Il paradosso di Abilene e la dittatura della massa.

Sinora ho citato diverse volte il padadosso di Abilene, e mi hanno chiesto di spiegarlo. Contemporaneamente ho detto “dittatura della massa”, e anche questo termine e’ abbastanza oscuro. Cosi’ adesso vedo di sforzarmi di spiegare entrambe le cose, in un linguaggio semplice.

Il paradosso di Abilene.

Dunque: Nash ha dimostrato che il sistema raggiunga un equilibrio migliore se ogni giocatore si sforza di beneficiare anche il sistema (cioe’ di contribuire al risultato complessivo) oltre che a massimizzare il proprio punteggio. C’e’ pero’ un piccolo problema: se l’informazione non e’ completa, e’ possibile produrre un gioco paradossale assumendo che tutti i giocatori vogliano migliorare il sistema, senza sapere pero’ come farlo.

Il paradosso di Abilene prende il nome da un racconto nato per spiegarlo. Una famiglia che, come molte persone, crede che Abilene sia un posto bellissimo sta organizzando una gita. Nessuno dei partecipanti vorrebbe andare ad Abilene, ma tutti credono (poiche’ e’ risaputo che Abilene sia bellissima) che gli altri vogliano andarci.

Cosi’, poiche’ ognuno intende evitare di essere il tiranno del gruppo, ognuno decide di acconsentire ad andare abilene. Il risultato e’ una stravagante unanimita’, ottenuta rinunciando al proprio payoff a favore di un un presunto payoff globale. Il problema e’ che nessuno voleva andare ad Abilene, e il risultato e’ che nell’intento di massimizzare il payoff collettivo si e’ ottenuto il peggior payoff possibile sia per i singoli che per il gruppo.

Alcuni sostengono che si tratti dei rischi impliciti nei gruppi che ritengono di condividere un sapere comune , altri sostengono che la chiave sia nell’informazione incompleta. Il problema e’ che una volta iniziato il gioco non e’ possibile cambiare le regole, e quindi se il gioco non permette ad ognuno di capire quale sia il guadagno degli altri, ritenendo che il massimo sia quello di andare ad Abilene, il risultato e’ che paradossalmente e’ lo sforzo di massimizzare il payoff a produrre il minimo payoff.

Un’altra obiezione e’ che questo succeda non perche’ vi sia una informazione incompleta, ma perche’ vi sia l’informazione falsa. In realta’ l’esempio, espresso in linguaggio naturale lascia aperta la differenza tra l’informazione “Abilene e’ bella” e “tutti vorrebbero andare ad Abilene”. Cosi’, alcuni sono portati a concludere che se il gruppo non condividesse alcuna informazione (tipo un gruppo di lavoro interetnico) sarebbero costretti  discutere le proprie preferenze. In realta’ questo cambierebbe il gioco aggiungendo informazione.

Cosi’, il concetto e’ questo: quando un gruppo condivide un’informazione falsa  e c’e’ la volonta’ di massimizzare la resa di gruppo anche a scapito della propria, e’ possibile che gli individui collaborino volontariamente alla costruzione di un gioco che e’ il peggiore per ognuno dei giocatori E del sistema stesso.

Questo e’ importante per costruire quella che io chiamo la dittatura del tutti. Supponiamo che esista un ente “tutti” che e’ l’ipotetico depositario di alcune proposizioni. Supponiamo che tuttti siano decisi, magari in buona fede, a non remare controcorrente allo scopo di non imporre la propria opinione sugli altri.

Cosi’ si crea un’opinione dominante, che in realta’ non e’ condivisa da nessuno. Ma siccome nessuno vuole contestare l’opinione di “tutti”, il risultato e’ che tutti partecipano allegramente a qualsiasi cosa , fingendo che gli vada bene. Si tratta di qualcosa che spiegherebbe il fenomeno dei volonterosi carnefici tedeschi(1), e che permette in un mondo mediatico di costruire una dittatura della massa.

Siamo stati abituati alla dittatura di un singolo sulla massa, cosi’ non e’ facile pensare alla dittatura di una massa sui singoli: si tratta della situazione nella quale tutti credono CHE TUTTI CREDONO che fare la tal cosa sia giusto e buono. In quel momento, ognuno si allinea nella stessa direzione, dando ancora di piu’ l’impressione che ci sia una volonta’ complessiva. Che non c’e’.

Se ci mettiamo i mass  media che cercando piu’ share possibile diffondono sempre l’opinione di maggiore successo, otteniamo che un sistema mediatico puo’ costruire , a prescindere da chi lo guidi, un complesso di opinioni considerate “condivise” , le quali producono un conformismo che a sua volta rafforza l’idea che tali opinioni siano condivise.

Cosi’, improvvisamente l’idea di massa diviene autoreferente: maggiormente la si ritiene un’idea di tutti, maggiormente tutti si comportano di conseguenza, producendo una sensazione di condivisione ancora piu’ forte. Tutti, nel tentativo di fare quanto richiesto dagli altri (che in realta’ non richiedono nulla) si allineano con questo bagaglio condiviso immaginario, e da quel momento diventano i guardiani dello stesso.

A quel punto facciamo una seconda ipotesi: che nel bagaglio stesso sia contenuta l’idea che chi non la pensa allo stesso modo vada represso. A quel punto la nostra massa si trasforma in dittatrice, senza bisogno di un dittatore. Vista da fuori appare come una democrazia con un sistema di mass media normalissimo, cioe’ un sistema che insegue il massimo share.

Il problema e’ che per inseguire il massimo share non fa altro che ripetere le idee piu’ comuni sino a quando non si arriva alla convinzione che tutti le condividono. Da quel momento si inizia con il paradosso di Abilene , ed ecco la dittatura del ventunesimo secolo. Non piu’ una dittatura di un dittatore sulla massa, ma esattamente l’opposto: la dittatura della massa sul singolo. Tale dittatura non necessita di alcun dittatore e resiste benissimo ai sistemi elettorali delle democrazie, visto che il paradosso di Abilene si esprime benissimo nella procedura di voto segreto, nella quale linformazione sull’operato degli altri giocatori e’ nulla.

Credo che questa eventualita’ sfugga a quelli che quando parlano di dittatura moderna si riferiscono al fascismo o al comunismo. La nuov dittatura sara’ una dittatura della massa, e si fara’ chiamare democrazia.Sempre che non esisa gia’.

E no, non puoi fare nessuna resistenza: il dittatore , in fondo, sei anche tu.

Uriel

(1) Il tedesco, tutt’oggi, si guarda bene dal protestare. Qui vicino hanno appeso un avviso ove si dice che durante la notte, per non fermare il traffico, si faranno dei lavori di manutenzione stradale. Essi hanno tenuto svegli gli abitanti del palazzo per tutta la notte. Nessuno si lamenta, perche’ “se devono farlo va fatto”. Credo siano soggetti ad uno spaventoso paradosso di Abilene.

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