Il piacere di una crocetta.

E’ assai interessante notare quanto diventi immediatamente scorretto nel metodo ogni dibattito che si sforzi di mettere in dubbio i “brillanti risultati” della democrazia repubblicana e in particolare della democrazia in se’ e per se’. Ci sono delle ragioni per cui avviene questo, e le immagino facilmente.
La scorrettezza si vede subito. Quando si vantano i meravigliosi risultati della democrazia, per esempio sul tema femminile, si tirano fuori sempre e solo quantita’. Statistiche sul numero di donne che fanno i dentisti, che fanno i manager, eccetera.

 

Gia’ questa sarebbe una scorrettezza perche’ stiamo misurando dati economici; durante la grande depressione gli USA non cambiarono sistema politico, tuttavia la condizione femminile vario’ di molto. E miglioro’ di molto durante la seconda guerra mondiale, ove gli uomini erano al fronte e piu’ donne ebbero la possibilita’ di prendere il loro posto. Il tutto senza che cambiasse il sistema politico, ragione per cui per prima cosa bisognerebbe sempre fare dei confronti dopo aver in qualche modo immaginato un chi-square abbastanza equo nel paragone.

 

Comunque, supponiamo anche che i numeri sulla quantita’ di donne che lavorano e sul loro reddito siano un metro poco scorretto: in ultima analisi potremmo cavarcela dicendo che sia un dato di sintesi. Allora abbiamo detto che il dato di sintesi sia sufficiente per dare un giudizio.

 

Cosi’, posso tirare fuori il dato di sintesi e calcolare la percentuale di cariche ufficiali femminili dentro la monarchia e di quelle dentro la repubblica. Ovvove, questa volta il dato sintetico da’ torto alle democrazie.

 

Allora verranno a dire che governavano poco, o che la qualita’ del loro potere fosse diversa.

 

Alt. Ma non abbiamo mai fatto considerazioni sulla qualita’ del potere femminile dentro le democrazie. Se dobbiamo ritenere valido l’argomento “ma la regina non governa davvero”, beh, allora iniziamo a dover calcolare quante delle donne di potere delle democrazie “governino davvero”: in Finlandia il sistema dei poteri e’ cosi’ bilanciato che la presidente in pratica e’ un portavoce.

 

Del resto, se anche misurassimo il reddito medio delle persone  scoprissimo che le donne sono piu’ pagate nella data nazione, poi dovremmo fare considerazioni tipo “ma per una donna occorre lavorare il doppio per tenere la posizione”: morale della storia, se lavora il doppio e lo stipendio medio e’ uguale, viene pagata la meta’ per unita’ di lavoro.

 

Ma queste considerazioni vengono potate via quando si discute dei traguardi della democrazia. Quando si tratta di esaltare la democrazia si arriva col dato sintetico e statistico. Se qualcuno osa prendere altri numeri e dire “eh, no, figliolo, tu in 200 anni non hai avuto una presidente che una, mentre il regno unito ha avuto 3 regine) allora si discutera’ della “qualita’ del vero potere” della regina.

 

Discutiamo della qualita’ del vero potere di un Clinton, che aveva il senato contro? Ovviamente no, perche’ il discorso della qualita’ si fa solo in un caso.

 

Se oggi discutessimo di quanto comandano le donne di potere nelle democrazie, o di quanto vengano ricompensate, difficilmente raggiungeremmo i risultati della media delle donne nobili. Una donna che abbia un potere politico di una marchesa francese pre-rivoluzione oggi e’ poco piu’ della presidente di una provincia.  Nulla a che spartire con il ruolo politico di una nobile , anche se Luigi stava modernizzando lo stato.

 

La verita’ e’ che quando si tratta di difendere la leggenda , ogni mezzo e’ lecito.  E la leggenda e’ la democrazia: i progressi dell’occidente NON SONO dovuti alla democrazia, ma al modello economico. Che, come ci insegna l’esperienza cinese , non dipende dalla democrazia, o perlomeno non ne ha bisogno.

 

Perche’ tutto questo amore per la democrazia?

 

Innanzitutto perche’ e’ una realta’ aumentata. Nella democrazia si direbbe che il governo non possa fare nulla senza ascoltare il parere di Gianantonio Zironi. Il quale Gianantonio Zironi e’ chiamato a decidere se il paese debba o meno avere le centrali nucleari; un’espertise in materia strategica, economica, energetica e fisica.

 

Immaginiamo quanto fico si senta Gianantonio Zironi, di professione taxidermista di fagiani, solo al pensiero che il paese sia li’ ad aspettare il suo prezioso parere su scelte strategiche.

 

Di base, la democrazia e’ un sistema ruffiano: si fa amare dicendo a Gianantonio Zironi che sara’ al centro dell’attenzione, che si fara’ solo quello che vuole lui, che lui avra’ bocca su tutto, che sara’ lui a decidere il ruolo del paese.

 

Ovviamente, le cose non stanno cosi’: Gianantonio Zironi conta esattamente quanto il cittadino di una monarchia, cioe’ zero, con la sola differenza che adesso gli si chiede di mettere una crocetta sul simbolo di un partito che ha deciso chi dovesse governare.

 

E qui arriviamo al primo punto: la democrazia e’ un sistema di governo? Guardate Obama: e’ stato eletto, ma non era un uomo appartenente ad un clan potente come Clinton. Non avendo strumenti economici per trattare con le lobbies, non avendo un clan che ne appoggi le scelte , non potendo promettere o minacciare l’amicizia o meno del suo clan, Obama non e’ di fatto capace di governare.

 

E questo perche’ la democrazia puo’ dare un titolo ufficiale, ma non il potere. Il potere e’ una cosa diversa, e come stiamo vedendo nasce dalla precedente situazione economica. Se prendessimo il signor nessuno e lo mandassimo al potere, anche vincendo le elezioni, non riuscirebbe a cavare ragno dal buco.

 

Immediatamente i suoi parlamentari verrebbero minacciati da ogni lobby, corrotti, disinformati dai media ostili, eccetera. Cosi’, non riuscirebbe probabilmente a far approvare alcuna legge in parlamento. Come sta succedendo ad Obama, che non essendo potente come uomo si vede boicottare le leggi e non ha ancora cavato un ragno dal buco, pur essendo a meta’ mandato.

 

Morale della storia: il potere che la democrazia conferisce al vincitore delle elezioni e’ nullo. La democrazia di fatto offre ai gia’ potenti la possibilita’ di guidare la collettivita’, punto e basta. Se un mister nessuno viene messo a guida della collettivita’, non ha alcun potere collaterale con il quale esercitare materialmente le proprie prerogative.

 

Solo il capo di uno schieramento politico, mediatico, economico e sociale puo’ , una volta preso il governo, esercitare l’influenza che gli serve per governare. Il che significa, di fatto, che il candidato e’ gia’ un potente, oppure non governa.

 

Cosi’, se il cittadino comune puo’ solo scegliere il potente che gli piace di piu’, ma di fatto non avra’ potere per costringere il politico a fare cio’ che lui vuole, in realta’ si tratta di una finzione; lo stesso potente potrebbe andare al potere come si elegge il presidente di Confindustria,  per dire, semplicemente tenendo conto degli equilibri di potere.

 

Cosa mancherebbe in questo caso? Mancherebbe la convinzione, da parte del cittadino, di essere una componente essenziale del governo nazionale. Perche’ la chiave dell’amore che portiamo alla democrazia e’ questa: la amiamo perche’ amando la democrazia amiamo noi stessi.

 

E pensiamo che la democrazia sia il migliore dei sistemi possibili perche’ pensiamo di essere noi stessi, in quanto popolo, i migliori governanti possibili. Gianantonio Zironi si ritiene parte di una genia di Gianantoni Zironi che sono, essi stessi, la miglior classe politica esistente. Solo con questa assunzione e’ possibile credere che la democrazia, se fosse guidata dal popolo, sarebbe un governo qualitativamente migliore.

 

Se stiamo dicendo che chiedendo il parere a Gianantonio Zironi il governo dello Zar Nicola guadagnerebbe qualita’ , stiamo in pratica dicendo che Gianantonio Zironi sia piu’ abile dello Zar Nicola nelle questioni politiche.

 

Cosi’, per salvare il narcisismo di ognuno, occorre affermare che la democrazia sia il migliore dei sistemi possibili. Il che e’ palesemente falso: essa ha contribuito pochissimo al raggiungimento degli obiettivi odierni dell’occidente, che sono dovuti alla congiuntura economica.

 

Fino a qualche anno fa, il confronto occidente-comunismo sembrava voler dire che le democrazie sono caratterizzate da economie migliori; poi la crescita di una dittatura come la Cina ci mostra che per crescere economicamente bastano provvedimenti tecnicamente sensati in materia di economia, e la democrazia non c’entra un cazzo fritto con l’economia. Ma senza economia vengono meno le opportunita’, pari o dispari che siano: con la crescita economica, in cina le condizioni della donna sono leggermente migliorate. Ma questo e’ dovuto semplicemente al miglioramento generale. Se chi misura il miglioramento delle condizioni delle donne occidentali negli ultimi 50 anni comparasse il dato con il miglioramento delle condizioni globali , scoprirebbe che si tratta di un effetto economico: tutti stanno meglio, quindi anche le donne.

 

Alla democrazia viene pero’ attribuito il merito di tutto: la verita’ e’ che non e’ vero, e che se facciamo dei confronti scremando i fattori irrilevanti, non sembra essere la democrazia il fattore trainante.

 

Il secondo motivo per il quale la democrazia piace e’ che non propone modelli alti quanto un regno. A parte l’inevitabile culto della personalita’, rimane il fatto che Elisabetta di inghilterra sia una donna colta, dai gusti raffinati, piuttosto intelligente e capace di gestire problemi di dimensione geopolitica: lo scontro tra lei e la Tatcher riguardo alla questione sudafricana e alle relative pressioni del commonwealth era dovuto a questo. Si tratta comunque di una categoria di problemi che la donna comune, anche quando manager, probabilmente non saprebbe gestire.

 

E’ quindi un esempio “alto”: oltre a dover essere colta , capace e raffinata le vengono chiesti dei modi squisiti , di fare beneficenza, di patrocinare cause “nobili”, eccetera. Che questa sia una facciata o meno, conta poco: poiche’ questa e’ l’immagine, questo e’ il modello.

 

Ovviamente, anche alle first lady del mondo democratico e’ chieso questo; ad imitazione del vecchio modello di donna nobile. Il guaio e’ che la nobilita’ non produce solo la regina; produce anche la contessa vattelapesca viendalmare, che e’ piu’ vicina al popolo ma deve, presumibilmente, dare la stessa impressione di raffinatezza, lo stesso esempio di dignita’, eccetera.

 

In generale, una monarchia fornisce nella figura dei nobili quello che e’ (o dovrebbe essere ) un modello di comportamento. Una persona che viene dalle zone ex austriache mi disse che la regina era diventata un modello per le donne, perche’ se lei poteva fare qualcosa allora poteva farlo qualsiasi donna. Il che e’ vero, da questo punto di vista.

 

Che genere di modelli porta la democrazia? Qui c’e’ il problema: sicuramente sono facili da raggiungere. Voglio dire, in fondo essere come Veronica Berlusconi e’ facile, basta farsi fare le corna. Essere come la moglie di Bossi probabilmente e’ un risultato alla portata di tutte. Essere come Afef non e’ a sua volta complesso: basta essere belle e sposare la persona giusta.

 

Eh, capite che il problema diventa chiaro: siamo al solito problema del maschio alfa e della femmina alfa. Oltre ad essere i capi del branco, essi sono tenuti a dare un esempio. Se prendete dei reali, che possono venire spiati meno di chiunque altro (1), gli attribuite ogni qualita’ positiva e li esponete nel loro splendore (anche frutto di un mito, sia chiaro), avrete fornito un maschio alfa che sara’ un modello per i maschi e una femmina alfa che sara’ un modello per le donne.

 

Il che rende difficile per l’uomo comune mantenere la propria autostima: voglio dire, non e’ che Bossi sia una minaccia per la mia autostima. Avessimo un Cavour, beh, qualche complessino di inferiorita’ lo avrei anche. Insomma, ci fa comodo avere un’aristocrazia di merda.

 

Ci fa comodo perche’ nel confronto tutti noi pensiamo che alla fine potremmo essere al posto di Borghezio, Berlusconi, Veltroni o Bertinotti, e ci allarghiamo anche a pensare che forse faremmo di meglio. Presunzione che quando hai un Re che e’ pluridecorato in guerra, ha tre lauree, e’ ufficiale di stato maggiore, parla quattro lingue, gestisce un patrimonio personale enorme, e gli resta pure del tempo libero per la caccia alla volpe , diventa difficile da sostenere.

 

E lo stesso dicasi dell’esempio di una regina: quando la donna modello parla quattro lingue, ha una laurea, ha dei modi squisiti, un gusto estetico elevatissimo, una vita sociale straordinaria, si dedica alla beneficenza e respinge decreti rifiutando di firmarli, o si impunta sulle pressioni contro l’apartheid, beh, la donna comune potrebbe sentirsi un pelino inadeguata.

 

Il secondo problema della monarchia, come di qualsiasi aristocrazia moralmente qualificata, e’ che rappresenta un esempio troppo alto rispetto al narcisismo dell’uomo medio. Durante l’ Ancien Regime, il francese medio non poteva nemmeno sognare di gestire, con la sua misera aeducazione , la massa di impegni e strategie di cui si occupava il Re Sole. Non avrebbe avuto le qualita’ intellettuali necessarie a governare al posto di Luigi.

 

Oggi, invece, possiamo illuderci (alimentando il nostro narcisismo), che sapremmo consigliare il governo in carica, anzi: la democrazia ci fa credere (anche se non e’ vero) di eleggere il governo. Il cittadino cosi’ pensa di poter consigliare, anzi crede di aver ispirato lui stesso l’azione di governo. 

 

Non e’ forse lui medesimo, Re Luigi?

 

Questa e’ la sinergia del potere democratico:
  • Alimenta l’ego del cittadino, suggerendogli di avere le conoscenze, la cultura e le capacita’ di un sovrano, al punto da fargli determinare il governo.
  • Non colpisce l’ego del cittadino come fanno le aristocrazie, proponendo esempi di persone migliori, piu’ colte, piu’ capaci o piu’ nobili.
Questa e’ la ragione vera per la quale piace. Non importa che sia capace di produrre i risultati economici sperati, ne’ di qualsiasi altra cosa. Quello che importa al cittadino e’ semplicemente di ritenersi alla pari del Re. Tutto qui.

 

Per questa ragione alla democrazia vengono attribuiti poteri mitologici, come quello di portare ricchezza o di portare liberta’, o equita’, o parita’: sono gli stessi attributi che il cittadino assegna a se’ medesimo.

 

Cosi’, contestare i risultati della democrazia repubblicana e’ visto come una bestemmia. Perche’ se diciamo che non e’ la democrazia il miglior governo possibile, e che un sistema di nobili funziona meglio a patto che tra i suoi doveri ci sia quello di dare l’esempio di virtu’ in pubblico, non stiamo dicendo che dio e’ morto, o che dio non esiste.

 

Stiamo dicendo che e’ vivo , ma e’ un gran pezzo di merda.

 

Da cui le reazioni disordinate.

 

Uriel
(1)  Sono per la reintroduzione del reato di Lesa Maesta’: essendo un esempio, sulla famiglia reale si deve dire solo bene.

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