Il sostituto di imposta,questo sconosciuto.

C’e’, nella cultura del lavoro che imperversa in Italia, un elemento distorsivo enorme (che peraltro sta venendo messo in duscussione, sempre meno timidamente, dalle associazioni di categoria  e dalla Laga) che e’ la figura del sostituto di imposta. Questa figura ha distorto, e distorce, la cultura del lavoro e del fisco, al punto da rendere possibili affermazioni impensabili all’estero, laddove essa manca.

Il sostituto di imposta e’ una figura che permette ad una persona di pagare le tasse per conto di un’altra, che gliele versa personalmente oppure rinuncia a ricevere i soldi che devono essere pagati al fisco. Il lavoratore dipendente, per esempio, rinuncia ad avere tutto lo stipendio lordo e cede la parte corrispondente ai versamenti contributivi al sostituto di imposta, che e’ il datore di lavoro.

Quei soldi sono, a tutti gli effetti, soldi del lavoratore. E questo significa che sono tasse del lavoratore, e NON, come si crede, tasse a carico dell’azienda. In questo processo, chi PAGA le tasse e’ sempre il lavoratore, che rinuncia a ricevere ad una certa cifra , la quale viene lasciata al datore di lavoro perche’ la versi.

Vorrei far notare che il datore di lavoro non PAGA le tasse dei dipendenti, non PAGA l’inail o l’irpef o altro, ma si limita a VERSARLI. Quei soldi sono di proprieta’ del lavoratore, e le tasse pagate sono tasse DEL LAVORATORE.

Lo dico per sottolineare una differenza. Prendiamo gli USA. Negli USA tutto lo stipendio , il lordo, viene versato al lavoratore. Il quale poi fa la dichiarazione dei redditi e paga di persona le tasse. Qualora si faccia pagare “in nero”, finisce anche LUI in galera , perche’ LUI non ha pagato le SUE tasse. Senza il sostituto di imposta, cioe’, i doveri sono molto chiari: e’ chi riceve una paga che ha il dovere di pagare le proprie tasse, e se lavora in nero e’ un evasore.

Questo fa si’ che , in paesi come USA e UK, il lavoro nero sia visto per quello che e’, cioe’ una forma di evasione fiscale DA ENTRAMBE LE PARTI. Poiche’ ne’ il lavoratore ne’ l’azienda contabilizzano il pagamento, ENTRAMBI sono colpevoli di un reato fiscale, ma attenzione, perche’ quello che deve dei soldi al fisco e’ il lavoratore che non ha pagato le tasse sul PROPRIO reddito.

In Italia il compito di pagare le tasse del lavoratore cade sull’azienda. Di conseguenza, si puo’ spacciare il lavoro nero come se fosse un reato a tutto e solo vantaggio del datore di lavoro: il che non e’, perche’ le tasse non pagate sono quelle del lavoratore. Se cadesse il sostituto di imposta come istituto, tutto il lordo di busta andrebbe consegnato al lavoratore, e in caso di lavoro nero a non pagare le tasse su un reddito sarebbe il lavoratore.

Questa e’ la prima distorsione: il sostituto di imposta genera l’impressione che esista un costo del lavoro per l’impresa, piu’ che per il lavoratore stesso. Se sale la tassazione sul lavoro, infatti, e’ il lavoratore che paga piu’tasse: l’azienda si limita a versarle, ma senza questo obbligo dovrebbe dare i soldi al lavoratore perche’ li versi lui medesimo.

Come mai e’ stato voluto questo istituto? Le ragioni sono tante: una e’ sensata, tutte le altre erano vantaggi di un sindacato e di un partito.

La ragione sensata e’ che ai tempi della sua istituzione gli analfabeti erano moltissimi, e gli specialisti contabili erano pochi e costosissimi. I lavoratori NON avevano la cultura ne’ la possibilita’ di farsi una dichiarazione dei redditi da soli. Cosi’, si aggrego’ sull’impresa il compito di curare questo particolare. Accollandole , con il crescere della legislazione del lavoro, dei costi di gestione sempre piu’ alti.

Ci sono poi le ragioni meno lecite e meno morali.

La prima tra queste e’ che il sindacato voleva che il lavoratore perdesse la percezione della pressione fiscale. Se in una nazione gli imprenditori si lamentano delle proprie tasse, c’e’ il pericolo che anche i dipendenti lo facciano, chiedendo al sindacato di appoggiare la lotta. Ma negli anni del furore sindacale l’ideologia dei sindacati diceva di sfinire le aziende di tasse per mantenere milioni di statali: se il lavoratore avesse ricevuto (e avesse lottato) per il lordo di busta, per poi vedersi togliere il 43% dallo stato, c’era il pericolo concreto che iniziasse a lottare anche per calare quel 43%, unendosi alle rimostranze degli imprenditori.

Cosi’ facendo, invece, il dipendente perde la percezione della pressione fiscale, e vede chi si lamenta del fisco come un avido bastardo che non vuole pagare le tasse alla societa’.

Il secondo motivo e’ che abbassando il netto al lavoratore esso aveva maggiormente la sensazione di essere sfruttato: se tu costi 5 all’azienda, essa vorra’ che tu produca almeno 5. Se poi in tasca ti viene 2, avrai maggiormente la sensazione di venire sfruttato. Certo, se l’azienda ti desse 5 in busta e poi lo stato ti togliesse 3, avresti comunque la sensazione di essere sfruttato, ma non dal tuo padrone: dallo stato.

Infine, c’era il lato propagandistico: mantenendo il sostituto di imposta si sostiene l’idea che nel caso di lavoro nero chi non paga le tasse sia il datore di lavoro: in realta’ lui non VERSA le tasse, ma quelli che non le PAGANO sono i lavoratori, e la differenza sarebbe molto chiara se tutti guadagnassero il lordo e poi dovessero pagarle da se’.

Alla potenza politica dei sindacati ovviamente si unisce la solita lobby dei commercialisti e degli esperti in buste paga, che difficilmente potrebbero guadagnare cosi’ tanto se a pagare le tasse fossero i singoli: meccanizzare le buste paga di un’azienda e’ semplice, farle una ad una per migliaia di clienti, peraltro molto meno abbienti, e’ un’altro paio di maniche.

Cosi’, mediante questo istituto si e’ potuta creare una frattura culturale spaventosa, fatta di dipendenti che non percepiscono l’iniquita’ della pressione fiscale, che non percepiscono il fatto che non e’ l’azienda a pagare i loro contributi ma a pagarli AL POSTO LORO, e specialmente che i soldi dei loro contributi non sono soldi dell’azienda, ma sono soldi loro.

Nel passato l’unione tra sindacati e  lobby degli esperti di buste, infortunistica e diritto della busta paga, che ormai sono gli unici a poter decifrare un cedolino, ha rappresentato uno scoglio cosi’ potente che pochissimi hanno messo in dubbio l’istituto del sostituto di imposta:l’unica proposta di abolirlo, per rendersi conto di quanto fosse minoritaria, era dell’ MSI del periodo di Pino Rauti. L’unica.

Oggi le cose stanno cambiando, e per due motivi. Non che la lobby delle buste paga non sia forte: il problema e’ che, come dice Frank Herbert, il potere e’ sempre sotto assedio. Di conseguenza, c’e’ qualcuno che vorrebbe fare il lavoro al posto dei professionisti della busta paga e intascarsi anche le commissioni. Ed e’ il sindacato.

Il sindacato e’ ormai una corporazione di imprese di servizi, che per esempio si offre (per una modica cifra) di ricevere il CUD ai lavoratori e di arrivare alla dichiarazione dei redditi, presentata e tutto quanto. La lenta trasformazione dei sindacati in un sistema di servizi ai lavoratori mette il sindacato nella situazione di tentare il colpaccio: perche’ allora non fare tutto quanto noi?

Cosi’, se il sostituto di imposta venisse meno, i lavoratori riceverebbero il lordo di busta, e poi avrebbero bisogno di qualcuno che gli faccia il CUD, che gli dica la cifra da pagare , e che magari faccia anche da intermediario andando a pagare lui. Il giro di affari potenziale e’ enorme, e il sindacato non ha voglia di lasciare tutta quella ciccia ai soliti lobbisti della busta paga.

Dall’altro lato, sempre piu’ lavoratori si stanno esternalizzando, stanno diventando atipici, e il sindacato vorrebbe avere una piattaforma di servizi anche per loro. Perche’ allora non fare si’ che tutti i lavoratori abbiano bisogno di contabilita’, e offrirsi di farla? Anche perche’ tutti questi atipici cominciano gia’, quando hanno partita IVA, a percepire l’iniquita’ del fisco. E quindi e’ solo questione di tempo.

Dall’altro lato, le aziende sarebbero ben felici di dare solo il lordo in busta , come versamento, e lasciare che se la sbrighi qualcun altro: esse vengono svenate da tutti quei consulenti, commercialisti, esperti di buste paga, eccetera. In questo senso, la lobby dei sacerdoti della busta paga ha sempre meno alleati.

Questa trasformazione del sindacato in una conf-lavoratori di fatto da’ le ore contate al sostituto di imposta: a parte il fatto che la sua abolizione e’ nel programma della Lega e del suo sindacato, costringendo la triade ad inseguire , non ci sono piu’ le condizioni ideologiche per continuare. Anche perche’ il cambiamento fa venire l’acquolina anche alle banche.

Che cosa cambia se viene abolito il sostituto di imposta? E perche’ potrebbe piacere anche alla banca?

Succede che anziche’ trattare mille euro al mese ne tratterete millesettecento, circa. Ma settecento dovrete metterli da parte per darli al fisco, cioe’ dovrete arrivare a meta’ dell’anno con 8400 euro pronti da pagare al momento della dichiarazione dei redditi. La cosa puo’ essere facile o difficile, dare vantaggi o svantaggi. Certo, se vi capita un’emergenza medica, avete 8400 euro da parte, e pazienza se poi pagate una multa per aver pagato in ritardo le tasse.

Dall’altra, c’e’ il rischio di rimanere senza soldi per via di acquisti compulsivi. Ovviamente c’e’ uno spazio per la banca, che puo’ offrirti di fare del risparmio gestito: lasci la valuta a loro, che te la gestisconoe  ti impediscono di spenderla, e a fine anno te la danno. Anzi, magari fai il versamento allo stato direttamente da loro, “alla modica cifra di”.

Non ci vuole molto a capire che un sacco di entita’ vorrebbero maneggiare quei soldi , anche perche’ una volta dati quei soldi al lavoratore, lui iniziera’ a fare pressioni per poterli versare anche ad un privato di suo gradimento anziche’ scegliere la pensione di INPS.

Detta cosi’, si materializzano i fantasmi che spingono in questa direzione: sindacati e associazioni vorrebbero potersi offrire ai lavoratori come centro servizi per aiutarli a fare la dichiarazione dei redditi, le banche vorrebbero tanto aiutare la gente a gestire questi soldi senza rimanere senza al momento del pagamento delle tasse, le assicurazioni vorrebbero assicurarvi al posto di Inail, i fondi pensionistici vorrebbero piu’ liberta’  , le aziende vorrebbero meno oneri , e in mezzo a tutti questi giganti la lobby dei sacerdoti della busta paga sembra un’associazione di bridge per vedove dello yorkshire.

Cosi’, non e’ un caso se i primi giornali iniziano a presentare articoli a riguardo: un tempo non era nemmeno pensabile che se ne discutesse, oggi la cosa inizia ad essere gradita, e iniziano le prime iniziative di imprenditori e di associazioni che finiscono sui giornali chiedendo l’abolizione del sostituto di imposta.

C’e’ un solo piccolo problema , per voi: in un mondo senza sostituto di imposta, quando si scopre del lavoro nero, il datore di lavoro va sotto processo per irregolarita’ contabili (non dichiara delle spese) , mentre il lavoratore va sotto processo per EVASIONE (non paga le sue tasse).

E questo e’ lo choc culturale: diventa chiaro chi sia a pagare le tasse , nel rapporto tra lavoratori e dipendenti. Ovviamente di queste cose a sinistra non si parla: fossilizzati sulle posizioni degli anni ‘70, lasciano che l’iniziativa sia mandata avanti dal sindacato della lega, appoggiata (per ora) in silenzio dalla triade, dagli imprenditori, dalle banche e dalle assicurazioni: ormai quei partiti sono fuori dalla politica perche’ sono fuori dalla societa’, possono solo parlare di mutande e di troie.

Uriel

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