Il problema della mancanza di analisi politica.

Il problema della mancanza di analisi politica.

Il problema della mancanza di analisi politica.

C’e’ un fantasma che si aggira per il mondo. E il problema e’ che nessuno, oggi, ha la piu’ pallida idea di che cazzo sia. Tutti sappiamo, in fondo, che qualcosa sta andando nel modo sbagliato , sia nel mondo dell’economia che nella societa’ che nel mondo della politica, ma nessuno sa dire cosa, e specialmente tutti si fermano ad una vaga sensazione che le cose stiano andando per il verso sbagliato.

Il problema delle sensazioni vaghe e’ che una sensazione vaga di questo genere spinge le persone a cambiare, ma di per se’ non la sensazione non e’ sufficiente a spingere le masse in una direzione precisa. Il risultato e’ che le masse si distribuiscono casualmente in tutte le direzioni, dai nazisti sino ai comunisti, dagli ecologisti sino alla Alt-Right piu’ negazionista, e cosi’ il valore medio del loro sforzo e’ nullo.

Il problema in passato non si poneva perche’ esistevano delle ideologie: le ideologie fornivano, circa un’analisi globale e generale, e quindi potevano orientare nella stessa direzione tutti quelli che sentivano che “le cose non stavano andando per il verso giusto”.

Il problema odierno, cioe’, e’ che non andiamo oltre alla vaga sensazione che le cose non stiano andando nel verso giusto. Ma non siamo capaci di stabilire un ordine di priorita’ delle cose da fare. E’ piu’ importante fermare gli incendi nella foresta amazzonica, o spegnere tutte le auto endotermiche? Uno scienziato vi direbbe che si, potremmo anche fare a meno della foresta amazzonica se spegnessimo per sempre tutte le automobili, siano a benzina o Diesel. Ma in mancaza di un’analisi seria, si direbbe che il problema sia salvare l’ Amazzonia. In questo senso, tutti sappiamo che il nostro stile di vita non e’ sostenibile, ma ci manca un’analisi che ci dica come procedere. E una ragazzina che usa una barca per andare a New York a fare un discorso che il mondo vedra’ su Youtube non sara’ certo la soluzione: e’ solo un esempio di come un certo feeling possa venire canalizzato nella direzione piu’ irrazionale e inconcludente se non si fanno analisi approfondite.

Non ho i mezzi e le competenze per fare tali analisi, ma posso immaginare quali siano le domande piu’urgenti cui dare una risposta.

La prima riguarda i valori fondanti della societa’. Se chiediamo su che cosa si debba basare una societa’ otteniamo valori di ogni genere, dalla liberta’ alla giustizia alla fratellanza. Tutto questo e’ molto bello perche’ sono valori molto belli, ma anche la simpatia , la cioccolata e toccare le tette sono cose belle; tuttavia non ci basiamo la societa’.

Cosi’, il fatto che desideriamo liberta’, giustizia e fratellanza , cosi’ come desideriamo simpatia, cioccolata e toccare le tette, non implica necessariamente che tutte queste cose siano valori su cui fondare una societa’: se conoscete un paese che ha simpatia, cioccolata e toccare le tette sulla Costituzione, ditemelo. Ve ne saro’ molto grato.

Ed il problema delle societa’ moderne e’ proprio questo: nella definizione dei valori fondanti si sono messe le cose che si desiderano come risultati. Ma non puoi dire che il pancake e’ il valore fondante dell’agricoltura; al massimo puoi dire che dall’agricoltura ti aspetti il pancake. L’idea sbagliata delle societa’ moderne e’ quella di usare come fondazione cio’ che si voleva ottenere: allora nella costituzione italiana c’e’ scritto che il paese e’ fondato sul lavoro. Perche’ tutti vogliono un buon lavoro, ma il fatto che tutti desiderano un buon lavoro non e’ un motivo sufficiente per metterlo in costituzione, altrimenti in Germania la costituzione menzionerebbe la birra, il bratwurst e grosse automobili di colore nero.

Nessuno sinora si e’ mai chiesto quali debbano essere  i valori “fondanti” di una societa’: tutti si sono chiesti quali debbano essere i risultati di una certa organizzazione, e poi li hanno adottati come valori fondanti. Il risultato lo vediamo in occidente: si sono costruite nazioni fondate sulla liberta’, per scoprire che una nazione fondata sulla liberta’ e’ solo un altro centro commerciale dove fare shopping.

Alcune nazioni hanno perseverato con l’uguaglianza come valore fondante, per poi scoprire che una nazione fondata sull’uguaglianza e’ soltanto un altro museo dei diritti , da visitare quando siete in gita scolastica e sta piovendo a dirotto.

Come se non bastasse, quando si sono usati i desiderata come risultati, e si sono scritte le costituzioni, si sono usati dei valori astratti come liberta’ ed uguaglianza: ma se si intendeva usare un valore astratto perche’ lo si voleva ottenere in pratica, allora sarebbe stato meglio definire, nella costituzione, cosa sia in pratica la liberta’.

La scarsita’ di analisi sui valori fondamentali e’ la prima catastrofe. Occorre, e urgentemente, una seria analisi su quali possano essere valori fondamentali, e quali tra questi dovrebbero essere: il risultato pratico va perseguito semmai all’interno dei valori generali. Adottare  liberta’, toccare le tette, fraternita’, simpatia, uguaglianza e nutella come valori fondamentali solo perche’ sono cose che ci piace avere non e’ stata una buona idea.

L’altro punto che nessuno sta analizzando e’ , una volta per tutte, cosa sia il “popolo”, cosa sia la “nazione” e cosa sia un “governo”. Quando leggo le analisi fatte dai politologi mi viene freddo: viene da commentare “ma qui piovono assiomi”.

Quello che si e’ fatto sinora e’ stato quello di definire le nazioni come elementi di qualche insieme, oppure come elementi stessi. Il risultato e’ che tutti si sono scervellati tirando fuori quantificatori e qualificatori di ogni genere, dall’estensione geografica alla forza dell’esercito. Quando si e’ cercato di definire “il popolo” si e’ cercato di definirlo come insieme, e dunque di trovare qualcosa che accomuna tutti gli individui di un popolo, una qualche classe di equivalenza che potesse creare “il popolo” come classe di individui accomunati dalla stessa proprieta’. In questo catastrofico calderone sono finite la discendenza, la tradizione, la storia , la lingua, e altri dettagli che si stanno mostrando del tutto irrilevanti, e che lo erano anche in passato.

Il problema e’ che la definizione di “popolo” e’, usando un universo logico di primo ordine, completamente impossibile, quando non paradossale. Ma una definizione di secondo ordine rischia di diventare incomprensibile ai piu’: roba da poco, se consideriamo che i piu’ non conoscono la storia, la tradizione e neppure la lingua del proprio “popolo”, senza menzionare che conoscono i propri progenitori per non piu’ di 3 generazioni. E anche quando scavano per conoscere il proprio albero genealogico scoprino che si, puoi tramandare i dati anagrafici dei tuoi progenitori, ma non ne stai tramandando alcun lascito, alcun messaggio, alcun contenuto. Che cosa ti ha insegnato il tuo bis-bisnonno?  Che cosa pensava? In cosa credeva? Cosa ha imparato, durante la propria esistenza?  Boh. Magari sai come si chiama, ma non hai tramandato nulla di quanto lui abbia imparato. In pratica, e’ vissuto per niente: in queste condizioni, “storia” e “tradizione” sono parole vuote.

La definizione di governo e’ , poi, una catastrofe logica. Tutte le definizioni sono funzionali (“di cosa si dovrebbe occupare”) o di tipo pratico (“quali benefici dovremmo trarne”) , sino a questioni procedurali (“come dovrebbe operare”) ma il punto e’ che queste funzioni si applicano ugualmente ad un consiglio di amministrazione, ad un impero, ad un manicomio e ad una colonia felina. In tutti i casi, per definire una qualche gestione dovete rispondere a queste domande, ma l’assegnazione di queste qualita’ ad un ente preciso non e’ immediata come sembra: se leggo le definizioni dei migliori politologi attuali, la soluzione ideale sembra quella di usara la gattara di una colonia felina come governo.

Vi sfido a trovare un solo politologo che, nel definire un buon governo in maniera astratta, non abbia descritto alla perfezione (mutatis mutandis) la gattara di una colonia felina.

Un altro problema catastrofico e’ che stiamo usando concetti come “popolo”, “stato”, “governo” , senza aver mai definito con chiarezza che diavolo siano e attribuendoli automaticamente alla nazione, e attribuendone uno per nazione. (perche’ una nazione non possa avere tanti governi,per esempio uno per le donne e uno per gli uomini, non e’ chiaro).

Il risultato e’ che oggi questi concetti sono sotto stress per via della globalizzazione, ma se domani lo Zuckerberg della situazione vi proponesse di trasformare l’Italia in una gigantesca colonia felina, voi non sapreste spiegare per quale motivo “popolo”, “nazione” e “governo” siano preferibili ad essere un gigantesco branco di egocentrici, pelosi ruffiani scansafatiche nutriti a sbafo da enormi mamme amorose.

(una voce dentro di me sta cercando di convincermi che , in effetti, la definizione di ” gigantesco branco di egocentrici, pelosi ruffiani scansafatiche nutriti a sbafo da enormi mamme amorose.” si applichi a moltissime persone italiane che conosco.)

L’ultima domanda e’: in che pianeta vogliamo vivere. Tutti sentiamo che stiamo amministrando il pianeta nel modo sbagliato, ma senza una vera analisi razionale del problema, finiremo con l’applaudire una ragazzina che va in barca sino a New York, onde pronunciare un discorso che il resto del mondo vedra’ su Youtube.

In questo senso sappiamo che qualcosa va storto: mancando un’analisi, stiamo andando a sbattere contro qualsiasi cosa ci sembri buona. Per esempio, ci stiamo battendo perche’ i paesi africani salvino la biodiversita’, salvando leoni, rinoceronti e foreste dall’antropizzazione. I paesi africani, pero’, potrebbero chiedere agli europei per quale motivo si sia sderenata la foresta nera, che un tempo era immensa, per quale motivo si siano estinte tutte le specie di grandi felini viventi in europa, e perche’ si sia antropizzato per intero il continente. Perche’ noi si e loro no? Del resto, il presidente brasiliano potrebbe far notare agli occidentali che il paese che taglia piu’ alberi al mondo sono gli USA, non il Brasile. Perche’ gli americani possono tagliare alberi a ritmi devastanti e i brasiliani devono proteggere ogni albero?

A queste domande non daremo mai risposta, se non cominciamo con delle analisi serie: dove vogliamo vivere? Davvero ha senso abitare paesi freddi, a spese energetiche enormi, quando esistono vaste zone calde e semidesertiche, ove non avremmo alcun problema di riscaldamento? Che cazzo ci fanno milioni di persone in Norvegia, quando ci sono molti posti oggi disabitati ove potrebbero vivere senza mai accendere un termosifone in vita loro?  Davvero dobbiamo sprecare energia a vivere in luoghi montagnosi, quando vivere  in luoghi piatti farebbe risparmiare energia?

E badate bene, la tecnologia non risolve il problema. LA tecnologia risolve problemi tecnologici, ma non fa scelte: quelle la fa il cliente. Vi faccio un esempio:

Sono andato ad un congresso, poco tempo fa, ove ci spiegavano come l’ IoT possa far risparmiare il 30% di aria condizionata in un grattacielo.

Ora, osservate l’idiozia: un grattacielo non e’ altro che una grossa serra. Un edificio con pareti trasparenti la cui fisica consiste nell’assorbire calore e trattenerlo per effetto serra. Chi costruisce una serra , cioe’ un grattacielo, e’ cosciente di costruire una serra e sa che avra’ la fisica della serra: quando arriva il sole, la temperatura cresce.

Dopo aver disegnato una serra, questi parrucchieri per palazzi architetti scoprono che avendo costruito una serra, la serra si comporta come una serra, cioe’ richiede climatizzazione onde rimanere vivibile. A quel punto, arrivano i tecnologi e fissano il problema usando l’ IoT, facendo serre intelligenti, possiamo ridurre la necessita’ di condizionatori, fino a consumare solo il doppio rispetto ad un edificio in pietra, e solo quattro volte tanto lo stesso spazio abitabile costruito sottoterra.

In realta’ servirebbe qualcuno che dica: “ma davvero milioni di persone devono lavorare dentro una serra, con un dress code invernale anche d’estate, anziche’ costruire edifici che non sono serre e vestirsi leggeri d’estate?”.

Stessa cosa con le auto: siccome le auto endotermiche inquinano stiamo riducendo l’inquinamento usando quelle elettriche, ma nessuno ha mai cercato di calcolare quante automobili servano davvero al genere umano.

Ci stiamo affannando a “salvare il pianeta” senza aver mai deciso chi debba farlo, come si debba fare, quanto si debba fare e dove si debba fare. Il risultato e’ che se l’industria automobilistica vi dice che il numero di auto deve raddoppiare, ma tanto sono elettriche, nessuno di noi sa calcolare se questo sia un bene o meno.

Occorre quindi qualcosa che faccia da analisi e fornisca delle risposte a questi quesiti. Devono essere risposte razionali, e l’analisi deve essere lucida e sistematica, altrimenti rischiamo di perseguire il mirabile obiettivo di diventare una gigantesca colonia felina alimentata ad energia solare, fondata sui valori di cioccolata, toccare le tette e simpatia.

Una costruzione che rispetterebbe i desiderata di quasi tutti i pensatori politici di ogni estrazione, degli ecologisti ,dei seguaci di Any Rand e della quasi totalita’ dei filosofi.

Il che vi fa capire a quante teste di cazzo abbiamo creduto sinora. Solo che ora i nodi vengono al pettine, e tutte le pseudorisposte che abbiamo in mente non stanno funzionando, perche’ nessuno ha mai analizzato prima i problemi.

E quindi sarebbe ora che qualcuno si sforzasse di rispondere razionalmente , almeno alle domande di base.

https://keinpfusch.net/il-problema-della-mancanza-di-analisi-politica/

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