Impagnatello e l' educazione maschile.

Impagnatello e l' educazione maschile.

Ho gia’ descritto con una certa dovizia di particolari, in passato, gli effetti di quella forma di mutilazione spirituale che e’ l’educazione maschile. Per chi non ha la mia eta’, e quindi non l’ha mai subita, e’ una forma di educazione che insegna , essenzialmente, a reprimere e lentamente soffocare le emozioni, interiorizzandole sino a farle atrofizzare.

Come ogni cosa, occorre chiedersi quale fosse l’obiettivo di questa educazione. Cosa ci vedeva la media delle persone, in una strategia educativa atta a rendere psicopatici i maschi, al punto da rendere impossibile il pianto?

Lo chiedo tenendo presenti i recenti reati contro le donne. A quanto dicono le femministe, occorre smettere con questa educazione e il nuovo maschio dovrebbe evitare questa mascolinita’ tossica in quanto, appunto, tossica (cosa sulla quale potrei concordare, e concordo in una certa misura) ma a mio avviso sbagliano perche’ quello che vogliono mettere al posto di quest’educazione non funzionerebbe.

Sinche’ le femministe dicono che i maschi dovrebbero essere educati a convivere con le proprie emozioni, e quindi lasciarle fluire, e lasciarsi anche piangere, sembra tutto ok. Possiamo discutere se un maschio che piange sia un piccolo prezzo o meno da pagare, per avere un maschio “nuovo”, ovvero migliore. Ma e’ una soluzione miope. 

Il pianto non e’ la sola azione insolita che viene da un’emozione lasciata andare. Certo, possiamo lasciar emergere la sofferenza e piangere davanti a tutti. Ok. Ma la sofferenza non e’ la sola emozione.What about rabbia? Furore? Odio? 

Capisco , care donne, che siate disposte a vivere con un maschio cui scappa la lacrima ogni tanto. Ma se invece di esprimere il dolore con una lacrima, si esprimesse la rabbia con un cazzotto, siete sicure di voler essere nella stessa casa?

Le emozioni non sono tutte uguali. La teoria secondo la quale l’educazione maschile classica fosse tutta da buttare perche’ insegnava ai maschi a trattenere e soffocare le emozioni e’ ingenua, perche’ vi sfugge una cosa:

per quanto orrenda , crudele, dolorosa , persino simile alla tortura, la “vecchia” educazione maschile fosse (e ve lo posso dire, ho avuto il peggio di quella minestra, e’ peggio di quanto pensiate), aveva un pregio: reprimere le emozioni significa non solo trattenere il dolore e non piangere, ma anche trattanere la rabbia e non uccidere.

Il vantaggio di quell’educazione che reprimeva ogni emozione era che , applicata alla popolazione che ha forza letale dai 15 anni in poi, reprimeva anche quei sentimenti esplosivi che portano a molti omicidi di donne.


Questa e’ la ragione per la quale mi lascia perplesso tutto questo puntare il dito contro la vecchia educazione maschile “tossica”. La mia impressione e’ che il problema che stiamo avendo e’ che l’educazione maschile tossica sia caduta, ma al suo posto non ci sia nessun argine verso le emozioni che invece andrebbero arginate.

Questi ragazzi , e dico ragazzi perche’ l’artefice dell’ultimo omicidio e’ 20 anni piu’ giovane di me, non hanno mai avuto l’educazione “boys don’t cry” , o alla mascolinita’ tossica, che le femministe lamentano.

Se la avessero avuta, tranne pochi casi, avrebbero saputo contenere la paura e la violenza. Venivamo educati col mantra che “le femmine non si toccano nemmeno con una rosa”. Eravamo letteralmente inibiti, spesso a sonori schiaffoni quando litigavamo con le femmine alle elementari , a non toccare le bambine come si faceva coi maschi. E si, volavano ceffoni, quindi era l’educazione maschile “at its best”. Ma a furia di ceffoni imparavi a trattenerti dal prendere a schiaffi le bambine, per quanto petulanti, fastidiose, irritanti e snervanti si sforzassero di essere. Ed erano brave.

Ora probabilmente non esiste piu’ l’educazione maschile a ceffoni, e neanche quella ulteriore, che non veniva impartita dalla famiglia ma dalla societa’, che se picchi una donna innanzitutto sei un codardo di merda, ma inoltre non sai mai con quanti fratelli, fidanzati e amici dovrai vedertela. E quindi, cazzotti o peggio.

No, questi maschi che uccidono non hanno avuto, a mio avviso, l’educazione maschile “tossica” cui vi riferite. 

La mia impressione e’ che non ne abbiano avuta alcuna.


IL problema, quindi, non viene dal fatto che esista l’educazione maschile “tossica”. In quel mondo, rabbia e paura erano represse quanto la lacrimuccia di “boys don’t cry”. 

Il problema di questi uomini, al massimo, e’ che nessun’altra educazione ha preso il posto di quella vecchia, detta “tossica”. 

Il maschio tossico uccideva per repressione. Accumulava rabbia, rancore e violenza sino a quando nessuna positura repressiva riusciva piu’ a contenerle. Erano come dighe , che ad un certo punto traboccavano. Uccidevano piu’ facilmente, quindi, quando la situazione di tensione e di rabbia, domestica(domestica o meno) era tesa e rimaneva tale per anni. Accumulandosi.

Erano educati a reprimere e interiorizzare, accumulando, sino a quando non riuscivano piu’ ed esplodevano, in seguito a qualche provocazione che causava il raptus. Erano storie del tipo , dopo anni di situazione tesa, “arriva il marito a casa e la cena non gli piace, e uccide la moglie”. Naturalmente la cena non era il problema. Questo e’ perche’ dopo aver accumulato rabbia e rancore senza poterle sfogare, ad un certo punto arriva la goccia che fa traboccare il vaso. 

Ma questi “nuovi” omicidi non c’entrano. Lui ne aveva sedotte due, e le aveva messe incinte. Non c’erano scontri apparenti. Lei non era in tensione , prima di capire che avesse un’altra e imparare che l’altra fosse incinta. Non c’erano alterchi precedenti.

Questo non e’ un maschio che ha ricevuto l’educazione alla mascolinita’ tossica, signore. Questo e’ un maschio che NON ha ricevuto NESSUNA educazione.

Non e’ che io voglia scagionare la vecchia educazione maschile, ma se puntate a quella, che peraltro e’ rara oggi, siete fuori strada: in quelle condizioni di basso stress non avrebbe ucciso.


Adesso la domanda sara’: ma stai dicendo di rimettere in auge la vecchia educazione maschile? Mai sia. E ve lo dico io che ci sono passato. Bisognera’ disegnarne una nuova, ma ricordate una cosa:

qualsiasi genere di educazione maschile si voglia mettere al posto della vecchia , crudele, dolorosa, orrenda educazione maschile, dovra’ tenere conto del fatto che dai 14 anni in su un maschio puo’ applicare forza letale su una femmina.

In qualsiasi modo la si imposti, essa dovra’ ottenere un certo livello di inibizione della violenza, controllo della rabbia, interiorizzazione della frustrazione.

Ora, il problema e’: chi?


Su questo temo di avere brutte notizie: non puo’ essere una donna.

Per due motivi:

  1. Nessuna di voi si e’ mai svegliata col livello di testosterone di un maschio di 14 enne e un corpo che puo’ uccidere. 
  2. Nessuna di voi mostra la benche’ minima capacita’ di trattenere la rabbia, la violenza o la frustrazione (o in generale, di controllare le emozioni): se non uccidetemaschi , e’ solo perche’ vi manca la forza letale e perche’ considerate troppo prezioso il vostro corpo per rischiarlo in uno scontro fisico.

Inventare una nuova educazione maschile e’ un lavoro che possono fare solo gli uomini. Ma finche’ tocca al maschio stare fuori casa 13,14 ore al giorno per lavorare, non ci sara’ nemmeno il tempo per stabilire coi figli maschi il rapporto che serve. La societa’ italiana attuale non consente ai padri di essere presenti, quando vogliono farlo.

Ma ripeto, il punto e’ che questi maschi assassini che vedo oggi non sono maschi “tossici”, sono solo maschi cresciuti allo stato brado. Senza l’autodisciplina che serve  a trattenere la forza letale.

Sono i millennials, darling.