso bagno di soldi di questi giorni si affannava a raccontare di averci guadagnato piu’ del 10% con un’azione che non ha nominato, e che adesso avrebbe ritirato i soldi guadagnati MA non avrebbe piu’ giocato perche’ “arrivano tempi bui”.

Ovviamente stava cercando di salvare l’orgoglio. Abituato a sentirsi “the master of the paesell” , a discettare di obbligazioni e derivati in piazza, a cianciare di aumenti di capitale nei bar, a girare con il Sole sottobraccio, questa versione pacchiana dell’ Homo Vanzinus si e’ trovata improvvisamente a sputare sangue. Vorrebbe mantenere una immagine vincente e rimanere “er mejo” del paesello, lui, ma non ce la fara’. Non quando dovra’ vendere “il machinùn” perche’ consuma troppo (si mettera’ due occhialetti rettangolari e si dira’ ecologista, pazienza) , e non quando scoprira’ che il mutuo della casa inutilmente grande che ha acquistato e’ troppo caro per lui. E specialmente, non quando dovra’ tagliare il proprio stile di vita.

Come ho scritto anni fa, negli anni ’80 c’e’ stato un gigantesco cambiamento antropologico: l’uomo degli anni ’70, in perenne crisi di identita’, e’ riuscito a costruire un’identita’ fondata sul proprio stile di vita.

In special modo, una classe antropologica che identificherei come Homo Vanzinus  si e’ beata di un’immagine vincente quanto beota, gretta quanto ricca, volgare quanto sexy.

Non che dall’altra parte le cose siano andate meglio: una corrispondente classe sociale, che definirei Homo Thinkdifferentius si e’ nutrita di un’immagine cialtrona quanto impegnata, superficiale quanto velleitaria, stupida quanto ideologica.

La somma di queste due classi e’ stata ribattezzata con il nome rassicurante di “ceto medio”. E gia’ la parola “ceto” era piu’ rassicurante di “classe sociale”, che evocava scontri e tensioni, e “medio” era piu’ rassicurante dei piu’ estremisti “proletario” e “borghese”; un’etichetta riformista se non moderata, capace di venir digerita a destra come a sinistra.

Ebbene, la ricchezza (e quindi la possibilita’ di identificarsi con uno stile di vita “vincente”) di questa fascia, che era gia’ stata ferita, oggi viene meno. Viene meno il loro stile di vita, e con esso verra’ meno l’identita’.

Ed ecco che sia l’ Homo Vanzinus che l’ Homo Thinkdifferentus scopriranno presto di essere stati niente piu’ che l’ Homo Subprimus, cioe’ un uomo la cui posizione e la cui identita’ erano si’, ad alta redditivita’, ma anche inevitabilmente ad alto rischio.

Per questa ragione continuo a ritenere che questa crisi abbia una logica (ce l’ha sicuramente visto che sappiamo a cosa sia dovuta) , e come tale colpira’ la popolazione con una altrettanto precisa logica.

Possiamo vedere quali siano le classi economiche colpite, ed e’ facile capirlo perche’ in ultima analisi basta seguire la linea del credito, della liquidita’.

Ma possiamo, allo stesso modo, seguire la linea sociale, e vedere quali identita’ verranno colpite di piu’, e quali di meno. Saranno quelli che finora abbiamo definito come “capitalisti di rendita”, e coloro che vivevano sul prestito: avete presente quelli che facevano il mutuo per andare in ferie in una localita’ prestigiosa?

Ecco, il problema e’ che un gigantesco piano di infrastrutture americano, seguito da un analogo piano europeo andranno essenzialmente a sostenere due grandi categorie: le grandi industrie e le loro maestranze.

Ma gli Homo Vanzinus, cioe’ i “manager di se’ stessi”, gli “imprenditur”, i “ganassa”, non prenderanno quasi nulla. Non e’ gente pronta per lavorare in un ambiente con poca speculazione.

Cosi’ come gli Homo Thinkdifferentus, quelli che erano “i nuovi creativi”, “il nuovo sapere”, i “nuovi mestieri”, quelli sono gia’ spacciati.

Chissa’ chi ci manderanno in vacanza , i fratelli Vanzina, questa volta. Oltre alle solite scosciate col labbro salvagoccia, intendo.

Credo che seguendo questo trend culturale potremo capire molto bene che genere di trasformazione sociale ci aspetta. Chi sono, nel periodo della crisi, i vincenti?

Uriel

(1) Quelli che usano la firma personale per garantire una SRL sono dei fessi. Se intestassero la casa alla SRL, in caso di fallimento le banche si prenderebbero solo quella. Firmando a garanzia, in caso di fallimento la banca procede ad una ipoteca giudiziaria, che puo’ raggiungere le 10 volte il valore della cifra. In questo modo, cioe’, garantiscono MOLTO di piu’, anche se credono di essersi impegnati MENO perche’ non hanno formalmente intestato la casa all’azienda.

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