Il rutto del cigno.

Mi capita di parlare di cose buffe , coi colleghi. Oggi gli americani erano tutti eccitati per quel tizio cattolico che ha sparato alla senatrice abortista.(o almeno, questa e’ la loro ricostruzione. Io personalmente di quel che capita in USA me ne fotto). Siccome nella loro mente chiunque viva in Italia e’ un invasato fan del papa, sono entrato dentro la teekuche e tutti gli sguardi si sono volti verso di me. Si sono rilassati solo quando ho detto loro che gli avrei sparato se non avessero smesso di far colazione con bacon e aborto di gallina fritto: fortunatamente agli americani rimane un poderoso senso dello humour. Basta dire “sparare”, e si mettono a ridere.
Il senso della discussione pero’ e’ stato proprio questo: in generale le religioni abramitiche si stanno radicalizzando. Siccome per un americano un gruppo piu’ minaccioso e’ automaticamente piu’ forte (1), ho avuto qualche difficolta’ a spiegare loro che essere aggressivi non significa anche essere piu’ forti (Nonna Papera puo’ essere aggressiva quanto vuole con Godzilla, ma non per questo diventera’ piu’ forte) , e specialmente che tutte queste cose che succedono (Gli appelli del papa contro l’educazione sessuale, gli imam inferociti, i cattolici idioti che sparano ai senatori) sono effettivamente simbolo di una radicalizzazione, ma la radicalizzazione e’ quello che gli economisti chiamano “la coda lunga” dei fenomeni sociali.

 

Il primo punto e’: la radicalizzazione e’ tipica delle comunita’ che si stanno ridimensionando, ovvero che stanno perdendo di dimensioni.
L’islam sciita si va radicalizzando essenzialmente perche’ (principalmente per la difficolta’ di moltiplicare gli imam , vista la richiesta eugenetica di discendere da un profeta) e’ sempre piu’ limitato sul piano territoriale, e non sembra capace di espandere la sua sfera di influenza religiosa. Il territorio occupato dall’islam sciita e’ costante, e sempre piu’ inficiato ai confini. Dunque, nulla di strano se si radicalizza.
Lo stesso dicasi del fenomeno del khafirismo: essenzialmente, si radicalizza perche’ le societa’ islamiche in qualche modo tendono ad ignorarlo, e come scelta ha preso quella di scendere nei livelli piu’ poveri della societa’ , proponendosi come alternativa. Siccome l’unica alternativa alla miseria e’ la ricchezza, pero’, la fede e’ un sollievo che dura poco, e quando bisogna confrontarsi col fatto che tra i paesi “emergenti” del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) non ci siano protagonisti islamici, e che gli unici paesi in via di sviluppo nel mondo islamico sono quelli piu’ tolleranti, viene meno la promessa di superiorita’ degli imam.
Bisogna fare una doverosa premessa: la diffusione di un’ideologia non si identifica con la militanza ideologica, ma con l’estensione della sua diffusione. Essere in un 5% di convintissimi in un 95% che ti rifiuta completamente e’ un arretrare rispetto ad un mondo dove la controparte ha un 30% di convintissimi , un 65%  di cosi’ cosi’, e  il resto sono avversari.
Prendiamo per esempio due distribuzioni,  su un milione di persone:
  • D1 (moderato): 30% di convinti moderati, 65% di persone che non sono cosi’ “aperte” ma neanche completamente chiuse, 5% di zone in cui si viene rifiutati.
  • D2: (estremista): 5% di puri e duri, 65% di persone che non sono pure e dure ma neanche cosi’ fanatiche, 30% di zona impenetrabile.
Che cosa intendo dire, nel confronto? Intendo dire che il grigio e’ mezzo nero e mezzo bianco, e quindi puo’ essere considerato come un 50% di consenso. Cosi’, se calcoliamo il consenso dei due schieramenti, quello che otteniamo e’:
  • D1 (moderato): 30 + (65/2) = 62,5
  • D2 (estremista): 5 + (65/2) = 37,5
Che cosa ho fatto? Ho calcolato le percentuali di “nero” e di “bianco” in una societa’ che ha una zona grigia, una zona nera ed una bianca. Ora, il problema e’ che dal punto di vista dei “puri” cio’ che non e’ puro non viene visto come proprio.
Di conseguenza, dal punto di vista del moderato , solo il 30% e’ dalla propria parte, e gli estremisti hanno il 70% dei consensi. Dal punto di vista degli estremisti, il nemico ha “corrotto” il 95% della popolazione.
In generale, la proporzione e’ molto diversa, e la moderazione e’ diffusa “solo” il doppio (circa) dell’estremismo, ma dal punto di vista dei “puri”, otteniamo  percezioni diverse:
  • I moderati credono che gli estremisti stiano crescendo.
  • Gli estremisti credono di essere accerchiati.
  • In realta’ e’ la zona grigia a terrificare entrambi.
Questo e’ essenzialmente il principio che produce la disintegrazione dei partiti estremisti: la societa’ tende a mobilitarsi come se essi fossero in continua crescita, perche’ percepisce come diffusione dell’estremismo anche la zona “grigia”. Analogamente, gli estremisti si credono circondati perche’ , considerando impuri i “grigi” , tendono a radicalizzarsi sempre di piu’.
Nel tempo, quello che succede e’ che entrambe le aree di “puri” si riducono e radicalizzano sempre di piu’, e il “grigio” (a varie sfumature) ricopre tutto. Si otterra’ una situazione descritta dal “median voter theorem” (2)
Il problema di queste religioni e’ che propongono una scelta unica, e nel momento in cui richiedono un singolo picco di scelta (cioe’ hanno una proposta monolitica prendere/lasciare) , iniziano a trovarsi dentro la sfera di applicazione del teorema. Se cioe’ la scelta e’ tra laici e religiosi, e gli insiemi di valori sono completamente distinti, il risultato e’ inevitabilmente un picco iniziale, seguito dalla radicalizzazione degli estremi.
Il problema viene, pero’, quando uno solo dei due partiti in gioco ha una scelta del genere, e l’altro in generale NON richiede una scelta identificabile. Se immaginate, cioe’, che si vada a votare con una scheda elettorale con due poli (diciamo destra o sinistra), quello che otterrete e’ la predominanza di uno dei due, la radicalizzazione di due estremi, e una fortissima predominanza di un’area “grigia”, per catturare la quale occorre appunto rendere appetibile lo spostamento (lieve) dell’elettorato. Il punto e’, in definitiva, che uno spostamento “lieve” e’ piu’ semplice da chiedere rispetto ad uno forte.
Adesso pero’ viene il problema piu’ stronzo: se sulla scheda elettorale avete un partito che vi chiede una scelta chiara, e poi un partito che e’ “nessuno dei partiti”, cioe’ circa un “fate quel che vi pare”. In quel caso, siccome uno solo dei due schieramenti richiede una scelta rigida, quello che succede e’ che la radicalizzazione avviene da un solo lato. E il risultato finale e’ che l’area mediana si estende praticamente a tutto.
In definitiva, quello che succede e’ che questi gruppi di estremisti sembrano crescere per via della zona “grigia” che ai puri dell’altra fazione sembra sempre piu’ estesa. Tuttavia, se andiamo a misurare il tasso di “nero”, troviamo assai meno nero che bianco.
La radicalizzazione dei fenomeni sociali e’, in generale, sintomatica della loro aspettativa di popolarita’, o della loro percezione di popolarita’.
Ma come si chiama, di preciso, la zona “grigia”? La zona grigia e’ quella che in occidente viene chiamata “moda”. Una moda e’ un fenomeno estremistico passeggero. Esso puo’ violare il teorema del media voter perche’ agisce in piu’ di una dimensione: e’ possibile che un fenomeno diventi molto dominante nel momento in cui lo fa per poco tempo, e con l’implicita premessa che presto finira’.
Ricordate i teocon e i teodem, insomma l’ammorbante ammasso di minchiate neoguelfe che hanno infestato la politica americana (e per emulazione , occidentale) negli scorsi anni? Ecco, si trattava appunto di una moda. Come moda, ha avuto la possibilita’ di dilagare ben oltre la moderazione, col risultato di avere dei bigotti come Buttiglione o la Binetti in tutti gli schieramenti.
Una moda, tuttavia, non e’ altro che una tradizione della novita’: la moda e’un processo per il quale e’ tradizione (succede periodicamente ad intervalli fissi) che arrivi qualcosa di nuovo ed il vecchio venga abbandonato. Perche’ la moda abbia forza di tradizione occorre che il calendario dei cambiamenti venga rispettato con il rigore tipico della tradizione, ma perche’ si realizzi nei contenuti occorre che ogni moda sia diversa dalle precedenti, almeno a memoria d’uomo.(3)
Cosi’, trasformare un fenomeno in una moda non e’ un’idea geniale se si hanno piani a lungo termine. Bush poteva sfruttare la moda teocon perche’ tutto quello che aveva in mente erano 4 anni di presidenza, piu’ eventuali altri 4. Ma otto anni per un istituto come la chiesa cattolica non sono nulla: cosi’, nel trasformare il cristianesimo in una moda dilagante, da un lato lo hanno elevato a picchi di consenso impensabili, ma dall’altro ne hanno limitato il dominio nel tempo.
Oggi questo papa si ritrova con un mondo teo(con|dem) che e’ un vestito vecchio, passato di moda. Cosi’ come il khafirismo e’ un trend discendente. Che cosa succede adesso?
Succede che questi gruppi si trovano di fronte ad un baratro: quello che succede agli integralisti americani, come ai cattolici nostrani, come ai khafiri, e’ di fare la fine di ogni moda passata. Obliterata, ridicola, al punto che nessuno ammette di averla mai seguita, e quando saltano fuori le fotografie del periodo si dice “ai tempi si usava cosi’” con un sorriso imbarazzato o divertito.
Questo e’ successo agli estremisti antiabortisti americani: sono stati elevati al rango di moda per motivi elettorali. Ne hanno goduto per qualche anno, ottenendo anche qualche vittoria politica. Poi, sono passati di moda. E paf, il baratro dell’ultimo cassetto dell’armadio, e poi del cassone degli stracci, e’ di fronte a loro.
Questa e’ essenzialmente la ragione per la quale sparano: sono passati di moda. E passare di moda, per chi ha un’idea di eternita’ della vera verissima verita’, e’ catastrofico.
Lo stesso capita al papa, come capita ai khafiri egiziani. Il papa ha goduto della gran figata di moda teo-qualcosa degli anni scorsi. Quando tutti prima di tutto professavano l’assoluta fedelta’ alle loro preziosissime radici cattoliche, l’amore per il papa e la religione, quando una personaggina come Maurizia Paradiso (4) si professa convertita ed ultracattolica, il Ferretti diventa un chierichetto castrato , i comunisti storici si fanno dare l’estrema unzione prima di schiattare.
Come tutte le mode, pero’, anche questa e’ tramontata. La conseguenza e’ che il Papa e la chiesa cattolica hanno di fronte a se’ lo stesso baratro degli antiabortisti americani: l’ultimo cassetto degli armadi. La fine della moda.
Per capire come mai questo stia succedendo ai Khafiri nel mondo islamico bisogna esaminare un problema serio, che e’ quello dell’ingerenza. L’ingerenza ha due direttrici: quella che porta l’agenda del potere spirituale ad imporsi su quella del potere temporale, e viceversa. Nel caso delle religioni abramitiche, negli ultimi 300 anni e’ stato il potere temporale ad interferire su quello spirituale.
I piu’ “laici” di voi si staranno strappando i capelli, ma e’ cosi’: l’agenda degli ultimi 200 anni della Chiesa (e dal crollo dell’impero ottomano per gli islamici) e’ stata dettata da partiti politici e da interessi nazionali.
Prendiamo per esempio l’aborto. Si tratta di una pratica che il mondo cattolico ha sempre tollerato, almeno nei primi 1700 anni della sua esistenza, per la semplice ragione che la piena vita spirituale della persona inizia col battesimo, al punto che i non battezzati avevano bisogno di dispense particolari per la sepoltura, come per i suicidi, ed esistette un problema teologico di creare una zona “il limbo” nella quale finissero le loro anime, se fossero nati.
Il problema peraltro riguardava solo quelli nati vivi, ovvero quelli che avessero respirato almeno una volta prima di morire dopo il parto. Di quelli abortiti non c’era traccia alcuna.
Con questo intendo dire che se aveste seppellito un feto abortito in terra consacrata sareste stati considerati dei profanatori, delle streghe o dei satanisti, e probabilmente uccisi o perlomeno puniti. Seppellire un aborto in terra consacrata questo era; nessuno si sarebbe sognato di andare a chiedere ad un prete di benedire una simile pratica, che sarebbe immediatamente stata bollata d’infamia.
Se pensate che oggi si propongono speciali cappelle dentro le chiese degli ospedali (che sono anche piu’ consacrate di un cimitero) ove seppellire i feti abortiti, potete facilmente immaginare quanto sia cambiato: il problema e’ chedi mezzo ci sono questioni teologiche, e quindi non e’ facilmente spiegabile perche’ seppellire un aborto in terra consacrata e fargli l’estrema unzione (riservata normalmente ai battezzati solamente) oggi non sia piu’ una forma di profanazione satanista.
La verita’ e’ molto semplice: l’agenda politica, ovvero lo scontro tra partiti modernizzatori del ruolo della donna  e partiti che volevano la societa’ arcaica mantenuta com’era, si e’ sovrapposta alla teologia, costringendo i teologi ad una svolta. Svolta  diluita nel tempo, che lentamente ha trasformato la sepoltura di un aborto in terra consacrata da profanazione e bestemmia a pratica altamente desiderabile e simbolicamente cattolica.
Cosi’ oggi il cattolico va  a fare, credendosi cattolico, quello che un tempo lo avrebbe portato a morte certa: dare l’estrema unzione ad un non battezzato sepolto dentro un terreno consacrato.Da bestemmia e profanazione a ‘cultura della vita”, e solo perche’ l’agenda politica degli ultimi 30 anni ha spostato sull’asse delle rivendicazioni sessantottine il dibattito, e i teologi hanno puntualmente seguito l’agenda dettata dai politici.
Lo stesso capita al mondo dell’estremismo islamico. L’islam sciita di per se’ non e’ mai stato particolarmente estremista, e storicamente l’Iran e’ un paese nel quale hanno potuto convivere millenni di storia religiosa  e l’islam sciita e’ sempre stato molto piu’ attento di altri alle istanze sociali. Il guaio inizia con Khomeini e la sua “soluzione” al problema dello schieramento nel mondo bipolare USA-URSS. Ma questo, faccio notare, e’ ancora un problema POLITICO. Evento politico, l’ascesa di Khomeini al potere, che ha portato ad una svolta nel modo di fare teologia. Ma attenzione, perche’ si parla di ingerenza: stiamo dicendo che l’agenda teologica dell’islam sciita e’ stata stravolta da un evento politico, avente peraltro molte caratteristiche dell’evento politico internazionale (l’uscita dall’area americana e l’ingresso in quella sovietica.).
Se esaminiamo l’andamento dell’estremismo islamico, quasi mai troviamo delle istanze teologiche alla radice dei cambiamenti: non abbiamo a che fare con un concilio che decide che una dottrina e’ eretica piu’ del solito e quindi va combattuta come poteva essere  l’enciclica “Ad Extirpanda”. Abbiamo a che fare con istanze politiche che fanno pressioni sul mondo della teologia, iniziando a premiare quei teologi che deformino la teologia esistente ad uso e consumo di una precisa fazione.
Il problema sta nel fatto che l’ingerenza della politica nella religione e’ anche piu’ dannosa (per la religione) di quanto non sia l’ingerenza della religione in politica (per la politica). Le istanze politiche che hanno portato la chiesa a stravolgere la propria teologia trasformandola in un manuale di sessuologia riproduttiva  hanno le proprie ragioni nella politica, ma quando la politica smette di interrogarsi e cessa lo scontro si esaurisce qualsiasi VALORE nel prendere posizione a riguardo. Questo avviene coi tempi della politica, che sono nell’ordine della memoria d’uomo, cioe’ attorno ai 70-80 anni.
Ma una religione ha bisogno di vita piu’ lunga: la politicizzazione dell’agenda teologica semplicemente accorcia i tempi della religione. Alla quale i politici chiedono di cambiare al ritmo delle loro istanze, dimenticando che per correggere gli errori le chiese hanno poi bisogno di secoli. Cosi’ la chiesa cattolica sta ancora digerendo l’illuminismo quando si trova a prendere posizione sul movimento sessantottino e fonde le due cose.  Ma mentre il pensiero illuminista ormai e’ cosi’ diffuso che nessun occidentale puo’ negare di essere illuminista, si tenta di condurre una battaglia contro la liberta’ sessuale del sessantotto. Il risultato e’ un messaggio terribilimente ambiguo: “l’educazione sessuale minaccia la liberta’ religiosa”.
Se inseriamo questa affermazione dentro il dibattito sessantottino, essa ha senso: si tratta di decidere se fare educazione sessuale o meno. MA la chiesa sta ancora digerendo l’illuminismo, che invece e’ dominante, e il messaggio che QUALSIASI tipo di educazione sia peggiore dell’ignoranza non puo’ passare. L’agenda politica ha distorto l’ideologia ecclesiastica, portandola a combattere le istanze illuministe mentre i politici la spingono a combattere il sessantotto. Il risultato e’ quello di parole che risultano anacronistiche, non rispetto al dibattito sessantottino, ma rispetto a quello illuminista; che e’ il dibattito che ancora la chiesa si sforza di digerire.
Allo stesso modo , l’Islam sta ancora tentando di digerire la fine del califfato. Si trova nella situazione nella quale i sovrani francesi tentano di ricostruire il sacro romano impero. Solo che mentre succede questo, la politica internazionale irrompe sulla scena e impone che si prenda posizione circa lo scontro tra USA (nazione secolare, pseudocristiana, illuminista e materialista) e l’ URSS (paese comunista e ateo, nonche’ socialista ed egualitario) . E’ come se nel 900 d.C. all’ Europa fosse stato chiesto di prendere posizione in uno scontro fra Impero Mongolo e civilta’ Maya.
La teologia del periodo non aveva alcuna intenzione di chiedersi se il buddismo animista (5) fosse migliore o peggiore del politeismo sudamericano, tantomeno il perche. Non era in agenda e gli interrogativi erano molto diversi. Se non ci sono state devastazioni culturali e’ stato perche’ l’ impero mongolo e quello maya erano sconosciuti. Ovviamente se questi due imperi si fossero scontrati in Europa, sarebbe stato urgente prendere una posizione. Ma una posizione sul  culto dei morti maya o sugli interrogativi del buddismo avrebbe completamente stravolto la teologia cattolica, impedito completamente la riforma, stroncato Cartesio e Lullo, eliminato qualsiasi senso della Magna Charta, e non so che altro.
Cosi’, la morale e’ molto semplice: le religioni abramitiche stanno diventando piu’ radicali perche’ ognuna di esse ha subito enormi ingerenze politiche , sia nel senso della politica interna che quella internazionale, venendo ridotte nel dominio temporale. Esse sono essenzialmente agonizzanti perche’ hanno dovuto accettare i tempi della politica nei dibattiti teologici, trasformandosi in entita’ piu’ temporali che altro.
Vedendosi ridotte a mode, esse vedono di fronte a se’ lo spettro dell’ultimo cassetto dell’armadio. E reagiscono come fa qualsiasi movimento che perde consenso: radicalizzandosi.
Il khafirismo islamico si e’ diffuso negli strati piu’ poveri della popolazione, contando sulla rabbia. Ma il problema e’ che i finanziamenti si stanno riducendo e l’unico antidoto alla poverta’ e’ la ricchezza, che la religione non sa portare se non ai religiosi.
Cosi’, assistiamo ad una aggressiva radicalizzazione, accompagnata da una zona grigia sempre piu’ estesa: non abbastanza laica da soddisfare i laici ma nemmeno abbastanza religiosa da soddisfare i religiosi (si pensi alla Turchia e alla sua deriva democristiana o meglio demoislamica, o alla triste fine del “regno di Dio” irlandese, ancora formalmente ipercattolico e materialmente dionisiaco) .
Nel futuro vedremo sempre piu’ movimenti radicali, vedremo il Papa dire cose sempre piu’ radicali, per la semplice ragione che le aree grigie sono aree che possono apparire religiose ai laici, ma hanno la brutta sfiga di non portare denaro alle chiese, ne’ offerte alle organizzazioni caritatevoli islamiche, cosa che portera’ ad una progressiva radicalizzazione degli islamici, a loro volta.
Il motivo per il quale falliranno entrambi e’ molto semplice: innanzitutto il processo di radicalizzazione riduce il consenso reale (sempre meno puri e duri) a favore di quello apparente (una zona grigia ed inerte sempre piu’ ampia) , e quindi e’ un processo che si autoalimenta. In secondo luogo, perche’ la radicalizzazione avviene sui temi dettati dalla politica (aborto, divorzio, sessualita’, eccetera) e non su temi davvero religiosi.
Istituzioni religiose ormai snaturate dall’ingerenza della politica  sono incapaci di occuparsi di fede, e si limitano a dire alle donne come vestirsi, a discutere se le donne debbano guidare l’automobile, se debbano portare il velo, se debbano mangiare maiale, se debbano fare pompini o se possano lasciare il marito o come debbano usare l’utero.
Il problema che l’uomo pone alla religione, “c’e’ altro oltre a me?” non viene affatto sfiorato da tutto questo parlare di minchiatine materiali. Di conseguenza, fallendo nel soddisfare la loro stessa ragione di esistere, queste religioni stanno per fare la fine dei partiti radicali che conosciamo in politica. Una storia discendente , anche se ad oscillazioni , che portera’ alla loro marginalita’.
Una marginalita’, purtroppo, sempre piu’ violenta. Finche’ qualche medico americano uscira’ da una clinica con uno strumento Smith&Wesson per l’ “aborto post-parto”, e freddera’ un antiabortista troppo esagitato per legittima difesa. O sino a quando qualche islamico non si trovera’ ad ammazzare qualche poliziotto in Italia, ottenendo tutta la reazione che ne deriva. O fino a quando qualche obiettore non pestera’ i piedi a qualcuno di veramente grosso.
A quel punto, una minoranza molto ristretta sara’ molto, molto facile da mettere fuorilegge ed eliminare. Col consenso di tutti, o quasi. Anche dei grigi, che essendo solo grigi fanno meno fatica a sbattere i vestiti vecchi nell’ultimo cassetto dell’armadio.
Uriel
(1) Uno di loro sosteneva che l’ Iraq, se avesse avuto l’atomica, sarebbe stato automaticamente un pericolo per gli USA, e crede davvero che sia necessario proteggere la Polonia da un assalto iraniano mediante uno scudo antimissile. Inizialmente pensavo che mettessero le carte geografiche nel frullatore prima di guardarle, poi ho capito semplicemente che hanno una concezione della guerra come “serie di sparatorie dove si usano le armi piu’ grosse che si hanno a disposizione”. In pratica, ritenevano potente l’  Iraq perche’ stava costruendo un supercannone, lungo centinaia di metri. (Gli americani devono essere piu’ minidotati della media, credo.)
(2) A Odifreddi e’ venuta la geniale idea di venderla/divulgarla come “teorema dei due gelatai”, con il risultato di abolire la questione statistica e ridurre il tutto ad uno stupido simplesso in uno spazio di banach ad una dimensione. (della spiaggia nell’esempio di Odifreddi viene considerata solo la lunghezza). Ho una pessima opinione sulla competenza di Odifreddi: e’ vero che il teorema del median voter e’ un teorema ad una sola dimensione, ma la componente statistica ne alza l’ordine. Non credo che Odifreddi vincera’ mai il premio Feynman come divulgatore, insomma: semplificare per divulgare e’ giusto, vendere un concetto per un altro no.
(3) Questo significa che potete riproporre una moda passata, a patto che nessuno ricordi che non si tratta di una novita’. Ma questo richiede la scomparsa completa del trend, almeno a memoria d’uomo.
(4) “Dai, dai un poco di cazzo a questa vecchia troia”. Ho un suo film dove dice essenzialmente questo, e’ ambientato in una fattoria. E’ ancora in giro sul Mulo. Cattolico, non trovate? “Ed in verita’ vi dico, mai la troia deve restare senza il suo cazzo [zoccole 14:32] , perche’ e’ veramente terribile la fame della  puttana  vivente [zoccole 14:56] E la puttana vecchia piu’ viene sfondata  nella notte dei tempi [14:71]”. Dal vangelo secondo Schicchi.
(5) la wikipedia italiana sostiene che Gengis Khan sia stato un cristiano nestoriano. (LOL). Quella inglese e’ piu’ sensata, Genghis Khan’s religion is widely speculated to be Shamanism or Tengriism, which was very likely among nomadic MongolTurkic tribes of Central Asia. But he was very tolerant religiously, and interested to learn philosophical and moral lessons from other religions. To do so, he consulted Buddhist monks, Christian missionaries, Muslim merchants, and the Taoist monk Qiu Chuji.” (http://en.wikipedia.org/wiki/Genghis_Khan#Religion). Ma non provo neppure a portare buonsenso in quella RAI che e’ Wikipedia Italia.