Il sabotaggio politico (ci risiamo).

Stamattina stavo leggiucchiando un pochino la rassegna stampa digitale (mi faccio creare da google una rassegna stampa delle principali notizie riguardo all’ IT) e mi sono trovato, tra le altre, una valutazione circa la correlazione tra diffusione dell’ IT e successo del movimento cinque stelle.

La notizia e’ questa: http://www.corriere.it/politica/12_giugno_20/italia-informatica-social-grillo-Segantini_cfb08cd0-ba98-11e1-9945-4e6ccb7afcb5.shtml

E non mi stupirebbe tanto (voglio dire, Grillo usa il blog per propagare le sue idee) se non fosse che questo genere di studi SI PAGANO. E questo mi fa venire in mente tempi passati (pre-internet).

Allora, una premessa: chiediamoci perche’ qualcuno abbia pagato per conoscere QUALI siano i fattori di successo di Grillo, al di fuori del mondo politico. Voglio dire: dal punto di vista politico e’ sempre un avversario come un altro. La verita’ e’ che rimane un vecchio vizio della politica italiana. E qui iniziano dei ricordi.

Dovete sapere che l’ ILVA di Taranto inizialmente si doveva fare a Bari. Tuttavia, questo dava qualche problema ai democristiani. I democristiani avevano notato che quando lo stato -intervenendo sulle industrie, cioe’ creando industrie al sud- costruiva un’industria in una zona del sud, arrivavano i sindacati. E coi sindacati arrivavano i voti al PCI.

Insomma, quando lo stato voleva aprire un’industria al Sud, il signorotto democristiano si agitava perche’ temeva che nella sua zona ci sarebbe stato un incremento di voti al PCI. Risultato: il signorotto democristiano faceva di tutto per boicottare autostrade, ferrovie e quant’altro al preciso scopo di impedire che la sua zona fosse “scelta” allo scopo di farci una nuova industria di stato.

Nel caso, se non ricordo male all’epoca Bari era territorio di Aldo Moro (se non ricordo male, ma e’ roba vecchia, del secolo scorso), che era assai potente, e fece pressioni perche’ l’ ILVA venisse mossa a Taranto. La morale della storia non sta solo nell’ ILVA: sta nel fatto che i politici si fanno delle mappe del successo politico degli avversari. Se, per esempio, si pensa che il tale partito cresca col crescere della lunghezza delle french nails delle donne, allora passa una bella delibera ove si dice “ehi, tutti i nostri sindaci non diano piu’ permessi per aprire negozi che facciano french nails”.

Si tratta di una prassi: quando il PD capi’ che con il commercio e le fiere portavano voti al PDL e li toglievano alla sinistra, il progetto di metropolitana di Bologna fu cambiato -ottenendo la perdita dei fondi e la fine del progetto- al preciso scopo di far si che la metropolitana NON toccasse -collegandoli- l’aereoporto di Bologna e la zona fiera.

Individuata una minaccia politica , cioe’, un partito che cresce e minaccia la supremazia, la reazione dei partiti politici e’:

  •  Cercare i fatti materiali , economici e sociali che favoriscono il partito avversario. (commercio, industria, volontariato, etc)
  • Passare alle giunte locali l’ordine di frenare questa attivita’.

Un esempio sono le panchine e i servizi per i barboni. Poiche’ una certa associazione cattolica di volontariato sta proprio su alla Lega (e porta voti ad un partito che la Lega odia) , e poiche’ tale associazione di volontariato lavora molto coi senzatetto, i comuni della Lega stanno rendendo ostili le citta’ai senzatetto, in modo da indebolire queste associazioni di volontariato per mancanza di beneficiari.

Ragionamenti socioeconomici del genere sono stati normalissimi per molto tempo: quando fu chiaro che le grandi industrie volute dallo stato al Sud portavano voti al PCI e ne aumentavano la penetrazione del territorio, nel sud italia e nel veneto (allora feudi democristiani) si punto’ al depauperamento dei trasporti (1) e dei servizi al preciso scopo di evitare che le zone fossero scelte come sede di nuove aziende. Succedeva cosi’:

  • Governo: L’iri deve fare un nuovo petrolchimico. Sarebbe buona la zona di Ceppaloni, visto che c’e’ anche una grande disoccupazione.
  • Ceppalonio dal Mastello: ma no. Non c’e’ uno straccio di strada, e manco l’acqua potabile. E la corrente elettrica arriva solo negli anni bisestili. Maddai, guardate qui , invece, in quest’altra citta’: c’e’ tutto.
  • Sindaco dell’altra Citta’: ma che dici? Ma sono degli zulu! Maddai, non c’e’ neanche il 3% della popolazione che parli un italiano decente!  E non e’ ancora arrivato il servizio postale, li!
  • Ceppalonio di Mastello: i TUOI elettori sono degli zulu? E guarda i miei! Non hanno ancora saputo della scoperta dell’ America! Non c’e’ neanche un ambulatorio medico, vanno dallo stregone!(3)

Insomma, se la litigavano, e alla fine vinceva quello che aveva depauperato di piu’ il territorio locale sabotando qualsiasi infrastruttura, oppure le industrie si facevano -replicando- in zone ove il PCI fosse gia’ forte. (2)

Politiche simili portarono a conseguenze devastanti: poiche’ i politici DC impedivano la costruzione di qualsiasi infrastruttura pubblica (strade, ferrovie, porti) che potesse rendere la zona attraente per le industrie temendo il sindacato (e poi il PCI) , cosi’ come quando fu chiaro che le PMI legate al mondo del commercio portavano voti al centrodestra, il PD cambio’ il percorso della metropolitana di bologna per sabotare il collegamento tra aereoporto e fiera.

Il succo e’ che quando si identifica una condizione economica o sociale che causa il proliferare dell’avversario politico, o che lo avvantaggia, parte immediatamente una direttiva di sabotaggio al preciso scopo di “svuotare lo stagno ove nuota il nemico”.

Questa e’ la ragione che mi fa temere per la diffusione dell’ IT italiano nel leggere quell’articolo. Mi ricorda abitudini sinistre del passato, e neanche tanto del passato visto che l’assassinio del progetto di metropolitana bolognese risale a pochi anni fa.

Il fatto che qualcuno abbia commissionato -pagandola- una indagine sulla correlazione tra banda larga e Beppe Grillo mi fa pensare che presto TUTTI gli altri partiti inizieranno ad ostacolare, se possibile, l’uso di internet e della banda larga ancora piu’ di quanto si stia facendo.

Sarebbe carino quindi sapere

  1. Chi diamine abbia commissionato quello studio.
  2. A che scopo preciso.
  3. Perche’ si sia chiesto di calcolare la correlazione tra un’infrastruttura e Beppe Grillo, anziche’ Grillo e qualsiasi altra cosa -diciamo non sabotabile dalle giunte locali-.

Questo e’ il punto. L’articolo in questione mi lascia pensare che le vecchie abitudini non siano morte, e che si continui a fare la vecchia politica, che consiste nel sabotare ad ogni costo qualsiasi cambiamento sociale o economico che rischi di sostenere un cambiamento politico.

Non ho nessuna simpatia per Grillo, ma onestamente mi sa che , qualora venga fermato in questo modo, sarebbe allora assai meglio che vincesse. Se per fermare Grillo si intende castrare la diffusione della banda larga in Italia, o porre limiti di qualche tipo ai social network, allora forse sarebbe meglio che i cittadini italiani si svegliassero: la eventuale vittoria dei grillini e’ di gran lunga MENO dannosa.

Uriel Fanelli, 20 giugno 2012

(1) Negli anni ’70 sul PO c’era ancora un ponte di barche. Giuro.

(2)Non per niente il triveneto “esplose” quando i vari De Michelis iniziarono a portarci autostrade e ferrovie.

(3) Indovinate quali politici avevano bloccato la costruzione di ambulatori medici, strade, ferrovie, linee telefoniche e corrente elettrica e acquedotti. L’intero sud italia si trova oggi in queste condizioni infrastrutturali perche’ i politici democristiani miravano ad evitare che le loro circoscrizioni venissero scelte come sede per le industrie.

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