Il linguaggio violento.

Ho sempre parlato del fenomeno dell’ M5S come un fenomeno politico, e ho sempre cercato di determinare quali siano punti deboli e punti di forza. Onestamente me ne frega poco del suo futuro, perche’ lo ritengo assai improbabile. Parlandone con amici del luogo, mi e’ stata fatta una domanda che ho faticato un poco a capire, perche’ ha a che fare con la storia tedesca, che conosco poco. Ma questo puo’ aiutare a spiegare come mai, a detta di molti, io non abbia nulla da dire contro la violenza verbale dei partiti che esamino (Lega, M5S, etc).

Andiamo per gradi: la domanda tedesca.
Prima pero’ un aiutino per capirla -ci ho messo un poco anche io-. Dopo la guerra, finita disastrosamente per la Germania si voleva ricostruire una Germania diversa da quella nazista. Per fare questo ci si comporto’ come ci si comporta dopo un’epidemia.
Se un’epidemia e’ portata, che so , dalle mosche che si posano sulle tende, voi dovete prima sterminare le mosche e poi bruciare le tende, che potrebbero essere contaminate. Se per caso lasciate li’ alcune tende, perche’ diciamo siete affezionati alle tende della nonna, otterrete un catastrofico risultato: l’epidemia tornera’.
Allora, dopo la guerra fu avviato in Germania un processo di “rimozione del nazismo” , detto Entnazifizierung,  che consistette principalmente in due entita’. La prima era una legge, Befreiungsgesetz , che divideva i militanti nazisti in cinque categorie, e un tribunale speciale, Spuchkammern che a seconda del grado di militanza poteva mettere in carcere, cacciarle dai posti pubblici , fino al vietare alle persone di fare qualsiasi lavoro che non fosse prettamente manuale e senza avere sottoposti -cosi’ da non poterli influenzare.
 
Questo processo colpi’ circa 2.700.000 persone in totale, e praticamente ogni tedesco dovette certificare il proprio passato. Circa due milioni finirono sui campi a ricostruire l’agricoltura tedesca, in seguito alla condanna.
 
Ci so potra’ chiedere se fosse giusto che un pompiere iscritto al partito perdesse il lavoro pur non avendo mai fatto altro che spegnere incendi: giusto o meno, venne considerato necessario ed utile, dunque fatto con la consueta sistematicita’.
 
Il processo fu attivo quasi ovunque, tranne nell’esercito, marina, aviazione, perche’ Truman, nel 1948, vista la crescente potenza sovietica, decise di fermare la cosa e di dichiarare abitrariamente “denazificate” alcune divisioni delle SS.  Il resto del lavoro fu fatto piuttosto capillarmente.
 
Sia come sia, il tedesco ha un mente un concetto: cambiare radicalmente il corso un paese non e’ un pranzo di gala. Non lo fai con la bellezza delle idee, non lo fai cambiando i partiti al potere, non lo fai lasciando al loro posto le persone e chiedendo loro di parlare in un altro modo. (1)
Cosi’ la domanda che mi fecero fu semplicemente: credi che l’ Italia possa cambiare con le buone?
Mettiamola giu’ come va detta, e facciamo una legge anticorruzione fortissima: credete che gente come Er Batman cambiera’ vita? Pensate che andranno a fare che so io i fornai, dimenticando le feste con le porcelline?
 
Pensate che tutti quelli che hanno mangiato sinora metteranno la testa a posto? Che i geometri comunali che non hanno mai voluto applicare norme antisismiche -pagati dalle imprese del luogo- diventeranno improvvisamente dei personaggi onesti?
 
Pensate che gli imprenditori che oggi vincono le gare corrompendo inizieranno a diventare competitivi? Pensate che gli uffici acquisti delle grandi aziende possano improvvisamente smettere di essere i porcai che sono?
Pensate che se vince il vostro partito “del paese migliore” gli impiegati fancazzisti diventeranno operosi, e che gli incompetenti si metteranno a studiare come matti per diventare competenti?
Cosi’, una volta che mi spiegarono come fu gestito il dopoguerra tedesco e la relativa denazificazione,   mi fu chiaro proprio questo concetto, che in Italia manca: un cambiamento globale di politica, cultura e societa’ e’ un evento VIOLENTO.
 
Non violento perche’ si ammazza gente -molti finirono in carcere- ma perche’ si fa violenza sulle persone. Sei un pompiere, hai sempre e solo spento incendi, ma eri nazista, quindi non farai piu’ il pompiere. Insieme alle opere di propaganda finirono sul rogo i libri stampati nel periodo nazista, per il solo pericolo di avere il visto-si-stampi del governo sbagliato. Tutto questo, noterete, e’ analogo a quello che successe quando il nazismo sali’ al potere: e’ un processo violento.
 
Ora, immaginate di volere davvero che il paese Italia cambi rotta. Si tratta di cacciare chi si e’ occupato di appalti in questo sistema, e non avete il tempo di valutare caso per caso: se appartenevi a questo sistema devi andartene. Si tratta di sostituire tutti i giudici ed i magistrati, si tratta di un ricambio enorme nel pubblico impiego.
 
Si tratta di prendere le aziende che hanno fatto affari con lo stato e, per sicurezza, proibire loro -se non altro alle stesse persone- di continuare. Si tratta di prendere i dirigenti di grandi gruppi bancari e finanziari e impedire loro di fare altri lavori se non manuali e senza subordinati. E cosi’ via.
 
Come verrebbe definito un programma simile? Un discorso che dica queste cose verrebbe chiamato, in Italia, un “linguaggio violento”.
 
Ovviamente non dico che chiunque abbia un linguaggio violento sia un toccasana per il paese. La mia affermazione e’ molto diversa:
 
se fermate chiunque abbia un linguaggio violento, vi sono PRECLUSI tutti i processi politici  di cambiamento radicale (e globale) che dite di desiderare.
questa e’ la ragione per la quale NON ho MAI stigmatizzato chi usa linguaggi violenti, e io stesso ne faccio uso molto spesso: un linguaggio violento non e’ per forza di cose una buona cosa, ma se non vi abituate ai linguaggi violenti, quando arrivera’ il partito/movimento/leader giusto, che deve imprimere una spinta forte per il cambiamento, PERDERETE L’ OCCASIONE.
 
Non sono quindi a favore di chiunque usi un linguaggio violento. Sono CONTRO chiunque , a priori, voglia emarginare un partito/movimento/leader che ne usi uno.
 
Non conoscevo questo particolare della storia tedesca prima , ma ho sempre usato un linguaggio violento, perche’ personalmente mi basavo sulla metafora dell’epidemia. Dopo l’epidemia, devi individuare OGNI veicolo di infezione e distruggerlo, o almeno impedirgli di infettare ancora. 
 
Nemmeno questo e’ un linguaggio poco violento: si tratta di prendere svariati milioni di aziende italiane e chiuderle. Si tratta di cacciare uno-due milioni di impiegati statali. Si tratta di impedire a chiunque abbia gia’ fatto politica nei partiti odierni, di chiunque sia stato eletto nel sistema marcio che vivete, di tornare in politica, cosi’ come queste persone non dovranno piu’ avere occasione  di dirigere QUALSIASI COSA pubblica o privata.
 
Quindi no, non stigmatizzo Grillo perche’ usa un linguaggio violento. Ne’ perche’ non ha rispetto per le persone che non gli vanno: questa non e’ una caratteristica negativa.
 
Una cosa e’ certa: anche se non tutti quelli che usano un linguaggio violento faranno del bene al paese, SOLO qualcuno che trovi consenso con un linguaggio violento potra’ fare quel che serve.
 
Grillo non mi piace perche’ il suo programma, che esiste -e ci tiene a farvelo sapere- e’ una miscela di vuoto spinto e parole senza un minimo di fatti o di numeri. Certo, avete un programma. Anche il barone di Münchhausen ne aveva uno, ma non e’ che basti avere un programma per avere un BUON programma, o almeno IL PROGRAMMA CHE SERVE.
 
Inoltre, anche avendo il programma che serve, non e’ detto che lo si sappia realizzare: io posso anche dare a me stesso il programma di guidare un Boeing 777, ma c’e’ un piccolo problema. Non so guidare un aereo del genere.
 
Cosi’ , anche se il programma di Grillo fosse quello che serve, il problema e’ che ne’ Grillo ne’ i suoi hanno le competenze e le capacita -provate- di realizzare quelle cose. Puoi dire che risanerai la pubblica amministrazione, ma se non conosci per filo e per segno i suoi processi e la sua giurisprudenza, difficilmente caverai un ragno dal buco.
 
Cosi’ non credo in Grillo, anche perche’ lo vedo bene ad allearsi con la Lega, anche se si tratterebbe di un’alleanza nei fatti -ufficialmente Grillo non si alleera’- ma di fatto, se parliamo della base,  si tratta delle stesse persone che hanno le stesse idee e lo stesso linguaggio. Grillo e’ un Bossi che fa ridere.
 
Tuttavia, chi mi scrive del linguaggio violento , o chi ne scrive in generale, non credo sia in buona fede. Anzi: chi non riesce ad ottenere il consenso si un programma che, se scritto o enunciato risuonera’ per forza di cose come linguaggio violento non cambiera’ proprio nulla, perche’ verra’ votato proprio da chi vuole che le cose continuino cosi’.
 
Anzi, diro’ di piu’: persino il linguaggio di Grillo non e’ abbastanza violento da ottenere il consenso che serve ad un vero cambiamento. Non avendo consenso tra le fascie elettorali che vogliono davvero un cambiamento radicale, un’onda d’urto che spazzi via le croste, anche il partito di Grillo dovra’ sempre fare i conti con un elettore che il cambiamento lo vuole, certo, MA NON NEL PROPRIO GIARDINO.
 
Riassumendo, quindi:
 
  • No, non se ne andranno CON LE BUONE.
  • Chi parla di cambiamenti da farsi solo con il voto o con le idee mente.
  • Chi parla di cambiamenti da farsi solo con il voto o con le idee e’ in cattiva fede.
  • Ma specialmente, chi parla di cambiamenti da farsi solo con il voto o con le ideee’ condannato al fallimento politico, perche’ attirera’ una base di elettori che di fatto porra’ il veto ad ogni cosa.
 
E mi sembra, onestamente, una scelta gia’ vista troppe volte.
 
 
 
 
Uriel
 
 
(1) In Italia ci fu l’amnistia. Se avete certi magistrati, certi giudici e certa polizia , se la gente crepa ammazzata di botte nelle caserme italiane, lo dovete all’amnistia. Per questo l’esperienza di una svolta totale nella politica e nella cultura del paese manca, e si ha poco la percezione di cosa implichi in realta’.