Il nodo del lavoro.

In molti vi state chiedendo perche’ una riforma del lavoro che sembra vertere su sciocchezzuole (almeno dal punto di vista dei lavoratori) stia venendo sofferta cosi’ tanto dal governo. In realta’ lo scontro e’ molto piu’ grande, ed e’ qualcosa come “finanza contro industria”. E per i piu’ ideologizzati di voi sara’ anche molto difficile capire da che parte schierarsi.

Notiamo gli schieramenti se osserviamo il comportamento dei rispettivi organi di propaganda. Confrontiamo Repubblica e Il Corriere della Sera, due blog dei salotti buoni della finanza, con La Stampa (il blog degli Elkann) e il Sole24Ore (il blog di Confindustria).

La notizia che dovete confrontare e’ quella che parla del confronto tra i redditi italiani e quelli europei. Se sui giornali della finanza tale notizia e’ evidenziata molto, su quelli dell’industria sono evidenziati pochissimo, minimizzati, messi in sordina. Se sul corriere l’ Italia ha gli stipendi piu’ bassi d’europa, o quasi, sulla Stampa gli stipendi sono “al palo”, cioe’ non crescono. Come se il problema non fosse il confronto ma il dinamismo

Qual’e’ la ragione del contendere? E perche’ i redditi? C’e’ una ragione.

Se ci mettiamo nei panni del banchiere, e diciamo pure del banchiere che ha molti crediti (mutui casa e credito al consumo e carte di credito), il reddito dei lavoratori deve essere alto e stabile. In mondo perfetto per i banchieri, chi contrae mutui e debiti al consumo deve avere un lavoro eterno ed un buono stipendio. In questo modo, la probabilita’ che le famiglie paghino i debiti, i mutui casa, le rate dell’auto & co sono altissime. Di conseguenza, i crediti (che per le banche sono asset, cioe’ risorse vive) sono di buona qualita’.

Ovviamente, se la popolazione piomba nel precariato, alle banche svaluta la qualita’ del credito in mano. Se tizio e’ impiegato con un buono stipendio prima e un contratto stabile, e poi diventa un precario dal reddito miserabile, il mutuo casa di tizio diventa, diciamo, di qualita’ “sub-optimal” . Siccome la solidita’ di una banca proviene anche dalla qualita’ del loro credito, la banca per rimanere affidabile deve ricapitalizzarsi, o sospendere momentaneamente i crediti.

Il mondo ideale degli industriali invece e’ diverso. Esso e’ fatto di aziende che producono pochissimi beni di lusso e li vendono a pochi ricchi, in tutto il mondo, mentre i lavoratori sono pagati pochissimo e sempre a rischio licenziamento.

Va da se’ che industria e finanza abbiano un rapporto di amore ed odio: in genere, la finanza reagisce alla precarizzazione chiudendo il rubinetto alle imprese. Il discorso e’ che se tu, impresa, mi precarizzi il cliente che deve pagarmi il mutuo, i miei asset peggiorano di valore, ed io a quel punto o mi ricapitalizzo o non ti erogo piu’ denaro.

Per intenderci, credo di ricordare (ma non sto verificando in questo momento) che i debiti che i singoli (famiglie, persone singole) verso le banche in Italia sia attorno ai 300 miliardi. Ora, se solo il 5% di questi lavoratori perdessero il lavoro, diciamo a caso, degli asset per 15 miliardi di euro perderebbero di qualita’ in mano alle banche stesse. Non voglio dire che piomberebbero a zero, ma se quel 5% non ritrovasse lavoro in fretta, esiste la possibilita’ che sia richiesto alle banche italiane di ricapitalizzare per 15 miliardi di euro.

Per quanto paradossale, quindi, quando confindustria evoca flessibilita’, ad ABI vengono i brividi.

Capite bene allora che il tema del lavoro stia producendo una guerra sotterranea. E cosi’, le rispettive propagande stanno affilando le armi.

Cosa c’entra allora il dato (assolutamente noto da anni) che gli stipendi all’estero siano piu’ alti? Esso arriva come una mattonata nel dibattito pubblico: qualcuno potrebbe pensare “ma come, ci dicono che per vincere contro la Cina bisogna abbassare gli stipendi, e poi i paesi che vincono contro la Cina sono quelli che hanno gli stipendi piu’ alti?”

Facciamo un passo indietro: per quale motivo Confindustria chiede redditi compressi e piu’ flessibilita’ di orari e licenziamenti? La chiede perche’ dice che “bassi stipendi piu’ flessibilita = competitivita’”.

Ora, il problema e’ che questo non e’ palesemente vero: le due nazioni d’ Europa che esportano di piu’ in Cina, cioe’ sono piu’ competitive in Asia, sono le due con gli stipendi piu’ alti. La strategia mediatica dei finanzieri, cioe’ , e’ di mettere in dubbio le parole degli industriali facendo dubitare al pubblico che per avere imprese piu’ competitive sia necessario avere stipendi bassi e flessibilita’.

Una piccola vittoria l’hanno ottenuta, imponendo almeno che il trattamento economico dei precari sia parificato a quello dei lavoratori reali. Cosi’ , almeno sara’ possibile avere meno rischio sul fronte del reddito dei precari (nel caso, per esempio, di una famiglia con un lavoratore non precario ed uno precario ed un mutuo acceso).

Ma Confindustria insiste in una zona economica piuttosto pericolosa per le banche: avendo le banche erogato molti mutui casa a famiglie, ed essendo la famiglia italiana abbastanza vecchia, affermare come fa confindustria che gia’ i quarantenni sono un problema significa mettere a rischio il “core” dei mutui casa. Se supponiamo che quando il mutuo fu erogato, circa 5-10 anni fa, il lavoratore avesse un lavoro stabile, oggi per la banca il lavoratore ha una provata stabilita’ dimostrabile con l’andamento passato, detto “storia di credito”. Sono, cioe’, gli asset piu’ “preziosi”. Se Confindustria lifa svalutare in mano alle banche, e’ un colpo durissimo.

Quali sono le armi di Confindustria e quali sono le armi di, diciamo, ABI (per sintetizzare Finanza e Industria).

Andiamo all’industria:

  1. L’industria puo’ minacciare di delocalizzare.
  2. L’industria puo’ minacciare di cercare soldi su altri mercati (altre borse).

Si tratta di due armi oggi abbastanza spuntate:

  • Per delocalizzare con  successo occorre un livello di modularizzazione del processo e di modernizzazione dell’ IT , nonche’ di gestione dell qualita’, che poche aziende hanno. E quelle che l’hanno in Italia si guardano bene dal delocalizzare, ormai.
  • Moltissime aziende possono spostare all’estero la produzione, ma pochissime sono pronte a spostare i clienti. Quasi tutti i soci di confindustria hanno il mercato in Italia e quasi nessuno puo’ rinunciarvi. Se i loro prodotti escono dalla rosa di quelli finanziabili , sono nella merda.
  • Le aziende italiane faticano ad ottenere credito fuori dall’italia.

Un esempio di questo e’ il crollo del mercato auto. Gli industriali dell’auto stanno cercando di andarsene dall’europa, e i finanzieri gliela stanno facendo pagare cara: poiche’ le auto venivano e vengono acquistate mediante leasing, finanziamenti o prestiti, quando le case automobilistiche hanno iniziato a mandare in merda i crediti bancari licenziando gente che doveva pagare mutui, la vendetta e’ stata “senza di noi non vendete un chiodo“. Avere un finanziamento per un’auto oggi e’ difficilissimo, e l’industria lo sente eccome. Tre anni con l’industria dell’auto a -30% (o giu’ di li’) sono emblematici.(1)

Anche dal punto di vista creditizio, c’e’ da dire che se le aziende delocalizzano molto la produzione, non delocalizzano mai il credito. Vi siete mai chiesti come mai industriali che avevano delocalizzato stanno patendo cosi’ il credit crunch italiano? Perche’ non si fanno far credito in Romania, Cina, o dove hanno delocalizzato? Perche’ non possono, su quei mercati le loro aziende non hanno storia creditizia: sono stranieri in finanza straniera.

Cosi’, Confindustria sta combattendo una lotta con armi spuntate: il primo che vede il bluff, e sono cotti.

I finanzieri sono pesantemente piu’ forti. Essi possono , mediante il meccanismo del credito a consumo, persino decidere di spingere sul mercato italiano delle marche di auto straniere, in cambio di assunzioni in Italia (o di altri investimenti, per esempio acquisti di parti da aziende italiane).

Essi possono chiudere il rubinetto del credito al consumo agendo sui compratori, cosi’ come possono chiudere il rubinetto del credito alle aziende, per il quale le aziende non possono delocalizzarsi. Cosi’, lo scontro e’ impari. 

Immagino che per gli ideologizzati questa sia una sorpresa. Eppure, funziona cosi’: il mondo non e’ sempre fatto di eroi vestiti di bianco e cattivi vestiti di nero. Succede che oggi, con la massa debitoria attuale, ai finanzieri piacerebbe il ritorno del ceto medio e l’arrivo di stabilita’ sociale (senza le quali, finanza e banche patiscono molto) , mentre l’industria italiana sogna ancora la capanna dello zio tom.

Ma c’e’ di piu’: non solo il gioco di confindustria pesa sul valore degli asset delle banche, ma per via dell’evasione fiscale il governo sta iniziando a virtualizzare la moneta, imponendo cosi’ alle banche di dare conti correnti e carte gratis,e  riducendo la reperibilita’ di moneta contante sul mercato(2). Questo e’ un altro prezzo dello stile di vita degli imprenditori italiani che adesso ricade sulle banche.

Cosi’, attorno al nodo del lavoro si snoda una battaglia piuttosto pesante, che sinora vede perdente confindustria. E pensate che non si erano introdotti i fondi pensionistici privati: pensate cosa poteva pensare il mondo della finanza di chi licenzia un lavoratore che a quel punto puo’ solo chiudere in anticipo il fondo pensionistico per vivere. Ma questo e’ lo scontro americano.

Uriel

(1) Agli industriali che intendono vendere in Cina  o altri mercati emergenti suggerisco di ricordare che le auto si muovono sulle strade. Ora, ci puo’ essere tutta la crescita che volete, idioti, ma se la quantita’ di STRADE percorribili non cresce allo stesso ritmo, ho brutte sorprese per voi: cercate di vendere trattori, piuttosto. La rete stradale cinese ed indiana sta crescendo nelle citta’, che migliorano molto, ma non oltre. Al contrario di quella ferroviaria, che invece cresce. I cinesi saranno anche un miliardo, fessi, ma hanno http://it.wikipedia.org/wiki/Autostrade_asiatiche 25.500 KM di autostrade. Quando solo ANAS http://it.wikipedia.org/wiki/ANAS ne gestisce 20.700 !!!!!!! Se pensavate che il mercato asiatico delle auto fosse piu’ promettente perche’ hanno piu’ gente, cari fessi, dovevate ricordare che le vostre auto vanno SU STRADA. Forse dovreste inventare auto su rotaia, li’ andiamo meglio.

(2) E’ difficile che il pensionato inizi ad andare in banca a prelevare contanti appena ha capito il meccanismo della carta di credito. Di fatto la “pensione elettronica”  e’ una discreta diminuzione della massa contante.

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